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Ucraina, la guerra per non fallire

Azov-battaglione-nazista-posterDopo le elezioni in Ucraina le cose sono ancora più chiare. Drammaticamente chiare: il Paese è costretto alla guerra contro le regioni orientali come unico sistema per ottenere i soldi per la pura sopravvivenza, visto la forza imprevista ottenuta dall’amerikano Yatseniuk grazie anche  ai dodici euro pagati per voto (Soros non bada a spese per le sue canagliate via ong). E’ solo attraverso lo stato di belligeranza contro una parte del Paese che può sperare di avere il miserabile salario della paura dagli Usa e dai suoi sottocoda europei. Deve fingere di arginare la Russia, di essere la diga dell’occidente altrimenti non ha nemmeno i soldi per procurarsi il gas.

Dico fingere perché la speranza di salvezza di Kiev deriva proprio dal fatto di aver perso la guerra contro le regioni orientali russofone e di non essere più in grado di ottenere un successo: l’esercito di circa sessantamila uomini dotata di 400 carri armati e un migliaio di blindati dopo gli scontri dell’estate è ridotto alla metà: 38 mila uomini di cui qualche migliaio di volontari di matrice nazista che tuttavia ubbidiscono ad altri padroni e agiscono in proprio, uomini della riserva, 180 panzer per lo più vetusti, 400 blindati, il 40% in meno dell’artiglieria, nessuna aviazione. Morti ,feriti, diserzioni e passaggio di truppe e mezzi dall’altra parte, lasciano sul campo un’armata fantasma, che si regge sui droni americani, qualche centinaio di contractors e circa duemila neonazisti. Tuttavia questa armata sconfitta verrà costretta a un nuovo attacco  e a una nuova disfatta per costringere gli “amici” che hanno distrutto il Paese ad aprire i cordoni della borsa ed evitare al nobel per la pace lo smacco di non aver perso solo la Crimea e le regioni orientali, ma tutta l’Ucraina: con queste forze in campo tale esito sarebbe scontato.

Di soldi ce ne vogliono molti, una montagna: non è solo il miliardo e mezzo di dollari abbondanti necessari solo per ristabilire le forniture di gas, ma è la realtà disastrosa creata dalle mire Nato sul Paese: dopo nemmeno un anno dal golpe la produzione industriale è crollata del 22%, del 60% la produzione di carbone, le esportazioni segnano un altro  meno 30% mentre, il Pil è in calo del 10% pur in presenza di un’ inflazione al 14%  che sta stroncando i ceti più poveri. Come ciliegina sulla torta il blocco dei conti correnti per evitare fughe di capitali ( le quali avvengono egualmente, basta un pizzo del 35%) ha creato un mercato nero di dollaro ed euro pagati molto più del loro valore. Se non fosse per la guerra che del resto ha bruciato le ultime risorse disponibili l’Ucraina avrebbe già fatto bancarotta totale. Ci vorrebbero almeno una sessantina di miliardi, naturalmente a fondo perduto, solo per tamponare la situazione, miliardi che nessuno può sganciare se non a fronte di un allarme rosso.

Così, dopo l’ultimo assalto alle regioni orientali che certamente il regime di Kiev tenterà e perderà consumando la sua ultima capacità militare, non resterà che chiedere un intervento diretto ed esplicito della Nato a protezione di frontiere regionali, ma anche politiche che si sgretolano. Anzi già i vari repellenti Soros stanno concimando il terreno perché il noto pacifista della Casa Bianca possa agire in questo senso, denunciando la Russia come nemico della costruzione europea, senza nemmeno doversi inventare abbattimenti di aerei. Del resto l’Unione europea sembra più una ong di Soros che il prodotto dei suoi cittadini,  mi sembra giusto che ubbidisca.


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