Archivi tag: Pd

Burattino era, burattino rimane

mpipinocchio_s2Lo scontro fra il pinocchio di Rignano e l’alcolista di  Bruxelles, Juncker contiene un rischio: quello di creare una nuova narrazione sul passaggio del guappo da burattino a essere in carne ed ossa, ancorché rozzo e impari al compito. Ma si tratta di un illusione perché in ogni caso il narciso della Leopolda è attaccato ai fili, muovendo manine e piedini a comando, non essendo in grado avere alcun pensiero che non riguardi la sua poltrona: il vero problema è che i burattinai sono due o forse anche tre e non vanno più così d’accordo. Dato per scontato che il massoncino toscano sarebbe ancora a cenare a sbafo sui lungarni se l’oligarchia europea non gli avesse messo gli occhi addosso alla ricerca di un tronista politico di riserva visto lo scarso successo dell’amico Monti, qualcosa si è incrinato proprio con le classi dirigenti italiane alle prese con i nodi bancari, finanziari, politici che vengono al pettine.

Alla fine del post troverete una corposa nota che spiega punto per punto la genesi di Renzi, ma il fatto è che il premier scalcia e si dibatte fra poteri europei che non vogliono e non possono concedere deroghe eccessive per evitare un effetto domino e le oligarchie nazionali per le quali il progetto autoritario e neo liberista di Bruxelles è vitale, ma che non intendono assolutamente vedersi restringere il loro spazio di manovra, di prebenda, di opacità a tutto campo nell’ambito del sistema affaristico politico.  Il guappo di Rignano non può sopravvivere  a lungo senza il sostegno di entrambi i blocchi di potere e soprattutto senza un massiccio aiuto mediatico che oggi è in grande affanno nel giustificare il fatto che anche i correntisti debbano contribuire in solido a salvare le banche gonfie di debiti: finché la cosa accadeva a Cipro, pazienza, era qualcosa di lontano e immateriale che non pareva potesse davvero colpire i nostri nobili lombi. La vicenda di Banca Etruria e compagnia ha colpito nel profondo l’immaginario italiano, nonostante la bolla di impunità immediatamente costruita attorno alla famiglia Boschi e ai controllori che non hanno controllato nulla:  per la prima volta ha reso debole e sotto ricatto anche un ceto medio che in cuor suo pensava di essere un rentier dello spostamento a destra dell’asse politico.

Può anche darsi che lo scontro messo in piedi da Renzi non sia che un una commedia delle parti per distrarre l’opinione pubblica e acquisire l’aspetto di ombudsman paesano, le guance rosse di un bambino vero invece della retorica variegata e legnosa del burattino. Un compito arduo e per il quale la vicenda di Quarto si è rivelata futile e di breve durata.  Sono abbastanza certo che sia così, ma questo non vuol dire che non sia in atto un vero scontro tra Europa e Italia sulla nostra sovranità residua che ahimè non risulta più ancorata ai principi costituzionali e alla funzione sociale dello Stato, ma legata al sottobosco dei rapporti di potere e agli scambi non trasparenti fra privato e pubblico. Pinocchio è tirato da una parte e dall’altra e l’incoerenza dei suoi movimenti creano l’apparenza di una qualche autonomia che è solo l’angosciosa ricerca di una via d’uscita. Cerca anche scompostamente di strizzare l’occhio a Washington per farsi ennesimo latore di un ricatto contro il North Stream e dunque la politica di appeasement che la Germania cerca con la Russia. Mette in campo persino una ipocrita severità contro gli impiegati pubblici e i loro cartellini volanti ben sapendo che una legge severa già esiste, solo che non è stata mai applicata per ordine superiore. E che sara lo stesso anche per le nuove gride draconiane.

Se come nel romanzo di Collodi acquista qualcosa di umano, non è certo il tratto dello statista, ma del topo di politica che cerca tutti i possibili pertugi tra i muri dei poteri per sopravvivere. Paradossalmente e suo malgrado diventa testimone dello sfilacciamento inesorabile di questa Europa, dopo esserne stato il garante – governatore preso dalla strada. Ben altri eventi incombono, come la secessione ad est dei Paesi ex comunisti del Baltico oramai direttamente governati dalla Casa Bianca, aggiungendo altri e più disarticolati  burattini, la contestazione della Merkel dopo i fatti di Colonia che dall’analisi del traffico web troverebbe stimolo dalla costa orientale degli Usa (vedi qui), i sempre più angosciosi e autorevoli allarmi sull’esplosione del sistema finanziario, i venti di guerra che mettono i brividi e che appare sempre più come un’opzione per rimediare ai danni del liberismo. Noi non possiamo che permetterci pinocchi e lucignoli, arlecchini e burattini che alzano la voce senza aver nulla da dire e ai quali ora si rivolgono persino quei contestatori apparenti di destra che alla fine risultano costruiti con la stessa pasta, anzi con lo stesso legno.

 

Nota. Dopo la caduta di Berlusconi a colpi di spread, l’insediamento di Monti non ottenne il successo sperato e così la classe dirigente inquieta e timorosa per le sue rendite di posizione, si mette alla ricerca di un sostituto del Cavaliere, qualcuno difficile da pescare nel mondo di nani e ballerine del Pdl. C’è invece un giovane ambizioso, cattolico, conservatore dentro e nuovista fuori, legato al mondo di Silvio per via dell’azienda di famiglia, che contesta da destra gli apparati del Pd. E’ un personaggino, ma è adatto alla politica fattasi media, è l’uomo giusto per l’Italia mediocre e fatua creata da vent’anni di berlusconismo. Così a fine maggio del 2012 in occasione di un convegno appositamente organizzato dalla J.P. Morgan a Firenze, calano su Palazzo Vecchio Tony Blair e la ministra tedesca del lavoro, braccio destro della Merkel , Ursula von der Leyen, i quali mettono in piedi una pantomima di pranzi e dichiarazioni che lanciano Renzi come principale personaggio delle primarie del Pd e antagonista a sorpresa di Bersani.  Dopo un tete a tete a pranzo (probabilmente pagato da noi) fra Renzi e Blair all’hotel  St. Regis di piazza Ognissanti, l’ex svenditore inglese del Labour dice che si è parlato di primarie e di aver chiesto delucidazioni in merito alla partecipazione del sindaco. In pratica un endorsement che costringe il partito a cambiare le regole per inserire Renzi nella rosa dei candidati.

Un mese dopo questi fatti, cioè a fine giugno arriva una nuova stazione della via crucis. L’Espresso pubblica un documento riservato di 8 cartelle, titolato “La rosa tricolore” che è all’esame di Berlusconi e dei notabili del Pdl e che ha come sottotitolo “Un Progetto per Vincere le elezioni politiche 2013”. A confezionarlo con la supervisione di Verdini e di Dell’Utri è Diego Volpe Pasini, romano, imprenditore in Friuli, assessore comunale di Udine, collaboratore stretto di Vittorio Sgarbi, già noto alle cronache politiche per aver creato nel 2001 il “Partito liberal popolare in Europa con Haider”, inneggiante al defunto politico austriaco di simpatie neonazi, e alla cronaca nera per essere stato arrestato (nel 2008) per violazione degli obblighi dell’assistenza familiare nei riguardi della ex moglie. E qui basta leggere:

“Un piano in tre mosse. Primo, azzerare l’attuale Pdl, considerato in blocco «non riformabile» insieme a tutti i suoi dirigenti (con una singolare eccezione: Denis Verdini). 
Secondo, costruire un network di liste di genere (donne, giovani, imprenditori) tutte precedute dal logo “Forza”. 
E, infine, l’idea più clamorosa: candidare un premier a sorpresa, pescato come nel calcio mercato dalla squadra avversaria: non Luca Cordero di Montezemolo né Corrado Passera né tantomeno il povero Angelino Alfano. Ma il giovane sindaco di Firenze Matteo Renzi, oggi candidato in pectore alle primarie del Pd”. 

Il presupposto del piano è lo sfascio del Pdl  che «appare non riformabile mentre i suoi dirigenti hanno un tale attaccamento al proprio posto di privilegio da considerare come fondamentale la sopravvivenza solo di se stessi. Miracolati irriconoscenti appiccicati sulle spalle di Berlusconi». Per questo, oltre ad una serie di contromisure di vario genere si passa all’idea  che come abbiamo visto piace anche in Europa, anche se certo non è scritta nei bollettini di Strasburgo, cambiare cavallo, ma solo in apparenza:

«E allora la sola cosa da fare, «folle, geniale», è schierare il campione del campo avverso: «Il solo giovane uomo che ci fa vincere: Matteo Renzi». Il sindaco di Firenze? Ma non è del Pd? Certo. Ma chi ha scritto il documento ricorda con lucidità che il rottamatore è inviso ai dirigenti del partito e alla Cgil, mentre è apprezzato dagli elettori del centrodestra. E gode della stima di  Berlusconi. 

Quando il disvelamento del piano Rosa Tricolore appare sull’Espresso Renzi si scaglia immediatamente contro il settimanale e su Facebook dichiara “E allora voglio svelare il mistero: il piano esiste. L’hanno firmato non solo Verdini e Dell’Utri, ma anche Luciano Moggi, Licio Gelli, jack lo Squartatore e Capitan Uncino.” Disgraziatamente Vittorio Sgarbi, amico molto stretto di Volpe Pasini, estensore del piano, intervistato a caldo in merito alla vicenda si lascia scappare il fatto che il sindaco di Firenze era a conoscenza del piano: “Diciamo che gli ho accennato l’idea un mese e mezzo fa in occasione del programma condotto dalla Gruber. Gli ho detto che piaceva tanto a Verdini e ai vertici del Pdl”.  La vittoria di Bersani alle primarie, nonostante i tre milioni di euro per Renzi spuntati fuori da luoghi in gran parte inesplorati, ha costituisce solo una battuta d’arresto che ha tuttavia ha avuto i suoi nefandi effetti costringendo la dirigenza piddina a continui atti di ossequio e ubbidienza all’Europa del fiscal compact, così come ai finanzieri di Wall Street.


Unioni civili, “inglesorum” per fregarci

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

A volte non è pretestuoso chiedersi perché per indicare istituti giuridici, fenomeni più o meno spiegati ed accettati, misure proposte o imposte si usi l’inglese, come nel caso del Jobs Act, come nel caso della stepchild adoption. Nel primo caso, l’intento più o meno esplicito è quello di fare ricorso a una lingua accreditata come esperanto della modernità, per esaltare dinamismo futurista, natura progressiva di una scelta che fa  piazza pulita di un passato,  smaltito sbrigativamente come arcaico e superato, innervato invece di fermenti, aspettative e conquiste irrinunciabili. In altri, come nel caso dell’istituto giuridico che già permette l’adozione del figlio del coniuge, con il consenso del genitore biologico e solo se l’adozione corrisponde all’interesse del figlio, che deve dare il consenso (se maggiore di 14 anni) o comunque esprimere la sua opinione (se di età tra i 12 e i 14), c’è da sospettare che si voglia asseverare, con l’uso di una locuzione  straniera, appunto, l’estraneità esotica e sospetta del riconoscimento di un legame, di un vincolo, di un patto legale ma soprattutto affettivo, in modo che sia legittimo diffidare della sua congruità “naturale” e della sua coerenza con usi, tradizione e cultura popolare.

Sia come sia, si chiami stepchild adoption o adozione del figliastro, si pensi che sia una novità ambigua o si sappia invece che esiste già nel nostro ordinamento (fino al 2007  ammessa solo per le coppie sposate, poi estesa ai conviventi eterosessuali, ritenendo, in quei due casi, che fosse interesse del minore che al rapporto affettivo fattuale corrispondesse anche un rapporto giuridico, consistente in diritti ma, soprattutto, doveri),  è questo il terreno sul quale è in atto una battaglia in previsione dell’approdo a Palazzo Madama del Ddl Cirinnà sulle unioni civili. Che prevede che un componente dell’unione civile possa continuare come dal 2007, ad avere la facoltà di chiedere l’adozione del figlio biologico del partner,  sempre col  consenso del genitore biologico e  sempre previa autorizzazione del  Tribunale per i minorenni, incaricato di  stabilire -caso per caso- se l’adottante ha le carte in regola e se l’adozione corrisponde all’interesse del figlio.

Per questo eventuali modifiche  del testo di legge avrebbero  come unico intento ed  effetto non quello di bloccare una novità sgradita a un fronte confessionale, che rivendica il monopolio della tutela della famiglia, ma di impedire “solo” agli omosessuali di continuare a fruire di un istituto già esistente. 

Ed è del tutto pretestuoso innalzare steccati ideologici, confessionali o  frutto di palese ignoranza giuridica, sostenendo che si tratti dell’anticamera dell’utero in affitto: pratica che, utilizzata per lo più dalle coppie eterosessuali, è sanzionata penalmente e che di certo non sarebbe scoraggiata dal negare ai figli della famiglie omosessuali la protezione giuridica di cui hanno bisogno. Per non dire che  la maternità surrogata continuerebbe ugualmente a essere praticata all’estero, dalle  coppie etero e gay ricche, con la differenza che le prime, essendo sposate, potranno adottare quei figli all’interno del matrimonio.

È quindi palese che l’opposizione a questo istituto nasce dal pregiudizio, dalla discriminazione, che la volontà di trasformare in ardua  concessione quello che non è neppure il riconoscimento di un nuovo diritto, ma la rimozione di un ostacolo che impedisce ad alcune persone di esercitare un diritto di cui tutti gli altri già godono, fonda questa esclusione sull’ “orientamento sessuale”, dunque su una causa di discriminazione ritenuta illegittima dall’articolo 21 della Carta europea dei diritti fondamentali, che ha lo stesso valore giuridico d’ogni altro trattato europeo, al cui rispetto almeno i 30 senatori del Pd e altrettanti deputati,  che si sarebbero già pronunciati contro le stepchild adoption,  mai si vorrebbero  sottrarre in nome della lealtà all’Unione e alla sua moneta.

E proprio quei 30 senatori, tra i quali alcuni acrobati del cambio di casacca e interpreti spericolati del trasformismo, a un tempo baciapile e divorziatissimi, ma soprattutto adoratori della poltrona quindi oculati amministratori del loro gruzzolo di consenso cattolico, sono insorti contro la pubblicazione dei loro nomi in un sito, Gay.it, insieme all’appello a contattarli per chiedere ragione della loro scelta. Si è voluto dar vita a una gogna mediatica, hanno denunciato, chiedendo  che l’elenco venga al più presto rimosso: “Non soltanto è un’azione dispotica“, ha detto il vice capogruppo Pd Tonini, “ma un atto irresponsabile che richiama alla mente lontani fantasmi che sarebbe meglio lasciare nel passato”.

Come al solito il fantasma vero è quello del Marchese del Grillo che alberga nei nostri rappresentanti in Parlamento, nei membri del governo, nella classe politica e dirigente tutta e che li ha persuasi della loro superiorità indiscussa e inviolabile. Sicché loro sono autorizzati a farsi gli affari nsotri, entrare nelle nostre vite, decidere cosa è bene e male, che cosa ci conviene o ci danneggia, intervenendo sulle nostre inclinazioni e scelte di vita e perfino di morte, perché “loro sono loro…”.  Mentre noi non siamo nemmeno in diritto di sapere che cosa pensano, che scelte fanno, che orientamento esprimono all’atto di decidere delle nostre esistenze. Dovevamo aspettarcelo da chi fa di differenze, disuguaglianze e iniquità i capisaldi del governo della cosa pubblica .. e privata.
 


Adinolfi: Inps sii omofoba

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ogni giorno ci tocca assistere ad un crescendo di codarda infamia nell’accanimento di chi sente di appartenere ad una categoria superiore, per diritto dinastico? per ubbidienza a regole comuni di una èlite?  per arrogante autoproclamazione?   per amicizie, familiarità, subalternità premiate tramite l’accesso a posizioni, rendite, privilegi, sì da essere assimilati alla casata del Grillo? esercitato  verso gli “altri”, perciò diversi dai più, quindi inferiori, quindi molesti, tali da suscitare nausea e rifiuto. Perché puzzano, come scrivevano degli italiani i newyorchesi dei primi del Novecento, perché mangiano cibi differenti dai loro, perché hanno inclinazioni e preferenze affettive e sessuali non conformiste, perché professano altre religioni, perché sono poveri, perché non si integrano, quando con questo termine si vuol significare l’obbligatoria e doverosa rinuncia a identità, credo, valori e principi, il rispetto di doveri e la volontaria abiura di diritti, che riguarda anche nativi riluttanti all’assoggettamento e indigeni poco propensi a dire sempre di si, anche quando non interrogati.

Spesso mi sono chiesta che cosa muova l’infingarda condanna e riprovazione di chi rivendica di vivere e professare la “normalità” rispetto a chi vuole vivere con libertà e dignità altre attitudini, altri comportamenti, che cosa nasconda di profondo, rimosso con vergogna, temuto come un demone interiore. Perché non basta la spiegazione confessionale: tutela di vincoli unicamente destinati alla santificazione della divinità attraverso la procreazione, nemmeno quella pretestuosamente “biologica”, la continuità  della specie, né tantomeno quella “politica”, che delega a maggioranze poco distinguibili la tutela di valori monopolizzati dalla religione riassumibili con la formula di temi “eticamente sensibili”, come se una morale di parte, ancorché più numerosa debba diventare etica pubblica. Queste ultime motivazioni spiegano le timidezze di un partito indifferente al pensare comune e anche al consenso, ormai perfino quello elettorale, unicamente attento invece solo ai voti di sostegno al suo governo, le farneticazioni arcaiche sul matrimonio come vincolo “naturale”  non soggetto ai mutamenti sociali e antropologici, consegnato a  regole giuridiche  immodificabili, pronunciate davanti a sentinelle e piazze a pagamento.

Ma non giustificano le crociate della barbarie, della menzogna e della calunnia dei “difensori della famiglia”, che poi è la loro nel senso più caro a Riina e Messina Denaro, un’associazione cioè che vuole imporre modelli, comportamenti, rituali rispondenti ad interessi esclusivi e mai limpidi.

L’ultima trovata messa in campo per alimentare meschine guerre tra poveri ha trovato il suo cavaliere templare nell’Adinolfi, che dopo qualche incursione sulle impervie strade dell’antropologia, della morale, della teologia, troppo ardue per un pokerista, sebbene aduso al bluff, ha scelto di muoversi in campi più terreni e più soggetti ad avere presa su un pubblico impaurito, frastornato, derubato ogni giorno di certezze e prerogative.

Insomma sarebbe imperativo fermare il percorso parlamentare della legge sulle unioni civili tra persone delle stesso sesso perché aprirebbe la strada al fallimento dell’Inps, impreparato ad affrontare l’ondata di nuove pensioni di reversibilità di gay regolarizzati.

Infamia su infamia, quindi. Non solo perché pensioni e benefici che ne derivano per coniugi sopravvissuti, altro non sono che compensi differiti, che i lavoratori pagano ogni mese in previsione della fine dell’attività lavorativa ed anche per tutelare chi resta se  non ha potuto provvedere personalmente a assicurarsi una vecchiaia dignitosa, come è sempre più probabile grazie a leggi e riforme che hanno cancellato conquiste del lavoro. Non solo perché lascia intendere che il vincolo tra due persone dello stesso sesso contempli solo motivi di interesse, sia pure minimo, mentre è dettato da aspirazioni a dare un contesto civile a affetto, solidarietà e aiuto reciproco. Non solo perché vuole alimentare ostilità verso chi vive in maniera differente da una supposta maggioranza, meno meritevole di accedere a diritti e garanzie, per far dimenticare   che i diritti non sono soggetti a gerarchie, sono indivisibili e che le vere stagioni dei diritti sono quelle in cui diritti individuali e diritti sociali procedono insieme, come scritto nella Costituzione.

Ma appunto, tutto si spiega: nel profondo di un ceto cinico, spietato e sprezzante di principi e valori di uguaglianza e libertà, albergo l’odio, o forse l’invidia, per l’amore, per la bellezza, per la democrazie, per la Carta che ne è il “manifesto”. E per l’umanità. Per colpa loro sempre più rattrappita e condannata a strutturarsi per sottrazione, grazie a  una continua opera  di “rimozione” di coloro i quali non sono ritenuti degni di farne parte, quella schiera di “altri”,    poveri e disoccupati, precari e immigrati, donne e omosessuali, vecchi e malati, sotto-persone alle quali vengono negate eguaglianza e dignità. E’ il momento di metter loro paura: i destituiti per legge di umanità possono diventare un esercito.

 


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 8.558 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: