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L’Europa va alla guerra sventolando tv e giornali

img_15460Gli europeisti di maniera, quelli che “abbiamo evitato le guerre” sono serviti: la Ue si sta apprestando a scendere in guerra con la Libia per fermare il flusso di migranti e per controllare le aree petrolifere. Il documento dell’European Union-Mili­tary Com­mit­tee (Eumc) svelati da Wikileaks (qui ) non lascia spazio ad altre interpretazioni, ma soprattutto è un panorama agghiacciante di ciò che è diventata l’Europa dopo decenni di banchizzazione, limitazioni di democrazia e dittatura monetaria: un continente che si è evirato del suo senso e del suo interesse storico, riducendosi a una passiva imitazione dell’America.

Sì, basta leggere il documento per capire che la Ue farà la guerra per futili motivi, ossia nella convinzione che sia sufficiente cercare di colpire scafisti, barconi e complici per fermare flussi migratori, il che è come credere che si possa curare la polmonite fulminante con il vicks vaporub. Qualcosa che testimonia dello scadimento delle elites continentali che nemmeno più si interrogano su un fenomeno epocale in gran parte causato dalle proprie stesse azioni di rapina e dal caos creato da essi stessi. A questi signori non interessa andare al di là del loro naso e del loro ristretto cervello, né del resto può loro interessare visto che l’ideologia liberista dalla quale sono titanizzati, considera come naturale e benefico lo sfruttamento ai fini di profitto.

Certo la guerra che non potrà evitare anche sanguinosi interventi di terra già ipotizzati come parte essenziale della strategia, né stragi di civili e migranti e nemmeno un’estensione del conflitto, visto che certamente i flussi troveranno altre strade evitando la Libia, costituisce una via senza ritorno, sacrificando l’Europa all’odio di interi popoli che in precedenza erano attratti dal suo modello  e alla relativa crescita di influenza delle potenze emergenti. Non è una supposizione mia, anche se ovvia, ma è ciò che perfino il pensatoio da cui è scaturita questa mossa comprende e anticipa: “Il Comi­tato Mili­tare dell’Unione Euro­pea cono­sce il rischio che può deri­vare alla repu­ta­zione dell’Unione euro­pea…”  E non parla solo dell’impatto globale negativo di un’azione così sconsiderata attuata per non spendere qualche soldo in assistenza per i profughi di cui è in buona sostanza colpevole per errori, egoismo e omissioni. Il rischio è anche verso le opinioni pubbliche interne: “rischio col­le­gato a qual­siasi tra­sgres­sione per­ce­pita dall’opinione pub­blica in seguito alla cat­tiva com­pren­sione dei com­piti e degli obiet­tivi o il poten­ziale impatto nega­tivo nel caso in cui la per­dita di vite umane fosse attri­buita, cor­ret­ta­mente o scor­ret­ta­mente, all’azione o all’inazione della mis­sione euro­pea”.

Ma questi signori sanno benissimo come venirne fuori, almeno in quest’ultimo caso: “Il Con­si­glio Mili­tare dell’Unione Euro­pea con­si­dera essen­ziale fin dall’inizio una stra­te­gia media­tica per enfa­tiz­zare gli scopi dell’operazione e per faci­li­tare la gestione delle aspet­ta­tive”. I media insomma saranno arruolati fin da subito come quinta colonna e non c’è alcun dubbio che essi non avranno obiezioni ad essere embedded, vista la totale mancanza di autonomia e di intelligenza nel farsi megafoni delle false riprese, dei job act, della moneta unica, di tutto l’universo narrativo del potere locale e finanziario che pare essere impermeabile a qualsiasi evidenza.

Naturalmente lo scopo ufficiale che l’elite europea si prefigge dando inizio al conflitto, quello cioè di fermare in modo sanguinoso i flussi migratori, è solo collaterale  a quello principale per il quale si è scelto traumaticamente di scendere in guerra, dopo che il problema era stato snobbato per molti anni e anzi era stato tema di bacchettate sulle mani all’Italia che invocava una soluzione comune. Il primo scopo è quello di indirizzare altrove l’attenzione e la rabbia di opinioni pubbliche che ormai contestano apertamente l’Europa: niente di meglio di una guerra e dei relativi morti per marginalizzare la questione greca, evitare che l’eresia nata nella penisola iberica si diffonda e contenere lo smacco subito in Polonia con la vittoria di Duda, candidato sì liberista, ma euroscettico in tutti i sensi. Che questo sia accaduto in un’area dove si pensava che il sentimento antirusso avrebbe portato comunque acqua all’Europa, specie in un momento di scontro con Mosca, è un segnale di allarme fortissimo: la guerra giunge come il cacio sui maccheroni.

Il secondo è ovviamente  il controllo delle zone petrolifere, come comanda lo zio Sam e dunque più in funzione di mercenari che di protagonisti, mentre il terzo, meno immediato, ma non meno corposo, è probabilmente quello di assuefare le popolazioni europee a uno stato di conflitto armato che potrebbe venire buono quando la partita potrebbe farsi rischiosa, come ad esempio in Ucraina. Ecco ciò a cui si è ridotto ciò che doveva essere uno strumento di pace.

 


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