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La Ue “avverte” Tsipras e si prepara a farlo cadere

varoufakis_tsipras-620x412Non c’è fine al peggio. Il Financial Times ha riportato voci provenienti dalla Commissione Ue secondo le quali la cara Europa si appresterebbe a favorire in qualche modo un cambio di esecutivo ad Atene: “Questo governo non può sopravvivere”, “Tsipras deve decidere se vuole essere premier o leader di Syriza”, ha detto un anonimo, ma alto funzionario incaricato di rendere esplicita la minaccia, di far leggere il pizzino evitando a Bruxelles la vergogna di prendere ufficialmente una posizione in questo senso.

Insomma persino la politica fin troppo arrendevole di Tsipras, è intollerabile per la troika europea che concepisce solo la resa al suo modello di regresso sociale nel quale ormai si sostanzia l’idea di unione continentale. Talmente intollerabile da far trapelare la minaccia di agire per favorire una caduta del governo di Atene e la sua sostituzione con un esecutivo formato dalla parte più a destra di Syriza, i rimasugli del Pasok e centristi vari. Potrebbe accadere? Sebbene le parole fatte arrivare al Financial Times costituiscano per ora una mossa nella partita a scacchi greca, non c’è dubbio che Bruxelles possa contare in vista di una sorta di golpe, sulle pulsioni europeiste che allignano non solo nelle destre liberiste, ma anche in gran parte della sinistra. Compresa Syriza e parte del governo che nell’ultima missiva mandata a Bruxelles per cercare di strappare gli aiuti necessari a tamponare la solvibilità di Atene, ribadisce  la volontà greca di essere “un membro orgoglioso e irrinunciabile dell’Unione europea e un membro irrevocabile della zona euro”.

E’ fin troppo chiaro che la governance della Ue è poco disponibile ai compressi visto che eventuali tagli di debito e deroghe alle riforme nei confronti della Grecia costituirebbero un precedente più grave di una eventuale uscita del Paese dalla zona euro: il giorno dopo anche tutti gli altri Piigs chiederebbero analogo trattamento, mandando in completa confusione il governicchio francese e decretando la fine politica della Merkel. L’uscita della Grecia dall’euro, in condizioni così drammatiche e senza passi concordati potrebbe invece rappresentare persino una lezione per chiunque voglia tentare una ribellione. Certo anche questa soluzione  non sarebbe indolore e così una sorta di golpe ucraino che ribadisse la preminenza dell’eurozona sulla democrazia, sarebbe la strada più facile, tanto più che l’unica vera via d’uscita di Tsipras non potrebbe essere che un totale cambiamento di orientamento geopolitico con relativa richiesta di appoggio alla Russia e alla Cina.

Tutto questo è stato reso possibile dall’illusione di Syriza e ahimè anche di altre formazioni che in qualche modo si richiamano alla sinistra radicale, della possibile esistenza di un’altra Europa che in realtà è svanita dagli schermi radar già un quarto di secolo fa con il disgraziato trattato di Maastricht con il quale si è barattata l’unione politica con quella monetaria collegata ai dettami del capitalismo finanziario. Fu un errore in buona fede per molte sinistre europee: non furono colti i pericoli di disunione insisti nella creazione di una moneta unica in un’ area profondamente disomogenea e che in qualche modo aveva funzionato proprio per la compensazione che le diverse divise riuscivano a creare. E soprattutto non si capì che affidare a una moneta la missione di portare a compimento l’Unione significava mutare completamente il senso e lo scopo della stessa. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, tutti in modo o in un altro ci hanno creduto o ci sono cascati. Ma perseverare ancora oggi su questa strada è diabolico. O francamente un po’ ottuso: credere che il farraginoso corpaccione continentale, dominato ormai da poteri extra democratici appena imbellettati da un parlamento senza poteri, subornato dagli interessi Usa e incapace di darsi un profilo autonomo, in procinto di varare un trattato transatlantico che la priverà della residua sovranità reale, possa tout court essere “migliorato”, arrivare a legittimare i suoi diktat in base a queste fumose speranze e a pulsioni retoriche residuali, significa ostinarsi a rimanere dentro un incubo reale in virtù di un miraggio. Le cose sono andate troppo avanti e solo mostrandosi decisi a mettere tutto in gioco si potrà sperare di ottenere qualcosa.

Adesso tocca a Tsipras decidere se dire no al ricatto e giocare la sua partita o se tentare di rimanere un premier dimezzato rimangiandosi le promesse fatte ai greci, ma indirettamente anche agli altri europei. E fingendo di aspettare Godot alias Altra Europa.

 


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