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Il reality dei ritratti di Dorian Gray

santoro_berlusconi_twitter_serv_pubbl--400x300Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ci sono formule e parole che perfino il mio pc è proprio stufo stufo di scrivere sotto dettatura. Una di queste è “teatrino della politica” e oggi apparentemente lo dovrei obbligare invece a impiegarla per descrivere quello scontro tra vecchi e impolverati capitan fracassa che menano fendenti con gli spadoni di legno barcollando sulle assi tarlate del palcoscenico della Sette.
Ma ieri non c’era politica, sostituita semmai dall’avanspettacolo con un impari emulo di Peppino che spolvera con il fazzoletto inamidato la sedia dove è stato seduto Travaglio, impari emulo di Montanelli, nel berciare scomposto di Santoro, che non ce la fa a emulare nessuno quando candidamente ammette di aver concordato regole con il nemico/amico, ambedue interessati a audience e reclame elettorali e non.

E non c’era nemmeno televisione, regredita appunto a teatro parrocchiale, dove le uniche immagini non superflue erano appunto costituite dai gesti plateali e scomposti di marionette animate da un burattinaio poco pratico: finti abbracci, tenetemi che lo meno, strette di mano rimaste a mezz’aria, giri di sedie e fughe simulate.
E non c’era il giornalismo, o almeno quello che vorremmo, quello che incuriosisce e informa, che non fa una trattativa per omettere, che non sceglie la visibilità rispetto alla reputazione, che non si infiacchisce per autoconservarsi proprio come la politica.

Faccio autocritica: la politica invece c’era, o almeno quello che è rimasto, la scrematura del peggio, l’unto tossico di quella emulsione di slogan, formule gergali, stereotipi cui è stata ridotta, ormai tristemente bipartisan, ma che aveva da parte di un leader restituito al ruolo proprio da chi per venti anni ha omesso di mirare al cuore del conflitto di interessi, delle correità criminali, della personalizzazione di tutto anche della costituzione e che oggi aveva a malincuore passato il testimone a governi altrettanto sprezzanti di regole e del bene comune.
Si, si è parlato di politica quando Berlusconi ha sciorinato il suo repertorio golpista, la sua litania contro le procedure democratiche, il suo mantra contro lacci e laccioli che imprigionano l’impresa e la libera iniziativa, che si vorrebbe tanto libera da renderci definitivamente schiavi, la sua lagna di despota lasciato solo come tutti i dittatori compresi quelli ridicoli.
Beh, non si lagni, non è poi solo come dice, se sul suo cammino continua a trovare qualche spalla pronta a ogni parte in commedia, pardon, in tragedia, la nostra.


Santoro, il regime e il sesso

Sebbene nella scuola l’italiana l’insegnamento biologico prevalente riguardi la partenogenesi divina, a qualcuno sarà capitato di sentire che la riproduzione sessuata serve a rimescolare il Dna e dunque a garantire la variabilità genetica  all’interno di una specie. E’ vero, ma anche in un certo senso fuorviante dal momento che essa serve anche a impedire che prendano piede variazioni troppo distanti dalla media: infatti i fenomeni di speciazione si verificano generalmente in popolazioni piccole e isolate rispetto all’areale della specie. Non vi preoccupate, non si tratta di un manuale sulla riproduzione divertente, com’è stata chiamata, ma semplicemente quello che mi è venuto in mente zappingando su Servizio Pubblico.

Possibile che Santoro non riesca a proporci nulla di diverso dai soliti noti? Passi per Vendola che comunque è in qualche modo “la sinistra” televisiva da svariati anni, ma anche Brunetta e anche Nesi, da tempo immemorabile l’homme de plume di Confindustria? Con tutto ciò che è accaduto e di fronte ai massacri cui sta andando incontro la società italiana, di fronte alla necessità di trovare un nuovo cammino, possibile che ci sia una così modesta variazione sul tema? L’informazione più vivace e diversa si trova evidentemente fuori dall’areale dell’informazione mainstream che non sa che riproporre il vecchio. E dalla quale non nascerà una nuova specie di Italia.

Almeno bisogna dire che questa persistenza dimostra lo stretto collegamento fra l’invecchiamento della politica e il sistema mediatico che ne è in qualche modo il correlato: guai a rinnovare le scalette e a presentare personaggi nuovi, guai ad affrontare una mutazione consistente dei nomi, delle facce e dei discorsi. Solo che questa riproduzione del vecchio non è affatto divertente, stufa e restituisce un senso di inutilità: ecco la differenza fondamentale.


Ma che Casini….

L’elenco delle miserie è come un rosario che non conosce mai l’amen. E ogni giorno si deve scoprire l’inconsistenza ridicola, al limite dell’assurdo, di personaggi che pure hanno fatto l’Italia negli ultimi vent’anni. Ma a cui  media da troppo impastati col potere sono disposti a concedere sempre il perdono. Così navigando dopopranzo sul web sono capitato sulla rubrica Televisioni del  Corriere Tv dove Aldo Grasso lezioneggia con implacabile costanza di note ed emolumenti:  orrore, viene riproposto un passaggio di Otto e mezzo con la Gruber e Casini, un condensato di intelligenza che manco il dado Knorr.

Ebbene il leader dell’ Udc, (ma non c’è una “e” di troppo?) si lascia scappare una perla: dice che tutti possono cambiare idea come accadde a San Paolo sulla via di Damasco. Però non contento della dotta citazione si slancia a dire che San Paolo era stato un grande libertino e che lo spirito santo lo aveva colpito. Purtroppo non è così: Paolo di Tarso era un Filisteo di assoluta rigidità e nella leggenda fu colpito da Cristo e non dallo spirito santo. La confusione (Grasso la chiama  crasi, tanto per completare l’opera) con Sant’Agostino è evidente, ma sarebbe passabile se Casini non fosse dalla notte dei tempi il rappresentante dei rappresentanti di Cristo al Parlamento, l’uomo che ha costruito la sua carriera raffinando la fellatio sugli anelli cardinalizi, il ragazzo che era contro il divorzio, l’ometto che si batteva contro la 194, l’impavido difensore della famiglia che per difenderla meglio se ne è fatte due. La gaffe ne svela la gracile cultura costruita sull’opportunismo e l’ipocrisia, sull’astuzia manovriera dietro la quale c’è il nulla. Insomma, una capra come direbbe Sgarbi.

La cosa curiosa è che Grasso non se la prende tanto con Casini (non si mai nella vita)  ma con la Gruber che non ha detto nulla: “Passi Casini che è un politico, ma la grande giornalista…?” Bè insomma la “signorina rossa” non immaginava che una lampadina potesse consumare energia, quindi è assai improbabile che riesca a distinguere i santi e le persone della Trinità, a parte che anche lei è un politico. Ma quello che a Grasso sfugge completamente è che tutto si tiene, che i grandi politici alla Casini possono esistere solo se ci sono i grandi giornalisti alla Gruber: sono avvinghiati come Lacoonte  e il serpente. Se solo qualcuno facesse delle domande specifiche a Casini l’uomo diventerebbe tremula gelatina nel tentativo di andare oltre le fasi fatte. E se ci fossero ottimi politici i giornalisti non se ne starebbero zitti a “registrare” le più incredibili cavolate come fosse ambrosia. Il fatto è caro Grasso che la cattiva politica si afferma attraverso la cattiva informazione e viceversa: ecco questa è una vera crasi. Tanto per fare un esempio.


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