Archivi tag: Repubblica

Silvio burlesque, Giorgio grotesque

Quirinale-i-magnifici-sette-delle-elezioni-chi-ha-vinto-chi-ha-perso_h_partbSilvio com’è noto si dedica al burlesque, mentre i bambolini e le bamboline che gli stanno attorno fanno sì sì sì . Napolitano invece si dedica al grotesque  mentre i media fanno già, già, già fingendosi pensosi. Ci vogliono far credere che la soluzione sia stata trovata in extremis, mentre era già preparata da mesi per perpetuare le larghe intese, blindare la casta, continuare nella cattività del Paese alla sciocca (ma interessata) dottrina dell’austerità che lo sta massacrando.

Excusatio non petita, accusatio manifesta dicevano i romani e infatti ancora nell’estate scorsa Napolitano tirò fuori l’argomento di una sua ricandidatura, che peraltro nessuno aveva chiesto e di cui non si vedeva la necessità, dicendo che l’avrebbe rifiutata. Il marchingegno cominciava ad essere preparato: ci teneva alla poltrona sul colle più altro, ma soprattutto alle larghe intese che a tutti i costi dovevano andare in porto per salvare Berlusconi, ma anche per preservare se stesso e qualche altro personaggio della nomenclatura da possibili spiacevoli rivelazioni. Senza parlare delle pressioni dal Berlino risoluta a non permettere respiro all’Italia. Così era meglio mettere le mani avanti, far sapere attraverso l’ auto negazione dell’auto candidatura che  la strada era quella delle larghe intese. Nega nega, ma poi in due ore il poverino ha ceduto alle insistenze del Bersani disperato: che uomo di buon cuore. La stessa cosa sia pure in termini diversi e lontano dalla scadenza del settennato,  era già avvenuta nel 2010 quando l’inquilino del Quirinale diede a Silvio un mese di tempo per l’acquisto di onorevoli e nel novembre del 2011 quando  re Giorgio fece diavolo a quattro pur di non indire elezioni che avrebbero visto una schiacciante vittoria del centro sinistra.

Ma nell’ultima vicenda il Pd da rinunciatario è divenuto connivente tanto da far capire l’antifona insistendo con l’alleanza con Monti anche in caso non ve ne fosse bisogno. Come dire, una garanzia che il futuro presidente sarebbe stato o lo stesso Napolitano o un uomo di apparato “consapevole” di dover rilasciare un salvacondotto a Silvio: era essenziale visto che come dicevano i sondaggi il Pd avrebbe vinto alla grande e le larghe intese non sarebbero state praticabili. Naturalmente tutto questo veniva fatto non solo all’insaputa del Paese e degli elettori, ma anche senza aver alcuna cognizione del dramma che cominciava ad affiorare dopo i massacri dell’ignavo professor Monti. Perciò mentre tutto la road map era stata messo a punto ecco che le urne castigano Berlusconi con sei milioni di voti in meno, diroccano il Pd con quattro di meno ed esplode il fenomeno cinque stelle al di là di ogni previsione.

Così si è dovuto cambiare registro:  dapprima il gruppo dirigente del Pd ha finto di cercare una sorta di alleanza con il cinque stelle, sperando che l’inesperienza e la sorpresa per un successo inaspettato, portassero alle inevitabili difficoltà che avrebbero giustificato un nuovo inciucio. Poi sono stati tirato in ballo i saggi perché il Paese aveva bisogno urgente di un governo e poco importava che proprio le larghe intese e la mancanza di un’opposizione avessero creato la drammatica richiesta di governabilità: se persino ad Harvard il 60% degli studenti di ingegneria ha difficoltà a saltare due passaggi matematici, figurarsi se non si sarebbe potuto imbonire un pueblo desunido, scatenando televisioni, giornaloni, padri nobili e figli ignobili. La loro mancanza di fantasia e di onestà non ha consentito di prevedere che il M5S avrebbe portato una rosa di candidati al Quirinale tale da far venire i sudori al povero Bersani e ai suoi portatori d’acqua che non potevano obiettivamente dire di no senza perdere la faccia. Hanno tentato l’imboscata facendo un’improvvisa giravolta e andando a farsi dettare i nomi da Berlusconi: se fosse andata liscia con Marini, sarebbero stati sputazzati, ma avrebbero evitato lo psicodramma e la sconcia commedia su Rodotà.  Invece alla fine si sono sfasciati e sono diventati anch’essi impresentabili con il grotesque del  Napolitano bis.

Si l’emergenza c’è stata, ma solo per i  modi paradossali e tragicomici con cui si è dovuti arrivare a un assetto già contrattato. Il Cavaliere in festa e ill Pd diroccato per non essere stato in grado di eleggere il migliore dei suoi, questa sordida imitazione della Repubblica di Weimar, sono di uno squallore inarrivabile. Ora allestiranno il secondo atto in copione: lo stato di eccezione per manomettere la Costituzione e altri diritti, ma non si accorgono che la situazione è talmente eccezionale che saranno loro ad essere spazzati via.


Golpe in geriatria

NAPOLEONEImmagino lo sconcerto, gli scuotimenti di testa e i risolini in tutte cancellerie del mondo: quei coglioni di italiani sono costretti a rieleggere un burocrate novantenne come Presidente per l’ incapacità e l’intima corruzione del loro ceto politico. Oh certo la cosa fa comodo ed è stata persino suggerita e favorita perché impoverire e depredare un Paese così è ormai un gioco da ragazzi. Ma ciò non toglie che al vantaggio delle facilities, si accompagni anche un giudizio di totale inaffidabilità e una profonda sfiducia nella ripresa di una società ormai così marcia.

Evidentemente pochi si rendono conto della totale assurdità della situazione in cui ci siamo cacciati con le nostre stesse mani, delegando, non controllando, lasciando correre per pigrizia o carità di posizione politica, facendo il tifo per vecchi arnesi senza nerbo o per nuovi che puzzavano lontano un miglio, facendoci bastare l’illusione della partecipazione. Abbiamo sperato e abbiamo perduto. In questi cinquanta giorni abbiamo dileggiato  le gaffes dei novellini dei cinque stelle, per ritrovarci a leggere questa dichiarazione della neoparlamentare Pd, Giuditta Pini :  « Il PD ha sbagliato ad imporci dei nomi senza una vera discussione politica, ma non possiamo votare Rodotà perché si è proposto come candidato del web, e questo è presidenzialismo, contrario alla nostra costituzione che lui dovrebbe tutelare. »

Ma dove sono andati a trovare una decerebrata di questo calibro? Quale meccanismo di selezione, quale indecorosa ignominia  permette ai cretini  di arrivare in Parlamento e di liberare il potenziale distruttivo di cui essi dispongono semplicemente con l’incapacità di articolare pensieri sia pure elementari? Ormai nel Pd si entra per servilismo e si fa carriera per tradimento, le due cose in cui eccellono i mediocri. I risultati estesi nel tempo sono devastanti, come si vede. Né promettono tempi migliori se l’outsider Barca, subito delibato dalle bocche buone, ha atteso proprio l’ultimo momento per dire che è stato un errore non votare Rodotà: si comincia proprio bene.

Fatto sta che le elezioni, il loro significato e il loro messaggio, sono stati completamente traditi: invece del rinnovamento ci ritroviamo con gli stessi attori e gli stessi inciuci di prima, semmai più sfacciati e come tocco finale assistiamo per la prima volta nella storia della Repubblica alla rielezione del medesimo presidente in età biblica. In queste ore compare un sondaggio dell’Espresso che esprime chiaramente qual è l’opinione del popolo di sinistra sulla rielezione di Napolitano: un golpe mascherato (ma poi nemmeno tanto) per il 38%, una sconfitta per il cambiamento secondo il 51% per cento e solo per l’esigua minoranza rimasta si tratta di una soluzione inevitabile d’emergenza oppure di una cosa positiva (3%).

Come mi è capitato di dire qualche giorno fa, il ceto politico italiano è talmente arrogante, cialtrone e modesto da aver trascurato la regola aurea dell’immobilismo gattopardesco: quello di dare la sensazione che qualcosa cambi, di frastornare con le facce nuove e le soluzioni apparentemente originali, le aperture da soffocare poi nella prassi. Questo è davvero l’errore fatale con cui la classe politica, specie quella di centrosinistra, si è suicidata: non aver compreso che Rodotà era la soluzione sia che volessero o non volessero cambiare.

Stendiamo un velo pietoso. Solo che se la politica non rispetta gli elettori e nemmeno fa finta, perché i cittadini dovrebbero rispettare ciò che essa produce? Fossi negli eletti, viste anche le condizioni del Paese, comincerei a domandarmi se sia il caso di preoccuparsi più per le poltrone o per la parte con la quale ci si siede sopra.


Facite ammuina

529626_591956414150567_239263870_nAnna Lombroso per il Simplicissimus

Abbiamo ormai una consuetudine con i falsi: promesse, lauree, decreti, annunci. E non può dispiacerci un falso che calza perfettamente alla condizione attuale: «All’ordine “Facite Ammuina”: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa / e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora: / chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra / e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta: / tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa / e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio / passann’ tutti p’o stesso pertuso: / chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à”.
Non si ripeterà mai abbastanza che l’incidente eretico “occorso” alla democrazia nasce da calcoli meschini, da una finzione che sarebbe scoperta e risibile, se non pesasse come un macigno sulle nostre esistenze. Una tela di Penelope dovrebbe tessere la trama e l’intreccio di quanto non si è voluto fare in decenni o di quanto si è purtroppo compiuto in un anno di manomissioni di diritti e garanzie: la legge elettorale, la diminuzione del numero dei parlamentari, l’abolizione delle provincie, la riduzione dei costi della politica, la riforma del bicameralismo, e poi i crediti alle imprese, la questione degli esodati, la revisione del sistema degli ammortizzatori sociali, l’allentamento del vincolo di stabilità, senza però toccare l’ineleggibilità, il conflitto di interesse e gli altri nutrimenti artificiali dell’alimentazione forzata di Berlusconi, tramite Monti e i “facilitatori” – mai nome fu più appropriato – che da anni lo sostengono con entusiasmo bi-partisan.

L’establishment, sembra vivere in un mondo sparito e dissolto – vecchi e nuovi entranti già contagiati dei fumi che vi si respirano – separato da un elettorato non più riconducibile alle antiche fedeltà, ma nemmeno consolidato su fondamenti visibili di interessi comuni o da appartenenze culturali.
Proprio come nella Repubblica di Weimar anche i pochi illuminati vedono i danni e l’offesa costituzionale dello “stato di eccezione” che si replica e perpetua, con un trasferimento di sovranità, ancora più offensivo quando lo Stato ne era stato depredato in materia di decisione economica e dunque sociale.
Ma sembrano subire l’illegittimità come ineluttabile conseguenza, non contrastabile e inoppugnabile, dello “stato di necessità”, oggetto di quel mantra recitato da tutti i fan dell’assoggettamento: non ci sono soldi, non ci sono i numeri, non c’è l’Europa che però ce lo chiede, non ci sono più i partiti e se ci sono, sono liquidi, magmatici, non ci sono le leggi, o ci sono troppe leggi, e così via. L’Europa fa come i vecchi capitalisti, sempre attuali: vuole pagare bassi salari per godersi gli elevati profitti, ma al contempo vorrebbe che altri pagassero retribuzioni elevate in modo che i consumi dei lavoratori sostengano la domanda. E’ una contraddizione insanabile cui si è risposto in passato in modo più virtuoso accrescendo la spesa sociale e quindi il salario indiretto, e ora con il sistema più iniquo, attraverso l’indebitamento delle famiglie.

L’ammuina serve a questo, a non creare le condizioni per il rifiuto politico e istituzionale del rigore, per il rigetto dell’austerità come sistema di governo, per perseguire l’equità come condizione necessaria per la crescita.
C’è da dolersi che nel suo vortice di fare e disfare, nel gioco di prestigio delle distrazioni e delle manipolazioni, il Movimento 5 stelle riveli la scarsa convinzione con cui sostiene le sue parole d’ordine. E si manifesti la debolezza di quell’insieme magmatico che con una stanca formula viene chiamato società civile, ormai inabile non solo a pretendere qualcosa, ma anche a difendere qualcosa, come invece aveva fatto in passato con i referendum, dall’aggressione della voracità della finanza che ha ridotto i governi a semplici agenti d’intermediazione e i partiti a custodi del presente immutabile.
E pare che la parte che sembrava più viva della società non si sia preoccupata di costruire una democrazia oltre i partiti e oltre lo stato preferendo il sogno perverso di una democrazia contro i partiti e contro lo stato.


%d bloggers like this: