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Fenomenologia umana del job act

Renzi nella sua realtàLa nuova diminuzione della produzione industriale, caduta a settembre del 2,9%  ci dice una cosa chiarissima: che il job act* di cui si riempiono la bocca i commentatori è prima ancora di essere un inganno un non senso. (la ragione per cui job è diventato recentemente plurale lo spiego qui) In appena quattro anni il calo è stato del 10% dimostrando che il cancro del Paese non è nella flessibilità del lavoro del resto garantita dai contratti di precariato infinito, ma dalla mancanza di investimenti privati, dalla chiusura dei rubinetti del credito, dall’impossibilità dello stato di creare risorse per i ceppi monetari in cui si è messo e dal calo della domanda dovuto alla disoccupazione come alla caduta dei livelli di salario. Mali che si sono via via sommati e che ci stanno portando al disastro: produciamo pochissimo che possa interessare il mercato globale già in crisi per suo conto e ci troviamo con una sovrapproduzione che il mercato interno non riesce più ad assorbire.

La realtà e persino la cosiddetta scienza economica, si sono incaricate di fare giustizia delle assurdità del job act: narrare di poterne uscire fuori portando a Confindustria lo scalpo del lavoro e il dono di sconti fiscali destinati ad essere riversato nel solo profitto è roba da illusi, da cretini, da imbroglioni e da farabutti. Quattro qualità che vanno perdendo le loro distinzioni e si saldano in un ideal tipo che rappresenta al meglio lo spirito del tempo e che mette in crisi le celebri leggi della stupidità di Carlo Cipolla: si mente per mantenere l’ illusione nella bontà del sistema nel quale si sguazza, cercando di fa sì che anche le vittime partecipino di questa fede, che aderiscano agli interessi del padrone. Solo in una dimensione così si può credere che lo smantellamento delle tutele viene attuato per senso dell’eguaglianza e che 128 euro al mese di sussidio di disoccupazione, nel migliore dei casi possibili, già irrealizzabile, sia il coronamento di uno spirito egualitario così spiccato.

Non è un caso che le qualità dell’idealtipo di successo si ritrovino in Renzi, nel suo cerchio magico come nei media trasformati in aedi di corte: abbastanza ignoranti da poter credere nelle illusioni che spacciano, sufficientemente farabutti da farle coincidere con i loro sistema di potere, costituzionalmente così bugiardi da raccontare balle a se stessi, così pienamente ipocriti e doppi da vivere agevolmente dentro queste contraddizioni. Del resto questa tipologia umana è diffusissima in una razza padrona che fa delle proprie menzogne fondamentali la propria way of life. E così accade che nella commissione europea si creda davvero che la Grecia sia in via di guarigione, si creda davvero che il Pil aumenti, a fronte di una ulteriore caduta della produzione industriale del 5,9% su base annua. E pensare che ad Atene ja troika si diletta da tre anni a jobattare sulla pelle viva dei Greci. Poveri cretini, poveri illusi, imbroglioni senza ritegno.


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