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Promesse mantenute: ritocco delle pensioni in Grecia

pensionato_grecia_disperazione_gettyLa novità del giorno è che finalmente in Grecia saranno ritoccate le pensioni minime, come Tsipras aveva promesso: da 486 euro passeranno a 392 per giunta con valore retroattivo a partire dal 1 gennaio di quest’anno, per cui i pensionati dovranno restituire il maltolto di questi 8 mesi in cui hanno potuto scialacquare e darsi alla pazza gioia. Non ci si può credere, anche se una schiera di granitici imbecilli di testa e di cuore ripete come in un coro di Eschilo che non poteva fare altrimenti. E infatti la prima caratteristica della crisi greca è proprio l’incomprensibilità o meglio l’insensatezza della stessa. Non solo il Paese è in condizione tale da non poter assolutamente ripagare il debito accumulato e il peso ulteriore di quello aggiuntivo spacciato per aiuto fornito solo per saldare immediatamente i creditori istituzionali e le banche, ma viene imposta la cessione di tutti i beni pubblici a Bruxelles che si incaricherà di privatizzarli e imporrà nel contempo l’eliminazione di tutta la legislazione a favore delle piccole imprese che così andranno in rovina a favore delle multinazionali: questo significa togliere allo stato quasi tutte le risorse non solo per il welfare residuale, ma anche per pagare i creditori. Insomma il memorandum europeo è un perfetto piano per togliere alla Grecia qualsiasi reale possibilità

Questa è un’analisi condivisa universalmente persino da uno degli autori del dramma, ossia l’Fmi e allora non restano che due ipotesi: o Bruxelles e i governi europei che contano sono formati da idioti totali oppure si tratta di un esperimento di liberismo estremo, un test in qualche modo sollecitato dalle oligarchie finanziarie per vedere fino a che punto ci si può spingere con la repressione sociale, l’abbattimento dei diritti, la privatizzazione universale e lo stato ridotto a mero garante dell’ordine liberista. Chiaro che non si tratta di un gioco, ma di cominciare dal piccolo per poi arrivare al grande.

Per questa sperimentazione non si poteva trovare niente di meglio che il comodo paravento di falsa democrazia europea dietro il quale combinare le maggiori schifezze e l’operazione non sembri una colonizzazione. e aquesto proposito è difficile usare parole più appropriate di quelle usate dal britannico The Indipendent:  “L’intensità del programma di ristrutturazione concordato per la Grecia dovrebbe dissipare anche l’ombra dell’idea che questo sia un tentativo ben intenzionato, seppure maldestro, di affrontare una crisi del debito. Si tratta di un tentativo cinico di creare nel Mediterraneo un paradiso per le grandi corporation, a cui si deve resistere a tutti i costi”.

Ma evidentemente Tsipras e la parte socialdemocraticheggiante di Syriza non hanno non hanno saputo resistere, anzi hanno continuato  a far credere ai greci che  dopotutto l’austerità era solo un errore o una mossa maldestra dalla quale Bruxelles e Berlino si sarebbero emendate non appena avessero trovato una controparte vera e non solo dei complici. Un’ingenuità che diventata tradimento dopo che con il referendum la maggioranza dei greci aveva fatto sapere al proprio governo di aver mangiato la foglia sull’ “altra europa”.

Adesso alle varie sinistre incapaci di uscire fuori dal sonno dogmatico, non resta che fondare un qualche movimento che rivendichi un altra altra Europa e ad ogni altro che si aggiunge ci sarà una nuova capitolazione, naturalmente con giustificazione che non si poteva fare diversamente. In realtà il non poter fare altro e pensare altro, è l’essenza dell’egemonia liberista che evidentemente è stata così bene interiorizzata da non lasciare scampo all’intelligenza che si riduce a uno strumento per cercare giustificazioni a se stessi e alle “condizioni oggettive”: la soggettività di certa sinistra si è ridotta a nascondimento e giustificazione. Con i risultati che vediamo: ma scommetto che un anno passato a 392 euro al mese basterebbe a far rinsavire anche i morti viventi.


Tsipras il nuovo leader del centro destra

695535-01-02-620x330Ieri il parlamento di Atene ha detto sì alla terza tranche di “aiuti” alla Grecia o meglio ai creditori istituzionali e poche ore dopo l’eurogruppo, ovvero il sinedrio dei ministri finanziari della zona euro, senza alcun potere statutario, ma non di meno decisore finale di ogni cosa, ha dato il via libera, essendo stati varati dal governo greco tutti i massacri sociali richiesti. “Siamo finalmente all’accordo”. ha detto sorridendo il presidente di questa ambigua assemblea Jeroem Dijsselbloem, quello che ha imposto la cacciata di Varoufakis oltre che disonesto incompetente che si era persino inventato un master in economia per parere più credibile.

Detta in breve solo le briciole, forse 3 miliardi,  arriveranno davvero ad Atene, il resto sarà gestito direttamente da Bruxelles: non c’è da stupirsi se il voto abbia definitivamente segnato la spaccatura di Syriza e dato vita a una nuova maggioranza che si appoggia sui voti del centro destra, Nuova Democrazia, Pasok e To Potami: sono queste le formazioni che hanno permesso alla resa senza condizioni di passare con 222 voti contro 60 no e 11 astenuti. Sui 149 deputati di Syriza 31 hanno votato no e 11 si sono astenuti, il che significa che non solo  il governo ha perso la sua maggioranza, ma che non sarebbe nemmeno in grado di dar vita a un governo minoritario: la costituzione del Paese permette un simile escamotage solo in presenza di almeno 120  deputati.

Insomma Syriza si è spaccata e mentre il presidente della Camera Zoé Konstantopolou non ha nascosto una profonda avversione per un accordo che “rinnega tutte le promesse elettorali”,  Panayotis Lafazanis, figura di spicco dell’ala sinistra di Syriza, ha annunciato la creazione di un nuovo movimento “per lottare contro il memorandum e la dipendenza neocoloniale.”  E non si può dire che esageri visto che il memorandum a cui Tsipras si è definitamente arreso, prevede oltre alla decapitazione delle pensioni e dell’ impiego pubblico, anche la cessione totale Paese nelle mani dei compratori stranieri e anche in fretta: ottobre 2015 per il Pireo, dicembre 2015 per le ferrovie e febbraio 2016 per il porto di Salonicco, mentre entro il 2017 dovrà essere definitivamente venduta la rete elettrica, tutti gli aeroporti e i restanti porti che ancora non sono stati ceduti a speculatori internazionali, le telecomunicazioni e le raffinerie. Viste le condizioni del Paese il cui debito è destinato ad aumentare  al 201% del Pil  nel 2016, secondo i calcoli dello stesso eurogruppo, si tratta di vere e proprie svendite che priveranno lo stato greco delle sue entrate, amplificando la crisi già al limite.

A questo punto Tsipras accelera i tempi e si prepara a chiedere un voto di fiducia intorno al 20 agosto. Se passa grazie alla voglia di poltrona di qualche parlamentare dovrà per forza allargare a destra la maggioranza, se al contrario viene bocciato si prepara ad elezioni anticipate a brevissimo termine per sfruttare la residua popolarità e anticipare l’arrivo dei nuovi massacri. Questo dal punto di vista elettorale è molto interessante perché può dirci molte cose sulla trappola in cui si fanno cadere le opinioni pubbliche: i partiti apertamente filo austerità sono molto deboli nei sondaggi, con un totale attorno al 28% probabilmente enfatizzato da quelle stesse sociatà che avevano dato per certa la vittoria del sì al referendum e con Nuova democrazia al 18%. Così essi appoggiano Tsipras in Parlamento per logorarlo anzi sputtanarlo definitivamente, ma con elezioni a fine settembre, essendo assolutamente improbabile una risalita consistente e la vittoria, (in Grecia il partito con il maggior numero di voti prende un premio di 50 parlamentari) potrebbero decidere di accorrere in difesa dell’ex leader della sinistra, votandolo e inglobandolo visto che ormai l’infamia è compiuta così da evitare la riapertura di qualunque dialettica sulla resa che potrebbe nascere da una buona affermazione della sinistra di Syriza.

Gli elettori di quest’ultimo partito nel timore che una divisione porti a una sconfitta potrebbero, se costretti e confusi dai tempi brevi o brevissimi,  votare in certa misura per Tsipras nonostante il fatto che l’80 di essi consideri in  maniera negativa le rese del governo. Insomma una situazione magmatica e drammatica in cui realtà e narrazione si confondono.

In ogni caso, non diversamente da molti sospetti piddini usciti dalle primarie, Renzi in testa, Tsipras uscirebbe dalle elezioni come un leader fondamentalmente di centro destra destinato ad amministrare la svendita del Paese. Una parabola davvero triste.


Troika come Erode: la mortalità infantile cresce del 43% in Grecia

GfeciaIl tasso di mortalità infantile è uno dei parametri  statistici più importanti, se non il più importante per giudicare il livello di sviluppo di un paese: in un semplice numero si condensano correlazioni complesse che testimoniano  della situazione sanitaria, ambientale e sociale di una popolazione. Ancora più importante se possibile è la relazione tra la ricchezza totale di un Paese e il suo tasso di mortalità infantile: quando c’è un gradino troppo evidente tra i due dati è segno o che esistono enormi disuguaglianze sociali nascoste o che al contrario le scelte e i valori sociali sono al centro dell’azione di governo. Il caso di scuola è noto: i ricchissimi Usa che hanno una mortalità infantile doppia rispetto alla poverissima Cuba.

Questo quadro generale rende tragico l’ultimo dato ufficialmente confermato  alla fine di luglio da Médecins du Monde, che opera ormai da parecchi anni in Grecia: la mortalità infantile è cresciuta nel Paese del 43%. Questo è il risultato dell’azione dell’Europa e dell’Fmi. E non basta perché questo dato  “impressionante” ma in senso tutto diverso da quello usato dalle megere Merkel e Lagarde, deve scontare il fatto che gli aborti – spesso privati -sono aumentati del 30%, anche a causa del fatto che un terzo della popolazione non gode più della copertura di alcun sistema sanitario e che la troika ha imposto il licenziamento delle donne sposate con un posto di lavoro nei ministeri-

Del resto cosa aspettarsi da un Paese è costretto ad affittare per 500 mila euro l’anno il proprio maggior porto o svendere per pochi soldi 47 isole(di cui sette acquistate dal Qatar per 3 milioni di euro in totale, meno di un appartamento al centro di Milano), quando le banche (private) hanno avuto prestiti all’ 1% dalla Bce e hanno chiesto allo stato interessi del 20%, quando la troika ha fatto il diavolo a quattro per evitare la tassazione degli unici veri ricchi del Paese, ossia gli armatori?

Francamente quando si parla di Europa ormai c’è da sciacquarsi la bocca per lo schifo, tanto che qualcuno comincia ormai a proporre una sorta di Norimberga per la Troika, altro che le anguillerie retoriche di certa pseudo sinistra italiana che fa continuamente esercizio di ipocrisia disumana.

Per chi conosce il francese fornisco il link a un trailer de La tourmente greque, un film di Philippe Menut che non arriverà mai in Italia e che si arresta nel racconto alla vittoria di Syriza. Anche questa una speranza infranta e nel peggiore dei modi.


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