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I buoni pedofili

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Termine derivante dal tema greco παιςπαιδός (bambino) e φιλία (amicizia, affetto), indica la passione erotica nei confronti di bambini. Ma viene impiegato anche in psichiatria e incluso dall’Oms nell’elenco delle patologie,  per indicare quei disturbi del desiderio sessuale, catalogati nel gruppo delle parafilie, che consistono nella “predilezione” da parte di un soggetto giunto alla maturità genitale   per soggetti che invece non lo sono ancora, cioè in età pre-puberale.

Ecco prima ancora di preoccuparci perché il più orrendo dei crimini è oggetto di una Giornata, quella di oggi, Giornata di Mondiale di lotta alla pedofilia, in modo da celebrare una tantum l’ennesima liturgia lava – coscienze e auto- assoluzione dal silenzio e dalla rimozione, si dovrebbe cambiargli nome, perché non vi può essere traccia di amore, affettività, tenerezza nella determinazione, perseguita nel pensiero e negli atti fino a diventare ossessione, di un adulto che si compiace di oltraggiare l’innocenza e l’integrità di un bambino, di iniziarlo a giochi aberranti spacciandoli per trastulli naturali e incolpevoli, che proprio da questo viene attratto, dalla possibilità di affermare la sua superiorità onnipotente trasformando una creatura in oggetto, in bambolotto da usare, violentare, rompere se non piace più o se piace troppo.

Dovremmo cambiargli nome a questo che è un reato, benché siano sollevati dubbi sulla sua natura e sulla necessità di perseguirlo da chi rivendica di rappresentare la più alta autorità morale, così elevata da permettersi di sottrarre al giudizio dei tribunali chi in seguito, con tutta calma, sarà sottoposto a quello di Dio e intanto è autorizzato a proseguire indisturbato nella sua pratica di empietà.

Dovremmo cominciare ad estendere la condanna a tutti gli abusi, perché altrimenti finiremo per assimilare alla pedofilia, anche il generoso prodigarsi di imprese che aiutano famiglie indigenti di vari Terzi Mondi, impiegando i loro figli minori nel cucire tomaie,  oggetto anche quello in data 20 novembre, di apposita Giornata del “ricordo” dei diritti dell’infanzia mai interamente soddisfatti, perché sicuramente sono affezionate ai bambini le aziende che a vario titolo e secondo  le stime  dell’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro),  ne impiegano con profitto almeno 215 milioni.

Dovremmo cambiare nome anche a quell’altro fenomeno eufemisticamente denominato turismo sessuale, per via di uno di quegli stravolgimenti semantici che convertono in attività commerciale e in fervore di mercato anche le più ignobili manifestazioni di sfruttamento, settore nel quale, semel in anno (anche in questo caso con puntuale periodicità, un giorno in cronaca e per il resto pudica omissione), ci viene comunicato che vantiamo un record di presenze in vari paradisi esotici. Sicché spetterebbe agli italiani il primato di scegliersi piccoli giocattoli viventi in Sudamerica, Estremo Oriente, da consumare, mentre le loro signore vanno in visita ai templi della Thailandia e della Birmania, o a fare acquisti nei mercatini etnici del Brasile e della Colombia, nei lettucci di genitori tragicamente compiacenti o nelle case di tolleranza dove si possono utilizzare femmine e maschi, con preferenza, si racconta, per quelli intorno ai tre anni. Benpensanti, di quelli che piacciono ai vicini perché salutano e sono educati, mostrano attaccamento alla moglie (non sono puntualmente aggiornati i dati delle mogli inconsapevoli contagiate da malattie sessuali, a causa delle liberali abitudini dei consorti in trasferta) e vorrebbero il porto d’armi per difendersi da chi osasse molestare la loro prole bianca, occidentale, inviolabile.

Insomma gli orchi sono tra noi, li occultiamo in un turbine di correità, silenzio, che poi è della stessa materia di quello che stendiamo sui soprusi commessi su tutti i diritti, salute, ambiente, lavoro, istruzione, cultura, arte, beni comuni. E che costituiscono il vero antidoto anche contro quelle che potremmo definire “barbarie private”, sessismo, omofobia, discriminazione, violenze contro le persone, repressione, in vario modo alimentate da una egemonia culturale che combina arcaico paternalismo, attitudine patriarcale e moderna mercificazione.

Ieri uno di quei sacerdoti della banalizzazione, che si vanta di proferire scomode verità per fare i comodi del pensiero forte, tirando in mezzo santi e profeti, come succede ai convertiti tardivi, a proposito dei misfatti di Caivano (ne abbiamo parlato qui https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2016/05/02/caivano-della-porta-accanto/) ha denunciato la colpa collettiva della sessualizzazione dell’infanzia prendendo il caso della vittima, predestinata a quella fine in virtù di boccoli e atteggiamenti adulti. Per carità non avrebbe del tutto torto, e mi duole dirlo per la disistima che riservo a questi apostoli del neo conformismo. È pur vero che da Bellissima in poi, ma anche prima, mamme zelanti hanno promosso le loro creature come esemplari da esibizione. È pur vero che abbiamo ascoltato e letto le affermazioni spericolate di genitori promoter di adolescenti prestate a utilizzatori finali in cambio di favori, denaro, protezione, promesse di carriere. Ma Augias, di lui si tratta, si ferma sui boccoli come fossero una provocazione di “chi se la tira”, della donne violentate o menate ad Ambrosoli, come se le sue parole inopportune non facessero parte di quella cultura nostalgica da casino che riconosce una egemonia di genere alle donne limitata alla seduzione, all’abuso del corpo per interesse, ovviamente più colpevole di quello di cervelli in verità sempre meno brillanti, che tuttora spiega il compiacimento dei padri per le avventure sessuali di figli bulli e precocemente machi, atteggiamenti e comportamenti nutriti dalla filosofia del “meglio puttaniere che frocio”.

Una volta all’anno almeno, avremmo il dovere di proteggere l’innocenza e con essa il diritto di essere bambini e di conservare quello che di infantile, integro e buono conserviamo in noi.

 


Ah se Marino fosse gay…

placard-2001-05-g (1)Se Berlusconi fosse stato gay, avrebbe avuto meno problemi. A giurarlo è Putin la cui omofobia viene a mala pena nascosta dalla ragion di stato, ma a pensarci bene non ha tutti i torti: si fa carne di porco delle minoranze qualunque esse siano, della diversità etnica e culturale, persino dell’appartenenza al sesso femminile, salvo rendere intoccabili i portatori di queste caratteristiche che in qualche modo sono arrivati sotto le luci della ribalta. Così nulla si può dire dell’operato della varie signore di ferro che quanto a spirito reazionario non hanno nulla da invidiare ai peggiori uomini o delle ochette governative o delle orride vaiasse televisive cosi canottate che avrebbero salvato il Titanic e men che meno si può parlare male delle culture diverse salvo impedire che esse abbiano una qualche voce. Naturalmente è anche impossibile colpire gli omosessuali con qualche potere: la cattiva coscienza non impedisce di rendere loro la vita difficile, le mormorazioni invereconde e quant’altro, ma rende impossibile la critica del loro operato che ovviamente non c’entra un bel nulla con le loro inclinazioni o nature. Insomma l’imperativo è evitare critiche per evitare che possano essere scambiate a seconda dei casi per omofobia, maschilismo o imperialismo culturale.

Il mondo è ormai fatto così, diviso tra la sostanza indecente e formalismo tanto artificiale da debordare facilmente, tanto che esiste ormai un corposo filone narrativo, soprattutto cinematografico che si ispira all’essere gay come fonte di autotutela proprio in ragione del politicamente corretto come, per esempio, il delizioso L’apparenza inganna con Daniel Auteil. E questo vale, almeno nell’arretrata Italia, anche per le carriere politiche. Pensiamo solo al vantaggio che ne può trarre un personaggio come Crocetta e immaginiamo solo per un attimo cosa sarebbe accaduto se Marino, rimanendo una creatura di Betttini e un sindaco incapace fino al midollo, fosse stato gay: il Pd non avrebbe potuto fargli la guerra nei modi prima sotterranei poi aperti tipico delle camarille, così come, dopo mafia capitale è stato costretto a tenerselo obtorto collo come soprammobile di onestà. E di certo la giunta avrebbe più difficoltà a opporgli un no o lo stesso Papa a dire di non averlo invitato, per l’inevitabile sospetto di discriminazione.

Purtroppo Marino va a cena con anonime donne bionde e com’è noto tiene anche famiglia, sia pure ossessivamente segregata come se le foto rubassero l’anima e non può dunque fruire di questo effetto, per quanto modesto possa essere. Ma è giusto che sia così: un onesto non può certo ricorrere a certi trucchetti e fingere di essere qualcosa che non è. O no?


Camera con svista mozzafiato: benvenuta omofobia

L'on. Giovardotto relatore della legge antiomofobia

L’on. Giovardotto relatore della legge antiomofobia

Non c’è speranza che il sistema politico riesca ad emendarsi. Non con le larghe intese, non con i compromessi al peggio per conservarsi le poltrone e men che meno con i rampolli ottusi di una classe dirigente ormai ereditaria come nel feudalesimo. Il  provvedimento anti omofobia da questo punto di vista è un capolavoro: dopo essere stato sterilizzato e reso evanescente per la necessità assoluta di trovare un accordo con gli omofobi del Pdl, ha finito per sancire la diversità assoluta tra cittadini e politica.

Di fatto mentre partiti, organizzazioni sindacali o culturali e chiese potranno impunemente dimostrare apertamente la  loro omofobia, la stessa cosa non avverrà per i singoli cittadini. Lo dice chiaro e tondo l’emendamento Gitti, proprio il Gregorio Gitti genero del banchiere Bazoli, che dovrebbe divenire un testo da leggere nelle scuole come esempio insuperato di ipocrisia:   «Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente, ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni».

Dunque se sei Mario Rossi, l’omofobo del quinto piano devi stare bene attento a quello che dici, ma se sei padre Mario Rossi che organizza la processione per San Cirillo a o che fa parte del circolo culturale Dell’Utri, puoi dire ciò che vuoi.  L’ipocrisia sta in primo luogo nel fatto che certi giudizi “ontologici” sulle vite degli altri, per esempio ritenendole contro natura o malate, hanno incorporata l’istigazione all’odio e alla discriminazione. Questo magari è troppo sofisticato per Gitti – Bazoli e i suoi colleghi di partito, ma invece alla loro portata è il secondo strato di ipocrisia quello per cui prima si tenta di illudere  che la “libera manifestazione del pluralismo delle idee” come scrive con la zappa dell’ottusità il rampollo, appartenga a tutti, ma poi si specifica che essa in realtà appartiene alle organizzazioni ecc ecc.  La possibilità che le intere larghe intese non sappiano cosa voglia dire ovvero è esclusa anche se il vocabolo usato tende a nascondere il senso di “per meglio dire” oppure “cioè” che segna la discriminazione fra la libertà dei singoli resa ambigua e circoscritta e quella del potere che invece può permettersi ogni cosa e la cui libertà si costruisce non per i cittadini, ma contro di essi.

Anzi a dire la verità così com’è scritto l’emendamento significa che l’istigazione all’odio e alla violenza non viene punito se viene propalato da partiti e quant’altro. E prefigura la grottesca possibilità che venga fondato un circolo culturale che predica la violenza contro gli omosessuali, ma in quanto organizzazione possa farlo con tutta tranquillità, ovvero in piena legalità. Ridicolo. Anche se il fatto che si faccia esplicito riferimento a organizzazioni sanitarie e di culto rappresenta in sostanza un passaporto per la parte più sterile e ottusa del cattolicesimo italiano che è costretto a ritenere l’omosessualità una malattia per scaricare i propri sensi di colpa  ed escludere queste pulsioni sessuali dal “disegno della natura creata”, in pieno contrasto con l’evidenza. E dare spazio ai “Centri cristiani per la cura dell’omosessualità” che sono cominciati a spuntare anche in Italia

Insomma in effetti l’emendamento stesso costituisce un’istigazione alla violenza visto che la ragione e la correttezza nulla possono contro la tracotanza dell’idiozia che regna dentro questa politica contro natura.  Perché è evidente che il provvedimento contro  l’omofobia non solo non prevede aggravanti, ma di fatto apre alla libertà di discriminazione, entrando in contrasto con la legge Mancino invece di estenderla. E questo nonostante i patetici tentativi del relatore Scalfarotto di salvare la faccia e negare ciò che evidente: un cedimento totale alle logiche delle larghe intese e dunque alle tesi più retrive, tipiche dei Giovanardi e compagnia grugnente. Cioè dei veri relatori.

 


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