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I ronzini del Cavaliere

hqdefaultAnna Lombroso per il Simplicissimus

Abitate a Milano? Ci andate per il fine settimana? la Milano del dopo-bevuta offre un ampio panorama di mostre, da  Guardami. Volti e storie della città verso l’EXPO, a Ciò che l’apparire lascia trasparire, un’esposizione evento “vaticinato dal clima postmoderno”, dal Collasso dell’entropia, concepito come una “collezione espansa ed effimera” a Protocombo, nel quale lo spazio  espositivo diventa un’arena relazionale in cui poter attuare una pratica di rimescolamento e risignificazione. Ma ce n’è una che proprio non potete perdere: organizzata dalla Provincia nel suo Spazio Oberdan, si terrà purtroppo per soli tre giorni  una mostra fotografica avente unico soggetto il cavallo, immortalato in cinquanta scatti da Francesca De Fazio. L’iniziativa nasce con la finalità benefica di aiutare l’associazione Italian Horse Protection (IHP): nella giornata conclusiva, alcune delle opere fotografiche in esposizione vengono infatti poste all’asta, con l’intento di devolvere il ricavato a IHP per sostenere questa meritoria associazione nel suo quotidiano impegno in favore di cavalli sottratti a un crudele destino. IHP infatti si adopera senza scopo di lucro nella tenuta da Filicaja a Montaione in provincia di Firenze, con la collaborazione di volontari,   per la tutela dei cavalli e degli altri equini. Si tratta del Primo Centro di Recupero sorto in Italia per equini sottoposti a maltrattamenti e sequestrati in base alla legge 189 del 2004. E nel Centro, riconosciuto dal Ministero della Salute, i cavalli vivono in totale libertà e beneficiano di programmi di recupero sia fisico che psicologico, ritrovando condizioni di benessere ed equilibrio.

Non vi stupirà sapere che dietro a questa opera edificante e meritoria lavora con impegno una delle ultime discendenti di una dinastia che da sempre è attiva nel terzo settore, che si prodiga generosamente nell’assistenza alle fanciulle traviate e che è in prima linea nel sostegno alla cultura e allo spettacolo. La giovane e incrollabile amica dei cavalli, presidente dell’Associazione Progetto Islander che ha collaborato alla realizzazione dell’evento, si chiama Nicole (come la Minetti) Berlusconi, “amazzone e in sella dall’età di 11 anni”, figlia di Paolo.

Siamo nel pieno delle spirito del tempo: una nipote di uno zio eccellente, pare autentica stavolta, che scende in campo – ma non da cavallo, già pronta forse per una statua equestre – per una causa edificante e meritoria. L’amore per gli animali, una cifra di casa Berlusconi, dimostrata nell’allevare cani fedeli: botoli, mastini, avvocati, poeti che siano, confermata dal sostegno politico alle cause della Brambilla, ampiamente propagandate anche nei programmi elettorali del Pdl e di Forza Italia, simboleggiata dalla icona esile ma potente di Dudù, ormai protagonista indiscusso della saga familiare, allegoricamente rappresentata anche dal rilievo dato alla figura del noto e mai abbastanza compianto stalliere di casa. E ratificata dalla passione ami spenta per i suini in tutte le varie edizioni.

Si tratta certamente di una militanza disinteressata quella che ha spinto la giovane Nicole a spendersi per la sua onlus, altrettanto disinteressato sarà l’impegno della Provincia che si è prodigata per il successo della lodevole iniziativa alla quale auguriamo successo e partecipazione:  in tempi di scarsezza di mezzi, di impoverimento del welfare sono davvero encomiabili le attività indirizzate a assicurare cura assistenza e dignità ai vecchi, che se sono ronzini è meglio. Ma non vorremmo che  un vecchio a fine carriera, finisse per essere affidato ai servizi sociali nella persona di una nipote, che si sa il genere gli si addice, a strigliare brocchi in pensione. Eh no, non si uccidono così anche i cavalli.

 

 

 

 


Padrone e padroncino

locandinaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Distratti dalle piccole vergogne evidenti i più hanno trascurato lo scandalo del menu, delle pietanze e della difficile digestione della “cena elegante”, con il segretario del Pd che ha allestito l’incontro nella sua garçonnière, che, quando c’è, l’amore trionfa anche in una capanna. Anzi, in un porcile, perché salvo qualche raro illuminato che cerca di dare la sveglia in rete, presto ridotto a ricorrere a samizdat virtuali, nessuno ha ravvisato il contenuto infame, il porcellino ipocrita, dietro la forma inopportuna ma così coerente con i due pace maker della larga intesa, più indissolubile di qualsiasi matrimonio.

Ancor prima di entrare nel merito dei cosiddetti “punti qualificanti”, l’intesa tra i due fatti per intendersi, dimostra l’osservanza ai dogmi della politica secondo il condannato   feat Renzi, come si addice ai duetti: prima regola, quindi,  fregarsene bellamente di leggi e pronunciamenti, che Corte Costituzionale, Cassazione e tribunali sono nemici in casa, rei di ostacolare la dinamica e libera iniziativa nell’esercizio di attività pubbliche e private. E non può non apparire come uno spavaldo ceffone alla sentenza, riproporre in una nuova edizione, sfrontata fotocopia della vecchia, proprio i vizi del Porcellum “condannati” dalla Corte Costituzionale:  a cominciare dalla non corrispondenza fra voto espresso dai cittadini e composizione delle assemblee parlamentari,   derivante dall’impossibilità di esprimere il voto di preferenza,  che fa sì che alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manchi il sostegno della indicazione personale dei cittadini, e che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione”.

Padrone e padroncino scelgono dunque il più perfetto e inesorabile sistema ad personam, riproponendo i meccanismi giustamente censurati dalla Corte: premio di maggioranza e voto su lista bloccata.

Ma lo scopo, non secondario,  è anche quello dimostrativo, rendere palese e ostentare che comandano loro, sia pure con una gerarchia interna, e continuare a farlo per cancellare definitivamente democrazia e la sua Carta, per ridurre al silenzio qualsiasi formazione minore che si sottraggano all’utile funzione di semplici portatori d’acqua in favore dei due semi-centri, per azzerare col tasto reset anche l’evocazione di pensieri, idee, principi di “sinistra”.

Padrone e padroncino, ma per finta, come dimostra l’urgenza di entrar dentro all’accordo, magari tramite zio o nonno putativo di Letta che il 29 deve andare a render conto alla Commissione Europea, dona ferentes per placare la feroce divinità ben poco enigmatica: è chiarissimo che viene dall’Europa, dall’imperialismo finanziario, dalla teocrazia di mercato il comandamento di cancellare ideologie, idee, schieramenti, insomma la “politica” e in confronto che ne deriva, per smantellare prima lo Stato sociale, poi lo stato di diritto e i diritti, quindi li stati e la loro sovranità.

Viene da là il “movimento” lento: abrogazione del proporzionale, in favore del maggioritario e dell’idolatrato bipolarismo, penalizzazione delle ali cosiddette estreme, a meno che non si riducano entusiasticamente a vivandieri, crescente omologazione tra i due poli e coincidenza soprattutto sui temi del lavoro, in modo che il superamento delle differenze tra destra e sinistra appaia la naturale e inevitabile coesione che permette di affrontare la crisi nazionale e mondiale.  E chi se ne importa dell’astensionismo, della disaffezione, del disincanto, interpretati invece come una dimostrazione della raggiunta  maturità di un popolo che diventa adulto tramite la rinuncia a partecipare, il rifiuto della responsabilità, la conquista dell’indifferenza pubblica.

E infatti non è una caso che a fare l’accordo storico siano un vecchio che non vuole arrendersi e torna all’infanzia e un ragazzino mal cresciuto, si vede che questo non è un Paese per i grandi, o i Grandi.


Adulterio all’italiana

13304Anna Lombroso per il Simplicissimus

Tramanda la vulgata sulla codardia di genere, che uomini irresoluti lascino in giro tracce evidenti dell’adulterio, inequivocabile rossetto sul colletto, sms compromettenti, estratti della carta di credito con memoria indelebile di hotel de charme o più rustici motel,   per delegare alla moglie l’incarico oneroso di “licenziare” l’amante, magari cogliendo sul fatto il fedifrago  in modo da accelerare la cerimonia dell’abbandono.

Fosse così cio sarebbe da pensare che la cosiddetta maggioranza silenziosa, ora pudicamente definita società civile, discreta e virtuosa a paragone di una becera e sgangherata classe dirigente, sia costituita da maschi dai 40 ai 50 anni, desiderosi di evasione ma incapaci di dare concretezza a velleità e sghiribizzi, come anche di liberarsi da vincoli gravosi. Sicché delegano a altri l’esecuzione delle loro recondite volontà e sommessi desiderata.

Appartiene a questa tipologia anche il partito un tempo antagonista oggi alleato in posizione subordinata, lo stesso che scelse di condurre campagne elettorali senza mai nominare l’”altro” in un processo di vigliacca rimozione del problema e soprattutto della sua impotenza a cancellarlo, lo stesso che non hai mai affrontato il conflitto di interesse, forse per poterne direttamente o indirettamente “usufruire”, lo stesso che ha trasformato la questione morale in irrisione del moralismo bacchettone in nome dello stato di necessità, per onorare larghe intese, lo stesso che ha favorito un innalzamento degli standard di tolleranza dell’illegalità per sciogliere nel magma della “pacificazione” i misfatti compiuti in casa sua, lo stesso che ha accettato la personalizzazione e la privatizzazione della politica e delle istituzioni, per promuovere la conservazione delle proprie rendite di posizione e legittimare l’alienazione dei beni comuni e dell’interesse generale.

Proprio come degli adulteri, anche quelli che si erano fatti incantare dai suoi giochi di prestigio e dai suoi proclami da imbonitore, che si erano innamorati delle sue promesse di una vita facile e licenziosa, hanno dato un silenzioso mandato ad altri di affrancare il popolo   dal rischioso pagliaccio, aspettando  una telefonata liberatoria da Berlino, la purificatrice spada della giustizia, le sbarre dorate degli arresti domiciliari, l’appartato esilio   di una leggiadra e generosa grazia, un impossibile scatto di resipiscenza, la condanna della corruzione sotto forma di predica che matta all’indice il peccatore.

Adesso resta loro da sperare soltanto negli esiti ambigui della congiura, nella conta dopo i giorni dei lunghi coltelli, che quando si dice conta vanno anche calcolate le entrate incerte della formazione innovatrice, abituata a più pingui abitudini di vita e che dovrà affidarsi a rimborsi pubblici, legali certo ma non poi così legittimi, e a protezioni Celesti di origine incontrollata.

È davvero vergognoso che un popolo e chi lo rappresenta, indegnamente ma non dissimilmente, non sappiano liberarsi da sé..o forse non vogliano, preferendo indecisione a libero arbitrio, ubbidienza a indipendenza, delega a responsabilità. Forse che affrancarsi significhi ammettere di essersi fatti ridurre in servitù, forse che sopportare rappresenti una doverosa penitenza per elettori e adulteri, forse che dire basta sia un impegno troppo pesante da esercitare … e dire che bastava non votarlo e dire che basterà non votarli. E dire che a volte basta dire no.


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