Fornero, la barolaia del welfare

Massimo Pizzoglio per il Simplicissimus

“Quando non si distingue tra opportunità e opportunismo si rischia di diventare parodia di sé stessi.
E se chi fa questa confusione è già la parodia di una professoressa e di un ministro, il risultato sconcerta e irrita.

LaFornero ha colpito ancora, non con l’ennesima frase fuori luogo, ma con la sua presenza “in” un luogo: l’asta dell’Accademia del Barolo, dove sono state battute bottiglie per migliaia di euro.
Io sono amante del buon vino e del vitigno Nebbiolo, con cui si produce il Barolo, in particolare, ma in questi avvenimenti mondani, l’oggetto intorno a cui ruota l’asta è ininfluente: “oggetto” appunto, che sia vino, tartufo (per rimanere in zona), lampada Tiffany o miniatura del ‘300, poco importa.
Importa invece l’ambiente, lo sfarzo, l’ostentazione del denaro e del potere, il gioco di contendersi a suon di migliaiate di euro delle bottiglie che poi, forse, neppure si berranno.
Magari si regaleranno allo stesso papa gaudente a cui si è regalato un tartufo da record, conquistato nello stesso modo e con lo stesso sfarzo.
Già, lo sfarzo: una cronista dipinge l’Elsa cinguettante ai tavoli dell’Accademia, seduta accanto a Brachetti, in “tailleur total bleu, con uno spolverino verde acido”.
Ma a chi verrebbe in mente di andare a una degustazione di vini importanti vestita di verde acido?

Non voglio fare il Savonarola dei poveri, non è certo per moralismo d’accatto che parlo di questi eventi: che opulenti personaggi giochino con i loro soldi non è una novità né una rarità, che si circondino di politici con tendenze mondane neppure, ma che una ministra piagnucolosa che ha massacrato le pensioni a colpi di mannaia, che ha messo nel limbo centinaia di migliaia di persone e ha tolto un futuro ad alcuni milioni, si aggiri, finalmente sorridente, tra potentini e cortigiani, buttando lì battute (sempre infelici, ma evidentemente il suo Dna non ha il gene dell’ironia) sulla lamentosità degli italiani o l’eventualità di beccarsi una fucilata (?!), ha sicuramente un retrogusto molto amaro.
L’opportunismo del coltivarsi un po’ di industrialotti e maggiorenti in sedicesimo, di apparire nel “suo” mondo, da “arrivata” come ha sempre desiderato, si scontra con l’opportunità di mostrare maggior “sobrietà”, di cui si è vantata per mesi con tutto il suo governo, proprio per quella tragedia in cui, con i suoi provvedimenti presuntuosamente ignoranti, ha gettato tanta parte dell’Italia.

E tutto questo alla vigilia della giornata dei lavoratori (festa è sicuramente fuori luogo).
Oggi presenzierà alla consegna delle stelle del Lavoro, smetterà il sorriso soddisfatto da parco giochi per ricchi e indosserà la maschera della compassione, il tailleur “total bleu” andrà ancora benissimo (senza spolverino verde acido).
Forse, addirittura, si commuoverà.

Dal Barolo al Lacrima Christi…”

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3 responses to “Fornero, la barolaia del welfare

  • eva

    Chi si attendeva dai professori bocconiani un surplus di rigore e di etica dovrebbe ammettere che fino ad ora ci hanno regalato errori raccontati in inglese ed un tipo di barbarie meno rocambolesca di quella berlusconiana, ma non meno incisiva sul piano sociale.

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  • Rosella

    …e molti se la berranno un’altra volta. chissà se questa sbronza finirà mai? comunque bravissimo, Massimo!

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  • Anonimo

    Il lato buono di questo governicchio di raccomandati, nullafacenti e figli di papà è che finalmente ha fatto cadere tutti i miti sulla Bocconi. Che si è rivelata per quello che è: un parcheggio per incompetenti, ladri e leccaculi.

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