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Pdl a Piazza del Popolo, figuranti e figuracce

Manifestazione-Pdl-in-piazza-del-Popolo_fullAnna Lombroso per il Simplicissimus

C’è una retorica dell’adrenalina che ripete in forma minore la cultura dell’emergenza che piace tanto ai governi: dietro alla cortina del pericolo e della crisi tutto è permesso, soprattutto le soluzioni illegali, le misure autoritarie, le leggi e ordinanze speciali, i commissariamenti straordinari.

Alemanno da ometto, si accontenta del governo delle situazioni complesse  in scala minore, soffia sul fuoco, dice e disdice, esagera   il problema per darsi un tono, per compiacersi dei miserabili espedienti che mette in campo, facendo e disfacendo con una alacre inettitudine, non più impareggiabile o inarrivabile da quando siamo alle prese con Terzi.

Era lui che per motivi d’ordine pubblico aveva circoscritto, limitato, proibito manifestazioni nelle piazze storiche, “sconsigliato” quella della Fiom, costringendo i partecipanti a giungere in modesti e esigui drappelli. Ma oggi era la sua giornata, dinamica, futurista, frenetica e non se la sarebbe persa per nulla al mondo. Per gli amanti del genere ossianico due grandi funerali la mattina, per il target confessionale due Papi all’unisono e nel pomeriggio il Papi a Piazza del Popolo. Per non dire – anche le pulci hanno la tosse – di quei pericolosi sovversivi, di quei giovinastri, provocatori e insurrezionalisti, i Rodotà, i Flores d’Arcais, i Zagrebelsky, insomma quegli ingenerosi disfattisti a Piazza Santi Apostoli a manifestare contro il suo leader. Eh si, dei veri sfiduciati nichilisti, quelli del Popolo Viola, che hanno tentato di rovinare la festa del popolo della libertà.

Nel pomeriggio di ieri il sindaco Alemanno e l’avvocatura di Roma Capitale avevano minacciato ritorsioni ai “Viola”,  nel caso in cui oggi si fossero verificati  ”concreti disservizi”. Secondo il Campidoglio, malignamente,  da quei livorosi invidiosi che sono,  avevano impedito al centrodestra di manifestare a San Giovanni, prenotando per “dispetto” la piazza, ma decidendo di spostarsi poi a SS. Apostoli, in previsione di una magra partecipazione. “Il motivo dello spostamento è stato giustificato dalla previsione di una scarsa affluenza alla stessa, quando però ormai la manifestazione del Pdl era stata organizzata e messa a punto – si legge in una nota – tale tardivo spostamento ha impedito al Pdl di utilizzare Piazza San Giovanni, sicuramente in grado di contenere l’enorme affluenza prevista che potrebbe, invece, causare seri disagi lungo le strade adiacenti Piazza del Popolo, con notevole danno alla circolazione in punti nevralgici della città quali Lungotevere e Muro Torto”.

Prima delle tre qualche assembramento c’è stato soprattutto alle casse dei supermercati per l’affluenza di burbanzosi comaschi, diffidenti brianzoli e altri più o meno giulivi padani e non,  che non avevano avuto accesso ai cestini sospetti dei quali altri manipoli più fortunati, appena  scesi dai pullman, avevano potuto godere.

Per il resto una Roma bella e sfrontata, in veste primaverile, ha confermato la sua indole  disincantata di vecchia puttana che ne ha viste tantee di tutti i colori. E i suoi cittadini – suppongo anche quelli che l’hanno votato – hanno aggirato il Popolo della Libertà, i più coraggiosi sciamando verso il mare o nei parchi o nei centri commerciali, nuovi templi dei riti pagani dei consumi perfino in tempo di crisi.

Ma non tutti, però. Segnala Paese Sera che, secondo una consolidata abitudine che fa attingere militanti dal bacino di dei figurati di Cinecittà e fan dalle comparse del Teatro dell’Opera, partecipare oggi alla manifestazione di Piazza del Popolo poteva valere  quattro ore lavorative di straordinario. E’ la denuncia arrivata   alla redazione di Paese Sera: alcuni dipendenti di una municipalizzata del Comune di Roma, sarebbero stati invitati con una telefonata a scendere in piazza insieme al centrodestra. Fonti qualificate e verificate, “che Paese Sera non può rivelare per la tutela delle stesse”, hanno riferito che la municipalizzata ha messo a disposizione dei pullman per raggiungere la manifestazione. Ai dipendenti, che dovranno firmare la presenza, verrà riconosciuto uno straordinario di quattro ore lavorative. “Abbiamo paura di ritorsioni – dicono i dipendenti – ma confidiamo nella riservatezza, perché la logica dell’assuefazione ci ha stancati”.

L’assoldamento delle truppe cammellate non è certo una novità, dal candidato del Pdl che convoglia i pensionati al suo comizio, promettendo un pellegrinaggio a non meglio precisati luoghi di culto, fino ai precettati  per gli Stati Generali del Sociale voluti dal sindaco Alemanno: un uomo che ha lavorato all’evento come steward, ha raccontato a Paese Sera che “per riempire l’aula dell’Auditorium”, gli organizzatori avrebbero “fatto venire degli anziani con un pullman”. Racconta anche di avere saputo che avrebbero ricevuto un rimborso di “otto euro l’ora” e ha visto consegnare a tutti un “sacchetto pieno di roba da mangiare”.

Non a caso il target preferito cui attingere, è quello degli anziani. E mica perché sono rimbambiti – perché dovrebbero esserlo più dei coetanei che vanno a applaudire? È che di questi tempi sono un lusso le gite certamente, ma anche un “cestino pieno di roba da mangiare”.

Si tratta del solito oltraggio, del solito affronto commesso dai soliti cialtroni e permesso dai soliti insospettabili,  che li hanno prima tollerati, poi ammessi, poi coperti e poi legittimati, per la complice opportunità di tutelare privilegi, rendite di posizione, impotenza a governare, o per la    probabile necessità di andare a caccia – ma adesso si chiama scouting – di appoggi e voti.

Lo squallido comizio del vecchio imbonitore, intento insolentemente a togliersi i sassolini dalle scarpe col rialzo, in un trito repertorio di luoghi comuni e banalità prevdibili, aveva dei co-autori. Che lui ha doverosamente citato: Floris, Annunziata, Santoro. Altri che invece non ha citato, ma ci si poteva aspettare di vedere là tra gli autoproclamati “impresentabili”, quelli che ancora una volta rinviano tra gli optional misure contro il conflitto di interesse, che hanno votato una legge “per” la corruzione, quelli che si erano illusi che Berlusconi fosse un incidente eretico, un’anomalia finita, una vergogna cancellata. E che hanno dato uan mano a issarlo su quel palco invece che sul banco degli imputati.

 


La politica del casting nel salone da barbiere

saloni2“Monti sono me”. Mezz’ora di intervista di Bersani hanno dato questo risultato di sostanza, senza che venisse fuori, nemmeno per sbaglio la più piccola idea sul Paese e nemmeno un giochino a trova la differenza. Certo la cosa si presentava difficile visto che a fare le domande era la bilderberghina Lili Gruber, “giornalista prestata alla politica” come si definisce e sulla quale pesa il fitto mistero su chi mai l’abbia prestata al giornalismo, ma non c’è dubbio che si rimane sconcertati dalla totale  auto referenzialità ai problemi di schieramento e manovra nella quale annega la campagna elettorale del centro-sinistra.

E se Berlusconi si presenta con i medesimi argomenti del 2008, appena appena liftati, il Pd ripropone pari pari la strategia di  Veltroni dove al posto delle idee per rappresentare il proprio elettorato vengono recuperati candidati  che dovrebbero costruire un’ecumenica allegoria della società: la politica si trasforma nel casting come per un talk show e un reality con tanto di grande fratello dietro l’angolo.  Così alla giornalista anticamorra, viene associato il papà di Ichino, quel Carlo dell’Aringa che formulò la precarizzazione del lavoro, usata poi per la legge Biagi, al giornalista economico del Corrierone, eretico da salotto, viene aggiunta l’innocua femminista Marzano che non hai mai fatto male a una mosca, nemmeno di sesso maschile e  per fare da contrappeso al bolscevico Vendola, quello che se la rivoluzione d’ottobre avesse lu mere sarebbe una piccola Regione Puglia, viene candidato l’ennesimo bocconiano ed ex direttore generale di confindustria, Giampaolo Galli.

Ovvio che tutto questo serve a fare terra bruciata attorno a Monti e alla sua improvvida quanto proterva salita in politica che ne rivela i limiti di supponente burocrate ed esecutore. Chiaro che si vuole rassicurare Bruxelles così come il passo indietro di Berlusconi serve a rassicurare il Ppe. Però una volta usciti da questa divertente partitina a scacchi cosa sappiamo di più sul Paese e su cosa si vuole fare per non farlo finire come la Grecia e il Portogallo? Cosa sappiamo in più sul nostro futuro se non quell’agitarsi del feticcio europeo come a una processione di flagellanti? Esiste e in che modo, con quali mezzi, una differenza tra le agende? Esiste un’idea di società o è diventata solo quella gaia scienza da bar sport che viene così familiarmente narrata nella Repubblica degli Zucconi of America?

No, non esiste perché se ci fosse, qualche indizio salterebbe fuori anche non volendo.E’ una battaglia di potere nella quale si misura una casta ormai indistinta. E non perché destra e sinistra non abbiano più significato, anzi mai come in questo momento hanno un senso, ma perché è la loro rappresentanza ad essere venuta meno, ad essersi stemperata, confusa, confricata dentro uno stesso alambicco. Così dopo mezz’ora abbiamo appreso che Monti è stretto in un angolo, a meno che non intervengano i cannoni allo spread della Bce, ma l’agenda rimane con le sue funeste scadenze e i giorni della civiltà sociale cancellati.

Bersani, lasciate le bambole, sta pettinando Monti ancor più di quanto non faccia lo stesso professore con quel vezzo da liceale degli anni ’50.  Che uno si chiede se lo facesse anche “dopo”, al posto della sigaretta. Ma non ha molto senso saperlo, né lasciarci prendere dagli strumenti di questo salone da barbiere, quando è a noi, alla nostra Costituzione, al modello sociale da essa disegnato e mai realizzato che stanno facendo tutti insieme barba e capelli.


Gli approfittatori dell’acqua pubblica: il referendum è carta straccia

460_a1702Durante le feste fanno la festa ai cittadini e alla democrazia. E’ una vecchia tradizione italiana quella dei colpi di mano a Ferragosto e a Natale, quando i cittadini sono distratti, ma sull’acqua pubblica non ci si è risparmiati: devono essere tali e tanti gli interessi in campo che a distruggere il referendum ci hanno provato prima Berlusconi nell’estate del 2011, con un decreto così mal fatto che è stato riconosciuto incostituzionale e adesso il sobrio Monti, con entusiastico appoggio bipartisan. Così  quegli stessi che organizzano primarie con la stessa frequenza delle estrazioni del lotto, nascondendosi dietro il panettone e il silenzio mediatico hanno contribuito a fare carta straccia del referendum sull’acqua pubblica.

Il golpe idrico è avvenuto prudentemente in due mosse: prima con il decreto Salva Italia si è dato  all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas una competenza specifica per i servizi idrici, cosa già di per sé significativa dal momento che non è un mistero come le società private piccole o grandi, italiane o straniere  che vogliono mettere le mani sull’acqua operano anche nel campo dell’energia. E non c’è nemmeno bisogno di citare Sorgenia di De Benedetti: l’appoggio politico e mediatico va ripagato. Tanto alla fine tutto verrà preso dalle tasche dei cittadini.

Una volta esteso il proprio raggio d’azione l’Autorità, la cui sigla è Aeeg, ha  agito nel momento in cui gli italiani non pensavano all’acqua, ma a procurarsi lo spumante di capodanno: il 28 dicembre l’organismo vara  una delibera  - Regolazione dei servizi idrici: approvazione del metodo tariffario transitorio per la determinazione delle tariffe 2012-2013” – che reintroduce la remunerazione del capitale investito nella bolletta dell’acqua, proprio quella che 26 milioni di cittadini avevano bocciato con il referendum. Certo si è avuta l’accortezza di chiamarla in altro modo, è stata ribattezzata in un più fumoso “costo della risorsa finanziaria” il che permetterà ai gestori di ritagliarsi sulle bollette una fetta di profitti a prescindere. E’ lo stesso motivo per il quale sia a Berlino, sia a Parigi si è tornati alla gestione pubblica, ed è un esempio luminoso di quel liberismo parassitario che fa profitti sui beni e sui fondi pubblici, di quel capitalismo di rapina da cui l’Europa è infetta.

Del resto il 7% di profitto assicurato che già i gestori privati avevano caricato in bolletta, non è mai stato stornato. E forse la nuova deliberà permetterà di aumentare la percentuale. Ma ciò che è significativo è che tutto questo avviene, come ormai qualsiasi cosa in questo Paese, attraverso uno strumento “tecnico “come l’Aeeg che passa sopra la volontà politica degli italiani e dunque sopra la democrazia. Esattamente come il governo Monti che è una specie di Aeeg della premiata ditta Bce, Merkel & Bruxelles. Naturalmente nel più assoluto silenzio dei partiti, sia di quelli favorevoli alla privatizzazione totale, sia di quelli che, pur obtorto collo, come il Pd si erano raccordati ai referendum. Dov’è Bersani? A farsi intervistare dal Wall street journal o a pettinare le acque?

Adesso bisognerà vedere come faranno per il nucleare


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