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Camera con svista mozzafiato: benvenuta omofobia

L'on. Giovardotto relatore della legge antiomofobia

L’on. Giovardotto relatore della legge antiomofobia

Non c’è speranza che il sistema politico riesca ad emendarsi. Non con le larghe intese, non con i compromessi al peggio per conservarsi le poltrone e men che meno con i rampolli ottusi di una classe dirigente ormai ereditaria come nel feudalesimo. Il  provvedimento anti omofobia da questo punto di vista è un capolavoro: dopo essere stato sterilizzato e reso evanescente per la necessità assoluta di trovare un accordo con gli omofobi del Pdl, ha finito per sancire la diversità assoluta tra cittadini e politica.

Di fatto mentre partiti, organizzazioni sindacali o culturali e chiese potranno impunemente dimostrare apertamente la  loro omofobia, la stessa cosa non avverrà per i singoli cittadini. Lo dice chiaro e tondo l’emendamento Gitti, proprio il Gregorio Gitti genero del banchiere Bazoli, che dovrebbe divenire un testo da leggere nelle scuole come esempio insuperato di ipocrisia:   «Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente, ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni».

Dunque se sei Mario Rossi, l’omofobo del quinto piano devi stare bene attento a quello che dici, ma se sei padre Mario Rossi che organizza la processione per San Cirillo a o che fa parte del circolo culturale Dell’Utri, puoi dire ciò che vuoi.  L’ipocrisia sta in primo luogo nel fatto che certi giudizi “ontologici” sulle vite degli altri, per esempio ritenendole contro natura o malate, hanno incorporata l’istigazione all’odio e alla discriminazione. Questo magari è troppo sofisticato per Gitti – Bazoli e i suoi colleghi di partito, ma invece alla loro portata è il secondo strato di ipocrisia quello per cui prima si tenta di illudere  che la “libera manifestazione del pluralismo delle idee” come scrive con la zappa dell’ottusità il rampollo, appartenga a tutti, ma poi si specifica che essa in realtà appartiene alle organizzazioni ecc ecc.  La possibilità che le intere larghe intese non sappiano cosa voglia dire ovvero è esclusa anche se il vocabolo usato tende a nascondere il senso di “per meglio dire” oppure “cioè” che segna la discriminazione fra la libertà dei singoli resa ambigua e circoscritta e quella del potere che invece può permettersi ogni cosa e la cui libertà si costruisce non per i cittadini, ma contro di essi.

Anzi a dire la verità così com’è scritto l’emendamento significa che l’istigazione all’odio e alla violenza non viene punito se viene propalato da partiti e quant’altro. E prefigura la grottesca possibilità che venga fondato un circolo culturale che predica la violenza contro gli omosessuali, ma in quanto organizzazione possa farlo con tutta tranquillità, ovvero in piena legalità. Ridicolo. Anche se il fatto che si faccia esplicito riferimento a organizzazioni sanitarie e di culto rappresenta in sostanza un passaporto per la parte più sterile e ottusa del cattolicesimo italiano che è costretto a ritenere l’omosessualità una malattia per scaricare i propri sensi di colpa  ed escludere queste pulsioni sessuali dal “disegno della natura creata”, in pieno contrasto con l’evidenza. E dare spazio ai “Centri cristiani per la cura dell’omosessualità” che sono cominciati a spuntare anche in Italia

Insomma in effetti l’emendamento stesso costituisce un’istigazione alla violenza visto che la ragione e la correttezza nulla possono contro la tracotanza dell’idiozia che regna dentro questa politica contro natura.  Perché è evidente che il provvedimento contro  l’omofobia non solo non prevede aggravanti, ma di fatto apre alla libertà di discriminazione, entrando in contrasto con la legge Mancino invece di estenderla. E questo nonostante i patetici tentativi del relatore Scalfarotto di salvare la faccia e negare ciò che evidente: un cedimento totale alle logiche delle larghe intese e dunque alle tesi più retrive, tipiche dei Giovanardi e compagnia grugnente. Cioè dei veri relatori.

 


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