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La spia che venne dal fisco

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non sono bastati i capifabbricato spioni e le portiere delatrici del tempo andato.

È che la storia insegna, ma la sua funzione didattica è limitata alla coazione a ripetere di guerre che si replicano con incessante ferocia, di ingiustizie inique, di repressioni brutali. Ma anche di espedienti messi in pratica da stati imbelli o impotenti, inclini a delegare compiti di polizia, indagine, denuncia di reati a eserciti mercenari e soggetti discrezionali pronti a sconfinare in vendicatori e giustizieri privati. Ne è piena la cronaca anche recente, da sindaci sceriffi che suggeriscono nuove competenze di informatori della prostituzione  per gli amministratori condominiale,  a prefetti creativi che raccomandano ronde di volontari di quartiere incaricati di denunciare anonimamente meretrici stanziali, ma non i loro clienti.

Oggi in singolare coincidenza ripescano l’istituto della delazione la direttrice dell’Agenzia delle Entrate  Rossella Orlandi ha annunciato l’attivazione di una mail interna per raccogliere “in completa privacy e tutela” le denunce dei dipendenti. E anche la prestigiosa autorità chiamata a vigilare sul sistema degli appalti opachi e del crimine in doppiopetto dell’Expo perora la bontà del whistleblowing, il sistema di segnalazione anonima o meno di episodi corruttivi.

“Serve – ha spiegato la Orlandi – che il dipendente delle Entrate comprenda il valore sociale e civile del proprio lavoro”. Di qui l’invito a denunciare “con coraggio”, con la garanzia che “saranno tutelati”. “Ci saranno garanzie e per questo ho previsto che non ci si limiti alla mail ma che ci sia un vero e proprio centro di ascolto (alcolisti anonimi o Weight Watchers? n.di r. ) con persone che raccolgano le denunce e che ascoltino”.

E Cantone dal canto suo in un videomessaggio inviato al convegno organizzato dell’Agenzia delle Entrate, conferma: «Per prevenire la corruzione bisogna attuare le norme per il wistleblower previsto dal testo unico dei dipendenti pubblici per consentire a chi vuole denunciare illeciti di farlo in modo tutelato …. Serve per spezzare il clima di omertà…Non è delazione ma assunzione di responsabilità, con denunce delle quali sia tutelata la riservatezza».

L’dea sembra piacere alle  tricoteuses de noantri, che si accontentano del giustizialismo come necessario anzi doveroso succedaneo della giustizia, e che ricordano come misure analoghe siano caldeggiate dall’Ocse, diventata per l’occasione fulgido esempio di amministrazione equa della giustizia in economia, e siano largamente adottate negli Usa, altro laboratorio di buone pratiche deontologiche e morali, dove addirittura gli impiegati delle imposte delatori possono usufruire di bonus fiscali proporzionali al volume di “spiate” effettuate.

Piace meno a noi moralisti e a noi eversori, che chiediamo l’impossibile, cioè la normalità:  la promulgazione e applicazione di leggi  chiare ed efficaci senza scudi, condoni, licenze, la condanna  dell’evasione e degli evasori, senza sconti previsti in patti osceni,  il  raff0orzamento della rete di sorveglianza e vigilanza, affidata a professionisti riconosciuti e ben pagati in grado di resistere alle tentazioni, sistemi di appalto trasparenti che escludano a priori soggetti implicati in cordate sotto inchiesta, il blocco definitivo di opere inutili progettate esclusivamente allo scopo di favorire speculazioni e  cemento facile, utile a propagare corruzione, alleanze evidenti tra criminalità in odor di legge e malavita, la  riprovazione per provvedimenti che liberalizzano il sacco del territorio, che promuovono perdoni e indulgenze grazie a modeste sanzioni, che comminano invece pene fino all’esproprio per chi si oppone a pratiche speculative.

Ma c’è una sostanza tossica in più che si intravvede tra gli ingredienti di queste innovative forme spionistiche, nutrite di videosorveglianze implacabili,  invasioni della privacy, limitate comunque a noi comuni mortali, che i potenti possono rivendicare diritti esclusivi alla tutela dei loro vizi pubblici e privati. Ed è quell’humus che rende sempre più fertili l’inimicizia che divide, l’invidia che muove conflitti, il rancore che alimenta ostilità. In modo da renderci sempre più sospettosi, sempre più guardinghi, sempre più soli e divisi e indifesi.


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