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Il fu superMario si prepara al Colle

Temevo la giornata di ieri, perché sapevo che la riduzione del tasso di sconto da parte della Bce, avrebbe di nuovo riacceso le luminarie in fondo al tunnel come se l’ennesima manovra di questo genere possa davvero cambiare qualcosa nella crisi europea. Come dimostra ampiamente la tabella a fianco, gli interventi salutati come salvifici e “storici” sono stati parecchi dall’inizio della euriborcrisi senza tuttavia dimostrarsi particolarmente efficaci, anzi rivelandosi in qualche modo negativi visto che il calo degli interessi spinge le banche, di nuovo allegre per la promessa di soldi freschi, verso le più remunerative speculazioni ( che tanto se vanno in acido pagano gli stati), senza peraltro diminuire gli interessi reali che chiedono al debitore se non per cifre risibili: il fatto è che senza una massiccia emissione di moneta  come potrebbe fare una vera banca centrale, si tratta di pannicelli caldi. Di un bazooka senza munizioni.

Ma in Italia c’è un aggravante strapaesana, indecorosa e insopportabile: l’attribuzione di un ruolo benigno e miracoloso a Draghi, da ieri di nuovo ribattezzato super Mario, come se l’uomo violasse la regola principe del liberismo e fosse prima italiano che banchiere, il che fra le altre cose rallegra inopinatamente i cosiddetti europeisti. Insomma Draghi viene dipinto come il mago che strizza l’occhio al nostro Paese e infligge sonore sconfitte alla cattiva Bundesbank. Visto che si tratta dell’uomo che si sarebbe cavato gli occhi pur di non vedere le operazioni sottobanco del Monte dei Paschi e quello che ha regalato a Goldman Sachs i due terzi dell’immenso patrimonio immobiliare dell’Eni, non parrebbe così attaccato ai destini italici. Ma questa commedia fa gioco anche a Berlino che impone le sue tesi e i suoi limiti ai provvedimenti sapendo che all’interno può dare la colpa all’infido italiano di Francoforte, mentre dà respiro psicologico a un’Italia sempre più inviluppata nella tela del ragno eurista e che si consola con super Mario, con funzione di Sant’Antonio, quando San Matteo non fa la grazia.

Del resto la cosa non è nuova. Come fa notare il Telegraph, il famoso Omt del 2012, cioè il piano mario-draghi-merkel-148449di acquisto dei titoli sovranì del Paesi in crisi per ridurre lo spread, non nacque in funzione antitedesca come fu detto fino alla noia, anzi fu elaborato proprio dalla Bundesbank per evitare il tracollo dell’euro che come si sa per la Germania è una gallina dalle uova d’oro e un apriti sesamo per la filosofia liberista.

Ma vogliamo mettere quanto è rassicurante avere Draghi alla testa della della banca centrale? Vabbè il capo della Bce il 24 gennaio scorso vedeva un “impressionante miglioramento” e ora, come ha affermato in conferenza stampa non vede rischio di deflazione e annuncia la fine dell’acquisto di titoli di stato da parte di Francoforte,visto che il pericolo imminente per l’euro sembra (ma sembra soltanto) passato. Però visto che la disoccupazione aumenta, che la Confcommercio calcola che ci vorranno 11 anni per tornare al Pil del 2007 anche in presenza di una impossibile crescita continua e costante, che Renzi  dopo la scarpa sinistra degli 80 euro si prepara a una stangata fiscale tra i 210  e i 420 euro di nuovi balzelli (dipende dall’entità dei tagli e quanto copriranno dei 9,6 miliardi che mancano secondo Bruxelles), rimane l’unica immaginetta alla quale chiedere il miracolo.

Che non si è verificato nemmeno questa volta: i provvedimenti della Bce avrebbero dovuto teoricamente favorire una discesa dell’euro in attesa di far rialzare l’inflazione e invece hanno ottenuto fin dal primo giorno l’effetto contrario. Questo significa che mentre i media agitano furibondamente il turibolo, i cosiddetti mercati non considerano più credibile Draghi, che il trucchetto dell’uomo svincolato dalle volontà dei Paesi forti è stato sgamato.  Il che naturalmente ne rende ormai inutile il ruolo di utile eretico e porta a pensare a una sua prossima uscita per altri lidi. Potrebbe essere molto più funzionale come presidente del regno repubblicano d’Italia, in quanto sicuro tutore dell’austerità. Certo ci sono anche Prodi e Amato in lista, ma chi meglio di lui potrebbe incarnare la cattività berlinese e finanziaria avendo la fama di esserne un libertador?*

 

 


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