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La catastrofe annunciata

Non sono una persona di straordinaria intelligenza o cultura e nemmeno coltivo in segreto le braci del narcisismo. Però di fronte all’ottusità del nostro ceto politico, non resisto a questa piccola vanteria. Quando nell’estate scorsa, ancora Berlusconi imperante, si cominciò a parlare del pareggio di bilancio in Costituzione, mi venne di scrivere alcune considerazioni ovvie e di buon senso, suffragate pochi giorni dopo da un documento di un folto gruppo di premi nobel americani. Cose ovvie e di buon senso che evidentemente una brillante classe dirigente, italiana, ma anche europea, non è stata in grado di concepire o forse ha ritenuto di dover far passare in secondo piano di fronte all’allettante progetto di impoverire i popoli, sottrarre diritti, creare le condizioni per un abbattimento di salari, dare colpi mortali al welfare. Il post del 7 agosto del 2011 cominciava così:

“Supponiamo che la terra tremi e distrugga le case, che ci sia un’alluvione disastrosa, che il maltempo di accanisca sulle colture e metta in moto qualcuna delle mille frane in agguato nel nostro trascurato territorio. Che un qualunque disastro naturale e umano provochi danni per miliardi. Non si tratta di un’ipotesi remota, anzi statisticamente in un decennio possiamo attenderci più di una catastrofe. Ma supponiamo che a parte il primo intervento non si possa fare nulla per la ricostruzione e per la vita di chi è stato colpito, se non rinunciando a progetti in corso, oppure imponendo nuove tasse o svendendo qualcosa per fare cassa o finendo nelle mani dei cravattari internazionali.”

Chi vuol leggere il resto lo trova a questo link. Ma da allora molta acqua è passata sotto i ponti e ci troviamo sul groppone non solo il pareggio di bilancio, ma una serie di altri enormi pesi derivanti dal fiscal compact, che abbiamo firmato senza se e senza ma. Dunque con le mani legate di fronte al terremoto in Emilia che si annuncia con una vera catastrofe, qualcosa per riparare alla quale ci vorranno almeno 100 miliardi. Tanto legate che il governo con eccezionale tempismo rispetto alla prima scossa aveva annunciato il suo sobrio ritiro dalla solidarietà nazionale, dopo quello dalla solidarietà sociale, affidando tutto a piani di assicurazioni private. Un grande affare e al tempo stesso una grande truffa liberista, visto che in caso di catastrofe, come quella de L’Aquila o dell’Emilia, gli istituti non sarebbero in grado di fare fronte agli impegni.  Mi occuperò dopo dei balbettii politici, ora mi preme dire che il terremoto non si può prevedere, ma le catastrofi le si prepara con le proprie mani. E sono sempre annunciate.


Il sisma lesiona anche il Pd

Può darsi che una forte scossa investirà quelle zolle della politica che si scontrano con gli umori dell’elettorato quando si chiuderanno le urne. Ma intanto il terremoto fisico, inatteso come sempre, e con danni la cui portata è ancora tutta da scoprire, già rischia di rendere inagibile il Pd.  Da pochissimo infatti il partito ha dato il via libera al decreto che obbliga al pareggio di bilancio e come correlato anche a quello che elimina i contributi dello stato in caso di calamità naturale, lasciando che siano i cittadini a tutelarsi con le assicurazioni private.

E adesso il sisma in una delle aree dove il Pd pesca più voti, mette in crisi tutto questo. Oggi il partito non dice nulla  al riguardo e lascia, con ennesimo atto di sottomissione ai cosiddetti tecnici, al presidente della regione Emilia Romagna, Vasco Errani, il compito di richiedere un ripensamento su questa norma dell’assicurazione privata. Però è chiaro che la questione è destinata a farsi pesantissima e a rivelare le conseguenze di quello che con tanta leggerezza e sicumera siamo andati a firmare.

Non è bastata la lettera di alcuni tra i più illustri premi nobel dell’economia che un anno e mezzo fa scongiuravano Obama di non lasciar mai passare una follia come come il pareggio di bilancio in costituzione, non è bastato nemmeno il buonsenso che sconsiglia un passo del genere  senza tenere in minimo contro i fattori imprevedibili di ogni tipo che possono sopravvenire: tutto è stato firmato per compiacere fino in fondo la signora Merkel, la Bce, gli ideologismi dei governatori oltre che degli euroburocrati.. E adesso cominciamo a raccogliere i frutti della cecità tecnica  e ad accorgerci sotto di essa si cela l’idea di una società classista, di una democrazia “attenuata”. Oltre che una concessione a un progetto di Europa non politica che è già agonizzante.

E’ vero che  in caso di catastrofe può essere possibile una deroga al patto di stabilità, ma il fatto è che la filosofia al quale esso si ispira è quello del minor intervento possibile dello stato, poiché il suo bilancio è sorvegliato non da una banca centrale pubblica, ma dalle banche private e dai mercati, immesso in una logica dove la solidarietà, i diritti, il welfare non hanno valore. Dunque i correlati come quello della negazione degli aiuti non sono qualcosa di accessorio, ma parte integrante e operativa del bilancio in pareggio per costituzione.

Mi chiedo cosa si aspetti a buttare questa robaccia nel cestino degli errori, assieme a chi vi si è prestato. Anche perché temo che in caso contrario nel wastebasket ci finirà chi non ha capito o ha fatto finta di non capire.


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