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Capitalismo italiano: a piedi i “ferrovieri coraggiosi”

small_120420-162018_to200412cro_0530-770x511La NTV di Monteprezzemolo & soci ha annunciato di aver querelato Maurizio Gasparri, reo di aver detto in un twitt che la società è quasi fallita. La cosa è grave perché se lo ha capito anche Gasparri vuol dire che le speranze di rianimare l’impresa sono poche e del resto proprio oggi si è avuta notizia del prossimo licenziamento di 300 persone, su poco più di mille, provvedimento che segue la riduzione drastica degli stipendi e i contratti di solidarietà. Il debito accumulato in appena due anni è di 156 milioni, nonostante l’aumento notevole di passeggeri, il che ci fa pensare che ci sia qualcosa di sbagliato nei conti e nelle prospettive.

L’episodio viene proprio come il cacio sui maccheroni per fare alcuni ragionamenti attorno al capitalismo italiano e alla sua consistenza. A cominciare dalle lamentazioni di Montezemolo e Della Valle che dopo aver pompato in ogni modo la loro impresa destinata a introdurre la concorrenza anche in campo ferroviario e dunque a tradursi in un vantaggio per i viaggiatori, ora attribuiscono gran parte dei loro guai alla concorrenza portata loro da Trenitalia e che evidentemente non si aspettavano. A parte la comicità intrinseca del ragionamento, c’è da chiedersi come mai tanti avveduti imprenditori non avessero messo in contro questo ovvio meccanismo di mercato. Ma si rimane letteralmente spiazzati dalle dichiarazioni del presidente di Ntv, Antonello Perricone, il quale afferma che la società è “impegnata in una dura ristrutturazione del proprio modello industriale” con relativi tagli dei costi, revisione dei contratti con i fornitori, ridefinizione dell’attività. Dopo appena due anni di attività in un settore “pesante” e viscoso, con cambiamenti relativamente lenti, è l’ammissione di aver lavorato ad un modello  completamente sbagliato o al quale è mancato un asset assolutamente necessario a far tornare i conti.

Credo che non sia molto difficile individuarlo, grazie anche alle dichiarazioni dei responsabili dell’impresa: l’appoggio sottobanco della politica. Dopo aver ottenuto gratuitamente le concessioni Montezemolo, Della Valle, Punzo e Sciarrone, pensavano magari che i governi consigliassero Trenitalia di lasciar perdere la concorrenza, che in tempi relativamente brevi si arrivasse a uno sconto sui 120 milioni che costa annualmente l’accesso alla rete, che tuttavia è costata nel tempo ai cittadini italiani decine di miliardi e che viene regolata da migliaia di persone che costituiscono un costo non per Ntv, ma per il suo concorrente. Qui le cose non stanno come per la rete elettrica  o quella telefonica. Pensavano anche che continuasse il regime tariffario agevolato a cui invece è stato messo fine per assolute necessità di bilancio. Il fatto è che questi capitalisti senza capitali , tutti reperiti nel giro bancario, grazie ad appoggi di ogni tipo,vogliono smagrire lo stato facendo ricadere le conseguenze sui cittadini e sul livello del welfare e poi si lamentano che non ci siano i soldi per dare una mano ad imprese nate proprio dentro questa logica perversa. Ed è così che in poco tempo si è arrivati a un debito complessivo di quasi 800 milioni.

Adesso la società prova a ottenere ciò che si aspettava con il ricatto occupazionale e/o pensando a una ritirata sulle tratta più remunerativa. Ma in ogni caso è evidente che l’impresa Ntv è nata facendo i conti senza l’oste della crisi e con presupposti non esplicitati che sono venuti meno, non tanto per volontà del milieu politico, quanto per mancanza di fondi disponibili ad aiutare i “ferrovieri coraggiosi”, i cui costi sarebbero stati pagati sui conti del concorrente Trenitalia. E la dimostrazione è che Ntv, grazie alla supervisione delle ferrovie francesi (di Stato) che sono tra i maggiori azionisti, funziona, i passeggeri non mancano Ciò che non funziona è il piano faraonico messo a punto in vista di “spinte” ormai impossibile in un Paese ridotto al lumicino.


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