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		<title>Le patate della Beozia e la democrazia perduta</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 17:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/28/le-patate-della-beozia-e-la-democrazia-perduta/distribution-of-free-farming-products-in-downtown-athens/" rel="attachment wp-att-12278"><img class="alignleft size-medium wp-image-12278" title="Distribution of free farming products in downtown Athens" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/patate.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>A piazza Syntagma c&#8217;era una folla straordinaria mercoledì scorso, ma una folla senza animazione e allegria, una folla triste, in fila per cercare di accaparrarsi le 25 tonnellate di patate e cipole offerte gratis dagli agricoltori della Beozia. E oggi , se possibile c&#8217;è un&#8217;aria ancora più angosciata nell&#8217;Atene degli oboli di massa: sono arrivate al governo tecnico le condizioni per la concessione di un prestito di 130 miliardi, necessari a pagare le banche. In 12 pagine firmate da Ue, Fmi e Bce non c&#8217;è soltanto il massacro della Grecia, ma quello della democrazia e della stessa esistenza dello Stato che dovrebbe trasformarsi in una sorta di Equitalia della finanza.</p>
<p>Il documento &#8211; e anche l&#8217;Italia ne sa qualcosa di queste missive &#8211; chiede in cambio del prestito:</p>
<ol>
<li>Licenziamenti di qui al 2015 di 150.000 dipendenti statali</li>
<li>Taglio delle pensioni integrative, anche di quelle già contrattate da anni</li>
<li>Taglio dei salari eliminando la tredicesima e la quattordicesima dove esiste</li>
<li>Abolizione del sistema di contrattazione collettiva del lavoro, lasciando solo contratti individuali o al massimo aziendali</li>
<li>Totale flessibilità sul lavoro</li>
<li>Aumento delle tasse sulla proprietà delle case e maggiorazione del 25% dei valori catastali</li>
<li>Diminuzione del 5% dei contributi delle imprese</li>
<li>Liberalizzazione dei trasporti, delle farmacie, dei notai e degli avvocati</li>
<li>Espropriazione di fatto del controllo statale sul fisco con la creazione di una segreteria ad hoc e il cambio dei funzionari ogni due anni.</li>
<li>Privatizzazione delle due più grandi aziende di stato</li>
<li>Erogazione di nuovi fondi alle banche in cambio di azioni privilegiate che non hanno diritto di voto, rendendo così gli istituti bancari totalmente autonomi dallo stato.</li>
</ol>
<p>Come si può notare le ricette sono sempre le stesse, fatta salva la differente gravità della situazione. Misure del genere sono state chieste anche al Portogallo e all&#8217;Irlanda che le hanno applicate senza altro risultato che la recessione. E sappiamo che consigli e suggerimenti simili sono giunti anche da noi. Che poi queste misure vengano attuate per avere un prestito o per evitare di chiedere un prestito, cambia poco: la triste minestra è sempre la stessa. La stessa che l&#8217;Fmi suggerisce da un quindicennio con risultati disastrosi, la stessa che la Bce impone per evitare di trasformarsi in banca di ultima istanza, rimanendo un soggetto di fatto privato, la medesima che la Merkel chiede per evitare di scucire la montagna di soldi che oggi occorrono grazie alla sua dissennata politica di ieri.</p>
<p>Come si può chiaramente vedere privatizzazioni, liberalizzazioni, scasso del sistema contrattuale del lavoro, tutela delle banche sono solo secondariamente misure destinate a un ipotetico risanamento, ma in primo luogo ricette per sterilizzare l&#8217;autonomia dello Stato, metterlo in un angolo e dare pieno riconoscimento al vero potere sostitutivo che è quello della finanza. L&#8217;approvazione da parte del governo tecnico, peraltro formato ad hoc e quello dello stesso Parlamento sono atti puramente formali, necessari a creare l&#8217;apparenza di una continuità legale e legittima del potere, ma nascondono la completa cessione di sovranità. Cosa del resto è stata ben chiara quando Papadopulos ebbe l&#8217;idea del referendum.</p>
<p>Per altri la perdita di sovranità assume aspetti meno ultimativi, viene regolata e misurata, con un&#8217;accurata politica di acquisto dei titoli di stato da parte della Bce e del milieu finanziario, in modo da premiare quando si attuano &#8220;riforme greche&#8221; e da punire quando vi siano esitazioni o timidi risvegli della politica. Dopotutto forse la democrazia non è ancora così debole da consigliare un brusco disvelamento. Meglio far credere che i governatori siano veri governanti: si sa che spesso ci si affeziona alla parvenza di dignità che possono regalare le bugie. Ma i sindaci si preparino a trovare piazze per le patate gratis offerte da una qualche nostra Beozia.</p>
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		<title>Considerazioni di uno sfigato</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 12:42:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/28/considerazioni-di-uno-sfigato/michel-martone_620x410-408x270/" rel="attachment wp-att-12274"><img class="alignleft size-medium wp-image-12274" title="michel-martone_620x410-408x270" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/michel-martone_620x410-408x270.jpg?w=300&#038;h=198" alt="" width="300" height="198" /></a>Del caso Martone ormai sappiamo tutto: il singolare concorso con il quale è diventato prof a Teramo, i contatti del padre con la P3 e dell&#8217;Utri per sistemare il figlio, le pratiche oscene di un&#8217;Italia malata e oligarchica. E conosciamo anche bene l&#8217;arroganza di questo enfant prodige prodotto nel laboratorio della corruttela e dei favori dei vlasti. Sarebbe però un errore consideralo un semplice incidente di percorso, un&#8217;altra mela marcia dentro un cestino dove già ne sono comparse parecchie: certo si potrebbe scherzare su quel nome da coiffeur, su quello sguardo dilatato che trova una qualche esplicazione in alcuni passaggi del suo blog, per non parlare della folgorante banalità che esprime, del passaggio repentino dal berlusconismo di fondo alla critica dei quindici anni passati con il cavaliere: l&#8217;opportunismo è una scienza innata e vale mille concorsi.</p>
<p>Si, la tentazione è forte, ma vale la pena resistere, perché Martone non è affatto un incidente, è invece  il mainstream della classe dirigente italiana tanto che nello stesso esecutivo molti &#8211; fatte le distinzioni di epoca e di posizione &#8211; hanno storie non dissimili: precocissime affiliazioni accademiche, inesplicabili inserimenti in Cda di peso, incarichi ottimamente pagati, assunzioni rapidissime al soglio del potere. Certo Michel mon bel, spicca per la diamantina purezza con cui è figlio di papà, ma questo non offusca la prassi ereditaria  che coinvolge quasi tutti a parte quei pochi che un papà putativo e onorato se lo sono accaparrato.</p>
<p>In questo caso però la gioventù e la limpida arroganza di Martone è un vantaggio perché ci mostra ciò che l&#8217;esperienza e l&#8217;età consiglia ad altri di stemperare e nascondere sotto il tappeto. Basta leggere il suo blog o avere seguito le sue performance televisive, nelle quali è solito presentarsi non sotto le vesti giurista, ma di economista, per capire molte cose: Michel si propone di slegare &#8220;questo paese bloccato&#8221;. Ed è straordinario come proprio l&#8217;esempio vivente del blocco che impedisce il ricambio, che offende la meritocrazia e l&#8217;equità consideri necessario che gli <em>altri </em>rinuncino a tutele e diritti per rendere più dinamico il Paese. E&#8217; il limite psicologico, politico e alla fine anche fattuale dell&#8217;attuale governo: quello di essere un&#8217;espressione di classe che considera tutto sub specie statistica, dall&#8217;alto di un privilegio nel quale il popolo è solo un&#8217;espressione numerica. Che conosce solo le tessiture teoriche, ideologiche, la realtà rarefatta dei piani alti.</p>
<p>Il rischio è quello di non tenere in nessun conto una realtà che non si conosce, situazioni concrete del tutto ignorate, sofferenze sconosciute e così può accadere che persino le buone intenzioni abbiano un risvolto inquietante: come la possibilità di aprire società a costo zero, che va benissimo, ma senza notai e controlli così che la criminalità possa servirsi di picciotti pulitissimi, gli evasori possano dedicarsi alla costruzione di scatole cinesi per i loro scopi e i corsari di un&#8217;economia vuota e senza scrupoli possano meglio sfruttare la precarietà.  Del resto quando nascono le obiezioni, basta prendere un amico della Fullbright che scrive sul Financial Time per farsi avvolgere d&#8217;incenso e tutto torna a posto. Si, Profumo d&#8217;incenso che poi trapassa alla provincia italiana dell&#8217;informazione la quale scopre le mafiette accademiche del giovane Michel, ma sorvola sulla altre.</p>
<p>Così va in questo mondo. E chi non è fa parte è certamente uno sfigato, non si può negare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/governo/'>Governo</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/idiozie/'>Idiozie</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a> Tagged: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/tag/martone/'>Martone</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12268/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12268&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Coi deboli il governo sfodera i Maroni</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 11:28:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anna Lombroso]]></category>
		<category><![CDATA[extracomunitari]]></category>
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		<description><![CDATA[Anna Lombroso per il Simplicissimus Allora è deciso: entrerà in vigore lunedì 30 la tassa da 80 a 200 euro per l&#8217;ottenimento dei permessi di soggiorno, voluta con decreto dagli ex ministri Tremonti e Maroni. Lunedì l&#8217;immigrato che chiederà il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno dovrà versare 80 euro per il documento [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12269&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/28/coi-deboli-il-governo-sfodera-i-maroni/tassa/" rel="attachment wp-att-12270"><img class="alignleft size-full wp-image-12270" title="tassa" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/tassa.jpg?w=490" alt=""   /></a>Anna Lombroso per il Simplicissimus</strong></p>
<p>Allora è deciso: entrerà in vigore lunedì 30 la tassa da 80 a 200 euro per l&#8217;ottenimento dei permessi di soggiorno, voluta con decreto dagli ex ministri Tremonti e Maroni. Lunedì l&#8217;immigrato che chiederà il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno dovrà versare 80 euro per il documento di durata compresa tra tre mesi ed un anno e di 200 euro per quello di soggiornante di lungo periodo. A questa cifra vanno poi aggiunte 27,50 euro per le spese del documento elettronico. A quanto si apprende, in tempi brevi verrà studiato un provvedimento legislativo che riordinerà tutta la materia dei permessi di soggiorno. Se queste sono le premesse, nella continuità, c’è da temere che insieme al balzello razzista si confermino altre infamie ereditate e raccolte. E getta una luce sinistra sul successo della la proposta di introdurre anche nel Paese dello &#8220;ius sanguinis&#8221; il principio dello &#8220;ius soli&#8221;, concedendo la cittadinanza ai bambini che sono nati in Italia da genitori stranieri.</p>
<p>Si parla oggi di un milione di bambini, i figli degli stranieri residenti in Italia. Che pagano le tasse e esercitano i nostri doveri per godere, sembra, solo di una parte dei nostri diritti. E anzi sono chiamati a pagare una tassa aggiuntiva, un balzello discriminatorio e razzista. Un disincentivo alla “regolarità”, che condanna loro a essere diversi, che condanna noi a essere incivili.</p>
<p>D’altra parte pare essere questo il “senso comune”. Ieri sera ho effettuato un viaggio di istruzione nel web. Imbattendomi in commenti terribilmente sensati, orrendamente pragmatici e cinicamente inequivocabili: c’è la crisi, qui li trattiamo bene, è giusto e doveroso che paghino, siamo più poveri anche noi e poi questo avviene dappertutto.<br />
Questo è un paese provinciale si vede, che ha bisogno di modelli importabili, dai paesi ricchi e da quelli che non lo sono: carceri private, salari bassi, liberismo sbrigliato, bavagli alla stampa imposti o anticipati. E diffidente invidioso.<br />
La paura che altre bocche aspirino al pane cui hanno diritto quanto quelle native, suscita una risentita difesa del poco, che in tempi di crisi assume le fattezze del privilegio. Molto e orribile è stato compiuto se circola la convinzione che deve essere tutelata per legge una superiorità magari anche parassitaria, nell’accesso ai bisogni primari, ai servizi sociali, al soddisfacimento delle necessità. Così chi non è italiano deve pagare un turpe sovrapprezzo.<br />
Ricorda bene il Simplicissimus, chi ha accolto senza ribellione le leggi razziali del’38 in difesa della razza, trova legittime e accettabili le moderne misure in difesa della superiorità di chi solo grazie alla lotteria naturale è nato da una parte che fino a ieri sembrava quella giusta.<br />
Eppure.. .</p>
<p>Eppure dovrebbe essere impossibile per italiani di una certa età guardare le molte tristezze degli immigrati che colorano variamente la globalità delle nostre città, con occhi diversi da quelli con cui guardavano i contadini che salivano al Nord, nel promettente triangolo industriale.<br />
Eppure per i giovani gli stranieri dovrebbero far parte del paesaggio quotidiano.<br />
Eppure loro, i giovani, noi tutti sappiamo che sono tornati i tempi amari nei quali siamo noi a diventare forestieri in ogni dove, per cercare lavoro.<br />
Eppure siamo tutti stranieri per gli altri, pur restando attaccati a un’eco di identità, aggrappati a un barlume di memoria comune, ancorati a una sostanza indistinguibile di privilegio o di ciò che prendiamo per tale. Sono pochi quelli autenticamente disponibili e aperti al diverso per istinto o persuasione culturale, quelli sfuggiti a messaggi di difesa, isolamento, a una malintesa salvaguardia di valori e principi.</p>
<p>Perché l’altro è una fatica in più, la pena di mettersi in discussione, l’angustia di caricarsi di nuovi doveri non necessariamente materiali. E richiede una inclinazione alla compassione, al dividere cioè le passioni altrui come fossero nostre, o alla polis: sentimenti appannati in un contesto dove i capisaldi dell’etica collettiva sono eclissati dalla luce abbagliante della crudele competizione, dove l’opacità del futuro ha invaso l’immaginazione, dove poveri sogni is sono ridotti a incubi peraltro sofferti ognuno per sé, dove la fiducia in qualcuno che ci rappresenti è crollata o si è abbandonata alla guida del più, il più ricco cioè o chi è al suo servizio.<br />
Eppure…<br />
Eppure non è più tempo di supino conformismo, di rinuncia a capire cosicché il non vedere ci protegga in una bolla di indifferenza, perché l’accondiscendenza all’iniquità e all’isolamento non induce tranquillità anzi è ragione e motivo di inquietudine.</p>
<p>Eppure non se ne può fare a meno, siamo per fortuna costretti a uscire dall’inclusione e dalla separatezza, da questo rifugio che minaccia di diventare una reclusione che ci esclude dal mondo, difficile, complesso, ma vivo e incandescente e ribollente di umori, prodigi, bellezza. Senza le doti della curiosità, senza aspirare a soddisfare una nuova esigente morale più aperta e comprensiva tutto il resto, tutti gli altri diventeranno sempre più nemici: homo homini lupus.<br />
Ci è data un’occasione di amicizia che non si ripeterà: scoprire l’altro, capire cosa ce lo rende comune senza aver paura e odiare quello che ce lo rende diverso. E’ anche questo il pacifismo, deporre le armi con chi è orfano di una casa, noi che non abbiamo più certezze e dobbiamo accettare di essere stranieri tra stranieri, cioè umani tra umani, in questa aiuola che ci fa tanto feroci e che può essere coltivata e gentile. Se lo vogliamo.</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/anna-lombroso/'>Anna Lombroso</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/extracomunitari/'>extracomunitari</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/immigrazione/'>Immigrazione</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/lega/'>Lega</a> Tagged: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/tag/tassa-permessi-di-soggiorno/'>tassa permessi di soggiorno</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12269/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12269&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Macchine avanti fuffa</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 08:48:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Licia Satirico]]></category>

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		<description><![CDATA[Licia Satirico per il Simplicissimus Il linguaggio tecnico del governo Monti, ulteriormente liofilizzato dai media, ricorda sempre di più la neolingua orwelliana: dopo il decreto salva-Italia e quello cresci-Italia, arriva ora il semplifica-Italia. Ai destinatari del messaggio, presumibilmente intontiti dal ventennio Raiset, viene fornito un mistificante segnale di chiarezza e agilità, accompagnato dal monito della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12264&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/28/macchine-avanti-fuffa/confusione/" rel="attachment wp-att-12265"><img class="alignleft size-medium wp-image-12265" title="confusione" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/confusione.jpg?w=209&#038;h=300" alt="" width="209" height="300" /></a>Licia Satirico per il Simplicissimus</strong></p>
<p>Il linguaggio tecnico del governo Monti, ulteriormente liofilizzato dai media, ricorda sempre di più la neolingua orwelliana: dopo il decreto salva-Italia e quello cresci-Italia, arriva ora il semplifica-Italia. Ai destinatari del messaggio, presumibilmente intontiti dal ventennio Raiset, viene fornito un mistificante segnale di chiarezza e agilità, accompagnato dal monito della cura necessaria. Il premier ha prospettato l’esigenza di uno “sforzo di modernità” per renderci competitivi, annunciando che questa volta il decreto riscuoterà un plauso generalizzato. Occorre rimuovere “una pubblica amministrazione farraginosa e che non serve in modo sufficiente il mondo delle imprese”: in questa luce dobbiamo sforzarci di leggere l’apertura domenicale dei fornai, le nuove procedure di vendita di alimenti e bevande in occasione di sagre, fiere e manifestazioni religiose o culturali, il rinnovo della patente a guidatori ultraottantenni e la digitalizzazione dei versamenti all’Inps.</p>
<p>La rivoluzione copernicana della rapidità passa attraverso internet: più connessioni a banda larga, pagamenti online, iscrizione solo telematica alle università, verbalizzazione in tempo reale di esami di laurea e di profitto, cabine di regia nelle agende digitali, condivisione di dati e documenti delle pubbliche amministrazioni. Sembra proprio che la magnificenza del mondo montiano tenti di manifestarsi con la velocità, più bella – secondo i futuristi &#8211; della Vittoria di Samotracia. La modernità terapeutica, però, si rivela a un esame più attento solo un nano da giardino, che cela disposizioni ispirate a ben altra logica.</p>
<p>Colpisce il ritorno “sperimentale”, solo nei Comuni con più di 250.000 abitanti, di un istituto fallimentare come la social card: nel 2009, a dodici mesi dal suo lancio, i beneficiari di questo strumento erano appena 450.000 contro il milione e trecentomila inizialmente previsto. Il bancomat sociale aveva un budget mensile di appena 40 euro, con altissimi costi di gestione e draconiani requisiti di accesso. La banale alternativa, cioè mettere i soldi direttamente in pensioni e sussidi, rischia forse di compromettere il sacrificale sistema contributivo ideato dalla Fornero. Gli anziani, insieme ai giovani e ai disabili, potranno in compenso usufruire di forme di turismo accessibile mediante pacchetti agevolati: vecchietti tribolati da pensioni diafane, giovani disoccupati e invalidi non possono aspirare alla serenità del presente o a un futuro meno incerto, ma d’ora in poi avranno facilitazioni per portare la loro disperazione in giro per il mondo a prezzi imbattibili.</p>
<p>Le riserve verso il decreto pot-pourri crescono su due questioni del tutto diverse tra loro, legate unicamente dalla sensazione di impostura che le accompagna. La prima riguarda la perdita di significato del voto di laurea nell’accesso a determinati concorsi. Sebbene sia stata smentita una correlazione espressa con l’abolizione di quello che il presidente del consiglio definisce “il simbolismo” del valore legale dei titoli di studio, il passo prelude naturalmente all’apartheid tra atenei di serie A e di serie B. Il laureato alla Bocconi col minimo dei voti potrà così scalzare il laureato con lode di ateneo minore senza che la commissione sia tenuta a dare spiegazioni: la portata semplificativa della norma è nelle cose.</p>
<p>In tema di immigrazione il semplifica-Italia si concreta in un’omissione pesantissima. L’articolo 17 del decreto prevede sì, a date condizioni, il rinnovo con silenzio-assenso del contratto di lavoro degli immigrati, ma non è accompagnato dall’annunciata sospensione della stangata da 80 a 200 euro introdotta il 6 ottobre scorso dal precedente governo per ogni rinnovo del permesso di soggiorno: un balzello-contrappasso pagato dai regolari per finanziare il rimpatrio dei clandestini. La tassa sarà oggetto, a quanto si dice, di una revisione legislativa che toccherà l’intera materia dei permessi. Nel frattempo, da lunedì 30 gennaio il decreto Tremonti-Maroni entrerà impunemente in vigore: una scelta scellerata consumata nel territorio delle leggi razziali del terzo millennio e finanche nel giorno della Memoria (a breve termine).<br />
Calvino scriveva che la rapidità non è un valore in sé: il tempo narrativo può essere anche ritardante, o ciclico, o immobile. La semplificazione scattante della modernità non basta a salvare un paese invecchiato e stanco, che ha perso i valori dell’equità e della solidarietà sociale.<br />
Il tempo narrativo del nostro Paese, declassato eppure classista, è immobile.</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/crisi-economica/'>Crisi economica</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/governo/'>Governo</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/licia-satirico/'>Licia Satirico</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12264/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12264&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Memorandum per la memoria</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 17:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giorno della Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[manifesto per la razza]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/27/memorandum-per-la-memoria/la-difesa-della-razza/" rel="attachment wp-att-12257"><img class="alignleft size-medium wp-image-12257" title="la-difesa-della-razza" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/la-difesa-della-razza.jpg?w=211&#038;h=300" alt="" width="211" height="300" /></a>Nel giorno della memoria vale la pena ricordare nei dettagli l&#8217;avvilente accodamento del fascismo alle tesi propugnate dal nazismo. Ecco il testo integrale del &#8220;Manifesto della Razza&#8221; approvato il 26 luglio del 1938. Si tratta di un documento allucinante, non solo per lo spirito gretto e servile nei confronti della Germania, ma per la massa di clamorose menzogne storiche che vi vengono propugnate nel patetico tentativo di trovare una sorta di &#8220;razza italiana&#8221;. Oggi la scienza sperimentale ci dice che la differenza genetica tra i vari gruppi umani è del 6%, riferita ovviamente ai tratti del Dna esclusivi dell&#8217;Homo Sapiens,( sapiens ma solo a tratti),  mentre quella tra i vari individui arriva al 12% e quindi il razzismo è proprio un vecchio arnese, un refugium peccatorum di chi sente un disperato bisogno di appartenenza, non avendo altra consistenza fuori dal gruppo.</p>
<p>Allora queste cose non erano note, ma altre invece erano notissime: il fatto per esempio che dagli imperatori Flavi in poi, un terzo della popolazione era formata da liberti, quasi tutti di origine greca, anatolica e mediorientale, mentre al contrario le legioni erano quasi tutte formate dai germani di confine (cfr Tacito, De Origine et situ Germanorum).   Che l&#8217;invasione longobarda, sebbene importante dal punto di vista degli equilibri di potere, fosse assai scarsa dal punto di vista numerico e comunque molto  inferiore agli apporti posteriori compresa la dominazione francese e spagnola. Per non parlare della permanenza del substrato mediterraneo in Sardegna e di quello cartaginese, dunque semitico, in Sicilia (Arabi a parte, ovviamente) o quello celtico nel nord Italia e lungo la costa adriatica. Per non parlare dei Veneti, popolazione separata sia dai Germani che dai Celti, per non dire dai numerosissimi apporti di popolazioni mediterranee e balcaniche verificatisi nei secoli dell&#8217;avanzata turca in Europa. E se proprio vogliamo terminare con una curiosità, l&#8217;afflusso di migliaia di ungheresi e slovacchi sull&#8217;appennino tosco emiliano, tutti uomini dei reggimenti austroungarici che presidiavano il territorio della Chiesa.</p>
<p>Insomma l&#8217;Italia è sempre stata un territorio di mescolanze le più diverse:  il suo modo di essere, è proprio frutto di questo continuo formarsi e riformarsi di melting pot differenti. Presentare la sua popolazione come razza è un tentativo delirante e si vede come il lineolum che imita il parquet. Cionostante il documento  è stato elaborato, scritto e accettato dalla maggior parte degli ambienti intellettuali, ansiosi di compiacere il regime e di conservare le proprie prebende. I dieci che lo hanno firmato, sono oggi  tutti degli illustri sconosciuti, salvo forse Nicola Pende, mentre chi ne fu vittima ha nomi un po&#8217; più noti come quelli di Fermi, Segré, Pontecorvo, Momigliano, Modigliani, Enriquez, Levi Civita , per citarne solo alcuni.</p>
<p>D&#8217;altronde il consenso formale o il silenzio ipocrita su un documento di tale assurdità è uno dei pochi tratti che davvero potrebbe essere visto come una particolarità tutta italiana, un atteggiamento pubblicamente cortigiano con il potere e solo privatamente ostile o indifferente o critico, mai davvero partecipato: un portato della storia che adesso sarebbe troppo lungo analizzare e che pare una definizione vivente del conformismo e di certo un ostacolo alla comprensione della democrazia. Sta di fatto però che le discussioni che oggi si accendono sulla concessione della cittadinanza a chi è nato in Italia da genitori stranieri, assume forme che ricordano questa lontana vergogna. Se non si accetta lo ius soli, dobbiamo ricorrere a un ius sanguinis che in Italia non ha significato ora come settant&#8217;anni fa. O meglio, solo un significato emotivo, di rifugio e rifiuto dentro questo assedio della paura.</p>
<p><strong>«</strong> Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l&#8217;egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.</p>
<ol>
<li><strong>LE RAZZE UMANE ESISTONO</strong>. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.</li>
<li><strong>ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE</strong>. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.</li>
<li><strong>IL CONCETTO DI RAZZA È CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO</strong>. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.</li>
<li><strong>LA POPOLAZIONE DELL&#8217;ITALIA ATTUALE È NELLA MAGGIORANZA DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTÀ ARIANA</strong>. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L&#8217;origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell&#8217;Europa.</li>
<li><strong>È UNA LEGGENDA L&#8217;APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI</strong>. Dopo l&#8217;invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l&#8217;Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d&#8217;Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l&#8217;Italia da almeno un millennio.</li>
<li><strong>ESISTE ORMAI UNA PURA &#8220;RAZZA ITALIANA&#8221;</strong>. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico–linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l&#8217;Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.</li>
<li><strong>È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI</strong>. Tutta l&#8217;opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l&#8217;indirizzo ariano–nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra–europee, questo vuol dire elevare l&#8217;italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.</li>
<li><strong>È NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE FRA I MEDITERRANEI D&#8217;EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE E GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL&#8217;ALTRA</strong>. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l&#8217;origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune <a title="Razza mediterranea" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Razza_mediterranea">razza mediterranea</a> anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.</li>
<li><strong>GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA</strong>. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l&#8217;occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all&#8217;infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l&#8217;unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.</li>
<li><strong>I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO</strong>. L&#8217;unione è ammissibile solo nell&#8217;ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall&#8217;incrocio con qualsiasi razza extra–europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani. <strong>»</strong></li>
</ol>
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		<title>Il governo in chat</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 15:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anna Lombroso per il Simplicissimus Il ministro Fornero vorrebbe tavoli telematico-informatici per la discussione con le parti sociali, in attesa, forse, di piegarli alla chat. Il ministro Severino all’inaugurazione dell’anno giudiziario fa sapere a noi increduli e immagino anche a quegli ingrati dei detenuti oltre che alle migliaia di cittadini in attesa di giudizio o [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12252&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/27/il-governo-in-chat/untitled/" rel="attachment wp-att-12253"><img class="alignleft size-medium wp-image-12253" title="untitled" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/untitled.png?w=300&#038;h=197" alt="" width="300" height="197" /></a>Anna Lombroso per il Simplicissimus</strong></p>
<p>Il ministro Fornero vorrebbe tavoli telematico-informatici per la discussione con le parti sociali, in attesa, forse, di piegarli alla chat. Il ministro Severino all’inaugurazione dell’anno giudiziario fa sapere a noi increduli e immagino anche a quegli ingrati dei detenuti oltre che alle migliaia di cittadini in attesa di giudizio o addirittura di giustizia, che le misure di informatizzazione lungi dall’essere semplicemente interventi strumentali di razionalizzazione, rappresentano i capisaldi della strategia della crescita, quell’edificio di azioni per lo sviluppo che magicamente trasformeranno i sacrifici in aspirazioni e l’austerità in benessere, per non dire felicità.<br />
Uno dei passaggi del discorso del Presidente del Consiglio al Senato sembrava un corso per piazzisti della Fideuram, nel più esemplare gergo delle convention o delle vendite piramidali, quello fatto per umiliare gli italiani più della poltrona di fantozzi.</p>
<p>Se non fossimo così esasperati, forse guarderemmo con una certa indulgenza all’innocente pretesa dei nostri locali profeti del liberismo di convincerci che la globalizzazione si governi con la padronanza dell’inglese finanziario, che i contenziosi sindacali di risolvano con l’informatica, ma senza garantire la banda larga, e che al posto dei diritti basti l’innovazione, che la semplificazione delle regole avviata clamorosamente oggi, persuada al loro rispetto.<br />
In giro per il mondo ci si interroga se quella che viviamo è una crisi &#8220;terminale&#8221; del sistema, se la severità repressiva in nome della necessità valga la fine della socialità, l’eclissi dell’equità e le tenebre sulla solidarietà. Qui invece si sparge un po’ della cipria della privatizzazione sulle rughe di un paese invecchiato e che non cresce da quando era bambino e coraggioso, e ci si illude che tutto il male sia ancora curabile all´interno delle regole di un´economia di mercato e di un regime del profitto. E la ricetta consisterebbe nella modernità. Eh si, bisogna stare al passo anche nella catastrofe, anche nell’immoralità delle disuguaglianze sempre più profonde. Naturalmente al passo dei potenti che lascia indietro i deboli, illusi di parlare la stessa lingua quella dell’Occidente, non quella dei Bric, convinti che sia quella del futuro e non quella della crisi, che così da “ammessi” alla tavola del capitalismo finanziario, si possano avere almeno delle briciole di quel progresso, di quella abbondanza alla quale sembra non si possa rinunciare.</p>
<p>In barba all’innovazione, al progresso, alla modernità, questa renitenza a vedere cosa ci succede intorno è vecchia senza essere antica, come succede quando si è talmente persa la memoria da compromettere anche la vista: l’ideologia di mercato su cui si è collocato il capitalismo finanziario è accecata dall’avidità, dall’aspirazione all’accumulazione, ha generato società sempre più ineguali, la indebolito lavoro e coesione sociale dando forma a sistemi politici dove le oligarchie esercitano un´influenza spropositata.<br />
La tecnologia e l’informazione sono strumenti: da un lato fanno circolare conoscenza e moltiplicano partecipazione. Dall’altro sono al servizio del gioco d’azzardo della “moneta” immateriale, con le sue promesse e le sue illusioni.<br />
L’avidità è una pulsione incontrollabile e smaschera l’equivoco caro agli economisti di una volta: così l’istanza dell´arricchimento investito nella produzione non si tradurrà in ricchezza per tutti, anche se in misura differente per ciascuno. Dall´avidità non nasce la prosperità, così come dal vizio non può scaturire magicamente la virtù. Sempre di più il mercato si rivela un meccanismo inadeguato a gestire beni universali ma scarsi come l´acqua, l´aria, le risorse naturali. E ora anche la sicurezza sociale, l’istruzione, l’assistenza, la salute, ostaggi delle regole della concorrenza più spietata tra poteri privati, rendite invincibili, ceti inamovibili, che rendono la prosperità di pochi un circolo chiuso sul quale si avvita un arricchimento “celibe” e esclusivo.</p>
<p>Se il progresso, la modernità dovrebbero servire per costruire una società più stabile e duratura, con minori differenze e più comprensione degli altri mondi da noi, allora sono evaporati dalla nostra contemporaneità, sono diventati inafferrabili nella nostra vita sociale e con essi il valore e la dignità del lavoro, la forza buona della comunità, il rapporto tra lo spazio ed il tempo, e forse l’idea di libertà e quella, ad essa legata strettamente, di emancipazione dell’individuo da tutte le servitù.</p>
<p>Il secolo breve è sfociato velocemente nell’età dell’incertezza. E chi sperava che il progresso tecnologico, il superamento della fatica e della catena di montaggio, la scienza con la scomparsa di malattie, avrebbero riscritto il contratto sociale ha scoperto che il passaggio dalla vecchia alla nuova modernità significa sfrenata deregolamentazione e flessibilizzazione dei rapporti sociali, insicurezza, diffidenza, competizione e conflittualità violenta, invidia. E isolamento: siamo abituati a pensare che affermazione, successo, o giù giù garanzie, o ancora più giù sopravvivenza, dipendano dall’azzardo, dalle protezioni, da processi estranei alle capacità e ai talenti, condizionati dalla possibilità o meno di consumare e acquistare perfino il lavoro diventato una merce, come dalla benevolenza di entità superiori. Così nel tramonto delle capacità e delle competenze, come di una autorità centrale, siamo terribilmente soli, senza sogni e senza utopie, nemmeno quelle del progresso che ci affranca, nemmeno quelle dell’evoluzione che ci salva, nemmeno quelle della solidarietà che ci sostiene. Dobbiamo ricominciare a guardare dentro e fuori di noi a quelle radiose visioni, altrimenti il tempo nuovo segnerà la rinuncia alla felicità.</p>
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		<title>Gli Schettini di redazione</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Non bisogna certo vergognarsi di essere italiani. Ciò di cui invece occorre vergognarsi è la tragicomica situazione dei media italiani, che quando non sono impegnati a difendere gli interessi dei potentati economici e/o politici a cui fanno riferimento, dimostrano tutto il loro dilettantismo prendendo storte colossali oppure &#8211; visto che al peggio non c&#8217;è fine [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12245&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/27/gli-schettini-di-redazione/giornale/" rel="attachment wp-att-12247"><img class="alignleft size-medium wp-image-12247" title="Giornale" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/giornale.png?w=300&#038;h=140" alt="" width="300" height="140" /></a>Non bisogna certo vergognarsi di essere italiani. Ciò di cui invece occorre vergognarsi è la tragicomica situazione dei media italiani, che quando non sono impegnati a difendere gli interessi dei potentati economici e/o politici a cui fanno riferimento, dimostrano tutto il loro dilettantismo prendendo storte colossali oppure &#8211; visto che al peggio non c&#8217;è fine &#8211; si dedicano a fare distrazione di massa, demagogia nazional popolare utilizzando gli stessi argomenti che combattono.</p>
<p><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/27/gli-schettini-di-redazione/der-schwarze-kanal/" rel="attachment wp-att-12246"><img class="alignleft size-medium wp-image-12246" title="Der Schwarze Kanal" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/der-schwarze-kanal.png?w=300&#038;h=234" alt="" width="300" height="234" /></a>Così il fiero Giornale, quotidiano personale  dell&#8217;uomo che ci ha sputtanati in tutto il mondo riuscendo persino a farsi intitolare un bordello in Argentina, titola a tutta pagina &#8221; A noi Schettino, a voi Auschwitz&#8221;. Tutto nasce da un incidente in cui è incorsa Repubblica che ha male interpretato un pezzo di appoggio alle notizie sul naufragio del Giglio presente su Spiegel online: un commentatore della rivista, tale Jan Fleischhauer, ha scritto un articolo provocatorio cominciando col dire che il comportamento di Schettino era quello che ci si poteva aspettare da un italiano. Per poi mostrare come la persistenza in Europa di questi pregiudizi- di cui riporta alcuni esempi riferiti a inglesi, francesi e tedeschi &#8211; è uno degli ostacoli all&#8217;unificazione. Ma soprattutto è espressione di culture ed economie diverse per le quali l&#8217;euro è stata una camicia di forza. Lo stesso articolista dice esplicitamente che le parole su Schettino sono una provocazione, per introdurre l&#8217;argomento che dopo tutto è di carattere nazional economico.</p>
<p>Naturalmente in tempi molto precari in cui forse fa gioco un po&#8217; a tutti spostare l&#8217;attenzione dai problemi veri e sventolare il tricolore come nelle pubblicità Unicredit e Fiat, l&#8217;occasione di equivocare era ghiotta. Così un giornalista di Repubblica non si accorge di ciò che era effettivamente scritto e si lancia in una serie di considerazioni sul razzismo che forse meriterebbero bersagli migliori, dimostrando esattamente ciò che voleva dire Fleischhauer sui pregiudizi culturali. E dietro Repubblica si sono accodati l&#8217;ambasciatore italiano a cuoi forse si richiederebbe di tutelare interessi reali, l&#8217;immancabile Libero e infine il Giornale che in qualche modo deve fare fronte ai guai di Berlusconi.</p>
<p>Fin qui tutto regolare: una nutrita serie di personaggi si è data da fare per confermare le parole dell&#8217;articolista di Spiegel, schettinando tra superficialità, voluti equivoci, strumentalizzazione. Infatti il razzismo e il ribaltamento di accuse è stato fatto con lo sconosciuto Fleischmann, colpevole di essere tedesco, ma non con David Lettermann che ne ha detto di ben peggio.  Oddio non è che le tesi di Fleischhauer siano condivisibili, perché fa di veri o presunti caratteri nazionali un elemento che si sostituisce completamente alla politica che semmai è la vera responsabile della grande diversità tra i sistemi economici europei. Ma questo non è sorprendente: l&#8217;articolista ha una posizione personale molto più conservatrice rispetto al giornale, fa parte di quell&#8217;area grigia a destra della Cdu che sfocia nel reazionarismo. Una storia comunque esemplare sia per la Germania, ma anche per altri Paesi europei dopo la caduta del muro: prima una militanza di sinistra, poi il bagno nel liberismo come corrispondente di fatti economici da Wall Street e infine l&#8217;affiorare della prepotente anima conservatrice. Capita, anche nelle migliori famiglie che uno faccia la scuola di partito a Mosca e si ritrovi gentiluomo del Papa. Del resto non ci vuole molto a comprendere le posizioni di Fleischhauer, la sua rubrica si intitola: Der  Schwarze Kanal, il canale nero.</p>
<p>La cosa stravagante è però l&#8217;attacco del Giornale che milita più o meno nella stessa area di pensiero. Stravagante perché mille volte abbiamo sentito dire da Berlusconi e dai suoi che l&#8217;euro è una moneta particolare, che non ha convinto nessuno e via dicendo, tutte  affermazioni con un retroterra che alludeva alle particolarità dell&#8217;Italia. Quelle stesse che vengono ribadite in continuazione dal suo milieu, ma anche da un ambiente culturale di destra molto attaccato alle culture nazionali e anche al blut und boden, come si vede benissimo in questi giorni di discussione sullo ius soli. Ma è stravagante anche il riferimento ad Auschwitz, dimenticando le leggi razziali italiane di quel fascismo che in ogni occasione possibile viene riabilitato dal foglio berlusconiano. E anche perché sotto il pezzo di Spiegel sul naufragio con annessi articoli di blogger, tra cui  Fleischhauer, ce n&#8217;è proprio uno sulla commemorazione al Bundestag delle stragi naziste.</p>
<p>Che dire, gli Schettini non fanno solo i comandanti sulle navi da crociera. Ce n&#8217;è a bizzeffe anche nelle redazioni.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>La memoria rende liberi</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:03:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Anna Lombroso]]></category>

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		<description><![CDATA[Anna Lombroso per il Simplicissimus A Natale sbadiglio, a San Silvestro mi rattristo, il Primo Maggio mi arrabbio e il 25 aprile invece me lo tengo ben stretto, perché continuano a volercelo togliere dal cuore e dalla testa. C’è qualcosa di disumano e incivile nella conversione meccanica dei diritti in doveri, quando reclamare giustizia, dignità, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12241&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>A Natale sbadiglio, a San Silvestro mi rattristo, il Primo Maggio mi arrabbio e il 25 aprile invece me lo tengo ben stretto, perché continuano a volercelo togliere dal cuore e dalla testa.</p>
<p>C’è qualcosa di disumano e incivile nella conversione meccanica dei diritti in doveri, quando reclamare giustizia, dignità, uguaglianza, ricordo, riconoscimento diventano un obbligo da imporre agli altri e a  noi stessi, per non avere indulgenza per la complicità, per non avere comprensione per l’accidia, per non avere benevolenza per l’indifferenza dentro e fuori di noi.</p>
<p>Che sia stato necessario rendere istituzionale la memoria denuncia che se ne era fatto volontariamente un impiego limitato e riottoso: la storia e nemmeno l’esempio insegnano. Negazionismo, rimozione e pregiudizi vecchi e nuovi sono consoni ad esistenze dove il tempo è un concetto convenzionale e elastico come lo spazio. e come la morale. E dove la tolleranza diventa alibi e la parità un disinvolto espediente formale  per giustificare anche se stessi tra altri che commettono piccole e grandi infamità, meschini o potenti soprusi, che tanto siamo tutti uguali.</p>
<p>Ce ne sono anche di conio recente, di pregiudizi. Che un paese abbia un obbligo gerarchico di superiore umanità per via del torto subito, sublime forma di razzismo all’incontrario. Che la salvezza dei valori del vecchio e opulento occidente giustifichi la sommersione di popoli e territori che non appartengono alla sua geografia. Che la difesa dei nostri miserabili privilegi autorizzi  il rifiuto di chi ne avrebbe altrettanto legittimo diritto.</p>
<p>C’è anche un razzismo di nuovo conio, quello che impiega la politica come “amministrazione” adibita all’esclusione: controllo oculato dei flussi, barriere alle frontiere per disperati e non per evasori o criminali che fanno bene all’economia, permessi arbitrari, autorizzazioni indebite, segregazioni difensive e offensive. E c’è anche una integrazione “moderna” quanto di più sobriamente e accettabilmente xenofobo si possa immaginare. Quella di chi crede di appartenere di diritto alla storia, col monopolio dell’identità, gli acculturati, i civilizzati, gli autoreferenziali salvifici con chi sta anche per nostra colpa nel cono d’ombra della cronaca, a volte la cronaca nera. Da redimere con regole, tasse e doveri condivisi, con l’ossessione di farli diventare come noi. Perché noi non siamo razzisti.. i nostri migliori amici sono ebrei, gay, però, gli zingari…</p>
<p>Non mi stancherò di ripetere che Berlusconi non è l’aberrazione o la malattia. È il volto prestato a una certa Italia. E la Lega non è un incidente nell’autobiografia del Paese, ma la forza in parlamento che ha nutrito ed estratto  istinti bestiali, che ha dato dignità all’oscurantismo e alla sopraffazione, che ha dato asilo all’infamia e alla diffidenza.</p>
<p>Si, quando i diritti diventano doveri, è inevitabile ricorrere al calendario. È obbligatorio commemorare. Ma ancora più necessario festeggiare quel poco che resta in noi di umano insieme agli altri, ospiti e passanti fuggevoli di questo mondo, amici e sconosciuti, uguali.</p>
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<br />Filed under: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/anna-lombroso/'>Anna Lombroso</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12241/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12241&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Martone, ve lo raccomando</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 17:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Licia Satirico]]></category>
		<category><![CDATA[Martone]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/26/martone-ve-lo-raccomando/michael-martone/" rel="attachment wp-att-12231"><img class="alignleft size-medium wp-image-12231" title="Michael-Martone" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/michael-martone.jpg?w=300&#038;h=234" alt="" width="300" height="234" /></a>Licia Satirico per il Simplicissimus</strong></p>
<p>Non c’è pace per Michel Martone: non pago delle infelici dichiarazioni sui laureati ventottenni sfigati, il viceministro del Lavoro preferisce al silenzio una precisazione sul suo blog, eterogeneo contenitore di articoli seri, passioni, hobby, discussioni e consigli di tutti i tipi, “perché anche i giuristi hanno un’anima”. Il simbolo di questa pagina è un cervello con la spina staccata: una velata autocritica?<br />
Il sottosegretario ha spiegato di non essersi riferito “a tutti quei ragazzi che per necessità, per problemi di famiglia o di salute o perché devono lavorare per pagarsi gli studi, sono costretti a laurearsi fuori corso”. La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni: la precisazione ha generato in poche ore centinaia di commenti, per lo più indignati e a volte esilaranti. Molte le testimonianze di studenti o ex studenti universitari afflitti da anni di disoccupazione pre- e post-laurea, inumati in un precariato perenne per la mancanza sistemica di quelle stesse opportunità di cui invece la carriera di Martone è stata assai ricca.</p>
<p>Martone jr., che vanta una prestigiosa affiliazione alla LUISS ma è ordinario a Teramo, è diventato professore di prima fascia nel 2003 con un concorso i cui atti sono ancora visibili in rete. I giudizi su di lui erano anche allora controversi, dando l’impressione – frequente in ambiente accademico – di una promozione ineluttabile. Alcuni commissari sono stati in verità riluttanti verso l’ineluttabile, segnato anche dall’assenza di altri candidati. La professoressa Sciarra ha scritto che i passaggi argomentativi del giovane Michel, comunque ritenuto idoneo, non sono del tutto esaustivi: secondo la docente, è opportuno che il candidato affini ulteriormente il ricorso al metodo storico e interdisciplinare e consolidi la propria maturità scientifica in una produzione più diversificata (Martone presentava solo due monografie, di cui una in edizione provvisoria).</p>
<p>Il giudizio del professor Pedrazzoli, altro componente della commissione, è semanticamente intrigante: i lavori del futuro viceministro presentano “elementi di discutibilità”, da ascrivere alla sua “giovinezza scientifica”. Le qualità di Martone avranno però certamente modo di manifestarsi appena trascorso il tempo utile alla loro “sedimentazione”. Pedrazzoli confida nella sicura riuscita di tale auspicio, formulando un “positivo giudizio anche prognostico”. Non ci consta che molti giovani di sicuro talento abbiano goduto dell’inedito istituto dell’ordinariato prognostico, ibrido tra la lettura dei titoli e quella della mano.<br />
Noi stiamo ancora attendendo che il giovane Martone, in barba al curriculum familiare e accademico, dia buona prova delle sue postergate capacità di sedimentazione, e che abbia superato da politico quella “giovinezza scientifica” che assomiglia moltissimo a un riconoscimento patente di immaturità. Il viceministro deve ora cimentarsi con ideologie socio-economiche da cui può dipendere la stabilità del Paese, specie alla vigilia delle minacciate modifiche all’art. 18.</p>
<p>Proprio dell’art. 18, peraltro, Martone parla in un articolo reperibile sul suo blog, intitolato “Articolo 18- un approccio bipartisan all’ultimo tabù”. Uno dei passaggi più interessanti suona profetico e particolarmente amaro: “nonostante le proposte, i proclami e i manifesti, il clima politico non è sicuramente propizio per grandi progetti di riforma che si prefiggano obiettivi difficili, come quello della redistribuzione delle tutele tra insiders e outsiders, uomini e donne, padri e figli, meritevoli e fannulloni”. Martone jr. incarna appunto &#8211; a sua insaputa? &#8211; quella sperequazione di tutele tra insiders e outsiders, tra padri e figli, tra meritevoli e fannulloni (il pensiero corre alle consulenze dorate elargitegli da Renato Brunetta) che affligge l’Italia da troppo tempo: il viceministro non è, sotto questo aspetto, né giovane né nuovo.</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/licia-satirico/'>Licia Satirico</a> Tagged: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/tag/martone/'>Martone</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12230/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12230&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sobriamente radioattivi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 16:55:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/26/sobriamente-radioattivi/cartello-centrale-nucleare-garigliano-400x267/" rel="attachment wp-att-12227"><img class="alignleft size-medium wp-image-12227" title="cartello-centrale-nucleare-garigliano-400x267" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/cartello-centrale-nucleare-garigliano-400x267.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>E&#8217; un&#8217; Italia minata. Gli artificieri del liberismo nostrano e internazionale ogni tanto mettono un qualche ordigno da decreto pronto ad esplodere. E se l&#8217;acqua pubblica per ora l&#8217;ha scampata grazie al riarmo dell&#8217;opinione pubblica indifesa del referendum, adesso tocca al nucleare. Non si comincia dalle centrali, ma dalle scorie, come cavallo di troia: l&#8217;articolo 24 del decreto Cresci Italia sotto l&#8217;accattivante titolo “Accelerazione delle attività di disattivazione e smantellamento dei siti nucleari”, nasconde la possibilità che l&#8217;autorizzazione per nuovi depositi di scorie nucleari avvenga in deroga e senza le autorizzazioni ambientali e di sicurezza che invece i nuovi impianti richiederebbero.</p>
<p>In pratica la Sogin, ovvero la Società di gestione degli impianti nucleari potrebbe fare il bello e il cattivo tempo senza bisogno di alcun controllo e diventando qualcosa di simile alla protezione civile di Bertolaso, l&#8217;uomo che voleva mettere il bavaglio persino ai terremoti. Infatti il decreto prevede che  una volta ottenuto il benestare del ministero dello Sviluppo economico, la Sogin può operare senza ulteriori “ostacoli” burocratici. L’autorizzazione diventerebbe, infatti, variante, e sostituirebbe ogni provvedimento amministrativo. I comuni e le popolazioni sarebbero così estromesse da qualsiasi decisione.</p>
<p>Di questa mina vagante si è accorto Gian Piero Godio di Legambiente, ma la cosa curiosa e per certi versi grottesca, immagine inquieta e inquietante dei tempi della necessità, è che se sono accorti anche due parlamentari del Pd, Luigi Bobba e Roberto Della Seta, che prima  hanno votato il decreto senza se e senza ma e ora chiedono modifiche sostanziali:  “Se passasse così com’è, Saluggia diventerebbe la discarica delle scorie nucleari italiane, senza bisogno di ottenere le autorizzazioni ambientali, urbanistiche e di sicurezza previste dalla legge per tutte le nuove infrastrutture. Per questo, proporremo al Senato e alla Camera modifiche radicali all’articolo e ci auguriamo che il governo non insista su una via totalmente inaccettabile”.</p>
<p>Che non si tratti di una svista del Governo, ma di una intenzione ben precisa è dimostrato dal fatto che l&#8217;articolo era presente anche  nel decreto Salva Italia dal quale era scomparso e che ora a sorpresa è stato riproposto,facendo della Sogin il despota delle scorie radioattive, come lo fu d&#8217;altra parte sotto Berlusconi, quando appunto in deroga a qualsiasi regolamentazione, venne costruito il deposito di Saluggia. Secondo Gordio il pericolo è che la società, con le mani ormai libere, riempia il Paese di piccoli depositi poco sicuri, magari in luoghi inadatti, che insomma crei una ragnatela di scorie, la cui gestione sarebbe insieme pericolosa e onerosa. Naturalmente per i cittadini, per la società sarebbe tutto grasso che cola come si dice. E del resto non è un mistero che la Sogin abbia già presentato richieste per la costruzione di depositi in moltissimi siti, così come non è un caso che il giorno successivo all&#8217;approvazione del decreto la Sogin abbia aperto un canale you tube per far vedere  con quanta cura e sicurezza può depositare le scorie sotto casa vostra.</p>
<p>Quale sarebbe lo scopo finale di tutto questo e quale parte potrebbe avere nella crescita del Paese e non solo in quello degli amici della Sogin, è davvero misterioso, ma non ci vuole molto per capire che anche attraverso le scorie si può tenere aperto il discorso nucleare, sondare le resistenze, forse indebolirle tenendole sempre sul chi vive e alla fine proporre: avete già le scorie perché non una centrale? Del resto proprio dal testo del decreto si evince che esiste ancora, anzi vive e costa  insieme a noi, l&#8217;Agenzia per la sicurezza nucleare che a rigore dovrebbe essere un ente inutile dopo il referendum.  Invece ho l&#8217;impressione che ci troveremo ben presto di fronte a qualche nuova ineludibile necessità.</p>
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<br />Filed under: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/crisi-economica/'>Crisi economica</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/governo/'>Governo</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/nucleare/'>Nucleare</a> Tagged: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/tag/cresci-italia/'>Cresci Italia</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/tag/scorie/'>Scorie</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/tag/sogin/'>Sogin</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12226/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12226&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Da Bankitalia alla vita</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 11:51:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rosella Roselli per il Simplicissimus Mi piacerebbe avere la capacità di commentare in maniera ragionata e analitica l&#8217;ultimo rapporto di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane. Ma pur essendo, come mi informa il viceministro Martone, una sfigata (oltretutto non ho neanche mai terminato il mio corso di laurea, quindi credo che potrei essere considerata anche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12221&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/26/da-bankitalia-alla-vita/nowarcolorato_3/" rel="attachment wp-att-12222"><img class="alignleft size-medium wp-image-12222" title="nowarcolorato" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/nowarcolorato_3.jpg?w=300&#038;h=289" alt="" width="300" height="289" /></a>Rosella Roselli per il Simplicissimus</strong></p>
<p>Mi piacerebbe avere la capacità di commentare in maniera ragionata e analitica l&#8217;ultimo rapporto di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane. Ma pur essendo, come mi informa il viceministro Martone, una sfigata (oltretutto non ho neanche mai terminato il mio corso di laurea, quindi credo che potrei essere considerata anche un&#8217;asina), vorrei parlarne lo stesso. Dall&#8217;indagine della Banca d&#8217;Italia emerge che la ricchezza complessiva del nostro Paese sta concentrandosi nelle mani del 10% della popolazione per circa il 46% . Il rimanente 54% per cento resta per ora ai cittadini che possiedono una casa e hanno ancora una fonte di reddito. Mi fermo subito coi numeri, non essendo mai stata molto brava in matematica. Immagino ci sia da mettere in conto la schiera foltissima di indigenti dichiarati, nullatenenti presunti ed evasori totali dotati di prestanome il cui numero è difficile quantificare.</p>
<p>Resta però un fetta consistente di persone che la sfangano riducendo risparmi e consumi e aumentando il proprio indebitamento, cosa che credo avvenga, in barba all&#8217;ottimismo dei nostri ultimi due presidenti del consiglio, per disperazione e per dovere di sopravvivenza.</p>
<p>Come dicevo me la sono sempre cavata male con i calcoli. Ho preferito maneggiare emozioni e stati d&#8217;animo e sogni e speranze, avendo come unica misura il valore della loro realizzazione. E, al netto delle cifre, resta l&#8217;amara sensazione di esserne stati privati, nel tempo, almeno in parte.</p>
<p>Anche la rabbia sta lasciando posto alla frustrazione, alla rassegnazione di non avere più una voce, un modo per esprimere e affermare progetti e proposte che ancora muovono i nostri passi e i nostri sentimenti nonostante l&#8217;accelerazione che si cerca di dare a soluzioni ragionieristiche del vivere comune per altro, sempre più, sbilanciate oramai fino all&#8217;iniquità. Nonostante la sobria tracotanza del potere, i suoi ricatti e la prepotenza che ci viene imposta quanto lo stato di necessità.<br />
Non era questo che avevamo immaginato, per quanto avvezzi a misurarci con mille ingiustizie, grandi e piccole, quando la rincorsa alla sopravvivenza, alla ricerca del modo meno doloroso di mitigare le rinunce non era ancora tanto pressante da farci sentire estranei, fastidiosi irriducibili romantici, appassionati visionari, ancora convinti che il mondo debba essere altro, la vita debba essere un&#8217;altra. E le città e i paesi e tutti i luoghi che amiamo. Il nostro lavoro. Il nostro tempo. Gli uomini e le donne.</p>
<p>Forse sono davvero solo sogni, ma dobbiamo difenderli e difendere la nostra capacità di cercare, ancora e ancora, di tradurli in realtà prima che ci vengano anch&#8217;essi sottratti. E&#8217; questo che non sarebbe mai più recuperabile, che non potrebbe mai più essere ripagato. Chi non sogna è perduto, per sempre.</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/crisi-economica/'>Crisi economica</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/rosella-roselli/'>Rosella Roselli</a> Tagged: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/tag/banitalia/'>Banitalia</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/tag/poverta/'>povertà</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12221/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12221&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sedazioni &amp; sedizioni</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 13:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anna Lombroso]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Anna Lombroso per il Simplicissimus Sedare la protesta, dice la ministra. Cauti con gli autotrasportatori come non sembra essere con altre categorie, il governo minaccia di mandare i prefetti con un carico di benzodiazepine a persuadere dolcemente alla calma i camionisti, della cui sommossa il presidente del consiglio ha vagamente sentito parlare a Bruxelles. Esacerbati [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12217&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/25/sedazioni-sedizioni/sedazioni/" rel="attachment wp-att-12218"><img class="alignleft size-medium wp-image-12218" title="sedazioni" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/sedazioni.jpg?w=300&#038;h=145" alt="" width="300" height="145" /></a>Anna Lombroso per il Simplicissimus</strong></p>
<p>Sedare la protesta, dice la ministra. Cauti con gli autotrasportatori come non sembra essere con altre categorie, il governo minaccia di mandare i prefetti con un carico di benzodiazepine a persuadere dolcemente alla calma i camionisti, della cui sommossa il presidente del consiglio ha vagamente sentito parlare a Bruxelles.<br />
Esacerbati dalla mancanza di latte e di radicchio, gli italiani in verità non dovrebbero prendersela con i tir irriducibili, ma con la politica dei governi, tutti, e con l’ineffabile Moretti, le cui frecce multicolori sono solo al servizio di manager e riccastri, trascurando la conversione del trasporto da gomma a ferro.</p>
<p>A parlare tanto di lobby più o meno favorite si perdono i contorni e la qualità del privilegio esclusivo. I tir occupano un posizione di vantaggio, intanto perché la loro protesta ha ricadute su tutta la collettività. In gran parte sono “padroncini” quando non addirittura robuste imprese monopolistiche che occupano vari territori manu militari. Ma anche questo settore è in sofferenza da tempo, vessato dai rincari di gasolio e pedaggi, oltre che dalla concorrenza muscolare di soggetti stranieri (soprattutto dei Paesi dell’est), competitivi soprattutto per quanto riguarda il costo del lavoro. Le imprese costrette a chiudere negli ultimi tempi sono state centinaia. La quasi unanimità delle sigle però ha revocato lo sciopero, accontentandosi del il rimborso trimestrale delle accise e delle promesse per quanto riguarda il costo del gasolio e delle assicurazioni, e di alcuni interventi di semplificazione normativa e di sanzioni per gli irregolari.<br />
Restano gli irriducibili, Cna- Fita e cani sciolti più o meno identificabili. E resta il malcontento, perché, c’è poco da dire, è inevitabile che un governo amico degli oligopoli non soddisfi le lobby minori: scontentare il dettaglio per favorire supermercati e ipermercati, penalizzare i tassisti indipendenti, peraltro poco adusi all’interesse generale, per assecondare le prepotenti concentrazioni delle compagnie. Sono cose dette e ridette a proposito della vicenda delle liberalizzazioni che come tutti gli interventi di questo governo ha il carattere di una evidente arbitrarietà.</p>
<p>Ciononostante questa sommossa in odor di Cile più che di nord africa dovrebbe far riflettere tutti e in particolare quel che resta della sinistra che non era sufficiente adoperarsi per raggiungere l’unico salvifico obiettivo di rovesciare il despota, che il mutamento in loden non è miracoloso né può essere miracolistico. E che lo stato di necessità non può essere per tutti persuasivo della ineluttabilità di baciare il rospo. La “lobby” più numerosa e colpita ha abbozzato, e che poteva fare astenersi dall’invecchiare? Per non parlare della difficoltà di scioperare per disoccupati, cassintegrati ormai a termine e precari. Ma altri sono meno favorevoli al sacrificio per l’Italia, tirata in campo soprattutto negli spot per salvare col tricolore anche Unicredit.</p>
<p>Non ho istintiva simpatia né per i forconi né per i Tir. Il piglio da “ boia chi molla”: atti di violenza, intimidazioni, aggressioni, veri e propri sequestri di persona, i blocchi stradali e alcuni espliciti atti di estorsione a commercianti e imprenditori e camionisti “crumiri”, denunciano manovratori poco occulti e facilmente identificabili. Anche per via di certi outing: Lombardo, Miccichè, per non parlare del patrocinio di Forza Nuova. Più che la “forza” delle misure del governo Monti, la pressione terribile della crisi, insieme alla perdità di autorità dei partiti del centro destra, ha rotto antichi e collaudati sistemi clientelari, scrollando l’edificio di rendite di posizione agricole, facilitazioni, fondi, compensazioni, e dissolvendo la potenza discrezionale dei privilegi elargiti dai vassalli locali sotto forma di aiuti feudali. E senza gaurdare a Hoffa e nemmeno a Liggio, il settore dell’autotrasporto ha rappresentato un core business per la criminalità organizzata, fertile e apparentemente inestinguibile. Per dire che è difficile solidarizzare con questo parterre insurrezionalista. Ma guardo con attonita condanna, in contumacia, alla sinistra che non sa cosa dire, se comprendere e perdonare, se vibrantemente censurare, se ammiccare astutamente, se biasimare e riprovare. E che soprattutto sceglie la strada del cauto distacco, con il rischio che il manovratore da lasciar fare sia in questo caso non un sobrio bancario liberista, ma uno sciamannato e intemerato fascistone.</p>
<p>Si decisamente è difficile avere giudizio in questi casi e esprimerlo, come è difficile impiegare la ragione e ancora di più averla. Soprattutto se si è contribuito a quel “perdurante scostamente” del Mezzogiorno dal resto del Paese, che è diventato separatezza; se si è abbracciata come inevitabile la via dell’assistenzialismo; se i mutamenti nel Sud sono stati più di consumi che di investimenti, se il dinamismo ha riguardato più le attività criminose che il sistema produttivo; se come in molti sostengono, la modernizzazione quando c’è, è stata largamente “passiva”; se oggi alla cattiva gestione di tutti i governi, si aggiunge la miopia di un governo che conia un ministero per il felice ricongiungimento nazionale, ma mantiene inalterato con la 488 il sistema clientelare di alleanze opache tra imprese e Stato.</p>
<p>Ancora una volta la sinistra sta perdendo l’occasione &#8211; che si è presentata con la caduta orchestrata di Berlusconi – di fare politica, di intervenire sui modi nei quali è strutturata questa società, di dire la sua sull’esistenza di individui e di ceti, di pronunciarsi su quali rapporti di forza tra le classi la attraversano, di quali vincoli effettivi impediscono la crescita, di quale ruolo deve avere il lavoro nel paese, di quale futuro non precario per le giovani generazioni ci possa essere, per tutti e anche per Faruk.</p>
<p>Lo spazio per farlo si era aperto. È stato colpevole affidarlo per delega a un governo destinato, suo malgrado, a riaprire la questione sociale, creando conflitti, come è tipico della mentalità tecnocratica, con le categorie invece che con gli interessi di fondo. Il governo non è l&#8217;amministrazione di un&#8217;azienda, è il luogo della decisione politica e sociale, e poi, dopo, di quella economica, e poi ancora di quella finanziaria. Qualcosa che suona estraneo e ostile a questo di governo mondiale di coalizione finanziaria &#8211; internamente rissosa come tutte le coalizioni di governo &#8211; tra Banche centrali, Fondo monetario internazionale, agenzie di rating, qualche frammento rimasto di capitalismo reale al servizio dell’oligopolio e giù, in posizione subalterna e ricattata, i governi nazionali. Insieme, mobilitati nella guerra che usa la crisi come un arma e che ha scelto i popoli come nemici.<br />
E per combattere questa guerra ci vuole la ripresa della sovranità, non con i forconi ma con la politica.</p>
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		<title>Tra spot, bestioni e tricolori</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 11:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/25/tra-spot-bestioni-e-tricolori/pubblicita-ben-posizionata/" rel="attachment wp-att-12214"><img class="alignleft size-full wp-image-12214" title="pubblicita ben posizionata" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/pubblicita-ben-posizionata.jpg?w=490" alt=""   /></a>In questi giorni girano due spot che sono meglio di qualsiasi alata e rigorosa analisi per capire il cul de sac nel quale ci troviamo: la menzogna, illusione e l&#8217;impossibilità di rinsavire dalle parole d&#8217;ordine di un ventennio. Si tratta della pubblicità di Unicredit (<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=6YRKbzYO1AY">qu</a></strong>i) e della nuova Panda (<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=heCVR7kKyRw">qui</a></strong>) che partecipano e svelano il clima artificioso nel quale siamo calati. Entrambe si guardano bene dal dire qualcosa sul prodotto, ma si attaccano alla bandiera e all&#8217;italianità per vendere partecipazioni azionarie nella banca in assoluto meno italiaca della penisola e un&#8217;auto di un gruppo sempre meno italiano e che, anzi, rischia di diventare a breve, una sottomarca della Chrysler.</p>
<p>Naturalmente il raggiro emotivo è in qualche modo una parte essenziale della pubblicità, ma mai come in questo caso il prodotto passa in secondo piano e si cerca di vendere le immagini edulcorate e immaginarie di un Paese che proprio le aziende in questione hanno fortemente contribuito a scardinare. L&#8217;Unicredit buttandosi a corpo morto in quella finanza che ora pretende di comandare sugli stati e che vuole essere l&#8217;unica cittadinanza possibile, la Fiat che dopo aver ricevuto giganteschi finanziamenti dallo Stato ( mezzo miliardo circa solo negli ultimi 15 anni, senza conteggiare tutti gli altri benefit visibili e invisibili) ha delocalizzato la produzione, si è preoccupata poco del prodotto, ha preteso di forzare le leggi del lavoro e le libertà sindacali e infine si è impegnata in un&#8217;operazione che già oggi ha il suo centro in Usa piuttosto che a Torino.</p>
<p>Comprate perché è italiano insomma. Anche se ogni acquisto servirà a coprire debiti e impegni contratti altrove e si presenta dunque come contradditorio, anche se la bandiera viene usata come il drappo rosso per i tori. Questo ci sta nel meraviglioso mondo del mercato, se non fosse che questa tecnica e questi argomenti di persuasione sono alla fine la base della politica di governo. Da una parte ci si dice che liberalizzazioni e privatizzazioni di qualsiasi cosa, beni pubblici compresi, sono necessarie, che insomma l&#8217;interesse e il profitto personale sono il motore delle cose tanto che ad esso va sacrificata ogni cosa, dignità e costituzione comprese, che il mercato è la reale patria, ma poi, per parare le conseguenze di questo mantra ormai entrato di diritto nel modernariato (<strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/22/le-privatizzazioni-del-circolo-pickwick/"> qui</a></strong> alcuni meravigliosi esempi di tale credo), si invoca invece lo spirito di comunità e il bene collettivo, lo spirito di servizio o più modestamente e banalmente la bandiera. Ma delle due l&#8217;una: o il profitto e l&#8217;interesse privato sono prevalenti sul bene collettivo e allora il ribellismo di questi giorni in nome di interessi  personali va paradossalmente salutato come una presa di coscienza della &#8220;verità&#8221; liberista, oppure se il bene collettivo è prevalente forse bisognerebbe rivoltare come un guanto i principi astrattamente teorici e insieme volgarmente concreti, su cui si basa l&#8217;azione di governo.</p>
<p>E&#8217; chiaro che il ragionamento è estremizzato come nei due spot in questione perché nella vita reale si cerca sempre un compromesso. Ma in fondo è proprio questo che viene intimamente rifiutato dal governo e da chi lo guida da lontano e da vicino: qualsiasi compromesso che metta un qualche argine al disegno oligarchico in atto regalando al grande capitale ciò che rimane del Paese. Così si  cerca di essere inflessibili con quelli a cui si è fatto credere che il proprio interesse e il profitto privato fosse l&#8217;unica cosa a cui badare, l&#8217;unico diritto da esigere, fino a che la polverizzazione a cui si è andati incontro non è divenuta di ostacolo ai grandi che com&#8217;è noto hanno più diritti degli altri.</p>
<p>Però sapete, io non sottoscriverò gli aumenti di capitale Unicredit, del quale sono modestissimo e disgraziato correntista, né comprerò la nuova Panda pessimamente ristilizzata  e che già si annuncia fuori prezzo. Sapete, come questi credono che il mercato sia l&#8217;unica patria possibile, salvo invocarne un altra per fare maggiori profitti, io credo invece che la vera Heimat siano i diritti e il valore del lavoro: compro solo prodotti di aziende e Paesi che almeno non li offendono platealmente.</p>
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		<title>Quelli che fanno rat-ing</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 08:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anna Lombroso]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[agenzie i rating]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/25/quelli-che-fanno-rat-ing/credit-ratings-agencies/" rel="attachment wp-att-12209"><img class="alignleft size-medium wp-image-12209" title="credit-ratings-agencies" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/credit-ratings-agencies.jpg?w=300&#038;h=204" alt="" width="300" height="204" /></a>Anna Lombroso per il Simplicissimus</strong></p>
<p>Leggo sul sito dell’agenzia: Fitch Ratings è una primaria agenzia globale di rating impegnata a fornire ai mercati del debito nel mondo opinioni sul rischio di credito, indipendenti, tempestive e prospettiche.<br />
Non si sa da quale prospettiva si possa guardare la notizia che la procura di Trani ha aperto un terzo filone d&#8217;indagine, dopo Moody&#8217;s e Standard &amp; Poor&#8217;s, mettendo sotto inchiesta due dipendenti di Fitch, David Riley, responsabile dell’agenzia di rating e Alessandro Settepani, director senior, che avrebbero rilasciato “annunci” preventivi inerenti l&#8217;imminente declassamento della repubblica italiana, “abusando così di informazioni privilegiate che, concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari, venivano divulgate a mercati aperti”.</p>
<p>Qualche volta la vendetta è buona anche bollente e immagino che ci sia una certa voluttà nel perseguire i killer al soldo della turbo finanza. Anzi mi auguro che in Grecia, come si faceva un tempo in Cina con gli esattori delle tasse mandati dall’imperatore, abbiano provveduto a lapidare i corrispondenti locali delle Parche. Quando si dice che le Borse sono nervose, si sa che le tre inesorabili divinità Mody’s, Standard &amp; Poor’s e Fitch con il 95% del mercato, hanno avuto la funzione della cocaina, al servizio del profitto e per macinare profitti. Che colpa ne hanno se al mercato serve un lavoro sporco, loro lo fanno e se poi ogni tanto usano le loro informazioni per arrotondare, in fondo è un peccato veniale che dividono con molti altri, funzionari di banca più o meno elevati, giornalisti più o meno influenti.<br />
E non sono i soli nemmeno a dedicarsi proficuamente a quelle profezie auto avveranti, che anziché star dietro i timori dei mercati, li anticipano e li provocano, usando i declassamenti come l’arma impropria e micidiale della finanza più che della moneta.</p>
<p>Certo questa capacità profetica pare funzioni a tempi alterni: misteriosamente non si sono accorte della bolla immobiliare Usa, hanno trascurato gli effetti del gioco d’azzardo die derivati, neanche fossero macchinette dei bar, pensavano che a Atene andasse tutto bene. Hanno emesso attestati di solidità dalle a “beneficio” dei risparmiatori su grandi banche d’investimento alla vigilia del loro clamoroso fallimento (per la storia: nel 2008 sette giganti “votati” con titoli lusinghieri dalle agenzie di rating, Aig., Bear Sterns, Citigroup, Contrywide Financial, Lehman Brothers, Merryl Lyngh, Washington Mutual, collassavano con perdite di 107 miliardi di dollari, non gravanti sui loro dirigenti che nel frattempo – 2007-2008 – intascavano 450 milioni di dollari).</p>
<p>Dopo aver fatto il loro sporco mestiere negli Usa, adesso, in un intreccio inestricabile di banche, istituti di credito, finanziarie, fondi, insomma tutta la rapace paccottiglia della turbo economia, e tutta la solita nomenclatura di azionisti e consulenti, si danno da fare in Europa. E in Italia, un relitto intorno al quale si affaccendano molti corsari.<br />
E siamo alle solite, si presentano come organismi tecnici, ma hanno assunto un ruolo sempre più politico, esuberando dalle funzioni di controllo dei rischi e attribuendosi il compito di giudicare l’affidabilità complessiva del debito pubblico dei governi.<br />
Il burattinaio, senza fare nessun complottismo, è quel mercato finanziario integrato e forte, che si contrappone a un sistema politico diviso e fragile.<br />
Sono i suoi porte parole e i suoi sbriga faccende da quando la liberalizzazione dei movimenti internazionale e delle transazioni finanziarie ha tolto la museruola al capitale e permesso che si esprimesse in tutta la sua bestiale e fredda ferocia sovvertendo i rapporti di forza tra denaro e lavoro e tra profitto e democrazia e erodendo via via sovranità agli stati e ai popoli.<br />
Ha ragione chi dice che l’audace prepotenza delle agenzie di rating è forte dell’integrazione del mercato finanziario internazionale cui si contrappone la frammentazione del potere politico mondiale.</p>
<p>La risposta alla loro guerra sta nella riconquista di un pensiero democratico. Il capitalismo e questo capitalismo non può essere blandito, addolcito, civilizzato, nemmeno indebolito. Dobbiamo diventare noi i più forti.</p>
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		<title>Martone, il Brunetta del futuro: punta all&#8217;ignobel</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 17:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/24/martone-il-brunetta-del-futuro-punta-allignobel/martone/" rel="attachment wp-att-12203"><img class="alignleft size-full wp-image-12203" title="martone" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/martone.png?w=490" alt=""   /></a>Licia Satirico per il Simplicissimus</strong></p>
<p>Son proprio tempi difficili per i sottosegretari del governo Monti: pochi giorni dopo le dimissioni di Carlo Malinconico per le incognite vacanze all’Argentario, le prime esternazioni di Michel Martone provocano un vespaio. Enfant prodige dell’accademia italiana e viceministro del lavoro e delle politiche sociali con criptiche “funzioni particolari”, il sottosegretario sarebbe addirittura vittima di mobbing da parte della lacrimosa Elsa Fornero, che lo costringerebbe (forse non a torto) a vagare nei meandri del ministero come un fantasma dei racconti di Henry James.</p>
<p>Debordando dalle competenze istituzionali, il precoce Michel – dottorando di ricerca a 23 anni, ricercatore a 26 e ordinario a 29 – ha inaugurato la “Giornata dell’apprendistato” organizzata dalla Regione Lazio affermando che chi a 28 anni non si è ancora laureato è “uno sfigato”, a differenza di chi abbia frequentato con profitto un istituto tecnico professionale. “Essere secchione è bello, almeno hai fatto qualcosa”, dice il giovane viceministro dalla carriera sfolgorante. Una carriera così bruciante da risultare anomala persino dal punto di vista di un secchione qualunque, tant’è che il sottosegretario si definisce freudianamente “secchioncello”: metà secchione, metà insider.</p>
<p>Michel Martone è figlio di Antonio Martone, ex presidente dell’Authority Scioperi e frequentatore abituale dello studio Previti, noto in tempi più recenti per esser stato commensale di Verdini in un pranzo organizzato dall’associazione occulta P3. Il giovane Martone risente dello stesso imprinting, essendo assurto agli onori delle cronache come beneficiario di una consulenza da 40.000 euro assegnatagli da Renato Brunetta pochi mesi prima che il ministro “antifannulloni” nominasse Martone senior presidente dell’Autorità di vigilanza sulla pubblica amministrazione. Martone junior vanta una stima trasversale che spazia da Montezemolo a Sacconi, il quale – per non essere da meno &#8211; lo ha a sua volta nominato presidente di FondInps poche ore prima delle dimissioni di Berlusconi: un collaboratore prezioso, del quale tutti (tranne, secondo alcuni, la Fornero) sembrano non poter fare a meno.</p>
<p>Michel Martone ha in mente l’eco dei bamboccioni di Padoa Schioppa, ma da docente universitario dovrebbe conoscere la situazione complessa degli atenei italiani. Vero è che in Italia ci si laurea con ritardo rispetto alla media europea, ma nel resto d’Europa il sistema del 3+2 non ha generato lauree triennali inutili, raddoppiando insensatamente il numero degli esami da sostenere per acquisire un titolo di studio spendibile sul mercato del lavoro. L’Unione Studenti Universitari ha poi ricordato a Martone la latitanza delle borse di studio, la mole delle tasse universitarie (aumentate vertiginosamente dopo i tagli di Gelmini e Tremonti) e la categoria degli studenti lavoratori.</p>
<p>Il dibattito sugli studenti “sfigati” e ritardatari, per curiosa coincidenza, sorge insieme alla ventilata abolizione del valore legale del titolo di studio, destinata a privare di senso la laurea conseguita in atenei non prestigiosi: sfigati i fuoricorso, sfigatissimi i laureati nell’ateneo sbagliato, lontano dai parametri di efficienza di tipo bocconiano oggi in voga.<br />
Non resta che consolarci amaramente pensando all’ossessione di alcuni politici affermati e dei loro parenti per il “pezzo di carta”. Per anni Bossi è uscito di casa con camice bianco e valigetta, simulando un’inesistente laurea in medicina: la cosa non gli ha impedito di diventare ministro delle riforme e di rischiare le stesse lauree honoris causa che hanno inondato Silvio Berlusconi. Certo, ora abbiamo brillanti ministri “tecnici” dal cursus honorum pullulante di titoli ma molto “politici” nei rapporti ereditari col potere e addirittura opachi nelle strategie comunicative.</p>
<p>A ben vedere, non ha neppure troppo senso discutere della congruità delle affermazioni di Michel Martone su sfiga e laurea tardiva, sui secchioni efficienti e sui fannulloni perdenti. Turbano, piuttosto, il suo linguaggio sferzante e la distinzione manichea tra studenti buoni e cattivi, inadatti al mercato del lavoro come agli studi universitari. Sul suo blog personale Martone dice di se stesso: “quando sono di buonumore gioco a pallacanestro, quando sono di cattivo, scrivo”. Non sappiamo quale sia il suo stato d’animo quando parla, ma abbiamo ottime ragioni per credere che la parola gli sia nociva in ogni sua forma di manifestazione.</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/governo/'>Governo</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/licia-satirico/'>Licia Satirico</a> Tagged: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/tag/brunetta/'>Brunetta</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/tag/martone/'>Martone</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12202/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12202&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Così è se vi pare: la statistica di Pirandello.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 15:27:37 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/24/cosi-e-se-vi-pare-la-statistica-di-pirandello/cosie3l/" rel="attachment wp-att-12197"><img class="alignleft  wp-image-12197" title="cosie3l" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/cosie3l.jpeg?w=287&#038;h=432" alt="" width="287" height="432" /></a>Ieri sera abbiamo assistito su La7 a un saggio di danza dei numeri. A una cumparsita montiana suonata da quell&#8217;Astor Piazzolla che è Mentana, insuperato professionista dell&#8217;0maggio discreto al potere e alla manipolazione delle cifre. Pochi ricordano il sondaggio telefonico che fece poco prima delle elezioni del &#8217;94: annunciò l&#8217;arrivo in poco tempo di milioni di telefonate, un plebiscito per Berlusconi. Peccato che un  ingegnere della Telecom rivelò che quella cifra era tecnicamente impossibile.</p>
<p>Ma mica sono difficoltà queste, così come non è lo è l&#8217;interpretazione di un sondaggio in cui si annuncia uno straordinario consenso attorno a Monti, o meglio ai partiti che lo sostengono, che arriverebbe al 55,1%, se si votasse domani. Sempre che tutto sia filato liscio nel sondaggio, come non accade molto spesso nell&#8217; attività statistica italiana. Ma diamo tutto per buono, anche così i numeri dicono tutt&#8217;altro: sono il segno di una sconfitta della politica, di un&#8217;ostilità crescente nei confronti del governo dei tecnici e di una realtà sempre più magmatica dalla quale non si sa cosa potrà venire fuori.</p>
<p>Intanto c&#8217;è da dire che oltre il 54% del campione si asterrebbe, è indeciso o metterebbe nell&#8217;urna una scheda bianca. Così il famoso consenso riguarderebbe la metà scarsa degli elettori: il 55,1% del 46%. Insomma diciamo che come straordinario consenso appare quantomeno sobrio. Ma la sorpresa sta nell&#8217;impennata di partiti e movimenti che oppongono resistenza ai tecnici: un&#8217;ipotetica alleanza di sinistra con Sel, Idv, verdi, e Federazione della sinistra arriverebbe al 16, 2%, la Lega al 14, 4  e il movimento di Grillo addirittura al 7, 3%, insomma i contrari sarebbero sul 38% dei votanti e godono di un improvviso successo, inimmaginabile fino a due mesi fa. Fedeli rimarrebbero un Pdl ormai sempre più esiguo, il Pd e il terzo polo più o meno stagnante. Certamente le ragioni e i motivi del dissenso sono diversissimi tra le varie forze non toccate dal fascino della tecnica, non c&#8217;è un fronte politico coerente, ma numericamente pesante sì.</p>
<p>Inoltre c&#8217;è da dubitare che i pidiellini, se davvero si andasse alle elezioni, voterebbero in massa per un cavaliere alleato con Monti: in rete sembrano invece esprimere una forte contrarietà all&#8217;82 e passa per cento. Ora, certo i sondaggi sono quel che sono, vanno presi con le molle da ogni punto di vista, ma se questo è uno straordinario consenso io sono la regina di Saba, o meglio la nobilissima ex miss Italia, aiutante di Vissani nel nuovo programma de La 7, che puro caso è la moglie di Mentana.  Quando si dice la coincidenza. E del resto qualcosa di padulo lo forniscono entrambi.</p>
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		<title>Il governo della Deutsche Bank</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[Deutsche Bank]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_12193" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/24/il-governo-della-deutsche-bank/deutsche-bank-abdication/" rel="attachment wp-att-12193"><img class="size-medium wp-image-12193" title="deutsche-bank-abdication" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/deutsche-bank-abdication.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Joseph Ackermann, attuale ceo di Deutsche Bank che l&#039;anno prossimo lascerà l&#039;incarico</p></div>
<p>Il governo è tecnico, così è stato presentato, ma in realtà ha un programma politico preciso che rende ragione dell&#8217;ostinazione ideologica con la quale vengono battute strade assolutamente marginali dal punto di vista dell&#8217;economia reale: esse accreditano il Paese presso le banche e in generale la finanza. Tutti comprendono che il ventaglio di liberalizzazioni del Cresci Italia ha un che di ridicolo, è come una decorazione di un arrosto che non esiste o meglio di un arrosto che non si vuole toccare: serviranno a poco o a niente, anzi rischiano di creare un clima di tensione, tuttavia sono, come dire, il giuramento d&#8217; Ippocrate dei medici voluti dall&#8217;Fmi e dal sistema bancario.</p>
<p>Questo è stato chiaro fin da subito, viste le aderenze e le carriere dei luminari chiamati al nostro capezzale, ma questo poteva essere scambiato per un atteggiamento pregiuziale, complottistico o nel migliore dei casi generico. Ma ora invece è venuto alla luce un documento interno della Deutsche Bank, agghiacciante per la sua ideologia di fondo, ma anche suggeritore delle misure che vediamo in campo in queste settimane. Dire Deutsche Bank, non è dire una banca qualsiasi, essa è centrale dentro la vicenda politica ed economica di questi anni: molto internazionalizzata tanto da avere il 21% dell&#8217;interscambio monetario nel mondo e nello stesso tempo fortemente tedesca è anche molto radicata in Italia che è stato il suo primo mercato di espansione. Molto stimata e anche molto chiacchierata, non è una banca qualsiasi, ma rappresenta in qualche modo la cultura del credito e della finanza che unisce cinismo, pochi scrupoli e filantropia teorica e a buon mercato: tutti tratti che possiamo riconoscere facilmente anche nell&#8217;attuale potere nostrano. E per altro svolge una sorta di attività di rating ufficiosa sulle maggiori banche mondiali. Insomma condiziona il mercato</p>
<p>Dunque il documento interno e segreto che riporto qui nella sua versione integrale in inglese (<a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/24/il-governo-della-deutsche-bank/deutsche-bank/" rel="attachment wp-att-12187">Deutsche bank vertrauliches Dokument</a> ) parte da alcuni principi generali del tutto falsi nella realtà, ma che costituiscono la stella polare della finanza: <strong>le aziende private operano in maniera più efficiente e più innovativa; il mercato deve avere sempre la precedenza perché lo stato non è un buon imprenditore; il ruolo dello stato dev&#8217;essere limitato alla sicurezza interna ed esterna e alla promulgazione di un ordine legale per garantire il mercato; il settore privato deve gestire anche i servizi di interesse generale e quelli pubblici come la distribuzione idrica, la sanità poiché anche questi possono essere considerati beni privati.  </strong></p>
<p>Questa la filosofia generale. Ma ci sono capitoli dedicati a diversi Paesi europei, tra cui ovviamente l&#8217;Italia. ecco la parte dedicata a noi:</p>
<div id="gt-res-wrap">
<div id="gt-res-content">
<div dir="ltr"><em>Il governo è stato uno dei principali attori dell&#8217;economia italiana per molto tempo. A lungo  l&#8217;Istituto per la Ricostruzione Industriale, ha avuto in portafoglio fino a 1.000 imprese e 500 mila dipendenti. Infine, nel 1990, un ampio processo di privatizzazione e deregolamentazione ha ridotto la presenza del governo nelle </em><br />
<em>aziende. Questo processo è stato però segnato da inefficienze e cattiva allocazione delle risorse, soprattutto perché le imprese pubbliche servivano per preservare posti di lavoro. Più della metà degli introiti della privatizzazione sono stati generati tra il 1997 e il 1999 con la privatizzazione parziale i imprese e strutture nel campo delle telecomunicazioni, dell&#8217;energia (ENEL in particolare), delle infrastrutture (autostrade) e dei trasporti. Tuttavia, oggi il governo ancora possiede partecipazioni in grandi utility di energia e nel settore aerospaziale. Inoltre, la privatizzazione non è stata applicata alle imprese a livello comunale. Un notevole</em><br />
<em>eccezione qui, però, è il settore bancario, dal quale enti pubblici e governo sono usciti nel corso degli ultimi dieci anni.</em></p>
<p><em>I comuni offrono il maggior potenziale di privatizzazione. In una relazione presentata alla fine di Settembre 2011 dal Ministero dell&#8221;Economia e delle Finanze si stima che le rimanenti imprese a capitale pubblico abbiano un valore complessivo di 80 miliardi di euro (pari a circa il 5,2% del PIL).</em></p>
<p><em>Inoltre, il piano di concessioni potrebbe generare circa 70 miliardi di entrate. E questa operazione potrebbe rafforzare la concorrenza. Il documento ministeriale prevede anche entrate pari a 10 miliardi per</em><br />
<em>la concessione dei diritti di emissione di CO2.</em><br />
<em>Particolare attenzione deve essere prestata agli edifici pubblici.La Cassa Depositi e Prestiti, dice che il loro valore totale corre arriva a  421 miliardi e che una parte corrispondente a 42 miliardi non è attualmente in uso. Per questa ragione potrebbe probabilmente essere messa in vendita con relativamente poco sforzo o spesa. Dal momento che il settore immobiliare appartiene in gran parte ai Comuni, il governo dovrebbe impostare un processo ben strutturato in anticipo. Per come stanno le cose oggi, il Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze si aspetta proventi immobiliari da cessioni per un totale di 25-30 miliardi di euro oltre a risparmi sui costi di 3 miliardi di euro all&#8217;anno.</em></div>
<div dir="ltr">
<em>Insomma secondo le informazioni ufficiali, il patrimonio dello Stato (compreso quelli delle regioni e dei comuni, ad esclusione potenziale</em><br />
<em>dei proventi derivanti dalla vendita dei diritti di emissione) potrebbe raggiungere in valore complessivo di 571 miliardi, vicino al 37% del PIL. Naturalmente, il potenziale può anche essere ampliato.L&#8217;OCSE raccomanda un&#8217; ulteriore privatizzazione delle infrastrutture, come il sistema di approvvigionamento idrico in particolare. Proprio questa ultima proposta sembra avere senso, soprattutto perché vi è la necessità di  investimenti in questo settore visto che viene perso un totale del 30% dell&#8217;acqua distribuita.</em><br />
<em>Tuttavia, per questo c&#8217;è l&#8217;ostacolo di un referendum.</em></p>
<p><em>Fino ad oggi, l&#8217;Italia ha cercato di mantenere la propria influenza pubblica nelle  privatizzazioni delle aziende. Ciò è dimostrato ad esempio dal Consiglio europeo che ha formulato nel febbraio del 2011 una richiesta perché venga emendata la legge che consente al governo di evitare che gli investitori privati acquistino azioni di società private in settori di importanza strategica.</em><br />
<em>Tuttavia, il programma economico più recente del nuovo ministero rafforza le speranze che il governo abbia ora intrapreso un nuovo percorso.</em></div>
</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Come si può vedere nel dicembre di quest&#8217;anno Deutsche Bank aveva formulato il programma di governo nelle sue linee essenziali e nelle sue filosofie oltre ad esprimere fiducia nei molti soldini che entreranno nelle casse dell&#8217;istituto con le privatizzazioni.</div>
<div id="gt-res-tools">
<div id="gt-src-tools-l"></div>
<div id="gt-res-tools-r">
<div id="gt-res-rate"></div>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Pentiti e rampanti</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anna Lombroso]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Anna Lombroso per il Simplicissimus In questa contemporaneità segnata dalle sconfitte: ideologie, rivoluzioni, religioni, ragione e lumi, qualche edificio di principi e qualche movimento trionfano. L’ideologia liberista, una parvenza di tecnocrazia al servizio del profitto più rapace ancorchè immateriale. E la sfrontata riscossa degli svergognati, nelle cui file militano orgogliosamente “erranti” di ogni tipo: impenitenti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12188&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/24/pentiti-e-rampanti/potere-e-cubismo/" rel="attachment wp-att-12189"><img class="alignleft size-medium wp-image-12189" title="potere-e-cubismo" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/potere-e-cubismo.jpg?w=276&#038;h=300" alt="" width="276" height="300" /></a>Anna Lombroso per il Simplicissimus</strong></p>
<p>In questa contemporaneità segnata dalle sconfitte: ideologie, rivoluzioni, religioni, ragione e lumi, qualche edificio di principi e qualche movimento trionfano. L’ideologia liberista, una parvenza di tecnocrazia al servizio del profitto più rapace ancorchè immateriale. E la sfrontata riscossa degli svergognati, nelle cui file militano orgogliosamente “erranti” di ogni tipo: impenitenti piegati alle ragioni dell’interesse e della convenienza o meglio ancora quella categoria benedetta dall’emancipazione anzi dalla fierezza di ammettere l’errore, si, la valutazione sbagliata e criminale, ma motivata dallo zeitgeist, dalla belle e ingenua innocenza, dall’infanzia difficile, dal fatto che quando a scuola c’era educazione civica loro erano a casa con morbillo.</p>
<p>Una volta quelli che sbagliavano si vergognavano, si prendevano a schiaffi davanti allo specchio, erano mortificati, si blandivano senza successo: errare umanum est, ma poi sprofondavano nella contrizione. Ma erano altri tempi. Adesso ci sono i Tremonti che rivendicano gli errori come virtù e i Berlusconi che riottosamente lo fanno anche con i vizi. Ci sono quelli, assimilabili ai già citati, che affermano tenacemente che non c’è la crisi e poi che si sono sbagliati ma l’hanno già risolta. E ci sono quelli che in un giocondo oblio da lotofagi, rimuovono responsabilità di governo per convertirsi sveltamente alla lotta. Ma ci sono anche quelli che fanno dell’errore un vezzo leggiadro e consigliabile, come una delicata strada per giungere al “giusto” attraverso lo “sbaglio”.</p>
<p>Così deliziosamente Monti ci rivela che l’operazione Alitalia non lo persuadeva e che l’ha subita non avendo incarichi dai quali contestarla..ma con la stessa ferma convinzione nomina ministro strategico il suo artefice, che tanto se ne vanta nel suo curriculum. O con altrettanta fermezza spregia le malfamate agenzie di rating, che , travalicando la funzione tecnica di valutare i rischi dei singoli titoli, si sono auto attribuite il compito di giudicare l’affidabilità complessiva del debito pubblico dei governi. Dimentico che se “i governi non governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo”, e lui lo sa meglio di chiunque altro. Insomma non rinnegano, non deflettono, sono stati silenziosi, complici, propugnatori e sono pronti a continuare ad esserlo in assoluto dispregio di onestà intellettuale, interesse generale e senso del ridicolo. È la loro forma di coerenza alla quale finiremo per preferire gli arcaici voltagabbana.</p>
<p>Non è bello stare in panchina a guardare, o affacciati al davanzale della vita, mal mostosi e lagnosi, tentati dai forconi ma ridotti a missive tramite blog, rinviate al mittente come per Herzog. Tacciati di disfattismo, rovinologia, dietrismo e chi più ne ha più ne metta. Come se non fosse invece davvero devastante l’atteggiamento rinunciatario di chi asseconda più o meno entusiasticamente il percorso cui sembriamo condannati. Perché, ci dicono, non c’è alternativa. E la necessità impone insieme ai sacrifici, anche le dimissioni dalla creatività politica, dalla ricerca del bene comune, insomma di una salvezza che non comporti la morte dei diritti e delle speranze.</p>
<p>Questo governo ideologico è anche davvero un governo di tecnici, infine. Tecnici del rpofitto a ogni prezzo, perfino con le carceri. Tecnici dei licenziamenti, tanto è vero che si avvalgono dell’esperto Ichino noto per essere stato buttato fuori da un incarico elettivo. Tecnici della povertà, senza un vissuto personale in materia, ma bel collaudati nel procurarla.<br />
Sembra invece che scarseggino i tecnici del futuro radioso o del futuro comunque, del lavoro, della dignità, della legalità, della certezza del diritto e dei diritti. Anche tra i partiti che dovrebbero aver fatto del nostro bene il core business- perché di ideologia è meglio non parlare e nemmeno di idee, che anche quelle come la critica sono considerate socialmente dannose. Arresi alla convinzione statica, secondo cui il capitalismo non solo è forma durevole e ricorrente nelle più varie epoche, ma è anche l&#8217;approdo finale dell&#8217;organizzazione sociale, cui bisogna adeguarsi, magari illudendosi di temperarlo con un pizzico di democrazia o blandendolo con qualche rinuncia in più. Cedendo anche ai più infami ricatti di “principio”, mossi dalla solita coalizione dei padroni e padroncini.</p>
<p>A volte chi sta seduto nella panchina anche senza essere allenatore vede di più del mister e dei giocatori. Basta un po’ di quella che si chiamava una volta volontà politica insostituibile dal dinamismo tecnico. Basterebbe guardarsi un po’ indietro a certi new deal e intorno oltre il Reno. Invece di foraggiare le banche per incoraggiare la crescita privata forse si potrebbe immaginare invece uno Stato sovrano nel creare lavoro, un job act, in fondo ci riesce perfino Obama che non appartiene di certo all’Internazionale trozkista, un programma di rilancio del lavoro e dell’economia basato su un investimento pubblico per assunzioni quelle sì davvero produttive nel campo dell’istruzione, dei servizi, della cultura, del paesaggio, delle piccole opere diffuse, dell’assistenza, trasformando il terrorismo del deficit nel pragmatismo della ragione. La ragione anche degli altri, di noi tutti.</p>
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		<title>Il dramma dei disoccupati senza aiuto: Italia ultima in Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 11:22:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/23/il-dramma-dei-disoccupati-senza-aiuto-italia-ultima-in-europa/dotto/" rel="attachment wp-att-12181"><img class="alignleft size-medium wp-image-12181" title="dotto" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/dotto.png?w=300&#038;h=155" alt="" width="300" height="155" /></a>Si può non essere d&#8217;accordo, ci si può battere perché le manovre in atto siano cambiate, si può dire che esse vanno approvate senza se e senza ma, come accade quando si beve troppa birra. Ma ciò che non può più essere tollerato dopo anni e anni di questa pratica è la presa in giro, il tentativo di prendere per il naso gli italiani riparandosi dietro la benevolenza dei media di ogni tipo che evitano domande imbarazzanti. Così dire che le liberalizzazioni di taxi, farmacie e notai porteranno a un risparmio del 12 % per i cittadini è una gigantesca fesseria visto che i prezzi dei farmaci sono fissi, le tariffe dei taxi stabilite dai comuni e quelle dei notai  formulate sulla prassi. E se anche ci fosse qualche diminuzione di certo l&#8217;operaio Rossi non va in fabbrica in taxi, non compra una casa l&#8217;anno e magari teme più i dieci euro di ticket che non il 10 centesimi di sconto sull&#8217;aspirina.</p>
<p>Non dubito certo delle capacità dell&#8217;Istat che si è fatta &#8220;sfuggire&#8221; il raddoppio dei prezzi con l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;euro: ha tutte le competenze statistiche e &#8220;scientifiche&#8221; necessarie a dirci che abbiamo risparmiato il 12% o visto che ci siamo, il 50% : tanto dipende dal ministero del tesoro e fa tesoro delle indicazioni che vengono da lì dove si puote. Sarebbe invece l&#8217;ora di focalizzare l&#8217;attenzione invece che su queste fantasie che costituiscono anche una clamorosa caduta di stile, su altri dati ben più concreti e preoccupanti, dati che sono al tempo stesso il frutto amaro della lunga stagione del berlusconismo e l&#8217;ancor più amaro segno di impotenza politica del Paese, il suo continuare a navigare dentro l&#8217;irrealtà. Vengono dalla Cgia di Mestre che non è certo un organismo della IIIa internazionale e dimostrano la mancanza di un welfare decente: i disoccupati italiani sono infatti i meno tutelati dell&#8217;intero continente. Le risorse messe a disposizione di chi ha perso un lavoro o non riesce a trovarlo sono infatti lo 0,5% del pil contro, ad esempio il 2,2% della Germania, e il 2,1 di Francia e Spagna. Per ogni disoccupato -dice la Cgia -  l&#8217;Italia ha speso 4691 euro, contro i 17.921 euro stanziati dall&#8217;Irlanda, i 16.652 euro messi a disposizione per i disoccupati austriaci, i 15.570 euro per i senza lavoro tedeschi e gli 11.483 per quelli francesi, per non parlare dei 34.000 della Germania. E questo senza contare tutele generali e di base che esistono praticamente ovunque.</p>
<p>Forse farà piacere sapere che l&#8217;Italia con il suo 4,5% del pil investito nella scuola è finalmente riuscita a superare la Slovacchia, l&#8217;unico Paese dagli Urali all&#8217;atlantico che spende meno di noi per la preparazione delle nuove generazioni. Certo i soldi per sostenere la disoccupazione e quelli per dare una scuola pubblica decente non sono un tabù. Così come l&#8217;abolizione dell&#8217;articolo 18 che in questa situazione sarebbe una vera roulette russa. Ma naturalmente possiamo essere europei solo nei licenziamenti, non nel sostegno agli stessi: che volete , è la necessità.</p>
<p>Ma non importa, adesso possiamo essere certi che finalmente ci sarà la crescita. Delle cifre di fantasia e della cecità di fronte alla realtà. Dell&#8217;equità, bé su quella meglio stendere un velo pietoso. Forse però sarebbe bene che i cittadini ritrovassero voce e dicessero il fatto loro a chi li prende per il naso: anche le pernacchie non devono essere un tabù.</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/crisi-economica/'>Crisi economica</a>, <a href='http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/category/governo/'>Governo</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilsimplicissimus2.wordpress.com/12180/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12180&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>E finalmente la mafia avrà la galera privata</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 09:32:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Licia Satirico per il Simplicissimus A Palermo, proprio nei pressi del carcere dell’Ucciardone, sorge l’Ucciardhome: arredato in stile minimalista con l’impiego di materiali pregiati, combina l’ospitalità siciliana con servizi quattro stelle. Si tratta di un albergo sofisticato, ma se avete pensato per un attimo a un penitenziario gestito in modo alternativo non vi siete allontanati [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12176&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/23/e-finalmente-la-mafia-avra-la-galera-privata/manette/" rel="attachment wp-att-12177"><img class="alignleft size-full wp-image-12177" title="manette" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/manette.jpg?w=490" alt=""   /></a>Licia Satirico per il Simplicissimus</strong></p>
<p>A Palermo, proprio nei pressi del carcere dell’Ucciardone, sorge l’Ucciardhome: arredato in stile minimalista con l’impiego di materiali pregiati, combina l’ospitalità siciliana con servizi quattro stelle. Si tratta di un albergo sofisticato, ma se avete pensato per un attimo a un penitenziario gestito in modo alternativo non vi siete allontanati troppo dal nuovo che avanza. Mentre i taxisti lanciavano petardi contro il governo “comunista” e i farmacisti furiosi annunciavano serrate di protesta, l’ingegnoso decreto sulle liberalizzazioni si spingeva molto più avanti, fino a privatizzare l’edilizia carceraria prossima ventura. L’art. 44 del decreto, intitolato “Project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie”, risolve l’emergenza da sovraffollamento affidando a concessionari privati la costruzione di nuovi istituti di pena. Lo Stato assicurerà condizioni, modalità e limiti di attuazione della concessione, di durata non superiore a vent’anni: i privati metteranno i capitali e si assumeranno l’alea della costruzione e della gestione dei penitenziari, ricevendo una tariffa per l’amministrazione dell’infrastruttura e dei servizi connessi, custodia dei detenuti esclusa. L’ultimo comma della disposizione prevede inoltre che l’offerta del privato concessionario debba includere il contributo delle fondazioni bancarie alla realizzazione dei penitenziari, nella misura di “almeno il venti per cento del costo di investimento”: le banche parteciperanno, d’ora in avanti, anche all’edificazione delle patrie galere, generando il possibile circolo vizioso rapina-cella.</p>
<p>Una notizia del genere, inesplicabilmente oscurata dalle testate giornalistiche nazionali, si porta appresso una serie di domande senza risposta. C’è da chiedersi, in primo luogo, in che termini si concilino i penitenziari privati con i 57 milioni di euro già stanziati per l’edilizia carceraria dal provvedimento “svuota carceri”: l’art. 44 del decreto sulle liberalizzazioni pone infatti gli oneri economici della costruzione delle strutture interamente a carico dei privati, limitandosi a corrispondere una tariffa “a titolo di prezzo”.<br />
Ma qui si cela un nuovo dubbio, ben più destabilizzante del precedente: quale soggetto privato può avere interesse a investire cospicui capitali nella costruzione e nell’amministrazione di istituti di pena in cambio di una tariffa? Chi ci assicura che non siano gli stessi “soggetti privati”, notoriamente dotati di capitali a fondo perduto, che hanno a cuore il benessere di certo tipo di detenuti? Le infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione di appalti e servizi pubblici non fanno parte dell’immaginazione e nemmeno della letteratura, e il fronte dell’edilizia carceraria offre possibilità finora inedite: c’è da chiedersi, con Giovenale, chi sorveglierà i sorveglianti.</p>
<p>Non sappiamo ancora, poi, quali saranno i parametri di determinazione dell’ammontare della tariffa, se la “qualità” del servizio o il numero complessivo dei detenuti. In quest’ultima eventualità è facile continuare a ipotizzare penitenziari intasati e gestiti con criteri di “efficienza” decisamente più inquietanti del solito. Negli Stati Uniti e in Australia, dove le carceri sono già state privatizzate, si costruiscono sempre più penitenziari, e le lobby del settore fanno pressione su autorità governative e magistratura per un incremento &#8211; a dir poco sospetto &#8211; del tasso di carcerazione. Non è dato sapere, tra l’altro, chi saranno i detenuti destinati ai nuovi penitenziari: quali reati esigeranno l’espiazione in una prigione pubblica e quali, invece, si accontenteranno di una prigione privata?<br />
Dopo lo scivolone delle “ronde”, miseramente fallito, si tenta ancora una volta di delegare a privati aspetti fondamentali della sicurezza pubblica: è l’ennesimo tradimento dello Stato di diritto, la cifra ideologica della disuguaglianza che ci divide. Insieme alla notizia della creazione dei tribunali d’impresa, la nascita delle carceri private rafforza l’impressione tristissima di una giustizia a ranghi differenti, dove l’imputato e il condannato hanno statuti diversi, diversi destini e ora persino diversi penitenziari. Per favorire la crescita del Paese, s’intende.</p>
<h6 class="zemanta-related-title" style="font-size:1em;"></h6>
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		<title>Gli sbirri del liberismo contro il lavoro</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 18:06:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza nome]]></category>

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		<description><![CDATA[Anna Lombroso per il Simplicissimus “Ora tocca all’articolo 18”, annuncia Monti alla trasmissione In mezz&#8217;ora di Lucia Annunziata su RaiTre, “tocca al mercato del lavoro.  Perché c&#8217;è un legame stretto tra le liberalizzazioni e quello che avvieremo adesso. L&#8217;Italia o sta o non sta nel mercato internazionale per la sua capacità di collocare i suoi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12171&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/22/gli-sbirri-del-liberismo-contro-il-lavoro/5633504-silhouettes-lavoratori-edili-con-strumenti-diversi-background-tecnico/" rel="attachment wp-att-12172"><img class="alignleft size-medium wp-image-12172" title="5633504-silhouettes-lavoratori-edili-con-strumenti-diversi-background-tecnico" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/5633504-silhouettes-lavoratori-edili-con-strumenti-diversi-background-tecnico.jpg?w=300&#038;h=222" alt="" width="300" height="222" /></a>Anna Lombroso per il Simplicissimus</strong></p>
<p align="left">“Ora tocca all’articolo 18”, annuncia Monti alla trasmissione<em> In mezz&#8217;ora</em> di Lucia Annunziata su RaiTre, “tocca al mercato del lavoro.  Perché c&#8217;è un legame stretto tra le liberalizzazioni e quello che avvieremo adesso. L&#8217;Italia o sta o non sta nel mercato internazionale per la sua capacità di collocare i suoi prodotti. Nel determinare il costo dei prodotti entrano tante cose, il lavoro in modo importante. La prossima settimana, dunque, si avvieranno le misure per la semplificazione, il che vuol dire che la condizione delle imprese è destinata a migliorare perché risparmieranno sui costi&#8221;.</p>
<p align="left">In tutti i telefilm, in tutte le indagini, in tutti i distretti c’è un poliziotto buono e un poliziotto cattivo. Uno promette indulgenza e uno ci va giù duro, uno dice che scherzava con le minacce e l’altro invece fa roteare il manganello.</p>
<p align="left">Si comportano così anche gli sbirri del liberismo, se, dopo aver finto di blandire,  menano,  lo fanno per ristabilire l’ordine.  E per mettere in ordine i fattori: prima la pancia poi la morale, prima risolviamo  i problemi di cassa, poi ripristineremo i diritti che in tempi di necessità sono un optional. E che nelle emergenze sono sempre più deboli   per i deboli  e sempre più poveri per i poveri. Così che la sempre più cocente asimmetria sociale incrementa la disuguaglianza e tanto che otto milioni di cittadini secondo l’Istat sono estranei e separati da una esistenza libera e dignitosa sancita dalla Costituzione all’articolo 36 e naufragano nella sopravvivenza biologica.</p>
<p align="left">Dice Monti che le misure di deregulation,  lui però pudicamente non le chiama così, ma soprattutto la semplificazione  “hanno l’intento di migliorare la condizione delle imprese “ perché risparmieranno sui costi&#8221;. “ E la riforma,  precisa il presidente del Consiglio, &#8221; è fatta a favore dei giovani&#8221;.  Magari semplicisticamente vorremmo misure che migliorassero le condizioni di tutti i cittadini e non solo di banche e aziende, lo so. E altrettanto candidamente saremmo portati a pensare che un regime di    sicurezza sociale, non parliamo di rivoluzione, dovesse muoversi nella prospettiva del riconoscimento di un diritto ad un reddito universale di base, proprio quello che disegna la Costituzione “al fine di lottare contro l&#8217;esclusione e la povertà, l&#8217;Unione riconosce e rispetta il diritto all&#8217;assistenza sociale e all&#8217;assistenza abitativa volte a garantire un&#8217;esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti”.</p>
<p align="left">Ma pare che sia un sacrifico in più, quello della rinuncia a certezze e garanzie, dovuto  all’appartenenza al contesto europeo.  A conferma del sospetto che in molti nutrono che l’Europa sia divenuta  solo una gabbia di imposizioni e di sacrifici, ben lontana  dai valori fondativi espressi  nella sua Carta: ”La tutela dei diritti fondamentali costituisce un principio fondatore dell&#8217;Unione europea e il presupposto indispensabile della sua legittimità”. Ma l&#8217;Europa dei mercati nella quale questo governo si identifica con   adesione entusiastica, nulla ha più a che fare con l&#8217;Europa dei diritti. È talmente noncurante  di questo aspetto ideale da sacrificarlo all’ideologia liberista rischiando una delegittimazione preliminare alla sua dissoluzione.  Tanto da accelerare la spericolata revisione dei trattati   per rendere possibile un più diretto governo dell&#8217;economia, erodendo sovranità politica europea e dei governi per rafforzare interessi finanziari astratti ancor più che monetari.</p>
<p align="left">Anche in questo caso si tratterebbe di segare le fondamenta dell’edificio delle relazioni umane per dare potenza a quello delle relazioni industriali, ma in una sola direzione.  A Bruxelles come a Roma,  qualcuno vuol far  persuaderci del necessario e ineluttabile primato del mercato e del profitto. Vuol farci credere che accrescere la libertà di licenziamento è necessario perché i lavoratori godono di garanzie eccessive quanto a mantenimento del posto, che sono troppo garantiti. E socialmente pericolosi perché il posto fisso di tanti occupati impedirebbe alle aziende di assumere.</p>
<p>Qualcuno dovrebbe spiegare ai fan del licenziamento facile che nel mondo reale delle imprese e del lavoro il posto fisso, ossia la sicurezza dell’occupazione, è sulla via del tramonto da oltre un decennio, e con la crisi è pressoché  scomparso. O che le magnificate  garanzie dell’occupazione di cui godono per legge quelli con posto sicuro non consentiranno ai loro datori di lavoro di licenziarli, ma permette loro di condannarli al limbo infame degli  &#8221;esuberi&#8221;.</p>
<p align="left">Vogliono persuadere noi e quelli di    Pomigliano,  quelli di  Mirafiori, quelli di Fincantieri, quelli di Alenia, quelle dell’Omsa,  o della Merloni,  dell’Eutelia, della  Natuzzi. Noi e tutti quei lavoratori  “garantiti”,  centinaia di migliaia, ormai, vicini a perderle le loro sicurezze.</p>
<p align="left">Invece non ci dissuaderanno dall’ipotesi non troppo stravagante che il dinamismo  antilavorista del governo  e i diktat  abbiano intrapreso una battaglia di principi col fine  di consegnare i “patrimoni”  nazionali e noi, senza condizioni o remore, agli augusti investitori.</p>
<p align="left">Credono di essere liberi, i liberal. Sono ostaggi invece e non sanno che certi padroni non fanno prigionieri.</p>
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		<title>Le privatizzazioni del Circolo Pickwick</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 12:05:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/22/le-privatizzazioni-del-circolo-pickwick/pick/" rel="attachment wp-att-12165"><img class="alignleft size-medium wp-image-12165" title="pick" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/pick.jpg?w=300&#038;h=213" alt="" width="300" height="213" /></a>Se se siete a Monaco e volete fare una gita prendete la statale 92 verso il Danubio che scorre grigio azzurro in attesa di traversare Passau e poi arrivare a Vienna. A una quarantina di chilometri dal fiume, vicino a una cittadina che si chiama Dingolfing vedrete un gigantesco stabilimento industriale sul quale veglia lo scudo rotondo della Bmw. Li dentro vengono costruiti i modelli più grandi della marca, ma anche, insospettabilmente, i motori, le scocche e l&#8217;elettronica della Rolls Royce. Il tutto poi viene trasferito in Inghilterra dove, grazie a contributi del governo britannico e anche a convenienze di marchio, i british worker montano la carrozzeria, la radica e la selleria. Si è dovuto costruire un piccolo stabilimento nuovo, perché quello vecchio è passato in eredità alla Bentley e dunque alla Volkswagen.</p>
<p>Se il paesaggio ci piace, la giornata è bella e magari abbiamo una macchina veloce potremmo proseguire verso il nord&#8230; Regensburg, Norimberga, Bayreuth, Lipsia e quando saremo vicino Berlino ecco un altro complesso industriale: questa volta il nome Rolls Royce, si vede bello chiaro, se non fosse che al nome è aggiunto Deutschland, sempre società della Bmw che costruisce i motori d&#8217;aereo montati sugli airbus, su una ridda di executive e su molti apparecchi militari.</p>
<p>Rolls Royce certo evoca molto di ciò che per noi è Inghilterra, assieme alla Regina, all&#8217;immangiabile porridge e all&#8217;idea peraltro del tutto falsa di una certa classe. Ma Rolls Royce è ormai altrove, quasi si fosse realizzata la profezia che il vecchio leader conservatore Harold Macmillan, espresse nel 1985, di fronte al massiccio programma di privatizzazioni della Tatcher: “Prima scompare l’argenteria georgiana, poi tutti i bei mobili che adornano il salotto. Infine tocca ai quadri di Canaletto”. Ecco, sì Canaletto è andato. Ma insieme a molte altre cose e facendo della Gran Bretagna un Paese incazzato e difficoltoso, senza più una propria industria, dove la finanza londinese la fa da padrone e le aziende private si crogiolano nei loro profitti e nell&#8217;inefficienza nei confronti dei clienti.</p>
<p>Nel luglio dell&#8217;anno scorso British Gas (che opera per anche nel campo dell&#8217;energia elettrica) ha aumentato le sue tariffe del 18 per cento, cosa che naturalmente ha fatto incavolare le famiglie inglesi. Ma chissà quanto si sarebbero incavolate se avessero saputo che l&#8217;azienda è controllata dalla Rwe tedesca e dall&#8217;Edf francese le quali hanno aumentato i prezzi in Gran Bretagna per tenere fermi quelli di Germania e Francia. E di certo il fatto che sempre la British Gas sia stata multata di 2 milioni di sterline per non aver dato alcuna risposta ai reclami dei clienti è poco consolante se si pensa che in tre anni appena il costo medio annuo dei servizi di BG è aumentato dalle 860 alle 1286 sterline. L&#8217;introito in più è stato di 15 miliardi di sterline annue, tanto per far vedere che se qualcuno spera nella funzione salvifica di authority e comitati o è un illuso o è in malafede.</p>
<p>Così la stagione tatcheriana che doveva salvare la Gran Bretagna, trasformando tutto in privato ha ottenuto un brillante risultato:  il 20% dei giovani dai 16 ai 24 anni è disoccupato, il che per la statistica significa che in 365 giorni non ne ha lavorato nemmeno uno. E si è raggiunto contemporaneamente il minimo storico di iscrizioni alle università. Ma certo non è solo colpa della signora di ferro: anche il labour di Blair ha le sue colpe e soprattutto quella di essere stato sedotto da questa visione semplicistica di stato inefficiente, privato efficiente. O dall&#8217;idea di una big society nella quale fossero i cittadini stessi a sostituire lo stato nella gestione di molti servizi, mentre nella realtà è accaduto che lo Stato è diventato debole ed evanescente, mentre i potentati privati, spesso stranieri, fanno il bello e il cattivo tempo. Blair è arrivato persino a vendersi le ferrovie, esilarante esempio di una catastrofe ideologica che sarebbe un buon soggetto per un Circolo Pickwick del 21° secolo: i biglietti costano il 30% in più che in Germania, dove i treni sono gestiti dal pubblico e sono assai meno efficienti. Ma costano allo stato che rimane socio  dei privati, il 40% in più di quello che costano all&#8217;erario pubblico tedesco. Non è forse un caso che in queste condizioni e situazioni  Gordon Brown abbia speso la bellezza di 850 miliardi di sterline per salvare le banche e si sia svenduto la metà delle riserve auree inglesi, proprio prima che il prezzo del metallo schizzasse alle stelle.</p>
<p>Ma nonostante questi esempi ancora si pensa di ricavare chissà che cosa dalle privatizzazioni o di attingere chissà quale efficienza.  C&#8217;è ancora chi sniffa la polverina magica dell&#8217;ideologia liberista e pensa che l&#8217;avidità privata e finanziaria sia l&#8217;unico motore della crescita, ritiene che lo stato sia solo un grande peso: forse euroburocrati si nasce e non si diventa. E altri si arrendono senza fiatare a questa necessità perché dopo aver creato l&#8217;inefficienza del pubblico, usandolo a scopi personali o di clan e facendone una sorta di welfare elettoralistico, ora non sanno come rimediare e non sanno nemmeno se vogliono rimediare. Broken England e Cresci Italia navigano sulla stessa rotta a distanza di anni: è il fascino della società diseguale.</p>
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		<title>Et voilà la giustizia ad aziendam</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 17:36:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Licia Satirico]]></category>
		<category><![CDATA[legge per le aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Severino]]></category>

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		<description><![CDATA[Licia Satirico per il Simplicissimus Dopo decenni di leggi ad personam, nasce la giustizia ad aziendam: il decreto sulle liberalizzazioni approvato in Consiglio dei Ministri dota la giustizia civile italiana di sezioni specializzate in materia di impresa. Il ministro Paola Severino è particolarmente soddisfatto: la misura è utile all’economia “perché avere una giustizia celere è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12160&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/21/et-voila-la-giustizia-ad-aziendam/sever2/" rel="attachment wp-att-12161"><img class="alignleft size-medium wp-image-12161" title="Sever2" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/sever2.png?w=300&#038;h=300" alt="" width="300" height="300" /></a>Licia Satirico per il Simplicissimus</strong></p>
<p>Dopo decenni di leggi ad personam, nasce la giustizia ad aziendam: il decreto sulle liberalizzazioni approvato in Consiglio dei Ministri dota la giustizia civile italiana di sezioni specializzate in materia di impresa. Il ministro Paola Severino è particolarmente soddisfatto: la misura è utile all’economia “perché avere una giustizia celere è una grande attrattiva per le imprese, specialmente per quelle straniere”. Si scopre così che il nostro sistema giudiziario sarebbe macchinoso e anomalo, alle prese con un sovraccarico di casi su cui è obbligato a pronunciarsi. Le nuove sezioni specializzate dovrebbero invece garantire una giustizia scattante nella soluzione di controversie su know how, tutela della proprietà intellettuale e pratiche concorrenziali scorrette: una giurisdizione efficiente nelle decisioni che contano per il mercato, con palese corsia preferenziale.</p>
<p>L’istituzione dei tribunali d’impresa dovrebbe, per la Guardasigilli, migliorare il servizio-giustizia attraverso una più elevata qualificazione di soggetti e oggetti: giudice speciale per materia speciale. I giudici “ordinari” dovrebbero invece continuare ad occuparsi dell’immane groviglio oggi rappresentato dalla giustizia non aziendale: in base a quanto riferito dalla stessa Severino alla Camera lo scorso 17 gennaio, al 30 giugno del 2011 giacevano in Italia nove milioni di processi arretrati, di cui 5, 5 civili e 3, 4 penali. I tempi medi di definizione delle procedure sono pari a 2645 giorni per il processo civile e a 1753 per quello penale.</p>
<p>A essi va aggiunto l’ulteriore intasamento derivante dal numero di cause intraprese per la riparazione della lentezza dei processi e degli errori giudiziari: solo nel 2011 i procedimenti per ingiusta detenzione sono stati 2369. I penitenziari italiani pullulano di detenuti in attesa di giudizio, che ammontano al 42 per cento del totale della popolazione carceraria.<br />
Si tratta di cifre disastrose, difficilmente compatibili con la creazione disezioni su misura per giustizie su misura. Le perplessità sono destinate a crescere se solo si pensa all’annunciato accorpamento per decreto di 674 uffici giudiziari, con un risparmio previsto di ventotto milioni di euro l’anno: “l’Italia non può permettersi oltre 2000 uffici giudiziari allocati in 3000 edifici”.</p>
<p>L’operazione in corso non è nuova: sono già state aziendalizzate scuola, università e sanità, con gli esiti che tutti abbiamo potuto apprezzare. Certo però non possiamo permetterci di trattare l’amministrazione della giustizia come un’azienda, gestendola con criteri improntati al risparmio di sedi e di unità di personale. In un contesto del genere la creazione di appositi tribunali d’impresa, con giudici qualificati e celeri per le esigenze del mercato, suona oltraggiosa e beffarda, dando la sensazione definitiva di una giustizia con distinti ranghi di priorità. Sfugge la ragione per cui una giustizia rapida debba essere un’attrattiva per l’impresa e non soprattutto per il cittadino, in un’epoca in cui oltretutto il falso in bilancio è un reato bagatellare e il furto di una tavoletta di cioccolata un fatto punibile fino a due anni di reclusione.<br />
Per usare un’espressione di tendenza, il know how della giustizia dovrebbe passare innanzitutto attraverso il reclutamento di magistrati in grado di eliminare lo storico vuoto di organico di ben 1317 posti. Il ministro assicura la rapida conclusione dei concorsi già banditi e l’imminente pubblicazione di nuovi bandi, ma tace sui tempi biblici di espletamento delle selezioni (che durano in media da due a tre anni) e sulla prassi odiosa della mancata copertura di tutti i posti messi periodicamente a concorso.</p>
<p>Il nesso tra liberalizzazioni e tribunali d’impresa non è poi particolarmente chiaro, almeno a livello conscio: ad altro livello è invece facile pensare a un progressivo sdoganamento dell’impresa come zona franca, libera di licenziare come di deferire i suoi contenziosi a giudici ad hoc. Un’impresa che conti più del lavoratore o del cittadino di fronte allo Stato è una prospettiva deprimente. La benda della dea con la bilancia in mano cela una particolare forma di cecità cara a Saramago: la giustizia italiana guarda senza vedere, debilitata da leggi inique e carenza di mezzi.</p>
<p>Il nesso tra liberalizzazioni e tribunali d’impresa non è poi particolarmente chiaro, almeno a livello conscio: ad altro livello è invece facile pensare a un progressivo sdoganamento dell’impresa come zona franca, libera di licenziare come di deferire i suoi contenziosi a giudici ad hoc. Un’impresa che conti più del lavoratore o del cittadino di fronte allo Stato è una prospettiva deprimente. La benda della dea con la bilancia in mano cela una particolare forma di cecità cara a Saramago: la giustizia italiana guarda senza vedere, debilitata da leggi inique e carenza di mezzi.</p>
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		<title>Per chi paga il conto</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 12:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anna Lombroso]]></category>
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		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Anna Lombroso per il Simplicissimus Sono laica e quindi poco sensibile a certi accenti e non avevo interpretato e compreso una delle cifre del governo salvifico, quella penitenziale. Per farci conseguire una crescita, peraltro immeritata, dobbiamo espiare beni, privilegi, certezze, garanzie e diritti. E spese dissipate. Poco importa chi abbia commessa la colpa di sperpero, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilsimplicissimus2.wordpress.com&amp;blog=12218113&amp;post=12150&amp;subd=ilsimplicissimus2&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/21/per-chi-paga-il-conto/poveri-2/" rel="attachment wp-att-12154"><img class="alignleft size-medium wp-image-12154" title="poveri" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/poveri.jpg?w=300&#038;h=254" alt="" width="300" height="254" /></a>Anna Lombroso per il Simplicissimus</strong></p>
<p>Sono laica e quindi poco sensibile a certi accenti e non avevo interpretato e compreso una delle cifre del governo salvifico, quella penitenziale. Per farci conseguire una crescita, peraltro immeritata, dobbiamo espiare beni, privilegi, certezze, garanzie e diritti. E spese dissipate. Poco importa chi abbia commessa la colpa di sperpero, che sbrigativamente saremmo inclini ad attribuire a banche innamorate della turbofinanza, a enti locali e pubblici dediti a corruzione o affetti da grave incompetenza, a imprenditori con una esplicita predilezione per investimenti nel gioco d’azzardo finanziario, più che in innovazione, tecnologia, ricerca. Dobbiamo espiare tutti, dice il Presidente del Consiglio: non abbiamo colpito solo i ceti deboli, ce la prendiamo anche coi poteri forti. Dopo il “ma anche”, dopo il “ghe pensi mi”, la loro è per ora la politica dell’”intanto”, intanto i poteri forti sono taxi e farmacie, poi si vedrà ci vuole tempo, intanto istituiamo il tribunale delle imprese, poi metteremo mano anche ai cittadini e alle cause di serie B, intanto l’articolo 18 per licenziare meglio, dopo, ma proprio dopo, ci occuperemo di assunzioni, tanto dopo che forse ci metteranno 2 anni e 11 mesi.</p>
<p>17 anni di berlusconismo, che il suo successore nella continuità vuol far pagare anche a me, mi hanno resa diffidente. Per via dei contenuti si, ma anche della forma. Quella spocchia: i taxi? Si guardando dalla finestra ho visto che c’era animazione intorno a questo tema. Quel chiamarsi per nome tra ministri &#8211; dò la parola a Antonio, su questo risponde Andrea, a questo provvede Elsa appena ha finito di soffiarsi il naso &#8211; che ricorda una merenda in villa dopo i consigli di facoltà. Quella sobria spudoratezza sulle “ragazzate”di qualcuno, quello sprezzo disinvolto a proposito delle dichiarazioni dei redditi dei riccastri al governo e la leggiadra sottovalutazione di ventiuali conflitti di interesse, mi insospettiscono quanto il far conferire le istanze di lobby un po’ cialtrone in oligopoli accentratori, autoritari e monopolistici. E mi fanno temere che assistiamo a un avvicendamento di corpi separati da noi, caste o cricche, sempre più superbe e sorde ai bisogni, sempre più esclusive e inclusive solo di affiliati e affini cooptati secondo una gerarchia di meriti dai quali i cittadini “normali” sono estromessi. Graduatorie, classi, serie A e serie B, imprese più rilevanti dei lavoratori perfino nel teatro giudiziario, banche più importanti degli stati, scontrini più decisivi dei capitali scudati: un mondo articolato in categorie e priorità porta a segmentare, dividere per importanza anche bisogni, diritti, garanzie, poteri.</p>
<p>Certo quelli di prima erano brutali grassatori, ci ricorda continuamente chi accusa la critica di disfattismo. E l’attuale governo è onesto. In effetti è onestamente di parte, è onestamente ideologico, è onestamente di destra. Ma non so se chiamerei onesta la sua devozione alla religione neoliberista, che contro ogni ragionevole dubbio sceglie l’austerità punitiva, i tagli, le restrizioni e costrizioni rinviando misure in grado di far ripartire il motore della crescita. Economi, altro che economisti, se Stiglitz, Krugman, Mary Kaldor, Fitoussi, Sen mettono in guardia dagli effetti di una severità senza abbondanza.<br />
L’ “emancipazione” dell’impresa da lacci e lacciuoli, via l&#8217;art.18 per disperdere a scopo dimostrativo le ultime garanzie che tanto non è in grado di difendere la massa imponente degli occupati nelle piccole aziende, dei precari, dei disoccupati, ormai quasi alla pari a quella degli ex garantiti, l&#8217;attuale “dispensa” applicata sulle transazioni finanziarie per miliardi, il si signore ai nemici della esigua Tobin Tax, l’infame discrimine tra l&#8217;imposizione sul lavoro e quella sull&#8217;impresa, ripropongono l’assoggettamento a un sistema di licenze, di disuguaglianze, esplicite, per carità, ma non per questo meno inique.</p>
<p>Il fastidio dei poteri sui referendum, elettorale, idrico, nucleare, la scostante disattenzione per la volontà popolare, la passione per le Autorità, la convinzione proclamata che i beni comuni siano buoni, e quindi beni, solo da vendere e comuni se i loro futuri padroni, multinazionali di solito, mettono in comune tra loro dei gran profitti, fanno pensare che il nostro paese sia ormai avviato a essere un posto nel quale la maggioranza dei cittadini, ancor di più gli stranieri che si sono uniti a noi, vivrà una vita più agra.</p>
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		<title>Cazzo, tornate sulla nave</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 12:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsimplicissimus</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/21/cazzo-tornate-sulla-nave/phpthumb_generated_thumbnail/" rel="attachment wp-att-12151"><img class="alignleft size-medium wp-image-12151" title="phpThumb_generated_thumbnail" src="http://ilsimplicissimus2.files.wordpress.com/2012/01/phpthumb_generated_thumbnail.png?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>Ciò che sta accadendo nel Paese con l&#8217;esplosione di proteste a volte corporative, altre volte separatiste e di natura  inquietante, altre volte dettate dalla povertà e dall&#8217;ingiustizia, è il frutto combinato e correlato di due mali: il tecnicismo ideologico di Monti che ritiene necessarie le ricette Merkel-Sarkozy, peraltro ritenute inefficaci dalla massima parte degli economisti e l&#8217;eclissi totale della politica, ritiratasi sullo scoglio come Schettino. Non da ieri: da molto tempo ormai le ragioni sociali sembrano scomparse dal dibattito e la stessa questione morale che è anche questione di eguaglianza, si è ridotta a pura riprovazione del berlusconismo e della corruzione imperante senza riflettere minimamente al fatto che il verminaio dal quale spuntavano le varie nipoti di Mubarak non era altro che uno degli aspetti di una politica ridotta dentro logiche di azienda padronale o di apparato.</p>
<p>Così come un miraggio tra una duna e l&#8217;altra di questo passaggio nel deserto, pare che l&#8217;assenza del caravanserraglio cui siamo abituati da un decennio, costituisca di per sé un punto di arrivo e una condizione finalmente &#8220;normale&#8221;.  Invece siamo più che mai dentro un&#8217;anomalia, anche se essa non si presenta come quella generata da un satrapo con la sua corte dei miracoli, di servi e di venduti, di ministre massaggiatrici e di cricche. L&#8217;anomalia è per l&#8217;appunto la resa senza condizioni a una condizione oligarchica della società, dove a pagare i disastri altrui sono sempre i più deboli, anche se non sempre i più poveri. E&#8217; la mancanza di parola e di lucidità non solo della politica militante alle prese con i suoi vuoti di memoria e di idee, ma della politica come consapevolezza sociale e ideativa di ciascuno di noi. Così può accadere che &#8220;Chi&#8221;, abbandonata la saga del vecchio satiro, adesso inauguri un nuovo filone montiano ad opera degli stessi servi di prima.</p>
<p>La discontinuità si assottiglia sempre di più anche sul piano mediatico. Però in effetti un cambiamento c&#8217;è stato: mentre dalla fine degli anni &#8217;70 la corruzione, l&#8217;inefficienza, l&#8217;iniquità, le logiche di casta richiedevano, per essere mantenute, la ricerca di un consenso ottenuto trovando un qualche precario equilibrio dentro le deformazioni della società italiana, oggi la necessità, l&#8217;ideologia liberista, l&#8217;impotenza della politica, la paura del disastro, hanno eliminato queste limitazioni. Così si pretende di sciogliere i nodi italiani, senza tenere conto  del fatto che essi nei decenni sono diventati elementi strutturali dell&#8217;economia del Paese.</p>
<p>L&#8217;evasione fiscale diffusa, la mancanza di meritocrazia, il perenne e opaco contatto tra istituzioni e affari,  la disorganizzazione e la prepotenza della burocrazia, la poca fiducia nello Stato e la ricerca di piccoli privilegi al posto di far valere i diritti, le vendite di licenze, lo spreco di denaro pubblico, la polverizzazione del sistema produttivo, la difesa della rendita, l&#8217;impero delle corporazioni, il welfare improprio, possono trovare soluzione solo  attraverso un nuovo patto sociale che  un soggetto politico vivente e non mummificato dovrebbe ideare, proporre e far vincere. L&#8217;idea che la parte più facile e marginale di tutto questo possa essere realizzato in via tecnica, alla luce peraltro fioca e appannata di imposizioni altrui e ideologie al tramonto o sotto lo stimolo e l&#8217;interesse avido dei potentati locali, è solo un&#8217;illusione destinata a creare le premesse  per la disgregazione del Paese, per un diffuso ribellismo guidato dalla destra o per la creazione di un&#8217;economia sotterranea e controllata di fatto da poteri illegali già più di quanto non avvenga ora.</p>
<p>Se la politica esistesse ci sarebbe da dire: cazzo tornate sulla nave. Ma non c&#8217;è davvero nessuno a cui dirlo: l&#8217;imbarcazione sobriamente affonda insieme a prospettive e speranze. E qualcuno la chiama normalità.</p>
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