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Il peggior premier da Pier Capponi in poi

berlusconi-renzi-nazarenoQualche anno fa si diceva che Berlusconi era il peggior premier degli ultimi 150 anni, mentre i suoi fan imploravano di lasciarlo lavorare  e magari anche scopare di tanto in tanto. Ma i primati sono fatti per essere battuti e così Renzi – largo ai giovani – lo ha superato di parecchie lunghezze  riuscendo ad essere il peggior premier dai tempi di Pier Capponi. La folle idea di cambiare a tutti i costi la legge elettorale, con una peggiore, ma solo per la Camera, mentre il Senato in attesa di essere trasformato in una spesa del tutto inutile diventando una sorta di camera delle corporazioni e dei trombati, ne avrà una diversa.

“E’ una gabbia di matti” dice il costituzionalista Michele Ainis considerato vicino al Quirinale, ma è una gabbia che è stata costruita con una straordinaria pervicacia proprio dall’inquilino di quel palazzo e ora la necessità di tenere in piedi a tutti i costi una maggioranza pro austerità e riforme antisociali, in gran parte voluta fuori dai confini, giustifica qualunque follia pur di tenersi stretti Berlusconi e Alfano. Ma come sempre in questo paese di grande bruttezza, c’è qualcuno che invoca “lasciatelo lavorare”, qualcuno di cui si fa lo stesso Renzi si fa beffe a pranzo e a cena: “La gente non ricorda queste cose”. E’ ormai come nelle storie di strozzinaggio: firmate le prime cambiali, si è costretti a sottoscriverne sempre di nuove e di più pesanti. Fino ad arrivare a un sistema elettorale che impedisce di fatto ogni mutazione di ceto politico, di indirizzo e di rappresentanza.

Ma credo che l’avventura renziana, l’ascesa voluta dalla Merkel del cocchino allevato in batteria, del quizzaro-cazzaro, non verrà dimenticata facilmente perché le cose da pazzi ormai sembrano rotolare per loro conto, spinti da necessità, pressioni, ambizioni, logiche che nulla hanno a che vedere col Paese e il suo futuro. Non potranno più essere fermate anche se per ipotesi  e per miracolo ve ne fosse l’intenzione come per primo deve constatare il Colle.


Con Berlusconi cavalcata ai confini della realtà

silvio-berlusconi-al-voto-009Siamo un Paese che affonda, ma che continua dibattersi nelle acque torbide del non senso nella speranza di tenersi a galla. Anche se i media tentano di rappresentare tutto questo come uno stile di nuoto, non si tratta altro che di un muoversi inconsulto e disperato che non porta da nessuna parte. La dimostrazione che siamo ai confini della realtà sul cavallo di Silvio è ciò che è accaduto ieri quando il consiglio di presidenza del Senato ha votato contro la costituzione di parte civile dell’assemblea per la vicenda di compravendita di senatore da parte di Berlusconi, grazie ai voti dei centristi e di quel popò di scelte “civiche” che ci ritroviamo.

Il presidente Grasso, dopo frenetiche consultazioni col Quirinale, ha deciso per ovvi motivi di credibilità del sistema politico, di non dare ascolto a questo parere e di confermare la costituzione nel processo che inizia la prossima settimana presso il Tribunale di Napoli. Così abbiamo sotto accusa un leader politico che è riuscito ad imporre al suo ex avversario e oggi alleato Pd una legge elettorale che lo favorisce in via diretta, ma che è anche uno schiaffo in piena faccia a tutti i cittadini che volevano seppellire il porcellum per farla finita con il Parlamento dei nominati e la totale esclusione dei cittadini dalla partecipazione. Abbiamo un Pd che vota per chiedere al Cavaliere un risarcimento per il vulnus procurato alla democrazia, ma il cui segretario porta avanti una linea di ferrea alleanza e di subalternità col medesimo, nel chiaro tentativo di fondare un’amovibile oligarchia e dunque di ferire in modo assai più grave la democrazia stessa.

Infine la richiesta di costituzione parte civile è stata votata assieme al M5S che ogni giorno viene accusato di sessismo e fascismo, tramite i parlamentari e i telegattari di competenza. Così alla fine il Senato chiede i danni morali all’uomo che ne costituisce il fulcro politico anche per scelta di quelli che si costituiscono parte civile. Naturalmente tutto questo potrebbe essere spiegato con l’intreccio delle tattiche: un Pd che tenta di far dimenticare l’Italicum e dunque la rimessa in gioco di Berlusconi, il desiderio di infliggere una stilettata al Cavaliere dopo essersi fatti dettare un progetto elettorale tra i peggiori mai comparsi sullo scenario delle democrazie parlamentari nell’intero orbe terraqueo, l’evidente e persino incontinente svolta a destra impressa dal segretario rottamatore.  Mentre da parte dei pretoriani del Quirinale è evidente il desiderio di non dare ulteriore combustibile al disgusto in vista delle elezioni europee. Tutti intenti nei quali naturalmente cascheranno in molti, non comprendendo che in ultima istanza la severità ostentata nei confronti di Berlusconi è ormai uno dei modi per giustificarne il recupero ed è comunque obbligatoria per cercare di mantenere gli assetti a Bruxelles

La verità sottostante a questi piccoli e consumati espedienti, è però che si sta recitando a soggetto, accumulando spaventose contraddizioni, navigando nell’assurdo: le tattiche alla fine sono esse stesse una tattica per nascondere il disordine finale di un sistema politico e la sua incapacità di trasformarsi.


Gav, gattopardismo ad alta velocità

Gattopardo copertinaL’ultima commedia in cartellone, quella intitolata Salva Roma, narra le avventure di Premier Nipote che sale dal Veglio del Quirinale per rappresentargli la possibilità  che il decretone farcito con tutto e di più possa essere bocciato. E li riceve il consiglio di sfrondare un po’ il provvedimento, cambiargli nome e dare la possibilità al gran sacerdote del Colle di tuonare contro i decreti in cui compaiono materie lontanissime dal titolo ufficiale, come se fosse una novità e non una prassi in vigore ormai da più di un decennio.  La rappresentazione termina con l’esibizione della maschera Milleproroghe che volteggia e motteggia il tirare a campare che si riveste di etica caprina.

La morale è che nulla è cambiato del gattopardismo italiano, ma che esso con la crisi è stato costretto  ad accelerare in maniera vertiginosa per compensare i guai che esso stesso crea, per mantenere sulla linea di galleggiamento una classe dirigente appesantita dal piombo di decenni di errori. Così dall’Ulivo di Prodi si è passati alla fusione fredda del Pd di Veltroni e poi di Franceschini, poi di Bersani e infine di Renzi in una giostra senza fine e senza senso se non quello di un pencolamento verso la destra; così si è passati da in due anni da Berlusconi a Monti a Letta nella speranza che il rapido passaggio sulla scena nascondesse la sostanziale uniformità nell’adeguarsi ai diktat europei più per mancanza di idee che per necessità; così dai 4 schieramenti usciti dalle elezioni ce ne troviamo 11 di cui due , Ncd e Per l’Italia, non hanno avuto alcun investimento elettorale eppure sono essenziali per il governo. Lo zootropio che crea l’illusione del movimento da figurine immobili gira follemente intorno al perno del Colle che infatti si è evitato di sostituire come da tagliando costituzionale per non interrompere il gioco e mostrare le interiora del potere. Tutto cambia e tutto resta uguale, salvo la rappresentatività reale che viene meno di giorno in giorno con inquietanti conseguenze.

Resta da vedere se l’accelerazione ad oltranza del trasformismo non finirà per far schiantare una macchina che già emette cigolii da tutte le parti e che comunque si mostra del tutto inadeguata ad affrontare il dramma del declino. Una cosa è certa il gattopardismo sistematico sta raggiungendo il proprio limite intrinseco nel sistema democratico: può sopravvivere solo in una qualche forma di oligarchia.

 

 


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