Archivi tag: Roma

Il sindaco Marino rifiuta le cure

142103883-e58025c5-7c9e-413f-9345-cd287073ae22Anna Lombroso per il Simplicissimus

Sarebbe quanto mai opportuno che Ignazio Marino si convincesse che ha cambiato mestiere, che ha scelto di fare il sindaco della Capitale, mansione differente da quella di chirurgo al capezzale di un augusto malato grave. Perché il rischio è che scelga di essere il Dottor Morte di Roma, favorendo una eutanasia per niente dolce.

Come di diceva una volta però l’uomo è “lento di comprendonio”, ma dai e dai, anzi Daje, secondo un suo slogan elettorale, ha perfino lui capito che una delle patologie della città è rappresentata dai rifiuti, che dopo la spazzatina in occasione della visita dell’illustre visitatore, è ricominciata l’ammuina della “monnezza”, trasferita da un quartiere all’altro senza risposo e  senza soluzione finale.

E siccome ormai è nello spirito del tempo pensare che per rimuovere despoti, ridurre la potenza di avversari, cercare di limitare i danni ambientali e sanitari di imprese criminali, si debba ricorrere al potere giudiziario, accerchiato da cassonetti straripanti e da puzze mefitiche, Marino è andato a consultare il procuratore di Roma Pignatone, dichiarando la sua inadeguatezza a risolvere il problema: ”Io da chirurgo – ha detto  - preferisco prevenire piuttosto che curare e a fine maggio scade l’ordinanza con la quale conferire ai due Tmb di Colari lo smaltimento dei rifiuti. Però, da un lato la magistratura ha portato alla luce, con gli arresti di Cerroni e del suo gruppo, una serie di reati che io non potevo immaginare fossero così gravi e dall’altro c’è il prefetto che mi dice di non poter pagare più le aziende coinvolte e continuare a conferir loro i rifiuti. Non voglio arrivare a fine maggio con il problema ancora sul tavolo”.

All’anima della prevenzione, viene da dire: l’aver ereditato situazioni di crisi da precedenti gestioni, in ospedale o in un’azienda o in una città, non esonera dall’affrontarle e nemmeno dall’accorgersene in un anno di gestione. E è vero che i rifiuti sono oggetto di una rimozione psicologica generalizzata, perché sono l’allegoria dell’effimero, il simbolo dello scarto, particolarmente in un’epoca che i rottami li vede come il fumo negli occhi, che rappresentano un settore che costituisce un brand   non solo dell’economia criminale ma anche di imprenditori operanti nella cosiddetta legalità, che ormai corruzione e mazzette sono tollerate come componente essenziale, irrinunciabile e modernamente profittevole dell’economia informale, è vero tutto questo, ma ce ne vuole per non accorgersi che a grandi passi ci si stava avviando a un stato di crisi paragonabile a quella napoletana.

Si difende Marino, catapultato da Marte, non è colpa sua ma del concatenarsi di avvenimenti a lui ostili. Lo smantellamento dopo mezzo secolo di regime di monopolio del sistema Cerroni, prima di tutto, con l’accusa per tutti gli interessati, di associazione per delinquere finalizzata al traffico dei rifiuti, il prefetto che denuncia di  non poter pagare più le aziende coinvolte nelle quali si vorrebbe  continuare a conferire  i rifiuti. A fine maggio poi scade l’ordinanza che consente ad Ama di continuare il conferimento dei rifiuti urbani raccolti nella citta’ di Roma, anche presso i due impianti denominati ”Malagrotta 1” e ”Malagrotta 2” nonche’ presso l’impianto di Tritovagliatura riconducibili al Co.La.Ri.  E d’altra parte si trattava di un provvedimento “contingibile ed urgente”, la cui operatività si sarebbe dovuta limitare al tempo strettamente necessario all’individuazione delle soluzioni piu’ opportune e ”comunque per un periodo non superiore a tre mesi”.

Non sa proprio a chi dare i resti, povero Marino, ha convocato eccelsi studiosi della materia da più parti del mondo,  in attesa che trovino soluzioni adeguate, si incanta all’ipotesi rituale di convertire istantaneamente i cittadini alla raccolta differenziata, sperando nella successiva magica scomparsa per evaporazione dei rifiuti accuratamente selezionati, chiede la solidarietà dell’Anci per ricevere suggerimenti in merito a casi di successo, si rivolge col cuore in mano al nuovo Ministro, che si mostra riottoso,  e al Governo per chiedere la nomina di un commissario.

Insomma sarà nuovo della politica e dell’amministrazione, avrà una intelligenza media, come ha dichiarato, ma va riconosciuto che Marino ha imparato subito come si fa: si prende una crisi, la si lascia silenziosamente degenerare. Nel frattempo si lasciano operare più o meno indisturbatamente i soggetti che hanno monopolizzato la gestione del problema, con la connivenza della politica e della pubblica amministrazione. Poi quando il bubbone esplode, dopo la irrinunciabile liturgia del rimpallo delle responsabilità, si ricorre alle misure eccezionali, ai commissariamenti, alla delega a soggetti autoritari e accentratori con poteri speciali, si promulgano disposizioni temporanee che hanno in sé il germe della continuità e stabilità perenne, si chiama l’esercito, si reprime la protesta dei soliti disfattisti incuranti dell’interesse generale. E infine in un velocissimo processo di redenzione, si sdoganano i delinquenti, dei quali è dimostrata l’insostituibilità, si legittima l’illegalità della quale è evidente l’efficiente unicità irrinunciabile, andando a chiedere al procuratore di “mettersi una mano sulla coscienza”.

Perché ormai anche la coscienza, l’interesse per il bene comune, la solidarietà, la cittadinanza sono finiti  tra i tanti rifiuti che  hanno transitato verso mete lontane o troppo vicine, che hanno fatto della campania felix una geografia infernale, che hanno dato ricchezza alla criminalità e miseria ai nostri territori, hanno fatto delle eco balle i monumenti di un consumismo dissipato. Ma erano i soli biodegradabili.


Indovina il politico che… concorso a premi

rom_bndOggi vi propongo un un indovinello in due parti che spero vi piaccia.

Chi è quel giovane politico  che alloggia all’hotel Bernini Bristol in piazza Barberini, dove soggiornava anche Berlusconi prima dell’acquisto di Palazzo Grazioli? Alcune malelingue dicono che sia molto freddoloso e che la notte abbia compulsivamente bisogno di “coperte” accoglienti, magari provenienti dallo stesso giro di  cui serviva il tycoon. Per darvi un aiutino aggiungerò che l’albergo è di proprietà di Bernabo Rocca, marito della figlia di Cesare Geronzi, oggi presidente della Fondazione Generali, intimo di Mediobanca e JP Morgan, coinvolto negli scandali Parlamalat, Cirio, Italcase, consigliere di amministrazione di Rcs, tanto per dirne qualcuna e per farvi capire come il personaggio di cui dovete indovinare il nome si trovi a suo agio.

Seconda parte. Come mai il suddetto politico quando arriva a Roma la moglie lascia la lussuosa suite del Bernini per andare in altra e sconosciuta dimora, anche se alcuni dicono che si tratti di una residenza vaticana tenuta da suorine che ignorano l’uso delle autoreggenti? Forse la dolce metà non apprezza le coperte e i segni che esse fatalmente lasciano o forse perché ogni tanto è meglio fare esercizi spirituali?

Chi indovina vince una cena presso il ristorante pluristellato “Dal guappo”.

 

 


Ma che si rolling Marino?

palatino-e-circo-massimoAnna Lombroso per il Simplicissimus

Chissà perché Roma si è meritata un susseguirsi di sindaci afflitti da un ‘infanzia infelice, così che da grandi e “arrivati” si concedono i più disparati risarcimenti per le frustrazioni di ragazzini timidi, bruttini, vigliacchetti: passeggiate sui fori deserti con Tom Cruise, Elton che canta per loro al Colosseo, nazistelli in Campidoglio e squadracce amiche incaricate di prendersi delle vendette postume, un’anima rock che affiora e fa trionfare i Rolling Stones sull’epico palcoscenico del Circo Massimo.

Eh si perché lo spericolato sindaco Marino, con consapevole che per ogni misfatto c’è un trailer che dovrebbe sconsigliarne la replica, che quell’area  ne ha viste e passate tante, ma quel che è troppo è troppo e già  altre iniziative hanno confermato la vulnerabilità  del complesso archeologico, che i Pink Floyd in Piazza San Marco non erano stati un test per valutare la resistenza al passaggio delle grandi navi, insomma dimentico di questi esempi dimostrativi, ha concesso il Circo Massimo per l’ennesimo ultimo concerto dei Rolling Stones in modo che al sua “rivoluzione silenziosa” possa arricchirsi di suoni e ritmi.

Naturalmente prima di autorizzare l’evento ha istituito una apposita Commissione – lui va matto per le Commissioni, che forse considera risolutive se non addirittura esaustive del problema, si tratti di abusivismo, senza tetto o rifiuti. Per dir la verità non sappiamo se l’organismo sia giunto a una conclusione, sia sa soltanto che il  tavolo OSP  cui partecipano i rappresentanti delle istituzioni coinvolte per decidere degli usi dello spazio pubblico di Roma ha detto si, incurante delle obiezioni dell’unico ente abilitato a dare un responso decisivo in materia di tutela e compatibilità: la Soprintendenza Archeologica di Roma.

Così grazie all’opera di mediazione condotta dalla Direzione Regionale dei beni culturali e paesaggistici del Lazio  e delle altre  Soprintendenze presenti nell’OSP, tutte già animate dalla moderna aspirazione alla semplificazione degli ostacoli frapporti dalla fastidiose burocrazie,  il concerto si svolgerà in una delle aree archeologiche più significative del mondo per la felicità nostalgica di circo 100 mila stagionati ammiratori.

Se tanto di dà tanto non nasce sotto i migliori auspici il grande progetto di realizzazione della più grande area archeologica del mondo che il sindaco Marino, avviata con la pedonalizzazione di Via dei Fori, peraltro ridotta a un sentiero grazie agli operosi cantieri di una metropolitana perpetua e largamente inutile. Marino vorrebbe dare corpo 125 anni dopo al sogno dell’allora Ministro dell’Istruzione Baccelli, anche lui affetto dall’isteria delle commissioni, ma che almeno riuscì a farne lavorare una per redigere una legge sulla zona archeologica romana. Poi dopo la cavalcata del Duce sulla strada stesa per lui come un tappeto trionfale, i visionari sono stati tanti e decisamente più autorevoli e appassionanti di Marino, che però mostra tutta la determinazione del Fare, insieme a tutta l’approssimazione che comporta, cifra caratteristica della classe al governo del Paese. Così salta a piè pari tutto il fitto dibattito svolto in tanti anni e torna al 1887 con lo stesso progetto di un’area che comprenda il Foro romano, i Fori imperiali, il Colosseo, il Foro di Augusto, parte del Celio, il Circo Massimo, le terme di Caracalla e la via Appia Antica.

Piano encomiabile, per carità, che tutti ci sentiamo di condividere con entusiasmo per l’ambizione e la potenza che dispiega. Ma che ha bisogno non solo di studi aggiornati sui flussi di traffico per esempio, oltre che sui finanziamenti, che Marino pensa di attingere da un “club dei filantropi”, disinteressati, meglio se anonimi, che la  sinistra non deve sapere cosa fa la caritatevole destra, un motto che il sindaco ha fatto suo, ritenendo di non cancellare gran parte delle inopportune misure in materia di urbanistica e edilizia del suo predecessore.

Ma quello che desta più preoccupazione è che l’ipotesi, che spunta come un fiore dalla palude di inefficienze e indecisionismo della Giunta romana, si dovrebbe realizzare proprio in contemporanea con la grande opera di smantellamento del sistema di controlli, vigilanza e tutela, oltre che dell’edificio di norme che ne regolano l’azione, messo in campo dall’attuale governo in doverosa continuità con i dicasteri del patron. Da anni si sta conducendo un’aggressione in piena regola   soprintendenze, accusate di ostacolare    in nome di un integralismo conservatore la realizzazione di  opere necessarie allo “sviluppo”.

Si sono tagliati i fondi, ridotti gli organici, promossi soggetti inadeguati e incompetenti e favorita una meritocrazia aberrante, elevando chi meritava la rimozione, al fine di screditare l’intero sistema, si sono nominati ministri estemporanei e estranei alla materia, ma tutti egualmente adescati e avvinti dalla stessa fascinazione: la cultura deve essere profittevole, i beni artistici devono produrre quattrini, sono un giacimento, una miniera, il petrolio, secondo tutta quella paccottiglia di stereotipi che rappresentano il bagaglio ideologico dell’attuale ceto dirigente.

E gli organismi di controllo, tutela e compatibilità sono invece un arcaico rimasuglio che blocca modernità dinamismo, crescita, quella delle Grandi Opere, delle Grandi Navi, dei Grandi Ponti, dei grandi Auditorium a Ravello, del Grande Emporio Benetton a Venezia, della Grandi Torri a Marghera, delle Grandi Tav, dei Grando Project Financing, del Grande Outlet Italia.

È difficile sapere se resta ancora qualcuno in polverosi uffici che si senta impegnato a difendere i beni artistici architettonici archeologici paesaggistici. A salvaguardarli anche dalla promulgazione di leggi che promuovono allegri e scriteriati regimi autorizzativi, licenze generose, abusivismo legittimato dal pagamento di modesti oboli, cementificazioni rese ineluttabili dal doveroso costruttivismo, cura non originale di una crisi impiegata proprio per ridurre i beni comuni in benefici esclusivi.

È proprio vero, pare che il Bel Paese proprio come l’omonimo formaggio debba soddisfare  la fame, quella inestinguibile di un  esercito di sorci voraci di fare cassa.


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: