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Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come.

La Vespa Teresa

m e mAnna Lombroso per il Simplicissimus

Vi ricordate? L’avevamo soprannominato Raiset l’empio e osceno connubio che aveva dato vita a un monopolio assoluto dell’informazione e dell’intrattenimento, nel quale ogni trasmissione era un format fotocopia di un altro, grazie all’onnipotente occupazione militare attuata da società di ideazione e  produzione ormai a carattere multinazionale, o all’uso di taroccare prodotti di successo internazionale, dove si assisteva allo scambio continuo di vedette, intrattenitori e imbonitori che passavano da un’azienda all’altra, proprio d’altra parte come alcuni parlamentari  di riferimento, così come alla messa in comune di rubriche di una nomenklatura di opinionisti, pensatori, commentatori totalmente dediti alla narrazione, alla testimonianza e alla rappresentazione degli interessi delle maggioranze governative e della politica- spettacolo, sicché alle aule parlamentari si sono sostituiti i talkshow, ai tribunali per le cause civili Forum e per quelle penali la famigerata Leosini, in una aberrante volontà di farci vivere in una realtà parallela artificiale, con l’intento preciso di far regredire i cittadini in consumatori, perfino adesso che c’è ben poco da consumare.

Beh adesso a buon diritto può chiamarsi Raiset-Sette, perché proprio come nelle previsioni fosche delle sentinelle in piedi,  l’ immoralità crescente ha mutato l’unione di due in un triangolo perverso.

Eh si, la Sette ha tutte le sue robette in ordine per competere fintamente e invece contribuire festosamente al consolidamento di una ideologia senza idee e valori, se non quelli monetari del profitto, dello sfruttamento, dell’avidità e del conformismo. Così ha le sue “tribune politiche” nelle quali si avvicendano frettolosamente gli stessi politici e opinionisti che vorrebbero possedere il dono dell’ubiquità, del simultaneismo marinettiano per recitare la loro tiritera in contemporanea a Omnibus, Agorà, a Otto e mezza, a Di Martedì, a Tagadà, alla Viyta in Diretta e così via. Dovendosi invece accontentare di prendere al volo un taxi, o un’auto blu, per correre dietro alla programmazione a i palinsesti, pur di esistere, dispiegare il loro ego, farsi riconoscere dall’autista del medesimo taxi o dal salumiere: l’ho vista in televisione, che resta una gratificazione tra le più appetite e desiderate dagli uomini pubblici.

Ha le sue trasmissioni “cassamortare”, le dirette con la conta dei morti e il calcolo dei disastri, i suoi inviati che recitano le agenzie locali, con il fermo immagine su di loro che si lagnano del caldo, del freddo, del sonno, che il “diritto a informare” pare sia più arduo del dovere di informare, negletto come un vecchiume del passato, ha le sue fiction edulcoranti, i suoi angeli in miniatura edificanti, i suoi masterchef, tutti zenzero e Wasabi, i suoi commissari, i suoi “delittologi”. E ha avuto la definitiva consacrazione il Porta a Porta della sua Vespa, dalla quale aspettiamo con ansia l’ostensione dei plastici, che quella  delle sacre reliquie l’abbiamo già avuto ieri, in uno speciale dell’Aria che Tira direttamente dal marchettificio, dedicato alle Mamme e a un libro istantaneo della Merlino, e che ha ospitato alcune mummie eccellenti. Si trattava di relitti in possesso della protervia e dell’autorità morale di chi ha creduto che Ruby fosse la nipote di Mubarak, che non ci fosse nulla di male nel  favorire gli intrallazzi di un amico di famiglia, talmente assiduo e  affettuoso da aver assolto da “padrino di laurea” con annesso dono di orologio d’oro. Altri in piena recherche proustiana, doviziosa di madeleine commoventi, di gratitudine per l’accettazione di inclinazioni non conformiste, con l’unica omissione del caso Ilva. Su tutte, a parlare della Mamma, con accenti lirici e epici al tempo stesso, è spiccata  la testimonianza di Berlusconi, davanti a una intervistatrice adorante, estatica, compiaciuta e grata per l’onore riservatole, che così l’ha innalzata ai vertici della D’Urso.

E infatti proprio come lei ha saputo sollecitare dolci memorie, dischiudere archivi dei sentimenti, smuovere ricordi. Perché poi l’intento anche nel caso di una salma ben imbrattata dagli imbalsamatori, è quello di rivelare l’aspetto “umano” del puttaniere, i reconditi e delicati sentimenti del golpista, le dolci e miti corde nascoste sotto le sembianze del criminale condannato, per confermarci con certezza che è uno di noi, con le sue luci e ombre, cui guardare con l’indulgenza che riserveremmo a noi stessi, soprattutto nello status di “orfani”.

Certo, per dimostrare di essere al passo coi tempi , che la sua trasmissione sa combinare libro Cuore e attualità scottante, la Vespa ossigenata che ci ricorda continuamente di essere mamma prima ancora che giornalista, ne ha invitata una speciale “eppure così normale”, la ministra Lorenzin, quella che taglia gli esami prenatali, i fondi per i portatori di handicap e i malati di Sla, le analisi, fondi per la prevenzione, quella che ci accusa di spendere troppo in accertamenti capricciosi e medicinali inutili consigliati dalle amiche, quella favorevole al rincaro del ticket per il pronto soccorso, quella contro la fecondazione assistita, quella che se la prende con il risalto mediatico di primipare attempate e ricordata per molte altre nefandezze, che oltre a farci sapere che si porta i gemelli al Ministero perché, oh sorpresa, c’è carenza di asili, ci ha spiegato come oltre a innegabili perfino per lei, ragioni economiche, la donne non fanno figli perché danno priorità alla carriera e all’affermazione personale.  A conferma che chi sta nelle geografie del privilegio, nei potentati delle disuguaglianze è convinto della sua differenza e quindi superiorità, ritenendo che a pochi è concesso quello proibito a molti.

E sempre per fare spazio a voci “altre”, facevano da pittoreschi figuranti alcune famiglia “altre”, tutte scelte nel bouquet profumato di chi ha il culo al caldo, figlie e nipoti di attrici di fama, coppie che hanno fatto con successo viaggi procreativi, a dimostrazione inconfutabile che si tratta di bisogni voluttuari, di “esigenze”  criticabili  di ceti privilegiati, assimilabili a capricci di gente viziata, abituata a avere, spendere, pretendere.

Non c’è salvezza, né li salverà la satira di Crozza che se resta là deve avere un pelo sullo stomaco pari a quello dei suoi imitati. Al Cacciari sdegnato viene da dire quello che va detto a chi è risentito con gli eletti: a questi, basta non votarli, a quello basta non andarci.

Però non basta spegnere la tv, bisogna spegnere loro.


Il super bowl del capitalismo

SuperBowl5Le cose dovrebbero andare più o meno così, secondo la vulgata della teologia economica: se c’è un calo della domanda, i prezzi al consumo dovrebbero scendere e questa discesa dovrebbe far risalire la domanda innescando una serie di investimenti in grado di stimolare ulteriore crescita. Ma nulla di tutto questo sta avvenendo dimostrando che l’economia in sé non è altro che un aspetto delle relazioni e delle prospettive politiche, qualcosa di molto diverso da quella “scienza” newtoniana su cui la borghesia in ascesa volle fondare la propria legittimazione. Il costo delle materie prime a cominciare dal petrolio per finire al ferro è calato dal 30 al 50 per cento dal 2012 ad oggi trascinando con sé anche le quotazioni di molti prodotti alimentari, ma i prezzi o sono diminuiti di un’inezia o sono rimasti al palo o addirittura in qualche caso sono addirittura aumentati non appena c’è stato un timido accenno di ripresa del mercato come è accaduto per le auto.

Tenendo conto che il costo del lavoro in tutta la filiera produttiva va dal 30 al 50 per cento, i prezzi sarebbero dovuti calare di un quarto abbondante. Ma il fatto è che il capitalismo finanziario ha cambiato la concezione stessa delle cose trasformando il profitto da misura relativa all’insieme del sistema domanda – offerta, ad assoluto che non dipende più dalle condizioni reali e anzi le costruisce. La possibilità di fare denaro con il denaro aggrava così la crisi di sovrapproduzione, sia tenendo artificialmente alti i livelli manifatturieri con gabole commerciali, sia innestando politiche di riduzione salariale e di welfare la cui realizzazione richiede il passaggio a sistemi di governance oligarchica e autoritaria, prive di un sistema rappresentativo che rimane ormai solo sulla carta: uno sbocco  politico che non è solo una conseguenza della “nuova economia”, ma che ne è il presupposto e lo scopo principale.

Questo basta ad escludere qualsiasi ipotesi concreta di crescita reale non solo nel 2016 0 2017 o 2027, ma per un lungo periodo di tempo o almeno fino a che non si ribalteranno completamente le prospettive politiche, cosa per la quale occorrono probabilmente eventi catastrofici come ad esempio una guerra globale. La logica dell’economia finanziaria richiede infatti anche una mutazione antropologica e in particolare il passaggio da persona ad individuo e da cittadino a consumatore, una metamorfosi umana certo già ampiamente analizzata, ma che raggiunge sempre nuovi traguardi. Tutta questa introduzione non vuole altro che fornire una cornice all’ultimo segnale di questa regressione: durante l’ultimo superbowl  dello sport più noioso del mondo solo il 45% delle persone piazzate davanti alla televisione ha guardato la partita, mentre il resto si è dedicato a chattare, a preparare cibo, e soprattutto in misura del 23% a sorbirsi gli spot il cui costo è ormai salito alle stelle. Un record assoluto dagli anni ’70 in poi. Non sono lontani i tempi in cui la cosiddetta comunicazione commerciale prenderà la maggior parte del tempo, mentre il resto non sarà che cornice.

Del resto già adesso il tempo dedicato alla pubblicità, tende ad occupare un terzo del tempo totale dei vari programmi ed è in costante salita (10 anni fa era in media al 16% sebbene Mediaset su attestasse sul 20%) ed è straordinario come tutte le regole siano saltate senza che nessuno abbia nulla dire, ma soprattutto che esistano ancora codici di regolamentazione e autoregolamentazione, in particolare rivolte ai minori, di straordinaria ipocrisia come se la quantità stessa di comunicazione commerciale, nella sua misura abnorme, non fosse di per sé una grave distorsione educativa. Anzi per i sepolcri imbiancati che rifiutano l’adozione gay, sarebbe bene che sostenessero la naturale necessità di un padre, di una madre e di un milione di spot. Del resto tutto questo è necessario per chiudere precocemente l’orizzonte delle persone e farle essere consumatori senza coscienza di classe: non si tratta di vendere pannolini, profumi o auto, ma un unico prodotto politico.


Misteri d’Egitto

giulio-regeni-620x430Purtroppo anche le tragedie si tramutano in farsa e in nascondimento, finiscono dentro una notte densa dove tutto è indistinguibile, fungibile, inafferrabile e alla quale siamo ormai così abituati da non porci nemmeno le domande più elementari. E  naturalmente questo è accaduto e accade anche con la morte di Giulio Regeni. il cui mistero non sarà mai svelato visto che nessuno ha davvero interesse a farlo, né le autorità italiane impegnate a fare affari con il Cairo e con il regime di Al Sisi, né quelle egiziane che hanno troppo da nascondere, né quelle autorità didattiche anglosassoni presso cui Regeni studiava fin da ragazzino di liceo e che costituiscono il motivo circostanziale per cui il giovane si trovava in Egitto. Ufficialmente per completare una tesi di dottorato al Dipartimento di Scienze Politiche e Studi Internazionali presso il Girton College di Cambridge.

Ed è da qui che bisogna partire per capirci qualcosa visto che Regeni sì aveva la nazionalità italiana, ma  di fatto dai 17 anni in poi ha fatto lo studente tra gli Usa e l’Inghilterra finendo fatalmente per essere identificato come appartenente al mondo politico e culturale che fa da colonna portante del regime egiziano, dunque sospettabile di tradimento o inviso all’opposizione. Quanto appartenente è impossibile dirlo e sarà impossibile saperlo, ma probabilmente la tragedia di questo italiano comincia nel momento stesso in cui apparentemente comincia la sua fortuna, ossia con la borsa di studio fornita dalla Regione Friuli per il Collegio del mondo Unito (UWC), un’organizzazione didattica di origine anglo americana, nata negli anni della guerra fredda, formalmente intesa a sviluppare l’incontro di più culture come nelle tesi del pedagogo Kurt Hahn, ma fatalmente vittima della logica dello scontro e il cui scopo pratico era di favorire la preparazione di un ceto dirigente filo occidentale  e anticomunista nel maggior numero dei Paesi possibili, specie nelle zone dove i due mondi si intersecavano o dove ancora oggi il modello occidentale è in affanno (vedi nota).

E’ da allora che Regeni, studente furlano, finisce da Duino dove l’Uwc ha una sede importante ( e che tristezza vedere il luogo delle elegie di Rilke in mano a tali ganassa), nel collegio unito del New Mexico, un posto infinitamente lontano dal mediterraneo o dal melting pot adriatico. E da lì, dopo due anni di preparazione, via verso l’Inghilterra, Oxford e poi Cambridge, bypassando completamente un’Italia ormai marginale. Non è nemmeno raro che parecchie di queste persone precocemente esposte alle egemonie culturali imposte, finiscano poi per avere contatti con mondi diversi o perché comunque dotati di autonomia di giudizio o per reazione spontanea sia pure confusa o ancora più spesso per motivi mimetici. Così il fatto che Regeni avesse approcci con il Manifesto (cosa che certo non lo qualifica come giornalista) e avesse inviato con uno pseudonimo un pezzo sull’attività dei sindacati indipendenti egiziani, molto duro contro il regime di Al Sissi, accusato di una radicale “trasformazione neoliberista” del Paese (cosa che è musica per Washington), non fornisce molti lumi sull’accaduto. A torturarlo e ucciderlo sono stati i servizi egiziani nell’intento di strappargli rivelazioni sulle sue fonti che comunque non dovevano essere poi così segrete trattandosi di sindacati, qualche settore per così dire infedele degli stessi servizi, magari gestito dall’esterno o qualche organizzazione la quale pensava che Regeni volesse infiltrarsi?

Di certo il caos e l’ambiguità del presente non permettono di vedere con chiarezza dentro la vicenda che rimane tragica e inspiegabile nei particolari. Ma purtroppo molto chiara nella sua drammatica testimonianza  delle manipolazioni e torsioni cui stiamo andando incontro.

Nota Il Collegio del mondo unito ha avuto come maggiori sponsor della sezione italiana  nel 1970, Marella Agnelli, moglie dell’Avvocato per antonomasia e l’ambasciatore Bartolomeo Migone, il che fornisce una buona indicazione sullo spirito di fondo dell’iniziativa. Attualmente la commissione che sovrintende l’Uwc dell’Adriatico è formata tra gli altri dall’ex ambasciatore Bruno Bottai (figlio del più noto Giuseppe gerarca del fascismo), Domenico Fisichella, Jas Gawronsky, il banchiere Sarcinelli, insomma tutto un modo a cavallo tra la diplomazia, i soldi, i media che esprime un deciso orientamento. Anche la circostanza che la multiculturalità sia asserita attraverso l’utilizzo di una sola lingua, ovvero l’inglese, in tutte le sedi lascia perplessi visto che la lingua è appunto il veicolo principale della cultura. Inoltre la provenienza dei fondi,  a parte quelli istituzionali (Regione Friuli per l’Italia), è in gran parte sconosciuta o tenuta segreta dietro il facile schermo dei contributi degli ex studenti. Uno dei grandi contributori è comunque il finanziere Shelby Davis,  proprietario di un fondo di investimento da 100 miliardi che ha donato complessivamente 15 milioni di dollari.  Si tratta nel complesso di un mondo chiuso su se stesso ad onta dei suoi scopi ufficiali, come accade per gli ex alunni che sono chiamati a “diffondere  lo spirito dei Collegi”, a trovare “sostenitori e fondi per le borse di studio” e a selezionare i candidati. Che cosa poi si studi effettivamente rimane francamente opaco: nell’ultimo piano di studi si cita un misterioso “Corso interdisciplinare di Teoria della Conoscenza”, la necessità di “dedicarsi ad un’attività di tipo artistico-creativo” e l’obbligo di “praticare con impegno un’attività sportiva”. Sa tutto di college americano di serie C.


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