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Rai oltre il comune senso del pudore

mission-filiberto-congoAlle volte ci si rifiuta di crederci, si fa resistenza civile alle idiozie che ci piovono addosso come meteore e si spera che dopotutto non possa essere vero. Invece purtroppo quasi sempre è vero. Così vediamo cose che gli umani non possono immaginare, fiamme intorno ai bastardi di Orione, raggi di ottusità balenare alle porte della Facciatosta. E tutto questo purtroppo non andrà perduto nel tempo, ma ci perseguiterà chissà fino a quando.

L’ultima di questa saga italiana senza fine e senza senso viene da Rai uno, il cui direttore, Giancarlo Leone ha annunciato una trovata da Albert Schweitzer dell’etere: l’imminente puntata dell’odioso reality Mission in cui alcuni vip da quattro soldi fingeranno di raccontare le storie e la tragedia dei profughi africani, non sarà interrotta da pubblicità: «mi sembrava improprio interrompere un programma del genere con degli spot». Ma come mandi la donzelletta Barale che vien dalla sciampagna e Filibevto di Mangiatoia a fare questa indecorosa sceneggiata e poi ti dà fastidio la pubblicità che tra l’altro in questo caso acquisterebbe una insperata dignità?

Ma già, il principino dei sottaceti, aspirante al trono di Saclà, ha fatto sapere di essere corrucciato per le polemiche, ha detto che siamo dei senza cuore, gente che sta in poltrona mentre il mondo soffre, mica come lui che “va a donare un  sorriso a che ne ha bisogno” e ci guadagna pure sopra. Come si dice Vaffanculo in bantu?


Scene di caccia alla gnocca nel Pd

cambia-il-vento-manifesto-pdA me pare di sognare. O forse no, forse sono sveglio e guardo con orrore emergere ogni giorno dal Pd una cultura di puro stampo reazionario e maschilista che cerca in continuazione un qualche travestimento vagamente progressista. Ci mancava solo l’ammucchiata di onorevoli piddine con la loro proposta di legge contro l’uso del corpo femminile in pubblicità: qualcosa che solo a uno sguardo superficiale può rassomigliare alla battaglia sulla dignità delle donne e l’ostensione del corpo come riflesso e suggerimento della donna oggetto.

La lettura del disegno di legge presentato dalle indignate signore, ci disillude subito e si presenta come una variante politicamente corretta delle alate considerazioni di chi pensa che una generosa scollatura o una gonna corta siano un’invito alla violenza e quasi un suo alibi coronato dalla famosa frase che se la sono voluta. E infatti leggiamo nel testo: «immagini che trasmettono, non solo esplicitamente, ma anche in maniera allusiva, simbolica, camuffata, subdola e subliminale, messaggi che suggeriscono, incitano o non combattono il ricorso alla violenza esplicita o velata, alla discriminazione, alla sottovalutazione, alla ridicolizzazione, all’offesa delle donne».

Questo significa che viene accreditata pienamente la tesi che una qualsiasi nudità femminile, una qualunque malizia sia di per sé un  incitamento alla violenza o un aderire a uno “stereotipo di genere”. E infatti il ddl prosegue dicendo «nelle adolescenti, nelle donne giovani si genera un’ossessiva attenzione al corpo che provoca manifestazioni di ansia e aumento di emozioni negative, riduce la consapevolezza dei propri stati interni». Si intravvede attraverso un tessuto argomentativo molto trasparente che tutto questo ha assai poco a che fare con l’emancipazione femminile e men che meno con i temi femministi, ma con una cultura cattolica di fondo che cerca in modo subliminale di allontanare il peccato e che trova nella femminilità stessa la radice della scarsa “consapevolezza degli  stati interni”. Come dire che se andate con una gonna sopra il ginocchio già da ragazzine avrete molta probabilità di ritrovarvi un po’ cretine. Fossi in loro mi domanderei come mai nel 99,9 per cento periodico delle pubblicità che riguardano prodotti per la casa, siano protagoniste le donne, spesso castamente vestite, ma oscenamente ancorate al tradizionale ruolo ancillare. E perché non se la prendano con quelle.

Ora che la pubblicità esageri e sia spesso di pessimo gusto o volgare o stupida, è un conto e giustamente ci vuole una selezione darwiniana di buon gusto, ma in questa sorta di ossessione si scorge l’esatto contrario di quanto si vorrebbe raggiungere e del contesto nel quale si vorrebbe operare: si vede sotto traccia la definizione del corpo come l’ubi consistam dell’essere femminile, per cui va protetto e beghinamente coperto. L’esatto opposto del berlusconismo, ma posto di uno stesso piano di una una medesima bussola, mentre purtroppo nessun ddl si occupa della minorità sociale in cui vivono le donne, dei salari più bassi, dei ricatti a cui sono sottoposte persino nella maternità. Altro che spot. E’ lì che bisogna cambiare passo per cambiarlo in pubblicità e non viceversa. E invece niente, anzi sempre peggio perché sono le donne che finiscono per pagare di più la crisi e il modo in cui viene quasi favorita più che combattuta. Mi viene quasi quasi da domandarmi se le firmatarie abbiano mai sospettato quanto possa essere erotica l’intelligenza delle donne e al contrario banale il corpo o abbiano mai lavorato senza i privilegi all’italiana.

Ma tutto questo lo dico perché – a proposito della consapevolezza degli stati interni – le onorevoli firmatarie non hanno probabilmente alcun sospetto di agire dentro una cultura molto diversa da quella in cui a loro sembra di operare. Una condizione del resto che sembra proprio peculiare del Pd, con la gnocca come con i cazzi amari.


Sutor, ne ultra crepidam

E’ nervoso Della Valle parlando della pubblicità che  ha fatto uscire sul Corriere “Politici ora basta”, conciona della casta, dice “Vergogna” e gesticola veloce mentre i braccialettini da billionaire, si agitano come il sonaglio del cobra.

A guardarlo si ha proprio l’idea plastica di un mondo imprenditoriale, arrogante come dovunque, infingardo come solo in Italia, un mondo  che sotto gli abiti di sartoria e il linguaggio di sussiego, ogni tanto fa baluginare il bagnino, il tipino da spiaggia, il tanghèro da balera: Prego, vuol ballare con me ?” Grande ingordigia e piccoli orizzonti.

E invece parla di politica, mentre din din fanno i braccialetti.  A me viene in mente Plinio il vecchio: sutor ne ultra crepidam, ciabattino non andare oltre i sandali. Anzi in versione marchigiana, scarparo occupati di ciò che sai fare. Perché a leggere la pubblicità politica di Della Valle diventa chiara tutta la pochezza del discorso: dopo aver appoggiato in ogni modo Berlusconi e la sua banda , dopo avergli permesso di sfasciare il Paese con la loro complicità e fedeltà a tutta prova, di Silvio non si fa alcun cenno e si parla invece del ceto politico nella sua globalità, che di certo ha le sue colpe, ma non uguali responsabilità.

E’ fin troppo chiaro che ci si appella all’antipolitica per preparare un dopo Berlusconi che sia ancora nel suo solco, anche se più presentabile, un dopo Silvio e che continui a concedere molto all’imprenditoria pigra e poco intenzionata ad investire ma nulla ai lavoratori e al Paese. Si, stanno preparando a circonvenire e inglobare la protesta e l’indignazione in modo da portarla di nuovo a destra.

Non è un caso che lo spottone di Della Valle, al pari del “manifesto” di Marcegaglia e soci, parli genericamente della rinascita dell’Italia senza affrontare minimamente le cause del declino e parlando solo di soldini e sgravi all’industria senza una parola su scuola, ricerca, lavoro, precarietà, mercato interno, idee per lo sviluppo. Del futuro insomma. Non si nomina il peccatore, ma nemmeno il peccato di cui peraltro questi prodi salvatori sono ampiamente partecipi oltre che pronubi. Non sono documenti politici, ma semplicemente le richieste di una lobby avida che vuol mettere le mani su ciò che resta del Paese, della sua dignità, dei suoi diritti.

Leggendo questi reperti di sfrontata protervia viene da parafrasare la frase che Moretti disse ai dirigenti della sinistra: con questi non ci risolleveremo mai. Anzi si rischia che ci facciano le scarpe, facendocele pagare care.


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