Andreotti, il cinico a vita

Nel novembre dell’anno scorso si erano diffuse voci su un grave stato di salute di Andreotti, già reduce da quella terribile scena di obnubilamento in piena televisione, che pareva un giusto contrappasso per l’uomo che se la cavava sempre con una battuta . Ma il divo Giulio scrisse a Dagospia per smentire:  “In questi giorni mi giungono voci insistenti su un mio ricovero per aggravamento di salute. Capisco che molti attendono un mio passaggio a “miglior vita”, ma io non ho…fretta e ringrazio tutti coloro ai quali sta a cuore la mia salute e in particolare il signore per l’ulteriore …proroga”.

In queste poche righe c’era tutto l’Andreotti conosciuto: il cinico di potere che usa tonalità apotropaiche e popolane,  la “religio”  fasulla e superficiale della “miglior vita” che  però così migliore non dev’essere se si ringrazia il signore per averla rinviata,  un certo modo di mischiare il solenne al terra terra e che non deriva solo dall’astuzia  comunicativa , ma dalla confusione fra le due cose. E in effetti  nella sua lunghissima vita politica tutto si è svolto all’insegna di un pragmatismo totale in cui idee e aspirazioni non ne erano che il risvolto retorico.

Appoggiare De Gasperi nella riforma agraria e nel contempo strizzare l’occhio ai settori dell’amministrazione americana che la vedevano come fumo negli occhi, essere stato per sette volte presidente del consiglio e non so quante volte ministro, ma avere baci e abbracci con la con la mafia o guidare “il noto servizio”  cuore nero dei misteri italiani e dello stragismo, tutto questo faceva parte della cosiddetta real politik andreottiana. Ma in realtà era molto meno e molto di più: cinismo piccolo borghese applicato al potere. Un mix che richiamava voti e consensi apparendo saggio e prudente, ancorché senza altri scopi che la conservazione del potere e dello statu quo. E che non appariva invece per quale era: un assenza di vera visione politica o di fede o di idee e proprio per questo adattabile ad ogni oscuro disegno. Un autobiografia non autorizzata di molta parte del Paese.

Chissà se questa volta il signore ritarderà la “miglior vita”, ma Andreotti ha fatto bene a dire che se dovesse esserci il passaggio dello Stige, sulla sua tomba non vuole epitaffi, ma solo la data di nascita e di morte. Il resto quello in mezzo è meglio evitarlo, per la miglior vita di tutti.

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