Archivi categoria: Crisi economica

Botti e pistolotti

Napolitano-e-Grillo-300x200Anna Lombroso per il Simplicissimus

Come due plantageneti in guerra per difendere terre e prerogative dinastiche hanno variamente occupato l’etere prima di botti e tappi di spumante, esemplarmente remoti e separati dai servi della gleba, dei quali hanno vaga contezza tramite suppliche o racconti di poeti di corte.

Non occorre essere Laing o Cooper per sapere che le famiglie possono essere camere a gas, contesti dove maturano repressione e autoritarismo, dove circolano veleni tossici: ne sanno qualcosa gli italiani i cui nuclei familiari vengono continuamente richiamati a doveri e responsabilità, a sostituirsi allo stato sociale, a riempire i vuoti lasciati da assistenza, istruzione, cura, a impegnarsi in sacrifici obbligatori e dovuti, con un premier che si autoproclama buon padre, occhiuto e scrupoloso e un nonno inamovibile, irremovibile, e cocciuto, che decanta le edificanti virtù del martirio e delle privazioni per lastricare la via del riscatto, lontano e non del tutto meritato. O afflitti dall’altra “famiglia”, quella virtuale, mobile e dai contorni immateriali indefiniti che dovrebbe coagularsi intorno all’eterno e legittimo scontento, mobilitarsi non grazie alla costruzione di un progetto, ma alla defenestrazione dell’antagonista, ancorché desiderabile.

Fervorini o moniti, invettive o deplorazioni (uno con la divisa dell’eterno grand’ufficiale, l’altro informale con dietro un Garibaldi alla sua maniera) si rivolgevano a queste indistinte realtà, famiglie sofferenti sia pure intorno al panettone, largamente sconosciute ai declamatori, chi con voce arrochita da qualche malanno stagionale, chi per l’uso di urlo, interpretate mediante rilevazioni sugli accessi in rete o lettere edificanti, casi umani degli di un reality di contenuto sociale, stereotipi mediatici di sicura presa, testata da Gramellini o dallo Specchio dei Tempi: esodato, ma carico di speranze e dinamiche aspettative, madre di famiglia preoccupata, ma tenacemente democraticamente ottimista, giovane carino e disoccupato, ma determinato a restare nel suo paese. Se chi sta peggio ancora telefona alla Cancellieri, esistono evidentemente invece tipi italiani che anziché scrivere al letterina a Babbo Natale, si rivolgono al presidente, quello che tratta la crisi come se fosse un fenomeno meteorologico, l’ultimo rimasto a essere davvero naturale e non prodotto dalle intemperanze antropiche, che ha imposto governi sostitutivi di una inadeguata politica, addirittura più incompetenti e ignavi, lo stesso che grazie ai proconsoli persegue la strada dell’ubbidienza all’imperialismo finanziario europeo, lo stesso che grazie al suo ruolo di garante della Costituzione, si sente legittimato a abbatterne principi e capisaldi a cominciare proprio dalle funzioni presidenziali e dalla sovranità di Stato e popolo.

L’uno forte di sicurezze che si sono già rivelate incerte e inique, effimere e perverse, l’altro dichiaratamente debole per sua ammissione: “Io non ho le competenze per spiegarvi cosa servirà, ma faremo le cose giuste”, più che pistolotti ci hanno rivolto contro le pistole dell’inadeguatezza boriosa, dell’arroganza di chi conserva come priorità la conservazione del suo ruolo e del suo “posto”.

Forse otterremo più ascolto e più risposte se l’anno prossimo ci rivolgeremo di nuovo a Babbo Natale.


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