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Riforme all’acido solforico

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ve le ricordate le ricostruzioni delle battaglie nei musei con gli eserciti di piombo allineati, le scene dei film storici, le campagne cui partecipa Barry Lindon, con le prime file messe là a cadere in virtù di una  spietata lotteria che schiera avanguardie di deboli, ragazzini, vecchi soldati destinati a una morte soltanto differita nelle colonne successive, che godono di qualche altro minuto di sopravvivenza tra lo scoppiettio dei fucili e nel bagliore delle baionette.

Ieri ne sono morti altri 4 in quella prima fila. Nei talk show di stamattina, che pure parlano di lavoro e della sua prolungata agonia, non vengono pudicamente rammentati, come se quei “caduti” della guerra condotta contro garanzie, sicurezze, conquiste avessero perso anche il diritto di essere chiamati lavoratori, convertiti sbrigativamente in vittime probabili di un “errore umano”. Come se potesse essere considerata umana, oltre che civile, una disattenzione suggerita dalla paura di  perdere il posto, una leggerezza dettata dal timore di essere presi di mira dal kapò del cantiere, così che ci si mette volontariamente in quelle prime file, ci si convince che è necessario giocarsi la pelle, che si è perso ormai il diritto a proteggere la propria vita perché l’unico diritto rimasto è la fatica per conservarsi il salario e il rischio e il sacrificio, addirittura fino alla morte, sono diventati l’unica certezza che resta.

I vigili del fuoco sostengono che all’origine dell’”incidente” nel quale sono morti 4 operai mentre un quinto versa in gravi condizioni,   ci sarebbe stata una manovra errata condotta nelle operazioni di trattamento dei reflui, che avrebbe dato origine ad una nube tossica di anidride solforosa. Ma il Pm di Rovigo invece ribadisce che sembra ”evidente“, ad una prima analisi, l’esistenza di problemi di sicurezza all’interno della Co.Im.Po”.

Dopo, dopo l’incidente, dopo la nuvola nera, dopo i 4 morti, i vigili del fuoco hanno provveduto a mettere in sicurezza l’area. Dopo,  i tecnici dell’Arpav hanno collocato delle  centraline mobili per monitorare l’aria. Dopo, il Ministro Poletti, quello, bontà sua, delle tutele crescenti, che si vede che sono ancora piccole, ha osservato che si deve pretendere di più: “Per quanto i numeri dicono che c’è una condizione di migliore sicurezza fino a quando accadono fatti tragici come questi vuol dire che ci sono ancora degli elementi di pericolosità e rischio troppo alti”. Dopo il Re del Quirinale che sollecita un’accelerazione della “riforma” contro il lavoro, pronto a firmare come d’abitudine qualsiasi nefandezza, ha espresso vibrante cordoglio. Dopo, forse, lo manifesterà anche la presidente dell’Eni, promossa dal premier, come Descalzi, per i suoi meriti di manager al servizio di un sistema di iniquità, disuguaglianze, corruzione, quelle si sempre crescenti, nota, è bene ricordarlo, per aver guidato l’applauso di Confindustria ai vertici criminali della Thyssen.

Li chiamano gli effetti secondari della crisi, come se si trattasse di un evento naturale imprevedibile ed incontrastabile. E infatti proprio come per le bombe d’acqua, le inondazioni, perfino i terremoti sono invece chiare ed esplicite responsabilità e colpe che fanno sì che i fenomeni diventino estremi, che le conseguenze siano mortali, per trascuratezza, volontà di impoverire e defraudare per svendere, liquidare, alienare. Sono della stessa materia della rinuncia ragionevoli a curarsi, a istruirsi, a difendersi in tribunale, a rivendicare diritti fondamentali, alla dignità, a un’alimentazione sana e variata, perché ormai ha vinto il ricatto, ha vinto la costrizione sotto minaccia, diventati legali se non legittimi, nel momento nel quale vengono scritte leggi che sanciscono la ineluttabilità dell’abiura di garanzie, sicurezze, facoltà, prerogative e conquiste civili e sociali.

Nel nostro paese entrare in fabbrica fa più morti che un percorso di guerra. Fino a qualche anno fa ne cadeva più d’uno al giorno, schiacciato come una formica da macchinari, passerelle sovrastanti e evidentemente non verificate, tuffi in vasche mefitiche, per via di utensili guasti, gru e camion, perché manca la dotazione, come ieri, di attrezzature di protezione. Sembra che siano diminuiti, ma è solo perché sono diminuiti gli “occupati” e perché se cade da un’impalcatura un irregolare, diventa naturalmente clandestino, non conclamato, più atipico che mai. Non dimentico che un ministro del lavoro  del Pd, Damiano, propose, per contrastare il “fenomeno”, di abbassare l’età pensionabile per i lavori usuranti, in modo da limitare le morti bianche, intendendo probabilmente che  gli operai finiscono spiaccicati perché non si tolgono da sotto la trave  in quanto usurati?, perché hanno riflessi meno pronti. Come se non crepassero e non fossero crepati anche i giovani per esalazioni, ma anche per cancro, asbestosi,  e che non si sarebbero salvati  accedendo tre anni prima alla pensione, magari intorno al 2035.  Oggi nemmeno si sforzano di proporre qualcosa di altrettanto vergognoso, che di introdurre criteri e requisiti di sicurezza nemmeno si ‘parla, che non ci sono quattrini per controlli, che anzi Fare e Semplificazioni mirano proprio a smantellarne definitivamente il sistema e la rete, creando artificiosi espedienti per aggirarli, per accelerare procedure, per scavalcare le rappresentanze dando luogo a negoziati opachi tra privati, enti, organismi di vigilanza, sicché basta pagare multe, modeste sanzioni per evitare investimenti in protezione e sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.

Sono servi e posseduti, loro sì, da un’ideologia che è diventata l’armatura  oltre che il motore intellettuale e “morale” della controffensiva del profitto, che ha condotto la classe capitalistica transnazionale contro i lavoratori, i popoli, le democrazie. La riconquista di privilegi, l’esercizio di sopraffazione, sono ormai un’opera sistematica, condotta con mezzi scientifici, con una disponibilità formidabile di mezzi e di strumenti di persuasione che hanno convinto non solo chi è nato dalla parte “giusta” del pianeta che si può e si deve far denaro solo tramite il denaro, che se si toglie ogni vincolo ai soldi, siano d’oro, stagno o meglio ancora transazioni immateriali, si genera crescita, si conquista benessere. E se non è per tutti, meglio così, in modo che le differenze e le disuguaglianze si riproducano e origino superiorità, rendite di posizione, benefici per pochi a fronte di più povertà e subalternità per molti. E se qualcuno cade, si sa, è fatale, l’importante è stare nelle retroguardie, nei posti di comando, magari essere caporali o kapò.  E allora non facciamoci assoldare: anche se abbiamo la fortuna di non essere nelle prime file, siamo  in pericolo anche noi.

 

 


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