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Per favore non toccate il vecchietto Silvio

BerlusconiE’ meraviglioso come tuttora venga appassionatamente seguita la vicenda di Berlusconi, analizzata la sua opera di assistenza ad anziani più giovani di lui, reiterata la minaccia di nuovi guai legali per il suo antico puttanesimo militante. Meraviglioso perché questa impalcatura mediatica serve soltanto a dare l’impressione che esista altro oltre il renzismo e a distrarre l’attenzione dal fatto evidente che il progetto dell’ex cavaliere è stato completamente risucchiato e assorbito dal guappo di Rignano, divenendo così superfluo.

Meraviglioso anche perché si accredita la possibilità che da un momento all’altro possa esserci la resurrezione di Lazzaro – Silvio a salvare la destra per metà in confusione totale, per l’altra metà in mano all’altro Matteo ossia Salvini. Al quale si rimprovera di essere troppo radicale, troppo pencolante verso l’ala estrema per poter  raccogliere abbastanza consensi tra la maggioranza silenziosa. In realtà fin dall’inizio della sua avventura schiere gigantesche di commentatori e di democratici a vario titolo hanno continuato a dire che Berlusconi era troppo a destra per essere credibile quando invece l’aver cinicamente sdoganato il partito neo fascista e la Lega secessionista, allora antitetici nel loro estremismo, è stata la chiave del suo successo.

Comunque sia dovrebbe essere abbastanza chiaro che l’avventura politica di Silvio si è di fatto conclusa nel 2011 con la sua estromissione dal governo imposta dall’Europa: Berlusconi aveva diviso il Paese per quasi un ventennio e dunque era il personaggio meno adatto ad introdurre senza forti reazioni i diktat della troika o delle “istituzioni” come si dice adesso con termine apparentemente più blando, ma in realtà assai più indicativo e inquietante essendo due di queste sedicenti istituzioni Fmi e Bce, rese ufficialmente preminenti rispetto ai poteri democratici e rappresentativi.

Tuttavia la facilità con cui l’ex cavaliere è stato scacciato dall’eden di Palazzo Chigi non è la causa del declino, ma piuttosto il suo effetto: la tracotanza con cui l’uomo teneva bordello, presa per estrema arroganza del potere, era anche e soprattutto il segnale di una caduta di lucidità che è andata sempre più rendendosi evidente negli anni successivi quando l’astuto Silvio è stato gabbato da Napolitano e da Renzi, il pupillo alla cui crescita ha tanto collaborato, prima sulla grazia e poi sul marchingegno elettorale in grado di garantirgli un potere perpetuo. Alla fine si è ridotto a svendere forza Italia in cambio di assicurazioni su di sé e sulla sua roba. Ormai dovrebbe essere adeguatamente assistito dai servizi sociali invece di essere usato come feticcio per nascondere l’ascesa di un regime.

E parlo di regime, ancorché questo si basi su un progetto neo democristiano, per due motivi evidenti: il primo è che all’epoca esisteva la fortissima opposizione del Pci e il secondo che la Dc stessa era un partito di massa le cui radici affondavano in piccola, ma significativa parte anche nel solidarismo cattolico. Adesso invece il Pd si è spogliato di qualsiasi ingombrante idea, è solo uno strumento elettorale anodino, eterodiretto, distributore di clientele e affari nel quale le opposizioni interne sono tacitate dalla promessa di un posto fisso con alti stipendi, tutele di ferro e rendite di posizione irrinunciabili per un ensemble di assoluta mediocità. Così paradossalmente ci occupiamo tutti i giorni di un morto spacciato per vivo, mentre si agita lo spettro di un’opposizione morta, ma spacciata per viva.

Cosa avverrà in futuro  e quali forme assumerà la protesta sociale è difficile dirlo. In Europa l’opposizione al capitalismo finanziario e ai suoi diktat viene incarnata sia dalle destre che dalle sinistre, cosa che non deve stupire visto che entrambe le parti non sono realmente antagoniste di sistema le prime per vocazione consustanziale, le seconde per abdicazione, mentre in Italia sembra prevalere un confuso, spesso contaddittorio occasionalismo che non riesce a coagularsi in un progetto coerente ed efficace. Ma una cosa è certa, Berlusconi in tutto questo è solo un dagherottipo sbiadito, vanamente ritoccato al computer e non più in grado, agibilità politica o meno, di guidare un partito padronale di vaste dimensioni. Dopotutto meriterebbe di essere fatto senatore a morte.


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