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La Favola della Sera

Magic BookAnna Lombroso per il Simplicissimus

Orfano di Alberoni, ieri il Corriere cavalca l’onda intimista con Bombassei deluso dalle cattive maniere della politica, che invece si sa i padroni sono maestri di bon ton, la Boschi che confida a Vanity Fair, moderno succedaneo di Rinascita, le sue pene di single desiderosa di famiglia, e l’ex madame Strauss Kahn che si confida: si lui era uno sciupafemmine leggendario, ma era convincente. Così lei, la tradita, non voleva credere alla corna e si fidava di lui. E infatti il titolo del taglio basso, proprio la postazione di Alberoni, è “Il desiderio di non credere ai tradimenti”.

Peccato che, l’un tempo autorevole quotidiano, preferisca la cronaca rosa all’informazione politica, il frusciar di lenzuola all’interpretazione degli accadimenti intorno a noi. Se così non fosse, editori impuri, redattori ricattati, opinionisti che vanno dove li spinge il vento del pensiero forte saprebbero vedere la coincidenza macabra tra slealtà private e pubbliche infedeltà. E forse potrebbero persuadere popoli espropriati della capacità di giudizio da nuove povertà, dalla riduzione di libertà, dall’impoverimento dei diritti, che l’incredulità non è un vizio di disfattisti, non è una prerogativa di nichilisti, che perfino Cacciari guarda con benevolenza a Renzi, ma al contrario una virtù, che protegge, tempra anche senza indurire, insegna a guardare dietro e dentro alle cose, a vedere oltre gli schermi di consolanti illusioni frapposti tra noi e la verità.

È bellissima la consegna d’amore, è bellissimo l’abbandono alla fiducia, è bellissimo non covare sospetti tossici, ma dovremmo limitare questa condizione beata alle relazioni private nelle quali non sapere, non dubitare, ingenera una pace interiore invidiabile e probabilmente contagiosa, tanto che può accadere che impenitenti marpioni si vergognino delle loro esuberanze clandestine e ingenerose, che cattive ragazze sentano disagio per le loro intemperanze a fronte di ingenue e disarmate boccalone e di sprovveduti e inermi allocchi.

Ma nel contesto pubblico, storia e cronaca avrebbero dovuto darci sonore lezioni, con quella loro tragica pedagogia che insegna da sempre che le illusioni sono spade brandite contro popoli, mentre le utopie potrebbero essere armi nelle loro mani, che le bugie sono rassicuranti ma pericolose, mentre le speranze sono potenza che dobbiamo dispiegare nel futuro.

Non può succedere a me, non può succedere a noi, è probabile sia la frase più ricorrente da che mondo è mondo, la pronunciarono i troiani spalancando le porte al cavallo, lo dissero quei ragazzi alle Termopili, e via via mentre la signora in nero alzava la falce, mentre circolavano pestilenze, mentre infuriavano carestie, quando qualcuno che voleva dichiarare guerra cercava e trovava un nemico, lo dicevano quegli armeni indomabili sul Mussa Dagh, lo dicevano zingari trascinati via e costretti alla stanzialità di un lager e lo dicono ancora quando i benpensanti, quelli che non sono razzisti, ma… decidono che è ora di effettuare un pogrom magari di carattere “amministrativo”. Lo dissero i miei nonni che pensavano di essere protetti da professione, censo, nonno garibaldino, cerchia di amici non ebrei e solida posizione sociale. Lo dicevano magnati e piccoli risparmiatori nel ’29, quelli che si buttavano da quei grattacieli che specchiavano nelle lor lastre di cristallo una crudele e invincibile modernità. Lo hanno ripetuto quelli dei fondi, le vittime delle bolle immobiliari che si erano illusi di farsi una tana, di costruirsi un benessere inviolabile e facile.

Non può succedere a me, non può succedere a noi. Lo hanno detto in Grecia, oggi lo dicono in Francia. Lo sento dire con stolida e pervicace tenacia intorno a me, lo sento dire da forbiti opinionisti, da contabili irriducibili che vogliono per forza vedere il segno più e lo vedranno: più povertà, più disuguaglianze, più fatica, più incertezze, più debiti, ridotti a criceti che corrono su e giù per le loro scalette dentro alle gabbie dei mutui, delle tasse, della paura, del ricatto.

E allora è più tranquillizzante credere che quella mancetta durerà negli anni, che gli esodati erano una temporanea espressione linguistica risolta, che tra un po’ la produzione correrà, che le sforbiciate taglieranno i ciuffi altrui, che, come è giusto, saranno colpiti superstipendi e pensioni d’oro, mica il nostro salario, la paga di insegnanti, di medici, di infermieri. È più consolante convincersi che la crisi è un fenomeno temporaneo, un accadimento imprevisto nel naturale svolgersi del progresso, per il quale, si sa, è necessario pagare qualche prezzo, che si tratta di un male del quale ci cureranno quelli che hanno prodotto il contagio: e chi può saperne più di loro? Si, si, meglio crederci, meglio delegare, meglio chiudere occhi, bocca, orecchie, tanto mica può capitare a noi.


Tosi: senzatetto? e allora anche senza pane

barboni-2Anna Lombroso per il Simplicissimus

Una volta c’erano i delitti di ferragosto, una volta c’erano crimini torbidi “maturati negli ambienti delle amicizie particolari”, una volta c’erano misfatti cruenti e le pagine dei quotidiani grondavano sangue e particolari crudi. Ci sono ancora, si prestano a ricostruzioni spettacolari delle tv del dolore. ma la cronaca nera ci sta abituando ad altri delitti altrettanto scellerati, anche se apparentemente più “puliti”, anodini, talvolta commessi e rivendicati in nome di valori largamente condivisi, di principi e convenzioni diffuse, addirittura del decoro e dell’ordine pubblico.

Non è la prima volta che a commetterne sono i sindaci di ordinate e laboriose città del Nordest, quegli amministratori sceriffi inclini a tirar su muri bipartisan, recintare panchine, creare gerarchie e distinzioni perfino nell’uso di mezzi pubblici, attraverso misure, disposizioni, ordinanze prioritariamente rivolte a pericolosi stranieri, minacciosi islamici, inquietanti extracomunitari, colpevoli di conservare abitudini alimentari, abbigliamento e credenze religiose “diverse”, quindi “lesive” delle nostre tradizioni, maggioritarie e superiori. E pare che la tendenza si consolidi anche con un uso strumentale di storia e scienza, come ha denunciato proprio oggi il Simplicissimus. Così che,

visti i tempi, la schiera delle “altre” inquietanti presenze, delle “diverse” minacce si estende, comprendendo anche disperazioni nostrane, integrando nella ripulsa e nella nausea il nostro Terzo Mondo interno.

Il sindaco di Verona Tosi ben noto per famigerate quanto sfrontate manifestazioni di xenofobia e razzismo, di quelli ammantati del buonsenso nutrito nei bar, nei vecchi scompartimenti, oggi esaltato da nuove povertà diffidenti e rancorose, estratto da angoli reconditi della nostra mentalità e della nostra autobiografia nazionale dei quali un tempo ci saremmo vergognati, ha deciso di avviare una campagna senza quartiere contro barboni e senzatetto, locali o extracomunitari, comunque irregolari, rei di attentare alle regole “della civile convivenza, del rispetto dei residenti e delle norme igienico-sanitarie”, colpevoli di sostare e mangiare, quando possono, all’aperto in luoghi dove turisti rigorosamente comunitari o svizzeri o americani, quindi antropologicamente autorizzati, avrebbero diritto incontrastato di fare lo stesso, attingendo ai loro bei cestini da asporto.

Eh certo non è un bel vedere l’ostentazione nei quartieri del privilegio e nelle oasi del benessere, di vite nude di reietti e marginali, che ci fanno fare brutta figura coi visitatori inconsapevoli, siano essi la Merkel, la presidente della Camera, gitanti d’oltralpe. Così per far pulizia e reprimere questa inciviltà, sottraendola agli sguardi dei visitatori della città in occasione di eventi di grande richiamo turistico, il sindaco ha deciso di mettere fuori legge gli attori dell’indecoroso spettacolo, ma anche quei dissennati sprovveduti che recano loro, in nome di chissà quale scriteriato sentimento umanitario, coperte e vettovaglie, contribuendo a rendere permanenti i deplorevoli bivacchi, sì permanenti almeno quanto la fame che per ricchi e poveri, Tosi forse non lo sa, si rinnova quotidianamente.

Il fatto è che certi cattivi sentimenti ormai non sono più tali, sono stati legittimati a sistema di governo. L’alleanza oscena con Madame Le Pen è in questo caso un valore aggiunto, un omaggio transnazionale al folklore idiota. Ma la repressione dei poveri, spesso tali perché non abbastanza normali, non abbastanza ambizioni, non abbastanza giovani, non abbastanza europei, così come al riprovazione per chi ne testimonia e in qualche modo vorrebbe rappresentarne le ragioni, no, quelle sono indole e metodo di un ceto dirigente globale, che vuole rendere invisibili fino a far scomparire ai suoi occhi i popoli degli slums, le etnie delle bidonville, i vecchi, i malati, ma anche gli operai delle fabbriche, i contadini in campagne avvelenate, i cittadini senza sovranità, utili tutti solo se si prestano a diventare un esercito di fantasmi ridotti all’ubbidienza e circolanti in un mondo con nuove frontiere e senza antichi diritti.

 

 

 

 

 

 


Elezioni, in campo Forza Cani e PDudù

Dudu_980x571Anna Lombroso per il Simplicissimus

Oggi voglio cominciare la giornata con una nota gentile.. si dice che la vera notizia è rappresentata dall’eccezione, quando cioè è l’uomo che morde il cane.

In questo caso il miglior amico del cane è l’uomo, se uomo si può definire un criminale che ha commesso reati accertati contro lo stato, l’interesse generale e la persona, dotato di un, finora, inarrivabile cinismo, frequentatore abituale di discutibili compagnie, contiguo di tiranni sanguinari, diabolicamente bugiardo e sfrontatamente tracotante, uso al vilipendio di diritti e diritto, razzista e sessista. Ma invece, recentemente e dichiaratamente, attento difensore del benessere di specie a quattro zampe, delle cui prerogative si è fatto custode e garante. Stranamente non è stato compreso in questo suo edificante percorso morale da individui abituati a un’esistenza a 4 zampe, se si deve giudicare dall’abiura recente di Bonaiuti e dal tradimento sorprendente dell’aedo di corte, Bondi.

Ma altri invece attribuiscono il doveroso riconoscimento al periodo animalier dell’ex cavaliere, che magari per rispetto verso gli equini è sceso da cavallo, rifiutando l’onorificenza e probabilmente da ora si farà effigiare solo appiedato.

E infatti, ecco la notizia in tema con coniglietti, ovetti e primule, si è inaugurato il primo circolo di Forza Italia dedicato a Dudù, omaggio a un’altra vittima di gossip maligno e maldicenza invidiosa, che hanno leso al sua privacy con pettegolezzi riguardanti perfino le sue inclinazioni sessuali, inusitati e paradossali in una cerchia che del “meglio puttaniere che frocio” ha fatto un motto di vita e di governo.

La festosa e sentita cerimonia di inaugurazione del club si è tenuta in quel di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, con un testimonial di eccezione, il cane della nipote dell’ex premier, Luna Berlusconi (la figlia di Paolo), anche lui entusiasta della decisione di dedicare l’iniziativa al caro congiunto, che accompagnava la padrona – ma forse ora si troverà un altro modo per indicare i fortunati possessori di animali, forse il collaudato Papi .. e Mami – anche lei estasiata, tanto da dichiarare: “Dietro questo nome c’è un progetto animalista importante per il territorio”. E d’altra parte questa trovata sarebbe nel solco della complessiva, ispirata e ecumenica indole “umanitaria” dello zio, che non si ferma alle ragazze di bella presenza, alle puttanelle di ambo i sessi, agli amici spregiudicati, ma va oltre e si esprime nell’amore per gli ospiti curati da eroici stallieri mafiosi, per gli allevamenti discutibili della ex ministra Brambilla e per i vecchietti degli ospizi dove, sostiene sempre la nipote, condurrà una bellissima esperienza, “per lui e per chi starà con lui. Zio è stato sempre vicinissimo agli anziani, per cui sarà un momento piacevole che vivrà benissimo. Ha sempre fatto questo nella vita”, intendendo probabilmente quella proverbiale attitudine alla beneficenza mostrata in tante occasioni e per svariati target, terremotate sdentate, famigliole intemperanti, olgettine esuberanti, con una certa predilezione per queste ultime.

Ai maligni che si chiederanno il perché di questo interesse per il welfare animale, ha già risposto icasticamente il bellicoso presidente del nuovo circolo “Dudù”: tutti possiedono due coglioni, ha detto e quindi “perché meravigliarci se nel nostro Paese ci sono due coglioni che si scandalizzano delle lotte animaliste?”. Sospetto che saranno più di due, anche se sembrano invece essere finiti i comunisti che il premier ha apparentato con gli attributi dei quali – a suo dire – è sempre stato superdotato.

Chi appartiene dunque alla schiera dei comunisti coglioni si produrrà in qualche ipotesi sul nuovo brand dell’ex Cavaliere: un aiuto al business della Brambilla, la scalata a Chappy, un’Opa di croccantini, un messaggio subliminale alle elettrici con Chihuahua nella borsetta, un cinguettio a quelli che riempiono Facebook con l’iconografia dei loro cari pelosi, una velata raccomandazione a Renzi che converta il Pd in PDudù, il doveroso riconoscimento alle bestie, dal Porcellum a ‘o animale e altri affini che non avrà, per motivi anagrafici e non solo, compagni di cella, l’evocazione nostalgica degli allevamenti di polli da batteria nei quali per vent’anni ha cercato con un certo successo di mutarci, a somiglianza del suo “circo magico”.


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