Corruzione. Trovato l’inganno, fatta la legge

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Eh sì, non posso farci niente, mi hanno disegnato così. Pare dire Renzi mentre sfodera quella sua tracotante albagia, quell’aria sbrigativa da “meninpippo di voi”,  mi importa soltanto di portare a casa i risultati, uno su tutti, la mia permanenza al potere, le rendite di posizione e i privilegi che assicura. Non si fa scrupolo perciò di fare da coach a un Parlamento retrocesso a condizioni di subalternità e a funzioni notarili, in modo che licenzi come gli impiegati delle poste di un tempo, con un timbro, le sue “riforme” prima delle elezioni.

E così svelti svelti, dopo più di due anni, per la precisione a  797 giorni dalla sua presentazione con la firma dell’allora senatore Pietro Grasso, i deputati hanno approvato il ddl detto “anticorruzione”.

Non sono solita fare copia-incolla con i post che con frequenza più che mensile ho dedicato a questo tema,  anche se la tentazione è forte. Non sono un tecnico, quindi vi risparmio e mi risparmio una lettura articolo per articolo, comma per comma. Certo è che va riconosciuto a questo governo una poderosa forza di persuasione, esercitata in virtù della supposta mancanza di alternative che dovrebbe convincerci che il suo annunciare noto e risaputo, i suoi “pacchi”, i suoi vasi di Pandora di iniquità, siano meglio di qualcosa d’altro ignoto e sorprendente, di misure che rovescino il tavolo che pende da una parte sola, di azioni che possano davvero cambiare le regole e le consuetudini, nostre e della classe politica.

Così tutti festeggiano, compreso il Csm, tutti spargono incenso e mirra su un provvedimento che ha l’unica funzione di darci un po’ di guazza, di mettere un cerotto con un po’ di propaganda all’antipolitica, in attesa di metterlo sulle intercettazione, in rete, ai blog, agli insegnanti, ai lavoratori. Si lo so, adesso qualcuno dirà che non mi va bene niente. Il fatto è che non va bene niente, a cominciare dal  pubblicizzato restyling del falso bilancio, che dovrebbe entusiasmarci perché manda in soffitta la legge ad personam del governo Berlusconi e che cancella le soglie di non punibilità per i trucchetti contabili minori,  innalza le pene per il falso in bilancio e per   alcune tipologie di reati di corruzione, quelli in atti giudiziari, per induzione, peculato e corruzione propria.

Appunto, il gioco di prestigio non fa parte soltanto del bagaglio dei falsari di bilancio, ma anche di quelli del governo e delle forze politiche a vario titolo “interessate”, con l’esclusione di Forza Italia e della Lega che possono vantare formidabili meccanismi di rimozione dei loro reati, e dei 5Stelle cui va riconosciuta una indiscutibile lealtà al tema, che hanno adottato la tecnica legislativa della polvere negli occhi dell’inasprimento delle pene per non mettere mano alla legge sulla prescrizione, con il rischio    calcolatissimo che si  brucino  innumerevoli processi, soprattutto in questa materia, dove la scoperta del fatto avviene ad anni di distanza dalla sua commissione. Allo stesso modo si è scelto di non intervenire  sulla voluntary disclosure, la normativa che sana i capitali in nero in seguito alla loro denuncia al fisco,  garantendo così una benevola opacità sulle operazioni di riciclaggio e su gran parte delle transazioni economiche legate a vicende corruttive.

Il premier si è vantato: con questo legge cambiamo l’Italia e chissà quante figurine ci fa dando indietro un Paese che si fa prendere per il naso da un provvedimento occasionale, promozionale come uno spot, che mette una pezza peggio dei buchi.  Che forse la lotta alla corruzione non aveva bisogno di un articolato ad hoc, ma invece di leggi che garantiscano la trasparenza degli appalti, misure per contrastare riciclaggio e evasione, la revisione della materia della concussione, “spacchettata” dalla Severino, e soprattutto quella della prescrizione.

Ma non basta: bisognerebbe cancellare quelle norme di semplificazione che hanno smantellato la rete, giù esposta e vulnerabile, dei controlli e della sorveglianza, sotterrare lo Sblocca Italia che esaspererà i danni già prodotti dall’urbanistica contrattata, che svuota i poteri e le autonomie locali, dando spazio infinito alle modalità di lottizzazione proprietaria, far crollare i colossi dell’emergenza dai piedi di argilla, quelli che permettono regimi commissariamenti e leggi speciali grazie ai quali la corruzione, le alleanze opache, le cordate dei soliti noti raggiungono risultati eccezionali.

Si, si dovrebbe fare così, ma per rendere conveniente l’onestà, per ridare competitività alla trasparenza, per scardinare gli ingranaggi dell’interazione tra affari e politica, per togliere attrattiva alle scorciatoie, ci vuole ben altro, bisognerebbe restituire sicurezza, garanzie e diritti, senza i quali tutto è discrezionale e arbitrario, bisognerebbe togliere legittimità agli espedienti diventati strumento di difesa dalla precarietà, dalla sfiducia, dal distacco dalla partecipazione, bisognerebbe interrompere i processi dinastici e familistici che rinnovano i privilegi e gli accessi. Insomma bisognerebbe praticare uguaglianza, libertà e solidarietà, i soli antidoti alla corruzione economica e morale.

 


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