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L’occidente che vale un Rolex

Alfano e LupiDopo troppi anni di indignazione sparsa e inutile trovo superfluo occuparmi del nuovo, ma anche perenne scandalo tangentaro, di parlare di Incalza e del ministro Lupi che rimane al suo posto grazie al guappo di Rignano, rivelatosi al di sotto di qualunque pessima aspettativa e al sentiment di un ceto politico ormai senza capacità di vergogna. Ma possiamo cominciare da questa desolante cronaca per dire che la corruzione e la devastazione etica che hanno sgretolato il Paese, compromesso il suo futuro, umiliato il suo lavoro non sono che la forma assunta in Italia dal declino occidentale.

Elite mediocri, selezionate in gran parte secondo il criterio della complicità con i poteri economici e imposti con le tecniche dello show business, partiti come comitati d’affari, opinioni pubbliche gestite attraverso una creazione continua di irrealtà, di slogan, di pseudoconcetti, politica ridotta a una condizione di badante degli interessi forti, destrutturazione sociale selvaggia: questo è il risultato di 35 anni di liberismo selvaggio dell’impero, delle sue logiche e dei suoi precetti. Non ci si può meravigliare degli errori e dell’incoerenza che alla fine vengono al pettine degli eventi: non della vicenda greca, facilmente risolubile a suo tempo, ma che si è voluto lasciare aperta per trasformarla in laboratorio di sperimentazione della governance finanziaria; non dell’abbaglio preso con l’euro dalla socialdemocrazia continentale; non dell’avventato appoggio al golpe ucraino che in qualunque modo si risolva finirà per ritorcesi contro la Ue; non della creazione di terrore e terrorismo in funzione di strumento geopolitico e di controllo interno dell’opinione pubblica, non della incapacità di prevedere gli sviluppi delle manipolazioni di primavere e movimenti arancioni; non infine di ammettere l’impotenza euristica dei Chicago boys svelando la natura politica delle teorie economiche imperanti anch’esse peraltro entrate in stato confusionale.  .

Finisco qui perché l’elenco sarebbe lunghissimo, lo stesso che ha portato Chris Hedges a parlare di Impero dell’illusione nel suo ultimo libro perché ormai le elites hanno cominciato a credere alle loro stesse bugie. Così abbiamo la pantomima ridicola di Poroshenko che va al triste corteo dei potenti di Je suis Charlie, sapendo che il parlamento di Kiev si troverà a discutere e con tutta probabilità approvare, una legge in cui ogni critica al governo diventa reato penale. Mentre il filantropo Soros, uno dei protagonisti dell’operazione Maidan, alla conferenza per la sicurezza di Monaco ha detto pari pari che “l’Ucraina di oggi è quello che deve diventare domani l’Unione europea”.  

E così non ci si può stupire se le vicende dell’Ucraina e del medio oriente, trattate in modo tracotante e dilettantesco insieme, stanno ottenendo l’effetto opposto di creare un solido asse russo cinese, cui si va aggregando gran parte dell’Asia e in futuro del Sud America, per non parlare della nuova banca di investimento cinese cui Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia hanno chiesto di aggregarsi addirittura come soci fondatori nel duplice scopo di infiltrarla e di trovare un’ancora di salvezza.  Insomma l’occidente è in pieno declino, l’amministrazione Obama è stata sconfitta clamorosamente in Siria e in Asia (dove il il presidente Usa è stato sbeffeggiato quando ha parlato di leadership statunitense al vertice dell’Apec), mentre l’Europa arranca dentro l’inconsistenza di leader di straordinaria modestia  e un ceto di burocrati al servizio della Bce e delle banche, dentro una subalternità multipolare e multidimensionale.

Insomma ciechi che brancolano con i loro potenti bastoni, con i loro telecomandi di morte che mentre impoveriscono le proprie popolazioni come da manuale liberista, tentano di dominarle con la paura, come appare evidente anche in Israele e nascondono il declino che essi stessi stanno provocando. Altro che Lupi o compari chiagne e fotti, rottamatori da barzelletta: a loro  basta un  rolex.


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