Archivi categoria: Italia

Burattino era, burattino rimane

mpipinocchio_s2Lo scontro fra il pinocchio di Rignano e l’alcolista di  Bruxelles, Juncker contiene un rischio: quello di creare una nuova narrazione sul passaggio del guappo da burattino a essere in carne ed ossa, ancorché rozzo e impari al compito. Ma si tratta di un illusione perché in ogni caso il narciso della Leopolda è attaccato ai fili, muovendo manine e piedini a comando, non essendo in grado avere alcun pensiero che non riguardi la sua poltrona: il vero problema è che i burattinai sono due o forse anche tre e non vanno più così d’accordo. Dato per scontato che il massoncino toscano sarebbe ancora a cenare a sbafo sui lungarni se l’oligarchia europea non gli avesse messo gli occhi addosso alla ricerca di un tronista politico di riserva visto lo scarso successo dell’amico Monti, qualcosa si è incrinato proprio con le classi dirigenti italiane alle prese con i nodi bancari, finanziari, politici che vengono al pettine.

Alla fine del post troverete una corposa nota che spiega punto per punto la genesi di Renzi, ma il fatto è che il premier scalcia e si dibatte fra poteri europei che non vogliono e non possono concedere deroghe eccessive per evitare un effetto domino e le oligarchie nazionali per le quali il progetto autoritario e neo liberista di Bruxelles è vitale, ma che non intendono assolutamente vedersi restringere il loro spazio di manovra, di prebenda, di opacità a tutto campo nell’ambito del sistema affaristico politico.  Il guappo di Rignano non può sopravvivere  a lungo senza il sostegno di entrambi i blocchi di potere e soprattutto senza un massiccio aiuto mediatico che oggi è in grande affanno nel giustificare il fatto che anche i correntisti debbano contribuire in solido a salvare le banche gonfie di debiti: finché la cosa accadeva a Cipro, pazienza, era qualcosa di lontano e immateriale che non pareva potesse davvero colpire i nostri nobili lombi. La vicenda di Banca Etruria e compagnia ha colpito nel profondo l’immaginario italiano, nonostante la bolla di impunità immediatamente costruita attorno alla famiglia Boschi e ai controllori che non hanno controllato nulla:  per la prima volta ha reso debole e sotto ricatto anche un ceto medio che in cuor suo pensava di essere un rentier dello spostamento a destra dell’asse politico.

Può anche darsi che lo scontro messo in piedi da Renzi non sia che un una commedia delle parti per distrarre l’opinione pubblica e acquisire l’aspetto di ombudsman paesano, le guance rosse di un bambino vero invece della retorica variegata e legnosa del burattino. Un compito arduo e per il quale la vicenda di Quarto si è rivelata futile e di breve durata.  Sono abbastanza certo che sia così, ma questo non vuol dire che non sia in atto un vero scontro tra Europa e Italia sulla nostra sovranità residua che ahimè non risulta più ancorata ai principi costituzionali e alla funzione sociale dello Stato, ma legata al sottobosco dei rapporti di potere e agli scambi non trasparenti fra privato e pubblico. Pinocchio è tirato da una parte e dall’altra e l’incoerenza dei suoi movimenti creano l’apparenza di una qualche autonomia che è solo l’angosciosa ricerca di una via d’uscita. Cerca anche scompostamente di strizzare l’occhio a Washington per farsi ennesimo latore di un ricatto contro il North Stream e dunque la politica di appeasement che la Germania cerca con la Russia. Mette in campo persino una ipocrita severità contro gli impiegati pubblici e i loro cartellini volanti ben sapendo che una legge severa già esiste, solo che non è stata mai applicata per ordine superiore. E che sara lo stesso anche per le nuove gride draconiane.

Se come nel romanzo di Collodi acquista qualcosa di umano, non è certo il tratto dello statista, ma del topo di politica che cerca tutti i possibili pertugi tra i muri dei poteri per sopravvivere. Paradossalmente e suo malgrado diventa testimone dello sfilacciamento inesorabile di questa Europa, dopo esserne stato il garante – governatore preso dalla strada. Ben altri eventi incombono, come la secessione ad est dei Paesi ex comunisti del Baltico oramai direttamente governati dalla Casa Bianca, aggiungendo altri e più disarticolati  burattini, la contestazione della Merkel dopo i fatti di Colonia che dall’analisi del traffico web troverebbe stimolo dalla costa orientale degli Usa (vedi qui), i sempre più angosciosi e autorevoli allarmi sull’esplosione del sistema finanziario, i venti di guerra che mettono i brividi e che appare sempre più come un’opzione per rimediare ai danni del liberismo. Noi non possiamo che permetterci pinocchi e lucignoli, arlecchini e burattini che alzano la voce senza aver nulla da dire e ai quali ora si rivolgono persino quei contestatori apparenti di destra che alla fine risultano costruiti con la stessa pasta, anzi con lo stesso legno.

 

Nota. Dopo la caduta di Berlusconi a colpi di spread, l’insediamento di Monti non ottenne il successo sperato e così la classe dirigente inquieta e timorosa per le sue rendite di posizione, si mette alla ricerca di un sostituto del Cavaliere, qualcuno difficile da pescare nel mondo di nani e ballerine del Pdl. C’è invece un giovane ambizioso, cattolico, conservatore dentro e nuovista fuori, legato al mondo di Silvio per via dell’azienda di famiglia, che contesta da destra gli apparati del Pd. E’ un personaggino, ma è adatto alla politica fattasi media, è l’uomo giusto per l’Italia mediocre e fatua creata da vent’anni di berlusconismo. Così a fine maggio del 2012 in occasione di un convegno appositamente organizzato dalla J.P. Morgan a Firenze, calano su Palazzo Vecchio Tony Blair e la ministra tedesca del lavoro, braccio destro della Merkel , Ursula von der Leyen, i quali mettono in piedi una pantomima di pranzi e dichiarazioni che lanciano Renzi come principale personaggio delle primarie del Pd e antagonista a sorpresa di Bersani.  Dopo un tete a tete a pranzo (probabilmente pagato da noi) fra Renzi e Blair all’hotel  St. Regis di piazza Ognissanti, l’ex svenditore inglese del Labour dice che si è parlato di primarie e di aver chiesto delucidazioni in merito alla partecipazione del sindaco. In pratica un endorsement che costringe il partito a cambiare le regole per inserire Renzi nella rosa dei candidati.

Un mese dopo questi fatti, cioè a fine giugno arriva una nuova stazione della via crucis. L’Espresso pubblica un documento riservato di 8 cartelle, titolato “La rosa tricolore” che è all’esame di Berlusconi e dei notabili del Pdl e che ha come sottotitolo “Un Progetto per Vincere le elezioni politiche 2013”. A confezionarlo con la supervisione di Verdini e di Dell’Utri è Diego Volpe Pasini, romano, imprenditore in Friuli, assessore comunale di Udine, collaboratore stretto di Vittorio Sgarbi, già noto alle cronache politiche per aver creato nel 2001 il “Partito liberal popolare in Europa con Haider”, inneggiante al defunto politico austriaco di simpatie neonazi, e alla cronaca nera per essere stato arrestato (nel 2008) per violazione degli obblighi dell’assistenza familiare nei riguardi della ex moglie. E qui basta leggere:

“Un piano in tre mosse. Primo, azzerare l’attuale Pdl, considerato in blocco «non riformabile» insieme a tutti i suoi dirigenti (con una singolare eccezione: Denis Verdini). 
Secondo, costruire un network di liste di genere (donne, giovani, imprenditori) tutte precedute dal logo “Forza”. 
E, infine, l’idea più clamorosa: candidare un premier a sorpresa, pescato come nel calcio mercato dalla squadra avversaria: non Luca Cordero di Montezemolo né Corrado Passera né tantomeno il povero Angelino Alfano. Ma il giovane sindaco di Firenze Matteo Renzi, oggi candidato in pectore alle primarie del Pd”. 

Il presupposto del piano è lo sfascio del Pdl  che «appare non riformabile mentre i suoi dirigenti hanno un tale attaccamento al proprio posto di privilegio da considerare come fondamentale la sopravvivenza solo di se stessi. Miracolati irriconoscenti appiccicati sulle spalle di Berlusconi». Per questo, oltre ad una serie di contromisure di vario genere si passa all’idea  che come abbiamo visto piace anche in Europa, anche se certo non è scritta nei bollettini di Strasburgo, cambiare cavallo, ma solo in apparenza:

«E allora la sola cosa da fare, «folle, geniale», è schierare il campione del campo avverso: «Il solo giovane uomo che ci fa vincere: Matteo Renzi». Il sindaco di Firenze? Ma non è del Pd? Certo. Ma chi ha scritto il documento ricorda con lucidità che il rottamatore è inviso ai dirigenti del partito e alla Cgil, mentre è apprezzato dagli elettori del centrodestra. E gode della stima di  Berlusconi. 

Quando il disvelamento del piano Rosa Tricolore appare sull’Espresso Renzi si scaglia immediatamente contro il settimanale e su Facebook dichiara “E allora voglio svelare il mistero: il piano esiste. L’hanno firmato non solo Verdini e Dell’Utri, ma anche Luciano Moggi, Licio Gelli, jack lo Squartatore e Capitan Uncino.” Disgraziatamente Vittorio Sgarbi, amico molto stretto di Volpe Pasini, estensore del piano, intervistato a caldo in merito alla vicenda si lascia scappare il fatto che il sindaco di Firenze era a conoscenza del piano: “Diciamo che gli ho accennato l’idea un mese e mezzo fa in occasione del programma condotto dalla Gruber. Gli ho detto che piaceva tanto a Verdini e ai vertici del Pdl”.  La vittoria di Bersani alle primarie, nonostante i tre milioni di euro per Renzi spuntati fuori da luoghi in gran parte inesplorati, ha costituisce solo una battuta d’arresto che ha tuttavia ha avuto i suoi nefandi effetti costringendo la dirigenza piddina a continui atti di ossequio e ubbidienza all’Europa del fiscal compact, così come ai finanzieri di Wall Street.


Benvenuti nel capitalismo dell’oppressione e nel confusionismo

la-fine-della-storia-1Pubblico un lungo intervento di Robert Charvin  sullo stato delle cose che mi pare allo stesso tempo efficace e semplice nella forma, privo del birignao e dell’evasività di molti intellettuali nostrani, ossessionati dai bilancini e dalle alchimie di sopravvivenza editoriale. Charvin è uno specialista di diritto internazionale, decano della facoltà di  diritto e di economia dell’università di Nizza e membro esecutivo dell’Associazione Nord – Sud XXI, organismo consultivo dell’Onu  e in questo lungo excsursus si occupa in primo piano della Francia e del drammatico momento dello “stato di urgenza”, ma attraverso di essa fa un ritratto sintetico e tuttavia molto incisivo  di ciò che è divenuto il mondo e su ciò che ci attende. Buona lettura.

“Se c’è un ideologia dominante in Francia e in numerose aree del mondo questa è il “confusionismo”. Le questioni principali che determinano i comportamenti vengono nascosti dentro un miscuglio di riferimenti pseudo morali e religiosi per cancellare le diseguaglianze sociali, la precarietà sempre più normale, la frattura Nord – Sud, l’incapacità del sistema economico ad affrontare la distruzione dell’ambiente. Non abbiamo di fronte un mondo nuovo, ma quello vecchio che si degrada velocemente e accentua tutte le sue perversioni, con la ricchezza che si concentra in sempre meno mani, con una grave crisi sociali e ambientale a cui il sistema non offre alcuna soluzione.

In Sudamerica, dopo una dozzina d’anni di vittorie progressiste che hanno permesso a diversi Paesi di affermare la loro indipendenza dagli Usa, il nuovo allargamento della povertà ha dato le ali alla reazione che si presenta come confusa alleanza fra estrema destra, conservatori e socialdemocratici. La Bolivia di Evo Morale resiste, ma il Venezuela chavista s’indebolisce, mentre l’Argentina cambia di campo annunciando il ritorno degli States e delle sue multinazionali.

In Africa il disordine e la miseria hanno raggiunto livelli drammatici dopo la distruzione della Libia che ha destabilizzato molti Paesi vicini. Le disuguaglianze, il malgoverno, gli interventi esterni rinforzano il caos e si esprimono attraverso i conflitti religiosi.

In Asia la Cina che ha come suo obiettivo la creazione di una potente economia interna, non sembra ancora avere una strategia leggibile a livello planetario, La sua tradizione esclude qualsiasi precipitazione o fretta nel campo politico ed è difficile comprendere quali saranno gli sviluppi futuri.

Gli Usa sempre più divisi tra ultraconservatori e democratici sempre più moderati, le cui posizioni variano da uno stato all’altro, perseguono, qualunque sia la presidenza, una  politica egemonica facendo ricorso alla forza o all’ingerenza morbida per mantenere i propri interessi economici e strategici, mascherata dietro il velo di un umanitarismo adulterato: l’eccezionalismo esclude qualsiasi rispetto del diritto internazionale.

Gli stati europei che si sono imprigionati nella Ue e nella sua struttura affarista al servizio delle lobby dei più ricchi, sono politicamente malati. Malgrado la retorica democratica l’Unione accetta passivamente governi sostenuti da movimenti di ispirazione fascista (come l’Ungheria e la Lettonia) e si propone di accettare anche l’adesione della Turchia autoritaria, islamista e opportunista dell’ Akp così come non ha esitato a distruggere la sinistra greca vincitrice delle elezioni con un totale disprezzo per la democrazia rappresentativa. La socialdemocrazia che in anni non lontani governava gran parte del continente non è stata in grado di modificare una situazione sociale in via di deterioramento e anzi si è spesso associata alla destra conservatrice come in Germania che è diventata il modello politico per la Francia e per gli altri Paesi europei.

La Francia infine ha ormai perso tutti i suoi riferimenti e non c’è alcuna modernizzazione della vita politica, malgrado le pretese di certi sedicenti socialisti. Al contrario c’è un impoverimento di tutti i valori e il tradimento di ogni principio sotto l’egida di un tripartitismo i cui componenti Front National, socialisti e Ump hanno programmi praticamente identici. Ps e Ump hanno integrato la linea anti immigrazione e le rivendicazioni autoritarie del lepenismo, mentre quest’ultimo ha recuperato qualche elemento del programma sociale della sinistra: non ci pensano nemmeno a scontrarsi, anzi attendono un riallineamento miracoloso dell’elettorato e delle alleanze, comprese quelle contro natura.

Il fascismo imbecille del Daesh, aumenta l’influenza in Francia e in Europa dei peggiori nemici dell’Islam che perseguono il razzismo ant arabo come sostituto del vecchio antisemitismo, imbellettandosi con i colori dei laicismo e della difesa della civiltà. Nessuno può  ritrovarsi in tutto questo, compresa l’intellighentia malata di uno pseudo umanitarismo ossessivo e inefficace. Intellighentia che peraltro è colpevole di un’opacizzazione delle realtà politico – economiche e della lotta di classe (concetto divenuto osceno) che tuttavia sotto forma più complessa e nuove bandiere prosegue, malgrado la mediatizzazione a oltranza della società. Questa pseudo ideologia, questo “confusionismo” contribuisce a uccidere la politica spingendo i cittadini al privato e all’indifferenza verso le lotte sociali, preparando così la via  a un futuro di tipo neofascista, anche se i modi, le circostanze, il linguaggio paiono differenti.

L’apatia politica è coltivata dall’incultura di massa, da spettacoli rozzi, da giochi stupidi. L’emotività rimpiazza la ragione. Il controllo sociale in un format conservatore, rimpiazza la repressione resa per altro facile grazie al controllo della rete. E qualsiasi cosa cosa viene intrapresa pur di cancellare i contropoteri rimasti: l’ordine giudiziario, i sindacati non ancora sbiancati, gli stessi partiti e gli intellettuali critici. Del resto non c’è nemmeno più bisogno di leader autentici per conquistare le folle: un bel faccino o l’immagine di conformismo familiare sono più che sufficienti per manipolare efficacemente  le persone e, ricorrendo alle sinergia della paura, asservire lo Stato e la società ai soli interessi dei poteri dominanti.

L’intossicazione da paura è raggiunta semplicemente denunciandola continuamente e assimilando il coraggio al fatto si continuno a frequentare i dehor dei bistrot. La disoccupazione, la precarizzazione generalizzata, la repressione antisindacale selettiva, il reclutamento a tutti i livelli dei conformisti, compresi i docenti di economia, la valorizzazione costante dei fattori militari e polizieschi, sempre e comunque applauditi, assicurano la diffusione della paura in individui sempre più isolati gli uni dagli altri.

I ciechi assalti del terrorismo sono ancora più determinanti: essi impongono la ricerca di protettori, vale a dire dei più potenti. E tuttavia L’Isis e i suoi complici sono combattuti nell’ambiguità delle alleanze contro natura con L’Arabia Saudita e il Qatar per esempio e con gli “stati di urgenza” che divengono permanenti. Ma gli “esperti” scelti dai cortigiani del potere compaiono in fila attraverso tutti i media, imponendo l’idea che il disordine è “naturale” e che scelte diverse sarebbero peggiori o irrealiste.

D’altronde gli stessi programmi dei partiti sono semplicistici e privi di realismo: la battaglia politica si degrada a scontri di facce e non di progetti. Questi ultimi, a partire dai sondaggi, sono costruiti esclusivamente per piacere e poco importa se finiscono in carta straccia. Ma di fatto in molti Paesi d’Europa le destre estreme sfruttano a loro vantaggio questo clima sociopolitico confuso, ma pervasivo. Il font national per esempio si fa portatore sia delle rivendicazioni popolari, sia delle reazioni popolari più istintive e primitive, tra la compiacenza dei media e dei partiti di governo che si astengono da qualsiasi intervento forse nella speranza di percorrere la medesima strada.

Dalla parte opposta in Daesh non ha per nulla una generazione spontanea: le potenze occidentali hanno distrutto gli anticorpi presenti nel mondo arabo. La Francia e la Gran Bretagna hanno fabbricato dopo la prima guerra mondiale il Medio Oriente con criteri artificiali, strumentalizzando le minoranze e esaltando le differenze etniche o religiose: il risultato è stato un mosaico ingovernabile e soprattutto inespugnabile dalla democrazia il cui carico è stato preso dopo il 1945 dagli Stati Uniti, con il loro interventismo. Proprio gli occidentali hanno eliminato tutte le forze che davano loro fastidio; prima i comunisti e i progressisti, poi i nazionalisti di tipo nasseriano per  ridursi a sostenere i militari e i loro colpi di stato. Inevitabile che alla fine ci sia stata una marea islamista (in qualche caso finanziata direttamente dagli americani come i Fratelli Mussulmani in Egitto) a cui guardano le società meno miserabili e meno sottomesse.

Ma questo non è che un aspetto dello stato confusionale nel quale viviamo e che ha prodotto in tutto il continente  la convergenza di socialisti e destre conservatrici  entrambe profondamente rispettose del sistema capitalistico quali che siano i risultati e i danni che provoca. La democrazia sta male e peggiora: e in Francia si sta tentando di instaurare attraverso lo stato di urgenza un regime ultra presidenzialista, senza un opposizione reale, il tentativo di attuare artificialmente la “fine della storia”, vale a dire quella delle delle libertà e delle conquiste sociali che sono sopravvissute fino ad oggi. Comanda il profitto, comandano gli affari. La Confindustria francese ha condannato il Front National per il suo programma politico e sociale denunciato come “di estrema sinistra”, ma è rimasta del tutto indifferente al suo autoritarismo di tipo neo fascista: tanto un accordo si può sempre trovare come accadde in Germania con l’associazione fra l’industria pesante e il nazismo o in Italia con la conversione al fascismo dell’aristocrazia  nonostante il suo disprezzo di classe.

 

Il mondo degli affari e della finanza non è dogmatico: può sostenere indifferentemente sia la destra che la falsa sinistra o tutte le forze politiche simultaneamente se  questo appare utile e non sono certo ostili per principio all’instaurazione di un regime autoritario. Per gli affaristi che si riconoscono come nuova aristocrazia “la democrazia sommerge le elites con le onde della mediocrità e dell’incompetenza”. Sono “per una società stabile e funzionale che ha bisogno di autorità dall’alto e di responsabilità dal basso. Bisogna favorire il merito e non ostacolarlo”. Tutte cose che in qualche forma sentiamo ogni giorno e che appartengono nella stesura originaria al Mein Kampf.

Quel mondo ha il culto della libera concorrenza che tuttavia è sempre finta. Per contro essa è fin troppo reale tra i singoli individui che sono spinti alla guerra di tutti contro tutti per la sopravvivenza. Così tutte le strutture collettive collassano per il maggior profitto dei potenti che sono l’unica classe . ormai casta – coerente e legata al privilegio. Chi sta sotto viene disarmato: gli attentati islamisti del Daesh, finanziati dagli alleati della Francia e spesso chiamati “guerra” relegano la crisi sociale in secondo piano. Gli elogi continui alla forze dell’ordine e i metodi repressivi delle libertà aiutano allo sviluppo di un clima securitario, nel quale sono svalutate la giustizia, la scuola, r tutto il welfare che invece subisce critiche sistematiche. Il sistema mediatico informativo nelle mani dei grandi gruppi finanziari, non è più il quarto potere ma nient’altro che il megafono dello spirito del tempo.

Insomma ci sono tutti gli ingredienti del fascismo: il “capitalismo della seduzione” reso possibile dai “30 gloriosi” (gli anni dalla fine della guerra alla soglia degli ’80 ndr)  con il consumo di massa, non funziona più e la casta dominante si orienta verso un “capitalismo dell’oppressione”. E per meglio avallare questo passaggio si rafforza il fasto del del potere che assume caratteri mussoliniani più che repubblicani. Il grado di durezza con cui questa nuova oppressione verrà imposta dipenderà dalle reazioni più o meno forti che susciterà: nell’attesa il sistema si serve di qualsiasi evento e pretesto  per presentare un orizzonte infausto e per discreditare i contropoteri residuali e a trattare con disgustosa condiscendenza le autentiche opposizioni rimaste nello stesso modo con cui la Commissione europea ha ridotto all’impotenza ieri Syriza e in cui si appresta a ridurre Podemos. Del resto nessuna prospettiva di progresso o di crescita con ritorni sociali ha un qualche realismo nel quadro del capitalismo finanziario. Egli non può che provare a produrre le narrazioni manipolatrici o a colpire.

Molti non ci credono ancora in questa regressione come se le dittature e gli autoritarismi ci siano solo per gli altri: c’è un’amnesia sull’Europa degli anni ’30 e ’40, c’è ignoranza su molte realtà dell’est Europa, c’è la volontà di non sapere cosa davvero accade nel Sud del mondo. Non vi è che una stupida  lamentela sui progressi della Cina e sulla volontà della Russia di riprendere il suo posto nel concerto delle nazioni, come se fossero per questo stesso nemici. Tutto è sistemato in modo da far apparire gli arcaismi politici e le economie più artefatte come il vertice della modernità.

C’è un solo ostacolo, fortunatamente non così considerato: l’intelligenza e la mobilitazione dei cittadini.”


Il cancro come giusta causa per il licenziamento

Licenziamento-per-il-lavoratore-che-si-mette-sempre-in-malattia-373x270Il caso è agghiacciante: una ragazza colpita da un tumore viene licenziata dallo studio dentistico dove lavora come assistente alla poltrona. Nessun rinnovo del contratto perché il proprietario dice di essere un imprenditore che deve far quadrare i conti per cui “se i consulenti del lavoro dicono di tagliare i costi, si taglia”, come riferisce in un  report in terza persona la stessa vittima. E’ impossibile non indignarsi di fronte a questa offesa all’umanità peraltro perpetrata in quell’odioso linguaggio aziendalistico, standardizzato e tracotante che funge da invalicabile barriera contro ogni senso di responsabilità e di civiltà. Vorrei proprio sapere quanto potrebbero incidere poche giornate di lavoro in meno sui profitti reali di questo signor imprenditore.

Purtroppo però la stessa vittima non è tale solo a causa della malattia e del datore di lavoro, ma anche dello spirito del tempo che trapela dall’ auto narrazione su Facebook della sua storia. Ed è significativo dell’apatia e della rassegnazione politica e sociale che scorre nella società come sangue anemico che non trova appigli per ribellarsi e consente tutte le schifezze per impedire che anche i diritti più elementari siano riconosciuti come tali. A parte qualche caduta nel “tv correct”, vale a dire quel linguaggio sempre enfatico e vacuo usato nell’orgia di robaccia americana che ci viene inflitta al solo scopo di infarcirla di pubblicità, come “colleghe fantastiche”, “ambiente stimolante”, ci manca solo detartrare col cuore, ciò che mi ha colpito è una frase che non mi aspettavo: “l’amarezza di scoprire che nel 2015 non sia possibile per un malato di cancro poter conservare il suo posto di lavoro”.

Eh già siamo nel 2015, non nell’ottocento, una frase usata spesso in vari modi per sottolineare un’aria di progresso e di contemporaneità. Non riesco a capire come  questa ragazza di 27 anni che tra l’altro ha dovuto già assistere al licenziamento del fratello affetto da linfoma di Hodgkin e morto nel 2008, possa pensare che oggi le cose siano migliorate, che si sia nel 2015 e non nel 2008 0 nel 1850. Come non sappia che invece vent’anni fa si era molto più nel 2015, secondo il senso della frase e  una cosa del genere sarebbe stata impossibile, che il signor imprenditore non solo sarebbe stato schifato dall’opinione pubblica, ma sommerso da attacchi sindacali e certamente trascinato in tribunale. E’ proprio essere nel 2015 che è il guaio, è proprio il fatto che il lavoro è ormai sottoposto a regole incivili che rende perfettamente legali e lecite queste barbarie.

Mi chiedo come una persona giovane e tutt’altro che sprovveduta con tanta etica del lavoro da essere stata a casa il minimo possibile dopo i due interventi resi necessari dalla malattia, non si sia resa conto che la logica del profitto non contempla eccezioni o casi umani e che quando questa logica non trova un ostacolo o una correzione nel legislatore, anzi trova in esso un complice che sfascia i diritti, non c’è umanità che tenga. Vorrei solo capire, perché  non riesco a concepire come si possa accettare tutto questo, considerarlo come normale, giusto, legittimo  e accorgersi della sua intrinseca iniquità, solo quando si è  personalmente colpiti dalle sue conseguenze, cosa che purtroppo sta accadendo a due generazioni. Se si approva una dinamica di fondo diventerà essa la massima umanità possibile e solo rifiutandola, impegnandosi a cambiare le cose in termini generali si potrà ottenere qualcosa. Aspettarsi che tale dinamica venga infranta di fronte alla malattia è solo ingenuo.  Il profitto senza limiti e senza remore non conosce malattia, anzi è esso stesso la malattia.

 


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 8.558 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: