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La versione di Varoufakis

Dijsselbloem-Varoufakis-1024x625-1422637984A circa 15 giorni dalla debacle greca siamo alla terza versione dei fatti data da Varoufakis: in un primo momento l’ex ministro delle finanze aveva sostenuto l’impossibilità di un piano B in maniera chiaramente poco credibile addebitandole addirittura a difficoltà tipografiche, in deguito aveva fatto trapelare il suo disaccordo con Tsipras e la parte moderata di Syriza, ieri in fine rileva che la messa a punto di ujn piano B era stata presa in considerazione ancor prima delle elezioni, anzi lo aveva formulato, ma che poi non se ne è fatto nulla. E di certo qualcosa deve esere successo se Tsipras ha affidato alle pagine di un domenicale di centro destra una versione grottesca dedgli eventi imputando la mancanza di un piano alternativo al diniego di Putin di un prestito da dieci miliardi.

Comunque siano andate le cose è chiaro che la mancanza del mitico piano B e di un minimo di direttive attuative per il medesimo è stata la ragione per cui la Grecia si è trovata completamente disarmata nei confronti degli oligarchi europei ed èstata costretta ad accettare qualsiasi condizione, compresa la terribile punizione per aver osato il referendum. Questo è finalmente un dato acqisito che dovrebbe evangelicamente dividere il grano dal loglio: il grano di chi si rende conto che l’euro è il machete con cui si fa avanti la reazione finanziaria e che quindi, sia pure a livello di difesa va impostata l’ipotesi di un uscita e il loglio che invece venera la moneta unica come la madonna di Medjugorie, un combinat di cui fa parte la classe dirigente interessata ai massacri sociali ma anche la sinistra del consenso e quella che non consente né dissente, come surgelata in un punto zero.

Varoufakis sembra che si voglia mettere alla testa non solo di quella parte di Syriza che si è sentita tradita da Tsipras, ma anche di quella parte finora molto minoritaria di sinistra europea che ha strappato il velo di maia di un’Europa irriformabile se non altro fino a che non verranno tagliate le unghie monetarie alle oligarchie dominanti di Bruxelles. Non so su quali proposte concrete l’ex ministro greco voglia strutturare il movimento che ha annunciato di voler creare: il nome di Galbraith che compare a fianco dell’ex ministro farebbe pensare a una qualche variante dell’Open Spciety e dunque va preso con cautela. Ma non credo possa sfuggire l’importanza a sinistra di fare uscire dalle nicchie e dai solitari personalismi le posizioni che individuano nell’euro e nella sua gestione il cuore della malattia europea: queste posizioni sono state fino ad ora appannaggio delle destre che hanno cavalcato la realtà in funzione delle razze padrone locali come appare evidente dal programma del Front national o dalle proposte fiscali ultra liberiste del leghismo. C’è da sperare che una volta creato un punto di riferimento visibile su scala continentale e nato dal cuore del dramma greco, molte incertezze verranno infrante e molti timori di isolamento verranno abbandonati. Varoufakis diventa così un pericolo non solo per Tsipras, ma anche per i Vendola, i Civati, gli stessi Ferrero, insomma per chi ha conservato solo la retorica dell’antagonismo, senza osare la sostanza.


Il giuramento di Ipocrita

sanit_venetoLa tattica non è nuova, né in Italia, né nell’Europa felix a cui tanto tengono i difensori del popolo: prima si annucia una diminuzione delle tasse che ovviamente è accolta con giubilo urbi et orbi, anche se i suoi contorni sono vaghi e demagocici. Poi si dice che per poter affrontare l’operazione di cui si è fatto sentire l’odore, senza esibire l’arrosto, occorre tagliare servizi che sono essenziali per la maggior parte del persone che vivono di lavoro e non possono acedere alle prestazioni private riservate a chi vive di rendita finanziaria e/o di capitale da plus valore. Il trucco è quello di far precedere la mazzata dalla carota. Questa volta il renzismo mentre si affanna a demonizzare il diritto di sciopero, si è occupato di far calare la sua zagaglia barbara sulla sanità subito dopo la buona novella del piano antitasse.
Ora sulla sanità che è diventata il bancomat del sistema politico e cientelare, da tagliare, da sfrondare, da razionalizzare, da moralizzare ce ne sarebbe eccome, ma di certo il guappo di Rignano non ci pensa nemmeno per sbaglio a mettere i bastoni fra le ruote al suo mondo di riferimento, a quello in cui ritrova i suoi valori di padroncino e di politico senza idee politiche. Così a fare le spese dei tagli saranno i cittadini a cui verranno negati visite specialistiche ed esami che una commissione ministeriale definirà superflui e che probabilmente avranno ben poco a che fare con indicazioni e protocolli suggeriti dall’Oms, ma con criteri casalinghi e studiati per non dare fastidio al settore privato e nel contempo sottrarre assistenza adeguata alla platea ormai gigantesca di poveri o quasi poveri o futuri poveri o classi medie con l’incubo di essere trascinate dalla risacca storica nel mare dei ceti meno abbienti.
Ora è evidente che una sola visita specialistica, spesso non solo utile, ma necessaria e talvolta inevitabile o un qualche esame definito inutile da chissà quale burocrate o potartaborse sistemato o fighetta parcheggiata perché anche i dolcii disii hanno un prezzo, bastano da soli a mangiarsi qualunque ottantata di euro e qualunque piccolo ritocco irpef. Ma la cosa funziona lo stesso persino in una popolazione ormai tra le più anziane e quindi fragili del mondo perché la mancia una volta concessa appare certa, mentre la sua pregressa vanificazione appare solo come eventuale. Eppure tutti sperano di arrivare ad un età tale in cui l’esborso sanitario finirà per superare e di molto la contropartita, cosa questa che da un punto di vista statistico generale ci dice che i risparmi ottenuti supereranno di gran lunga gli esborsi, oltre a legare il diritto alla salute al censo che è tra le più nobili aspirazioni del liberismo e una incessante preccupazione di Madame Lagarde.
Certo esistono anche visite ed esami superflui, ma questa “scrematura”, sempre che si abbia interesse alla salute delle persone e che questo sia ancora sentito come un diritto si può fare alla luce di una lunga e consolidata esperienza, quella per fa un esempio che è stata portata avanti in Francia ha già qualche decennio. In ogni caso l’inutilità ha sempre un valore statistico: possiamo dire ad esempio che un accertamento è superfluo quando nel 99% dei casi non cambia la diagnosi, oppure quando questo accade nel 90, nell’80, nel 50 per cento dei casi. E sono cifre che hanno più che a vedere con lo stato della civiltà che con la scienza. Ecco, in un mondo normale questa percentuale di civiltà dovrebbe accompagnare i tagli futuri, ma non lo sarà di certo, la decisione avverrà in stanze chiuse e al di fuori di ogni criterio visibile e ufficiale. Per cui tutti quelli che ancora potranno si rivolgeranno allo speacialista o faranno l’esame “inutile” privatamente perché dpotutto morire in cambio di una mancia non è dignitoso per nessuno. Anche se lo è ancor meno farsi prendere per il naso.


Il bluff di Renzi a tutto piano

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o-RENZI-facebookHo già invitato a guardarsi dal prendere sotto gamba la campagna antitasse di Renzi: per quanto incredibile, per quanto populista e ingannevole possa essere, per quanto negativi nel computo algebrico dei più e dei meno possa rivelarsi per l’economa nazionale, rischia di avere il medesimo effetto degli 80 euro presso un’opinione pubblica ormai dedita all’accattonaggio di illusioni.

Proprio per questo mi sento di dire che l’insistenza del premier su questa linea non solo rivela la volontà di incamerare il centro destra nel suo progetto di partito della nazione, ma si presenta anche come un atto di disperazione: l’incapacità di produrre programmi coerenti e razionali per il Paese, l’assenza totale di una qualunque politica che non sia quella dettata da Bruxelles, non lasciano altro spazio al recupero di consenso, se non l’uso di queste macchinazioni retoriche che intrappolano i cittadini nel labirinto tra allettamenti e depressione e li spingono alla guerra…

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