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Renzi go back to Rignano

infantilismo forzatoIl Paese è sull’orlo del disastro, al crocevia del degrado  tanto che riesce a far peggio di tutto il resto di un’ Europa sulla quale si allunga la realtà della marginalizzazione economica e del regresso sociale. Però il premier di questo Paese va a Londra e dice Italy is back, siamo tornati, superando di gran lunga le prestazioni di Berlusconi in fatto di grottesco e di burlesque politico, ma senza che nemmeno ci sia lo scandalo di quelli che una volta non perdonavano al cavaliere la vecchia barzelletta sconcia.

Ed è qui che si comprende come l’infantilismo del linguaggio renziano, la sua totale mancanza di logica argomentativa, l’affastellamento di frasi che navigano nel nulla non è un più un problema politico, ma antropologico, il risultato di un’ “educazione” globale che  non sopporta più né coerenza, né dialettica, né informazione, ma è unicamente basata sull’impulsività e sulle corde immediate dell’universo emotivo. Infatti la pubblicità viene concepita basandosi su un modello reattivo infantile, basale, nel quale si sostituisce  il futuro con le mappe molto più semplici e grezze di una facile gratificazione. Che può essere il giocattolo, l’auto che ti fa libero, il profumo, il pannolino invisibile, ma anche il twitter o l’appagamento immediato derivante da un falso sillogismo. Non sono cose che richiedano una spiegazione, che coinvolgano valori o prospettive, valgono di per sé, ci fanno desideranti creduli o impauriti consumatori di speranze mal riposte.

Il successo di Renzi è proprio quello di essere infantile come i riceventi,  di non tollerare il collegamento del prodotto con il risultato, conta l’impulsività del momento. Non si può spiegare altrimenti l’assurdo al quale assistiamo: la voragine che si apre e l’Italia che ritorna, l’appello a quello straordinario brand dei “poteri forti”, oppure del cambiamento in sé , senza specificazioni, il paradossale appoggio alle timide elasticità chieste dalla Francia, ma il rifiuto delle stesse per l’Italia. O l’incredibile senso di giustizia  che porta a togliere i diritti a chi ce li ha per far sì che tutti siano senza tutele. Un ragionamento stupido, perverso e inutile che tuttavia circola inarrestabile semplicemente perché le paure adolescenziali trovano gratificazione in questo prodotto, anche se no accompagnato dalla clausola soddisfatti o rimborsati.

Naturalmente ci possono essere molte spiegazioni di questo fenomeno di regressione antropologica, spiegazioni raffinate o banalmente bottegaie che ripercorrono la stessa ottusa facilità di pensiero, ma due cose balzano agli occhi: la capacità dei grandi capitali di utilizzare metodi da apprendisti stregoni per condizionare le opinioni pubbliche, il che c’interroga sulla possibilità stessa della democrazia in queste condizioni quando i mezzi di produzione dell’informazione sono in poche mani; e la cultura dell’individualismo che indebolendo il senso di cittadinanza e di solidarietà lascia ognuno in pasto al se stesso più elementare e dunque più orientabile o eticamente fragile. Perché la ragione e l’etica sono due facce della stessa moneta.

Dunque il titolo del post è solo una pia illusione: il guappo potrà temere di essere mandato al natio borgo massone e alle sue aziendine schiaviste solo se non attuasse i massacri e la distruzione finale del Paese, nascosta e confusa dentro i suoi spot. In attesa del diluvio che già si prepara.


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