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Gli Usa impongono il salario della guerra

DalìHo aspettato qualche giorno per vedere se lo scandaloso risultato del vertice Nato della scorsa settimana avesse in qualche modo smosso qualcosa nell’informazione. E invece vedo che a parte qualche raro intervento il tutto è già stato archiviato da Tv e giornaloni, nonostante che i documenti finali del summit siano inquietanti da molti punti di vista e non solo da quello di un continente europeo, disposto a credere alle nipoti di Mubarak di Obama sull’Ucraina, a chiudere gli occhi sul vero padrino dell’Isis ovvero il governo Usa (vedi qui), risoluto a riaprire uno scontro con la Russia nel quale ha tutto da perdere per compiacere le ossessioni e i disegni di Washington.

C’è qualcosa di molto di più dentro quei documenti finali: c’è la guerra, la sua preparazione e stimolo, c’è la rinuncia di un intero continente a qualsiasi autonomia di giudizio, di intervento, di perseguimento dei propri interessi. E al tempo stesso c’è la fine di un sogno anzi dell’illusione che l’Europa potesse diventare un occidente diverso rispetto a quello imperiale degli Usa. L’occasione era propizia per asserire una linea diversa rispetto all’Ucraina, del resto alimentata da sconcertanti menzogne, silenzi, trucchi retorici e invece c’è stato un deprimente allineamento. Era anche l’occasione per sottrarsi alla promessa di aumentare i bilanci militari dei singoli Paesi portandoli al 2% del Pil – che per l’Italia significa di fatto un raddoppio delle spese, quasi 40 miliardi all’anno, 100 milioni al giorno – proprio in ragione delle politiche di austerità sui bilanci che la Ue impone e che dovrebbero portare a una diminuzione delle spese. E invece ci si è piegati anche a questo impegno che ha visto finalmente brillare la stella suicida della Grecia il Paese Ue con le più alte spese militari in rapporto al bilancio statale.

Del resto cosa ci si poteva aspettare da un documento in 113 punti redatto a Washington e portato da Obama nel Galles come fosse il  santo graal? Ma a tutto c’è un limite che purtroppo è stato ampiamente valicato perché il documento sottoscritto non solo raduna il branco degli europei sotto il vessillo dei nazisti e dei cioccolatai di Kiev, ma pretende che l’auspicato aumento delle spese militari affinché «gli Alleati dimostrino la volontà poli­tica di for­nire le capa­cità richie­ste e dispie­gare le forze che sono necessarie», aprano il mercato per le multinazionali Usa delle armi . Infatti si auspica una “accre­sciuta coo­pe­ra­zione indu­striale attra­verso l’Atlantico” in maniera che i Paesi dell’alleanza possano “assi­cu­rare che le loro forze ter­re­stri, aeree e navali siano con­formi alle diret­tive Nato in mate­ria di dispie­ga­bi­lità e soste­ni­bi­lità e ope­rino insieme in maniera effi­cace secondo gli stan­dard e le dot­trine Nato».”. Dietro queste parole che potrebbero parere distillate nelle cantine dell’ovvietà si nasconde il messaggio vero: poiché strategie, tattiche e dottrine Nato, ossia le “direttive” sono tutte di origine americana è inevitabile che sistemi d’arma, elettronica, equipaggiamenti di punta e quant’altro vengano acquistati in prevalenza dal complesso militar-industriale Usa, che peraltro impedisce ogni importazione se non marginale.  Gli F35 ce lo insegnano: occorrerà comprali anche se sono un pessimo prodotto.

Il clou però lo si raggiunge quando il documento afferma che “gli sforzi della Nato e della Eu per raf­for­zare le capa­cità della difesa sono infatti com­ple­men­tari”. Il che vuol dire in soldoni una cosa soltanto che Nato e Ue sono sostanzialmente due livelli della medesima cosa, come appare chiaro dalla vicenda ucraina, ma che ora riceve una conferma ufficiale e formale. Che insomma per tramite della Nato la Ue non è che un’appendice degli Usa. Di fronte a tutto questo non c’è da soffermarsi più di tanto su ciò che il camiciato Renzi ha sottoscritto senza nemmeno chieder al Parlamento, facendosi piccolo di testa e servile coi potenti, com’è quando manca il pantografo dei media casalinghi: permanenza in Afganistan, finanziamento del governo di Kabul, contributo in denaro, mezzi e uomini per contenere l’Isis e possibilmente fare fuori anche Assad in Siria, altri fondi per sostenere  il governo golpista di Kiev, il che oltre all’auspicato aumento delle spese militari dirette poterà a un aumento stratosferico delle spese indirette per un tempo indefinito. Che pagheranno poi i cittadini attraverso drammatici tagli dei servizi. Ecco perché trovo che le decapitazioni dopotutto abbiano anche un loro appeal.


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