Pippo Marra


Pippo Marra e i fichi secchi della P4

Il cibo. Si il cibo è una ossessione italiana e da qualche parte spunta sempre come un segnale, una promessa, un ringraziamento o come una piccola, insinuante e sapida obbligazione. Così non c’è da stupirsi se il nome di Pippo Marra, presidente dell’agenzia di stampa Adn- Kronos, ma anche volonteroso braccio destro di Bisignani, sia subito affondato in quel fiume carsico di citazioni a margine con cui si evita di mettere in primo piano un certo personaggio.

E quale giornalista a Roma non ha fatto natale con i doni di Marra, il vino, l’olio calabrese, i fichi secchi con la mandorla dentro, i pomodori secchi? Omaggi dalla Calabria, terra d’origine del nostro, nulla di terribile e d’inquietante. E tuttavia un modo per essere presente, un legame anche minimo, una complicità alimentare alla quale magari non si può negare una notizia o un piccolo favore. E’ questo anche il livello minimo e domestico di certe reti.

Eppure Marra ancor più di Bisignani potrebbe essere una specie di autobiografia dell’Italia opaca, delle tessiture nascoste, delle relazioni recondite, del trasformismo politico e al tempo stesso dell’immobilità culturale. Calabrese, comincia il cursus honorum diventando il più stretto collaboratore del segretario dell’Msi, Arturo Michelini, al tempo in cui il saluto romano era d’obbligo nelle riunioni a porte chiuse. Questo però non gli impedisce di costruire rapporti con Angelo Albanese, braccio destro di Cefis a quell’epoca padre padrone dell’Iri e dunque anche grande elemosiniere della Dc nei momenti del primo centro sinistra. Insomma già un uomo a tutto campo. Anche se di campo massone innanzitutto.

E’ proprio grazie a queste relazioni che nel ’69 diventa amministratore dell’agenzia Kronos, di area socialista (era stata fondata da Nenni) e nel ’78, l’anno del rapimento Moro ne diventa comproprietario, non prima però di un passaggio come consulente per la stampa evidentemente non a titolo gratuito in Montedison dal ’72 al ’75. A ben vedere è una stana cosa per un uomo di informazione: prendere appannaggi da un colosso sul quale si dovrebbe riferire. Ma appunto in queste ambiguità e corto circuiti consiste il senso di molte vicende italiane

Comunque sia il passaggio dall’estrema destra alla sinistra, non è traumatica anche grazie a Mancini suo corregionale e uno degli uomini più in vista del Psi,  oltre che segretario del partito. Ed è così che Marra sarà  coinvolto negli splendori e miserie del decennio craxiano facendo dell’Adn Kronos l’agenzia di Bettino. Sempre però con un occhio ad altri potentati tanto da nominare condirettore dell’Agenzia, don Virgilio Levi. Un mix pieno di vantaggi visto che nel ’90 rivela tutte e quote e diventa proprietario unico.

Ma intanto un’altro personaggio preme alle porte: Cossiga. Una specie di richiamo della foresta della destra profonda  in una società immatura. Marra ne diventa sodale alla fine del settenato e l’ex presidente non fa a tempo a parlare che esce automaticamente un take di agenzia. E’ grazie a lui oltre che per i servigi resi a Craxi che transita in tutta tranquillità nella seconda e terribile seconda repubblica. Non a Caso diventa cavaliere del lavoro, titolo a cui pare tenga moltissimo, proprio nel ’99, con D’Alema presidente del consiglio e Cossiga nella funzione di perno della maggioranza. Quasi una beffa perché le leggende narrano che fu proprio  nella sua  casa affacciata su Montecitorio che Berlusconi e Cossiga, decretarono la morte della Bicamerale.

Gli anni ’90 sono anche quelli dello sviluppo di molte iniziative editoriali e multi mediali, alla rincorsa di una modernità di facciata che però contrasta con un’idea arretrata di società dove i rapporti personali sostituiscono l’idea stessa di Stato e si incarnano nelle combriccole, nelle cosce, nelle strutture delta, nelle cricche, nelle massonerie, nei mille cappucci in cui è umiliata la democrazia. Nell’affiliazione che sostituisce il merito.

Ma naturalmente abbiamo citato solo i personaggi chiave che già sono significativi di per sé di intendimenti e prospettive. Nessuno però è rimasto fuori dal raggio di azione di Marra: da Tatarella ai dorotei, che dio li abbia in gloria, da Casini a Dini per il quale aveva progettato un quotidiano in Costa Rica, dove  ha enormi interessi, fino a Cuccia,  con cui lo stesso Marra dice di aver condotto diversi affari. Sono solo alcuni nomi, esempi di quel potere grigio che si sorregge a vicenda come nei castelli di carte. Potremmo dire l’intero establishment italiano di cui il taciturno Marra era il confidenziere, il filtro, il consigliori, l’organizzatore di incontri e di legami, l’orecchio di Dionisio.

Insomma un uomo implicato e che tuttavia si vanta di essere l’unico editore puro rimasto in Italia, con un’idea purezza che rassomiglia a quella di certe pratiche ottocentesche delle signorine per bene, l’illibatezza formale.

E veniamo così a giorni più vicini all’ottobre del 2008 nella Basilica di S. Pietro dove Marra assiste commosso al battesimo dei due gemelli avuti dalla fresca moglie, l’imprenditrice cementiera Angela Antonini di oltre trent’anni più giovane. E a condividere l’emozione ci sono il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone, Cossiga, Clemente Minum,  il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, implicato nella P4 di Bisignani proprio tramite Marra, Mauro Masi, Piero Marrazzo, Antonio Catricalà, Dorina Bianchi, Gabriella Alemanno, Biagio Agnes, persino Pier Francesco Pingitore e Angelo Rizzoli. Vecchi e nuovi fili di un’Italia immutabile e gattoparda, privilegiata e tutta dedita a mantenere immunità e franchigie. Cemento, notizie e segreti che fanno fare inusuali riverenze anche a Dagospia che quando parla di Marra, è sempre molto educazional.

Che pena quest’Italia proterva delle affiliazioni, il Paese di velluto e ruggine che sta arrivando al capolinea. Che ha tuttavia dietro il cinismo e il pessimismo sulla natura umana, un comodissimo pensiero quando dentro non si ha la capacità di speranza e di cambiamento: ci si arrende  a una “realta” che è tale solo nell’immaginazione di chi non sa immaginare, di chi non sa conoscere l’innocenza. E che in aggiunta consente ogni giravolta, doppio gioco, impudenza, secondo l’interesse.

Non a caso un libro fondamentale nella storia di Marra, come lui stesso racconta è “Viaggio al termine della notte” di Celine, il maestro del cambiamento impossibile, l’ideologo della bandiera bianca sul senso del vivere. Qualcosa di desolante come i fichi secchi a Natale.


2 responses to “Pippo Marra

  • antonio silvestre

    Ci sarebbe da riflettere sul “rito del sangue” quel purificante momento della storia dei popoli che consente svolte epocali. la rivoluzione francese e la guerra civile americana ne sono un esempio. Nel nostro piccolo, borghese paesucolo, reso grande solo dalle parole di chi viene pagato per comandare, resta, pietra fondante della cultura italica, l’appartenenza e, ancor più vincolante, la necessaria omertà conseguente. Il segreto quale “fil rouge” della “famiglia”allargata nella quale puoi vivere e far vivere i tuoi familiari. I migliori restano in ombra, in quella “colonna del nord” dalla quale si media tra le esigenza dei grandi – politici -finanzieri – sacerdoti – imprenditori; pronti al servizio ma con listino chiaro e, soprattutto, riservatamente pagato all’estero. Storia vecchia ma di ordinario ed accettato costume.
    Vi sarà mai tramonto???
    lo auguriamo ai posteri per una nuova identità e dignità dell’uomo

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  • Giancarlo guidetti

    Bohhh! Qualcuno dice delle cose su qualcun altro e pretende di essere creduto sulla parola????? Fatti nessuno! Ma poi si può sapere nome e cognome di chi scrive??? Io non so chi sia questo signor Marra, ma lo scritto proprio non mi piace. Sareste voi quelli che vogliono migliorare l’Italia????

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