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Grexit e nuove narrazioni italiane sull’euro

a17mag9aIl piano B loro ce l’hanno. Di fronte al redde rationem della vicenda greca nella quale non pare esserci altra soluzione che un cedimento di Atene a questa Europa visto che l’altra dà segno di esistenza o un’uscita del Paese dalla moneta unica, il ceto politico italiano vecchio o nuovo e la classe dirigente di riferimento, cominciano a cambiare la propria narrazione, in maniera da potersi preparare a smentire l’ adesione senza se e senza ma al dogma dell’austerità, a nascondere il macello sociale perpetrato in nome dell’euro e naturalmente a continuare la trasformazione della democrazia italiana in oligarchia conclamata.

I toni cambiano impercettibilmente, ma in direzione chiara e inequivocabile: quella di sottrarsi alle responsabilità, cercando di scaricare su altro il peso dei propri errori prima e poi dei disegni di potere costruitisi su di essi per giustificare un eventuale contrordine e tentare di non pagare dazio, conservando intatto l’europeismo acritico e dozzinale che è stato il false flag ideologico del liberismo continentale. La tesi che pare delinearsi poco a poco sui media, tutta basata sulla poca memoria e sulla scarsa conoscenza degli eventi, è ingegnosa, tale da salvare la faccia sia del vecchio ceto dirigente democristiano e socialista, poi del berlusconismo e infine degli epigoni di diretta scelta europea destinati a stravolgere la Costituzione e le istituzioni democratiche. Dunque ora si accenna al fatto che l’adesione all’euro fu una cosa buona, (nonostante l’intero milieu economico mondiale lo considerasse una catastrofe) e permetteva ampie possibilità di flessibilità in caso di crisi: per questo e solo per questo ci si decise ad entrare a tutti i costi nella moneta unica anche dopo la disastrosa esperienza dello Sme. Ma poi la cattiva Germania attraverso i successivi regolamenti del trattato di Maastricht, tema del famigerato Regolamento europeo 1466,  ha ribaltato la situazione creando un sistema molto rigido e trasformando le regole del 3% di deficit di bilancio e del 60%  del rapporto debito Pil da misure tendenziali a limiti invalicabili. E alla fine ce la si prende con Schäuble, incarnazione di tutti i mali e forse costretto alla sedia a rotelle a causa della presenza di zoccoli diabolici al posto dei piedi.

Naturalmente non è vero, si tratta di puri pretesti, di interpretazioni all’italiana dei fatti o nel migliore dei casi di mancata lettura dei testi, ma per il momento diamolo per buono: la domanda a questo punto è perché l’Italia abbia lasciato passare questa sorta di stravolgimento del trattato originario senza minimamente opporsi. La risposta che si delinea è affascinante per la sua vuotezza e per la faccia tosta senza remore che esprime: fu mani pulite con l’azzeramento degli assetti politici a determinare quel “vuoto” che poi determinò l’assenza del Paese dalla contrattazione sul regolamento e sul suo rigorismo. Si tratta di pure fesserie: il regolamento del trattato venne approvato a Bruxelles nel 2007, cinque anni dopo mani pulite  in pieno governo Prodi, uno degli economisti che più aveva seguito e collaborato all’elaborazione di Maastricht e dunque divenne regola quasi un anno prima della formalizzazione dell’adesione italiana all’euro che avvenne il primo maggio del ’98, forse come sberleffo anticipato al mondo del lavoro. Per di più Mario Monti era uno dei “ministri” di spicco della commissione europea, con delega al mercato interno senza accorgersi di nulla, mentre  Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro  del Tesoro, fu uno degli entusiasti assertori nonostante l’opposizione del suo amico Franco Modigliani, unico italiano ad avere avuto il cosiddetto premio nobel per l’economia.

Dunque non si era determinata alcuna discontinuità fra chi partecipò alla trattative di Maastricht e chi ne firmò poi entusiasticamente il regolamento che oggi viene artatamente accusato di essere l’origine di tutti i mali. Il fatto è invece che proprio con Maastricht viene sancita la definitiva scomparsa del riferimento a un’Europa federale e si attua lo stralcio delle politiche sociali ovvero si disegna il minotauro che oggi conosciamo. Così il trattato che era stato interpretato come politico più che come economico, provvide da solo a sterilizzare le speranze da cui era nato e a lasciare campo libero solo alla moneta.

Fu un errore catastrofico per di più voluto in tutto il continente proprio dalle socialdemocrazie. Ma da noi invece di riconoscere l’errore cosa peraltro ormai intollerabile ai poteri che hanno titanizzato l’Europa e impossibile per le forze che sono emanazione di Bruxelles e del potere finanziario, c’è addirittura la tentazione di attribuire il disastro a mani pulite e dunque alle inchieste contro la corruzione. Come a suggerire vedete cosa succede a toccare i ladri che governano? La tesi non è ancora esplicitamente in campo, ma è, come dire, incipiente, pronta ad essere sfornata non appena si delineerà il destino della Grecia ed è gestibile sia in caso di resa di Atene che di grexit. Già mi immagino le profonde analisi che saranno prodotte su questo dagli immortali pianibianchi, gallisti della loggia, alesin giavazzari, boeri senza ciliegia per divenire poi patrimonio di peones e peonie politici o giornalisti di quella testata unica detta Il maccarone.


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