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L’Unità rinasce. Ma senza mutande

l_unitaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ci  spiace dirvelo, ma ve l’avevamo detto. Era improvvido far scendere in piazza un milione di persone per manifestare riprovazione per lo sfruttamento del corpo femminile, per la sua mercificazione – battaglia sacrosanta per carità, ma parziale rispetto alla complessiva demoralizzazione della vita pubblica, con l’ostensione di un modello aberrante di comportamenti e  valori, grazie alla conversione di vizi in virtù: ambizione, arrivismo, arroganza, prevaricazione, fidelizzazione al posto della riconoscimento in valori e aspirazioni comuni, rispetto alla personalizzazione della politica, delle istituzioni, della Costituzione, tramite leggi promulgate e adottate per la tutela di interessi privati, rispetto alla spregiudicata legittimazione di comportamenti trasgressivi, quando non esplicitamente criminali, giustificati dall’emergenza, dalla necessità, rispetto all’autorizzazione, ancora più imprescindibile in un’era di precarietà, arbitrarietà, di clientelismo, familismo,corruzione come fossero caratteri nazionali dai quali è inevitabile non discostarsi, pena la marginalità e la segregazione, rispetto alla prodigiosa sostituzione della selezione e valorizzazione di elite, di competenze e meriti, con alleanze opache, pratiche oscure di scambio e ammissione in circoli  chiusi, dediti al profitto, all’accumulazione di quattrini e al potere che ne consegue.

Ci spiace dirvelo, ma l’avevamo detto che non poteva essere quello il fronte su cui combattere un costume diffuso, una patologia che aveva contagiato un ceto politico senza distinzione generazionale o ideologica, che di idee ce n’erano già ben poche, una cifra antropologica che ha caratterizzato la mutazione da democrazia, vulnerabile, fragile, in plutocrazia, per non dire peggiocrazia, visto che ad affermarsi  è la crème de la crème dei più immorali, dei più scriteriati, dei più inadeguati, die più incompetenti.

Come la mettiamo adesso che l’aspirante editore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e via via seppellito da un buon numero di becchini, rivendica proprio questi caratteri come “rifondativi”, ostenta spregiudicatezza e cinismo come irrinunciabili qualità per piazzarsi nel mercato e vincere, esalta la sua volontà, a fronte di un impegno finanziario di 10 milioni  che agli altri 20 di debiti pregressi ci penserà qualche santo del suo paradiso, a confezionare un giornale “popolare”, probabilmente  nel segno della continuità con la sue esperienza professionale maturate tra Vero, Miracoli, Stop, determinato, se ne presentasse la fausta opportunità, a mettere in pagina la fidanzata di Berlusconi nuda. Lo schifo più miserabile non ha più etichette e si manifesta anche grazie al festoso uso ed abuso delle differenze, sicché diventa buono e giusto, oltre che profittevole,  lo sfruttamento dell’immagine femminile, purché sia quella della Pascale, mentre sarebbe sleale e infame pubblicare un paginone centrale con la Madia in veste sadomaso. che poi sarebbe quella più congrua con l’indole accertata della ministra.

Perché  in questo mondo discrezionale e di disuguaglianze, perfino nei corpi nudi, ci deve sempre essere qualcuno di più uguale,  grazie all’appartenenza al circo magico di sodali, affini, affiliati, lacchè dei potenti, in questo caso del premier, nei cui confronti il vispo imprenditore della carta stampata  esprime soggiogata ammirazione. “Renzi mi piace moltissimo. E’ bello, sveglio, ha una gran dialettica ed è uno dei pochi politici che si capisce quando parla”.

In piena ed entusiastica condivisione del renzi pensiero, il Veneziani, che ammette “trascorsi di sinistra e girava con in tasca l’Unità e anche Cuore”, è determinato a “ fare un giornale popolare, nell’accezione positiva del termine. Addio a elzeviri e commenti in politichese, che si occuperà di politica e di sociale, ma con un linguaggio giovane, adeguato ai tempi moderni. Anche la cronaca, non nera, avrà un grande spazio”. E lo affiderà a un direttore che esprima lo spirito del tempo, fresco di giornata, dinamico, innovatore, che ne so, come il Fanulli, il Nardella, come le aggraziate squinzie di governo, mica a un vecchio trombone della nomenclatura, come è successo nel passato. Sistemata così anche la mamma del Senonoraquando, che se lo merita per aver svolto con solerzia il ruolo di “cassamortara” portando il giornale ai minimi storici,  l’editore di gossip, che agli scoop del settimanale Miracoli aggiunge quello tutto suo di rilanciare l’Unità, ha sistemato per le feste anche la cordata gradita, si dice, a D’Alema, quella guidata dal banchiere Matteo Arpe, respinta ufficialmente perché mancavano le garanzie necessarie. che invece il Veneziani possiede: il suo gruppo, la Guido Veneziani Editore spa, ha chiuso il 2013 con 3,9 milioni di utile netto,13,6 milioni di patrimonio e 6,3 milioni di indebitamento finanziario netto, nel corso dell’anno  ha acquistato il 92% delle Grafiche Mazzucchelli, azienda di stampa roto-offset, ha firmato un nuovo accordo di distribuzione con la società Messaggerie Periodiche, ha rimborsato un prestito obbligazionario emesso a gennaio e ha costituito due nuove società: la Gv Periodici e Vero Tv in cui sono stati conferiti i rami d’azienda dei rispettivi business ovvero i periodici e la televisione digitale lanciata di recente. E sempre occupa un posto d’onore nei suoi programmi, e ci mancherebbe,  comprarsi una bella televisione. Ci aveva  già provato con la Sette, ma un giorno, sull’onda lunga delle privatizzazioni, potrebbe candidarsi anche per una rete Rai, vedi mai.

Poco ci vuole a capire che per i dirigenti del Partito della Nazione  uno che aspira a diventare il Berlusconino del domani  offre più garanzie perfino di un banchiere della vecchia guardia, prime tra tutte quella di mettersi al servizio del management, quella di promuovere il brand,  quella di fare marketing, quella di nutrire il business.

Tra le testate del pimpante zerbinotto spicca anche Rakam. Penso che mi abbonerò e magari farò anche distribuzione militante la domenica mattina: ci servirà a perfezionarci in attesa di sferruzzare a Place de la Concorde.


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