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Marinetti a Pompei, marionetta in Europa

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Per caso vi ricordate quando è cominciata la rivendicazione dell’ignoranza, come qualità essenziale per esprimere al meglio dinamismo, fattualità, spirito di iniziativa, insieme all’ineguagliabile virtù della mediocrità come motore di vicinanza meglio ancora di mimesi col popolo bue, la plebe disordinata, il volgo disperso e quindi esposto alla fascinazione dei leader della peggiocrazia? Con Mike Bongiorno, che aveva elevato la gaffe a figura retorica celebrativa della bellezza di non vergognarsi della propria pochezza, del pressapochismo, dello sproposito, fino alla provocazione?

Si direbbe di si, a vedere come si presenta e si dichiara la sua creatura oggi più influente, il ragazzino d’oro della Ruota che fa crescere la sua fortuna sulla nostra disgrazia, quello che  canzona i professoroni e prende per i fondelli i professorini di scuola, quello che vuole che gli Uffizi facciano la grana magari con l’ausilio di qualche falso Leonardo, quello che ha inaugurato la bella abitudine di dare in prestito Ponte Vecchio per le festine degli amici come si faceva una volta con lo scannatoio, quello che vorrebbe cancellare le figure moleste di controllori e sovrintendenti rei di ostacolare la smania costruttiva dei signori del cemento.

Così a Pompei ha superato in dileggio della storia, della storia dell’arte, dell’arte, del buonsenso, di un sia pur basso QI, i suoi patron, quel Panteon  di incolti e maleducati, da Mike a Berlusconi, vantandosi per l’appunto di non essere mai stato là nemmeno in gita scolastica, nemmeno in luna di miele, preferendole, si immagina, Eurodisney o, perché no?, Fiabilandia o Gardaland, che almeno là gli stand e le costruzioni sono tutte in piedi. Ma niente paura, è arrivato lui e sistema tutto: con un approccio da Grandi Opere, ha proclamato che “gli scavi vanno rilanciati!”,  con lo stesso spirito pionieristico della fiera gastronomica di Milano, la cui edificazione pare sia al livello della casa di Lucrezio Frontone, ha rammentato che  il nostro Paese è “una superpotenza culturale, forse la più grande”, con lo stesso piglio futurista di Marinetti – e infatti forse gli si dovrà la fine della passatista Venezia – ha   annunciato che “se in questi anni, un po’ addormentata, l’Italia ha perso il treno della globalizzazione, può trovare in ogni giorno di ritardo accumulato un’ottima ragione per rimettersi a correre”.

Vi viene da ridere? Meglio di no. state a sentire il suo slogan, o meglio il suo tweet per l’occasione: “Ho una tesi ambiziosa, quasi arrogante: l’Italia è più interessante nel futuro che nel passato … perché sul futuro si gioca  il derby tra chi gode nel fare l’elenco dei problemi e chi gode nel risolverli”.

Siamo fottuti, il passato, con i suoi splendori, la sua potenza, la sua arte, la sua cultura, era proprio l’unica cosa che ci era rimasta. Ed è per quello che ce la vuole togliere, come tutto il resto, perché così cancella la memoria di una identità di popolo, di una dignità di cittadini, delle conquiste del lavoro e della democrazia, nata con la collera, la passione e la volontà di riscatto di chi ha combattuto ed è morto per noi, che invece stiamo a sentire questo imbarazzante presentatore del gioco dei pacchi, che sono poi la sua specialità. E infatti in quella stessa occasione, a riconferma che col passato ha pensato bene di eliminare anche quel poco che ci si era guadagnato, ha rassicurato i lavoratori della Whirlpool-Indesit: ghe pensi mi, proprio come il Cavaliere, pare abbia detto, che con la sua riforma del lavoro scioperi e lotte sono un inutile e arcaico orpello, basta confidare nella sua accertata autorevolezza e nella sua dimostrata capacità di condurre trattative e negoziati. Perché come nel film “Ricomincio da capo”, ogni giorno è il suo primo giorno da premier, ogni giorno si rinnovano promesse, ogni giorno si ripetono annunci, ogni giorno si replicano bugie, ogni giorno si reiterano infamità e oltraggi e i dannati sono sempre gli stessi, vittime di “operazioni fantastiche”, come alla Fiat, come alla Whirlpool, come in quello sgranarsi di delocalizzazioni, chiusure illegittime, licenziamenti reali e posti fasulli.

Era estasiato (fonte Ansa) dalle rovine di Pompei, come altri sono estasiati da quelle di Atene, da quelle dell’Aquila, da quelle dei piloni in Calabria e in Sicilia, da quelle prodotte da guerre umanitarie. Eh si, pare che ai padroni del mondo si addica la distruzione.

 

 


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