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Ospizio Italia

Berlusconi-ai-servizi-socialiAnna Lombroso per il Simplicissimus

Lo stato di diritto prevede che il carcere e quindi le misure alternative abbiano un fine riabilitativo. Si sa che l’Italia è patria del diritto, ma non sa esercitare la giustizia, via via la sua identità di stato è stata umiliata, impoverita e oltraggiata, figuriamoci la funzione di custodia delle prerogative irrinunciabili della cittadinanza. E suona come un ameno paradosso la probabilità di una redenzione del condannato Berlusconi tramite una estemporanea attività umanitaria in un ospizio, dove è facile ipotizzare che sotto i poderosi riflettori di tutte le tv, sue e diversamente sue, allieterà gli ospiti con il repertorio di Apicella, o verserà insipide zuppe col grembiulone come in un masterchef benefico. Che tanto ha dimostrato di saper trattare con i vegliardi, compresi quelli augusti, in numerose visite al Colle.

E d’altra parte l’uomo ha sempre fatto in modo che magari altri rivelassero la sua irresistibile indole alla carità, dalla mai dimenticata dentiera per la terremotata, alle elargizioni generose per amici, giovani amiche, famigliole in difficoltà, a cominciare dai Tarantini beneficati da copiose donazioni.

Ma certo che oltre a questo istinto allo spendersi per gli altri, singoli o un intero paese per il quale continua imperterrito a scendere in campo, gli va riconosciuta una corretta lettura del ruolo politico della magistratura, almeno in questo caso, che ha realizzato con questa bonaria misura i desiderata di un ceto politico, interessato a difendere un suo appartenente con un precedente che faccia testo, a non farne una vittima con restrizioni più severe, a legittimarlo grazie a questo spettacolare processo di redenzione in modo da continuare a riferirsi a lui come a un autorevole, rispettabile e irrinunciabile interlocutore e alleato, con il quale è necessario, anzi desiderabile stringere patti, predisporre leggi, avviare riforme.

Perché stupirsi, le toghe non sono rosse come certamente non lo è il Pd, autore diretto ed esplicito della resurrezione di Berlusconi. Ci avevano dato qualche speranza che fosse morto per via giudiziaria visto che nessuno lo voleva uccidere per via politica. Hanno fatto il loro lavoro, ma dobbiamo al Pd che adesso il fuorilegge detti legge a un Parlamento illegittimo, a un leader che ne incarna ideologia e progetti, a un governo che ne ha ricevuto l’eredità e agisce a suo nome e grazie a lui, che vada a Palazzo Chigi a dare paterno sostegno e al Quirinale in visita di cortesia tra pari.

Perché stupirsi se la narrazione pubblica, ad opera di giornali sempre più ridicolmente collusi, protervamente assoggettati, oscuramente ricattati, si arricchisce di un nuovo capitolo, quello umanitario, accreditando dopo la resurrezione la redenzione, l’avvicinamento simbolico del leader remoto, del ricco avido alla povertà, alla caducità dei corpi come in una parabola evangelica, così che ne trarrà giovamento morale, spinta ascetica e salvezza, contribuendo, di è già sentito da dire dalla schiera dei suoi improbabili opinionisti e agiografi, a richiamare l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica sulle drammatiche condizioni in cui versano gli anziani nel nostro Paese, governato proprio da lui per una ventina d’anni. Ma si sa che gli si addiceva di più una palpitante sintonia con le giovani, cui ha dedicato con abnegazione e spirito di servizio la sua appassionata dedizione, e con i giovani dai quali succhia vitalità come un vampiro e che ha proclamato suoi eredi.

E fa bene a fidarsi di loro, se la Bicamerale era stato un tentativo – illusorio o perverso – di ridurre la sua volontà golpista nei limiti del bon ton costituzionale, il patto con Renzi, benché Berlusconi non abbia la forza elettorale di allora e viva un evidente declino, tra tradimenti e processi, non fallirà, perché si fonda appunto su una coincidenza di obiettivi e programmi, dalla destituzione della Costituzione, alla conferma di una legge che retrocede le elezioni a formalità, dalla cancellazione del Senato per depauperare la rappresentanza e confinarla a soggetto notarile al servizio del governo, con un premier del quale sono esaltate le funzioni, allo smantellamento del Welfare, della sanità e dell’istruzione pubblica, del lavoro e del territorio.

Le profezie secondo le quali, mediante trattati e patti scellerati, si sarebbe scritta la costituzione di una singola economia globale, a comandare sugli stati non più sovrani, si devono estendere alle politiche nazionali. E il nostro Paese ne è un laboratorio sperimentale: a comandare un unico potere, quella cupola dell’imperialismo finanziario che opera per l’esclusione di lavoratori, comunità, società civile, stati sovrani, servita da un ceto senza scrupoli, senza idee, senza cultura, senza regole e senza limiti, anche perché credono di essere invulnerabili e immortali e nemmeno la visione della effimera fragilità dei vecchi di un ospizio e nemmeno guardarsi allo specchio li convince del contrario.

 

 


Caso dell’Utri: non solo Alfano

images (10)Adesso che Dell’Utri è scappato come prevedibile e previsto, tutti addosso ad Angelino Alfano, di cui si dice peste e corna, autorevole rappresentante della giustizia ad personam e protagonista, tra le altre cose, della vicenda Shalabayeva. Oh si vergogna e ignominia, ma intanto lui è sempre lì come ministro della giustizia e o degli interni perché prezioso alleato dei massacri sociali. Adesso il M5S e anche l’alleato Sel ne chiedono le impossibili dimissioni, più che per ottenerle, per prendere le distanze da un fattaccio che coinvolge un milieu politico più allargato.

Anche io dico peste e corna di Alfano, il cui berlusconismo è superato solo dall’ipocrisia, dal trasformismo e dall’opacità, ma ho l’ inquietante sensazione che la sua scelta come instant capro espiatorio della vicenda dell’Utri, anche dal campo dell’opposizione al renzusconismo, mi sembra dettata dalla necessità di coprire l’insieme delle responsabilità e degli intrecci. L’allarme concreto sulle intenzioni di fuga del prode Marcello accertate tramite intercettazione, era stato lanciato nel novembre scorso, quando però ministro della giustizia era l’indimenticabile amica della famiglia Ligresti, Anna Maria Cancellieri, mentre Alfano era agli interni, responsabile semmai proprio delle  indagini e della scoperta del piano di “allontanamento” dell’ex senatore. Invece il sospetto ritardo, tutto interno al sistema giudiziario, con cui si è deciso di impedire a Dell’Utri di farsi uccel di bosco, si è determinato sotto la reggenza del guardasigilli Andrea Orlando, l’eterno ministro dilettante del Pd.

In tutta questa deprimente vicenda lo zampino non può essere solo quello di Alfano visto che con tutta evidenza è il ministero della Giustizia ad essere centrale nelle dinamiche di una fuga annunciata. Di qui è passata un’intera mandria, non escludendo nemmeno il cervo reale. Non c’è dubbio che Angelino non abbia fatto nulla per impedire le vacanze dell’ex segretario addetto alla mafia di Berlusconi, magari le ha anche favorite, ma non senza altre necessarie complicità. E francamente, ammesso che nell’arca di Napolitano si trovi anche un solo giusto, non credo che il problema stia nell’essere al governo con uno così, ma nell’essere in un governo così.


Un cabaret di filosofia

0Anna Lombroso per il Simplicissimus

A volte è superfluo rimpiangere Cuore, rammaricarsi per la fine precoce del Male.  Ci pensano proprio gli abituali bersagli della satira a farsela in casa, con la compunta seriosità di chi non capisce di sconfinare della farsa, nel ridicolo, nel paradosso. In attesa di scommettere come Grillo saprà oltrepassare la “culona inchiavabile” di Silvio, di immaginare il condannato una volta eletto che fa le corna dietro a Adenauer, Monnet e Spinelli, padre, che la figlia dice che una volta eletta resta a casa. In somma in attesa delle formidabili performance dei soliti cabarettisti che animano le nostre scene, non accontentiamoci di Renzi che imita Crozza, della Boschi che fa la parodia di Virginia Raffaele, di Borghezio che mima un essere umano, possiamo sorridere sia pure amaramente di un gruppo di docenti che chiede più spazio per la filosofia a un partito che ridicolizza un partito, con una pessima contraffazione.

Si intitola così “Costituente di Filosofia al Pd: valorizziamo i saperi umanistici” l’appello che alcuni educatori rivolgono al Governo suscitato dall’esigenza di un percorso di ripensamento della scuola che parta non dall’alto e da urgenze puramente contabili ma, democraticamente, dall’incontro e dal reciproco ascolto dei soggetti che animano la vita stessa della scuola di oggi” (il link è qui . http://www.orizzontescuola.it/costituente-filosofia-al-pd-valorizziamo-saperi-umanistici)

Lo stile in puro “appellese” non inganni, saranno figli e nipoti del Sessantotto, ma i firmatari, che immaginiamo avidi delle adesioni dei poliedrici soliti noti, dalla Lista Tsipras a no alle corride, gliele cantano chiare alle larghe intese,  stilando vigorose e ardimentose controproposte ai dieci comandamenti della neo ministra,  sui quali c’è da scommettere che lo svelto Renzi concordi, visto che si tratta della solita sbobba: meritocrazia, nel senso che chi ha si merita di continuare ad avere, egemonia della tecnologia, nel Paese dove la banda è più stretta delle intese, riduzione del cursus di studi, in attesa di ridurre al minimo la scuola pubblica, Invalsi fino all’invalidità mentale degli interessati di ambo le parti,  scatti stipendiali per i più degni, secondo la pratica tradizionale di dividere sulla lavagna alunni e insegnanti in buoni e cattivi,  riconoscimenti alle scuole private, che quelle si sa che sono già originariamente nella lista dei meritevoli.

Adesso, senza dileggio e senza scherno, va dato atto a una sparuta ma resistente fetta di simpatizzanti del Pd di essere davvero irriducibili, per come si ostinano a stare nella giungla, traditi, delusi, oltraggiati, irrisi, altro che soldato giapponese,  con l’appello tra i denti al posto del coltello, tenaci nella loro credulona e candida insipienza. Come se dal pd ci fosse davvero da aspettarsi qualche azione che davvero si muova nel senso dell’interesse generale, del bene comune, o ancche del buonsenso, a parte una elemosina pelosa cacciata in tasca di chi potrebbe cerare più guai con scioperi, disordini, insomma con quella che un tempo si chiamava opposizione e che oggi torna a essere definita disfattismo.

Se non ispirassero rabbia farebbero tenerezza: solo uno sconfinato candore può giustificare un rimasuglio di fiducia in un segretario e presidente del consiglio che riduce i problemi della scuola a interventi edilizi, che ritiene che l’istruzione possa essere sostituita da coretti edificanti. E non è un caso pensando al suo bagaglio culturale con i suoi numi tutelari tra Disney, Giovanotti, Dylan Dog e Jacovitti, alle sue esperienze pubbliche tra Ruota della Fortuna e Amici, ai suoi suggeritori dalle Cayman, da Detroit,  dal Billionnaire.  Solo una implacabile dabbenaggine può convincere che siano persuasive le ragioni della Nussbaum, certo, di Amartya Sen, ma anche dei Medici, dei dogi della Serenissima, di pensatori illuminati e di politici lungimiranti,  dei cinesi e degli indiani che si affacciano con prepotente irruenza, che da sempre sanno che la cultura umanistica serve non solo alla conservazione delle democrazie, ma anche a sviluppare quella conoscenza e quella competenza mature  che moltiplicano i risultati   della competitività, che aiutano ad esaltare le vocazioni, che fanno fruttare meglio l’innovazione tecnologica e che favoriscono sullo scenario della concorrenza.

Solo una incorreggibile dabbenaggine può fare credere a uno che fa la gara delle cravatte formate col presidente francese, che in casa le spara grosse e a Berlino andrà carponi, che pensa che alla democrazia fanno male le elezioni e alla partecipazione fanno peggio le preferenze,  che non imbraccia il mitra quando sente parlare di cultura, no, si limita a chiedere quanto la pagano al chilo. Per il quale l’istruzione vuol dire istruzioni per l’uso allo scopo di trasformare tutto in merce, leadership, politica, patrimonio comune, bellezza, diritti, lavoro, sicurezze, stabilità, dignità, uomini, che i migliori offerenti si sono già fatti avanti e tanto povera e nuda va la filosofia,  così costa ancora meno.


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